Archive pour décembre, 2015

Jesus Teaching the Elders in the Temple, by Grant Romney Clawson

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27 DICEMBRE 2015 | SANTA FAMIGLIA – ANNO C | OMELIA

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27 DICEMBRE 2015 | SANTA FAMIGLIA – ANNO C | OMELIA

Per cominciare
La famiglia di Nazaret è fedele alle tradizioni religiose del suo popolo. Quando Gesù ha 12 anni, Maria e Giuseppe lo conducono con sé in pellegrinaggio al tempio. È l’occasione per Gesù di rivelare se stesso e di sottolineare il primato di Dio sulla sua vita. Ma poi Gesù torna a Nazaret, riprende la sua vita, e obbedisce come ogni ragazzo a papà e mamma.

La parola di Dio
1 Samuele 1,20-22.24-28. Anna è stata esaudita nella sua preghiera e ha la gioia di avere un figlio. Quando Samuele è ancora fanciullo, Anna lo conduce al tempio del Signore e lo affida al sacerdote Eli.
1 Giovanni 3,1-2.21-24. È inesauribile Giovanni nell’affermare l’amore di Dio che ci fa suoi figli, e nello stesso tempo la nostra dignità e il nostro coinvolgimento nel suo mondo. Ma anche il dovere di amarci gli uni gli altri.
Luca 2,41-52. A 12 anni Maria e Giuseppe conducono Gesù nel tempio. Lì Gesù si trova pienamente a suo agio, tanto che si ferma anche quando i genitori sono partiti. L’episodio è curioso: rivela che Gesù sta crescendo, ma soprattutto che prende coscienza della propria identità.

Riflettere

L’episodio raccontato da Luca apre qualche spiraglio sulla vita e sui rapporti reciproci dei componenti della famiglia di Nazaret, dando almeno in piccola parte soddisfazione al nostro legittimo desiderio di conoscere qualcosa di più sui primi trent’anni di vita di Gesù.
Gesù è cresciuto nella religiosità tradizionale, per la quale il pellegrinaggio al tempio è un momento molto importante. Maria e Giuseppe, quando Gesù ha 12 anni, decidono di condurlo con loro, quasi per abituarlo presto a quella pratica, anche se, come insegnavano i maestri della legge, questa osservanza obbligava soltanto dai 13 anni in avanti, quando ogni ragazzo diventava un bar-mitvah, ossia un « figlio del comandamento » (una sorta di cresima) e per la prima volta veniva chiamato a leggere la Torah nella sinagoga.
La strada la fanno in carovana. Il viaggiare insieme, a gruppi di parenti e conoscenti, dava sicurezza e lasciava i ragazzi piuttosto liberi. Sulla strada del ritorno però, dopo un giorno di cammino, Maria e Giuseppe si accorgono che Gesù non è con loro.
Il piccolo dramma si conclude nel tempio, dove i genitori ritrovano Gesù che ascolta e discute con i maestri della legge.
La reazione di Maria e di Giuseppe e l’affanno con cui l’hanno cercato fanno pensare che il comportamento di Gesù finora sia stato assolutamente normale. Ad essi quella di Gesù appare come una scappatella fatta da un ragazzo vivace che incomincia a dare qualche problema alla famiglia.
Maria in particolare parla a Gesù con l’affanno di una madre che si stupisce e che continua a trattare suo figlio come un bambino; nonostante che sia già tanto cresciuto da cominciare ad avere una sua personalità.
La risposta di Gesù coglie Maria e Giuseppe assolutamente di sorpresa, ed è anche la prima rivelazione esplicita della coscienza che il ragazzo Gesù ha di se stesso. La nascita nella stalla, la sua infanzia e il suo comportamento normale hanno fatto dimenticare a Maria e a Giuseppe l’Annunciazione e la parola degli angeli e dei profeti?
Gesù si dichiara Figlio di Dio in modo unico, al di là di qualsiasi legame umano.

Attualizzare

I vangeli dell’infanzia di Gesù ci presentano la famiglia di Nazaret quotidianamente alle prese con le difficoltà proprie di una famiglia concreta, che conosce la povertà e l’esilio, la fatica del lavoro e della casa. Nell’episodio di Gesù al tempio, troviamo Maria e Giuseppe che, come tutti i genitori, incominciano ad avere le prime difficoltà educative nei confronti del loro figlio che sta crescendo.
Il comportamento di Gesù è quello di un normale preadolescente che sente il bisogno di affermare la propria personalità e di fare nuove esperienze. Come ogni preadolescente, egli non intende semplicemente disobbedire o dare un dispiacere ai genitori, ma incomincia a sentire di avere una personalità propria, che è giunto il momento di farlo sapere anche agli altri.
Il dialogo tra Gesù e Maria rivela però il senso profondo di quella « scappatella ». Maria e Giuseppe non capiscono le parole di Gesù. Maria però conserva dentro di sé ogni cosa, meditando su quegli avvenimenti. L’episodio segna una svolta anche nella vita di Maria. Gesù, che assomiglia alla madre in modo straordinario, da questo momento aiuterà lei a crescere nella fede e a comprendere meglio il cammino della salvezza.
Tutto l’andamento dell’episodio fa pensare che in quella famiglia ci sia stato un clima di grande rispetto reciproco, di fiducia, di non soffocamento. Ogni ragazzo a un certo punto tende a costruirsi progetti di vita personali: gli adulti dovrebbero aprirsi nei loro confronti senza spegnere i loro progetti, rendendo possibili quelle piccole esperienze che li aiutano a crescere nella conquista della propria libertà e maturità.
Maria e Giuseppe conducono con loro Gesù in quel pellegrinaggio a Gerusalemme. Hanno voluto coinvolgere anche il proprio figlio in quella loro esperienza religiosa. Non sempre è bene far fare ai ragazzi le esperienze degli adulti, ma quando qualcosa può o deve essere fatto anche dai ragazzi, indubbiamente essi apprendono meglio per imitazione e per coinvolgimento.
Gesù a Nazaret ritorna per obbedire. Il preadolescente Gesù è cambiato: pensa con la sua testa, sente di avere diritto a una certa autonomia. Tuttavia obbedisce, come ogni ragazzo della sua età. Ogni preadolescente infatti, nonostante la disobbedienza e l’insofferenza che lo spingono a battere i piedi, è sempre facile a piegarsi. Nessuno dovrebbe però approfittare di questa inferiorità, di questa fragilità dovuta alla sua personalità ancora in fase di consolidamento. In ogni preadolescente è già viva l’immagine dell’uomo di domani: chi sarà quel ragazzo apparentemente mite e infantile che ogni tanto dice delle cose che lasciano di stucco? Quali sono i progetti di Dio su di lui?

Accetta di essere bambino e ragazzo
Dio nella sua bontà volle essere visto direttamente nell’uomo e in se stesso. Si è fatto uomo dunque per riparare il peccato dell’uomo. Accetta di essere bambino, vuole essere nutrito, passa attraverso i vari stadi dell’età perché l’uomo riacquisti l’età matura e perfetta, e quella che egli stesso aveva progettato. Sostiene così l’uomo perché non debba più cadere. Rende figlio di Dio colui che era destinato a un’esistenza umana (san Pietro Crisologo).

Io sono con te
A differenza di ciò che scrive Luca nel suo vangelo, nel film Io sono con te, di Guido Chiesa, una pellicola originale su Maria e la famiglia di Nazaret, quando la carovana riparte e ci si accorge che lui non c’è, tutti sono in ansia, soprattutto i parenti più stretti, che appaiono addirittura indignati per la disobbedienza del ragazzo e il disagio che crea a tutta la carovana, costringendoli ad andarlo a cercare. Solo Maria e lo stesso Giuseppe non sembrano scomporsi troppo. Vanno a cercarlo, ma appaiono convinti che Gesù è un ragazzo responsabile delle proprie azioni. Come a dire: se è rimasto là, ha certamente avuto le sue buone ragioni.

Don Umberto DE VANNA sdb

Nascita di Gesù, Giotto

Nascita di Gesù, Giotto dans immagini sacre Giotto_-_Scrovegni_-_-17-_-_Nativity%2C_Birth_of_Jesus
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Publié dans:immagini sacre |on 25 décembre, 2015 |Pas de commentaires »

NATALE DEL SIGNORE – 2015 – OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

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SANTA MESSA DELLA NOTTE

NATALE DEL SIGNORE – 2015

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Basilica Vaticana 

In questa notte risplende una «grande luce» (Is 9,1); su tutti noi rifulge la luce della nascita di Gesù. Quanto sono vere e attuali le parole del profeta Isaia che abbiamo ascoltato: «Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia» (9,2)! Il nostro cuore era già colmo di gioia per l’attesa di questo momento; ora, però, quel sentimento viene moltiplicato e sovrabbonda, perché la promessa si è compiuta, finalmente si è realizzata. Gioia e letizia ci assicurano che il messaggio contenuto nel mistero di questa notte viene veramente da Dio. Non c’è posto per il dubbio; lasciamolo agli scettici che per interrogare solo la ragione non trovano mai la verità. Non c’è spazio per l’indifferenza, che domina nel cuore di chi non riesce a voler bene, perché ha paura di perdere qualcosa. Viene scacciata ogni tristezza, perché il bambino Gesù è il vero consolatore del cuore. Oggi il Figlio di Dio è nato: tutto cambia. Il Salvatore del mondo viene a farsi partecipe della nostra natura umana, non siamo più soli e abbandonati. La Vergine ci offre il suo Figlio come principio di vita nuova. La luce vera viene a rischiarare la nostra esistenza, spesso rinchiusa nell’ombra del peccato. Oggi scopriamo nuovamente chi siamo! In questa notte ci viene reso manifesto il cammino da percorrere per raggiungere la meta. Ora, deve cessare ogni paura e spavento, perché la luce ci indica la strada verso Betlemme. Non possiamo rimanere inerti. Non ci è lecito restare fermi. Dobbiamo andare a vedere il nostro Salvatore deposto in una mangiatoia. Ecco il motivo della gioia e della letizia: questo Bambino è «nato per noi», è «dato a noi», come annuncia Isaia (cfr 9,5). A un popolo che da duemila anni percorre tutte le strade del mondo per rendere partecipe ogni uomo di questa gioia, viene affidata la missione di far conoscere il “Principe della pace” e diventare suo efficace strumento in mezzo alle nazioni. Quando, dunque, sentiamo parlare della nascita di Cristo, restiamo in silenzio e lasciamo che sia quel Bambino a parlare; imprimiamo nel nostro cuore le sue parole senza distogliere lo sguardo dal suo volto. Se lo prendiamo tra le nostre braccia e ci lasciamo abbracciare da Lui, ci porterà la pace del cuore che non avrà mai fine. Questo Bambino ci insegna che cosa è veramente essenziale nella nostra vita. Nasce nella povertà del mondo, perché per Lui e la sua famiglia non c’è posto in albergo. Trova riparo e sostegno in una stalla ed è deposto in una mangiatoia per animali. Eppure, da questo nulla, emerge la luce della gloria di Dio. A partire da qui, per gli uomini dal cuore semplice inizia la via della vera liberazione e del riscatto perenne. Da questo Bambino, che porta impressi nel suo volto i tratti della bontà, della misericordia e dell’amore di Dio Padre, scaturisce per tutti noi suoi discepoli, come insegna l’apostolo Paolo, l’impegno a «rinnegare l’empietà» e la ricchezza del mondo, per vivere «con sobrietà, con giustizia e con pietà» (Tt 2,12). In una società spesso ebbra di consumo e di piacere, di abbondanza e lusso, di apparenza e narcisismo, Lui ci chiama a un comportamento sobrio, cioè semplice, equilibrato, lineare, capace di cogliere e vivere l’essenziale. In un mondo che troppe volte è duro con il peccatore e molle con il peccato, c’è bisogno di coltivare un forte senso della giustizia, del ricercare e mettere in pratica la volontà di Dio. Dentro una cultura dell’indifferenza, che finisce non di rado per essere spietata, il nostro stile di vita sia invece colmo di pietà, di empatia, di compassione, di misericordia, attinte ogni giorno dal pozzo della preghiera. Come per i pastori di Betlemme, possano anche i nostri occhi riempirsi di stupore e meraviglia, contemplando nel Bambino Gesù il Figlio di Dio. E, davanti a Lui, sgorghi dai nostri cuori l’invocazione: «Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza» (Sal 85,8).

Buon Natale a tutti!

Buon Natale a tutti! dans NATALE 2015 Jesus+birthday

Publié dans:NATALE 2015 |on 24 décembre, 2015 |Pas de commentaires »

Nativity of the Lord

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Publié dans:immagini sacre |on 22 décembre, 2015 |Pas de commentaires »

NATALE DEL SIGNORE 2013 – OMELIA PAPA FRANCESCO (Is 9,1)

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SANTA MESSA DELLA NOTTE

SOLENNITÀ DEL NATALE DEL SIGNORE

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Basilica Vaticana

Martedì, 24 dicembre 2013

1. «Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce» (Is 9,1).

Questa profezia di Isaia non finisce mai di commuoverci, specialmente quando la ascoltiamo nella Liturgia della Notte di Natale. E non è solo un fatto emotivo, sentimentale; ci commuove perché dice la realtà profonda di ciò che siamo: siamo popolo in cammino, e intorno a noi – e anche dentro di noi – ci sono tenebre e luce. E in questa notte, mentre lo spirito delle tenebre avvolge il mondo, si rinnova l’avvenimento che sempre ci stupisce e ci sorprende: il popolo in cammino vede una grande luce. Una luce che ci fa riflettere su questo mistero: mistero del camminare e del vedere. Camminare. Questo verbo ci fa pensare al corso della storia, a quel lungo cammino che è la storia della salvezza, a cominciare da Abramo, nostro padre nella fede, che il Signore chiamò un giorno a partire, ad uscire dal suo paese per andare verso la terra che Lui gli avrebbe indicato. Da allora, la nostra identità di credenti è quella di gente pellegrina verso la terra promessa. Questa storia è sempre accompagnata dal Signore! Egli è sempre fedele al suo patto e alle sue promesse. Perché fedele, «Dio è luce, e in lui non c’è tenebra alcuna» (1 Gv 1,5). Da parte del popolo, invece, si alternano momenti di luce e di tenebra, fedeltà e infedeltà, obbedienza e ribellione; momenti di popolo pellegrino e momenti di popolo errante. Anche nella nostra storia personale si alternano momenti luminosi e oscuri, luci e ombre. Se amiamo Dio e i fratelli, camminiamo nella luce, ma se il nostro cuore si chiude, se prevalgono in noi l’orgoglio, la menzogna, la ricerca del proprio interesse, allora scendono le tenebre dentro di noi e intorno a noi. «Chi odia suo fratello – scrive l’apostolo Giovanni – è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi» (1 Gv 2,11). Popolo in cammino, ma popolo pellegrino che non vuole essere popolo errante. 2. In questa notte, come un fascio di luce chiarissima, risuona l’annuncio dell’Apostolo: «È apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini» (Tt 2,11). La grazia che è apparsa nel mondo è Gesù, nato dalla Vergine Maria, vero uomo e vero Dio. Egli è venuto nella nostra storia, ha condiviso il nostro cammino. È venuto per liberarci dalle tenebre e donarci la luce. In Lui è apparsa la grazia, la misericordia, la tenerezza del Padre: Gesù è l’Amore fattosi carne. Non è soltanto un maestro di sapienza, non è un ideale a cui tendiamo e dal quale sappiamo di essere inesorabilmente lontani, è il senso della vita e della storia che ha posto la sua tenda in mezzo a noi. 3. I pastori sono stati i primi a vedere questa “tenda”, a ricevere l’annuncio della nascita di Gesù. Sono stati i primi perché erano tra gli ultimi, gli emarginati. E sono stati i primi perché vegliavano nella notte, facendo la guardia al loro gregge. E’ legge del pellegrino vegliare, e loro vegliavano. Con loro ci fermiamo davanti al Bambino, ci fermiamo in silenzio. Con loro ringraziamo il Signore di averci donato Gesù, e con loro lasciamo salire dal profondo del cuore la lode della sua fedeltà: Ti benediciamo, Signore Dio Altissimo, che ti sei abbassato per noi. Tu sei immenso, e ti sei fatto piccolo; sei ricco, e ti sei fatto povero; sei l’onnipotente, e ti sei fatto debole. In questa Notte condividiamo la gioia del Vangelo: Dio ci ama, ci ama tanto che ha donato il suo Figlio come nostro fratello, come luce nelle nostre tenebre. Il Signore ci ripete: «Non temete» (Lc 2,10). Come hanno detto gli angeli ai pastori: «Non temete». E anch’io ripeto a tutti voi: Non temete! Il nostro Padre è paziente, ci ama, ci dona Gesù per guidarci nel cammino verso la terra promessa. Egli è la luce che rischiara le tenebre. Egli è la misericordia: il nostro Padre ci perdona sempre. Egli è la nostra pace. Amen.

Publié dans:NATALE 2015, PAPA FRANCESCO |on 22 décembre, 2015 |Pas de commentaires »

NATALE DEL SIGNORE – IL NATALE NECESSARIO – OMELIA

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NATALE DEL SIGNORE – IL NATALE NECESSARIO

DON LUCIANO CANTINI 

Che ingenuità i nostri presepi: Giuseppe e Maria inginocchiati con un bambinello dai riccioli biondi e già grandicello! Eppure esprimono grande tenerezza, come ogni Natale. Non conosciamo come davvero è avvenuta la nascita di Gesù se non le poche righe degli evangelisti, però sappiamo bene quanta emozione e quanta confusione porta la nascita di un figlio ancora oggi. Il luogo era sicuramente inadatto e inospitale, Maria sarà stata terribilmente stanca dal travaglio e dal parto, Giuseppe diviso tra prestare attenzione alla sua sposa e al bambino appena nato così pieno di bisogni. Le poppate, i rigurgiti, le colichette, i ruttini, i colpi di tosse e starnuti, la cacca, il pianto, il comportamento casuale e imprevedibile, il sonno e la veglia, il bisogno di calore e di protezione. Siamo sommersi di tenerezza al vedere quella testolina con quattro peli, la crosta lattea, le minuscole manine che afferrano le nostre dita, la sua pelle che freme al contatto con la nostra, è lui con le sue reazioni che guida le nostre. Se queste sono le sensazioni alla nascita di un bambino perché non devono esserlo anche per il Natale? « E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità » (Gv1,14). Quella carne è la nostra carne e quella gloria inizia dalla mangiatoia in cu fu posto (Lc 2,7). Quale segno della gloria cantata dagli angeli trovarono i pastori? « Il bambino adagiato nella mangiatoia » (Lc 2,16). Un neonato, tenero tenero, che al nostro cuore indurito dalle difficoltà della vita, inacidito da tante relazioni problematiche, affaticato dalla quotidianità, sfiancato dalle delusioni, oppresso dai problemi, muove a tenerezza. È il bambino appena nato che con le sue reazioni naturali guida la nostra meraviglia, la nostra allegria, la nostra gioia per la sua vita appena sbocciata che si intrufola nella nostra. Questo è il Natale! « Il Figlio di Dio, nella sua incarnazione, ci ha invitato alla rivoluzione della tenerezza » dice papa Francesco (EG 88). Il Natale ci richiama la tenerezza di Dio, la sua misericordia, il suo zelo, la sua consolazione. Nella tenerezza di ogni figlio dell’uomo riscopriamo la tenerezza di Dio come in ogni volto di uomo incontriamo il volto di Dio. Certo che il volto di un neonato ci intenerisce, la stessa cosa non avviene davanti al volto adulto specie quando è sgraziato dalla sofferenza, abbrutito dalla sua storia o semplicemente porta i segni dell’età. Eppure nei suoi confronti Dio offre la stessa tenerezza, la stessa misericordia, zelo, consolazione. « il Vangelo ci invita sempre a correre il rischio dell’incontro con il volto dell’altro, con la sua presenza fisica che interpella, col suo dolore e le sue richieste, con la sua gioia contagiosa in un costante corpo a corpo » (ibid). Perché la vita porta con sé la sensazione di una lotta ravvicinata con l’altro ma se lo scopo è vincere allora: La vita spesso è una discarica di sogni (Subsonica: Corpo a corpo). Se lo scopo è farsi contagiare dalla gioia, se ci lasciamo sorprendere dallo stupore di ogni incontro, allora diventiamo rivoluzionari della tenerezza. È la rivoluzione della incarnazione del Figlio di Dio, ma anche della incarnazione di ogni figlio dell’uomo: «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini del nostro tempo, soprattutto dei poveri e di quanti soffrono, sono a loro volta gioie e speranze, tristezze e angosce dei discepoli di Cristo» (Vaticano II, GS1). Questo è il Natale veramente necessario che va oltre le statuette del presepio che riporremo con cura così da continuare a ricaricarci di tenerezza l’anno successivo.

il « Bambinello »

il

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Publié dans:immagini sacre |on 21 décembre, 2015 |Pas de commentaires »

NATIVITÀ DELLA VERGINE MARIA -e- OMELIA ANGELO SCOLA

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NATIVITÀ DELLA VERGINE MARIA -e- OMELIA ANGELO SCOLA

La celebrazione della nascita della Beata Vergine Maria (l’unica, insieme a Giovanni Battista e a Gesù stesso, di cui si celebra non solo il trapasso, ma la nascita terrena) è stata introdotta dal papa Sergio I (687-701) nel solco della tradizione orientale.

La Natività, come tutte le principali festività mariane, è di origine orientale. Nella Chiesa romana è attestata con sicurezza verso la metà del secolo VII. Forse la datazione iniziale di questa festa risale alla consacrazione di una chiesa a Gerusalemme (dedicata a S. Anna) nelle vicinanze della piscina probativa.
Già la tradizione antica notava che nella Chiesa si celebra solo la Natività di due personaggi: S. Giovanni Battista e Maria Santissima. Evidentemente la ragione di fondo per Maria, oltre alla sua perfezione e dignità unica, è quella della sua posizione ed importanza in ordine alla salvezza. L’entrata nel mondo di questa creatura ha un rilievo unico, sovrapersonale, universale. La festività odierna si colloca pertanto in un rapporto immediato con la solennità dell’Immacolato concepimento e con quella dell’Annunciazione del Signore.

Predestinata ad essere la Madre del Salvatore
La festa della Natività di Maria si ricollega ed è un prolungamento di quella del suo Immacolato Concepimento, di cui ripete i motivi, le espressioni di lode, ammirazione ed esultanza.
La Natività di Maria è « speranza e aurora di salvezza al mondo intero ». In Lei e con Lei le promesse diventano ormai speranza certa. Quello che è stato sospirato, desiderato, atteso, con la Natività di Maria diviene inizio del compimento dell’opera salvifica. Il concetto è espresso con un’immagine bellissima e particolarmente significativa in ordine al mutarsi dei tempi della salvezza: Maria compare nella scena di questo mondo come l’aurora che annuncia e precede il sorgere del sole.
Dio ha scelto Maria per diventare la Madre di Gesù Cristo. Secondo la fede della Chiesa, tutta la persona e l’esistenza di Maria sono improntate a questa chiamata eccezionale. Questo è il motivo per cui noi guardiamo al suo ingresso in questo mondo, alla sua nascita, con venerazione e con riconoscenza; e anche se la data esatta di questa nascita non ci è nota, essa cade inequivocabilmente negli anni immediatamente precedenti quella santa notte di Betlemme.
È volontà di Dio che noi diventiamo fratelli e sorelle di Gesù e che « prendiamo parte alla sostanza e alla forma di suo Figlio »; in Gesù egli ha « reso giusti » e « glorificato » già tutti coloro che ha chiamato alla sua sequela. Meravigliose parole dell’apostolo, in cui la Chiesa riconosce la parola di Dio stesso! Sì, grandi cose il Signore ha fatto rendendoci membri della sua Chiesa. Una gioia e una riconoscenza spontanee devono sgorgare dal nostro cuore; la nostra risposta deve essere quella di amare Dio con il corpo e con l’anima, con il cuore e con la ragione, con tutte le nostre forze.
Solo allora anche su di noi si potrà adempiere quanto la lettera di San Paolo afferma grandiosamente all’inizio: « Noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio » (cf. Rm 8, 28-30). Come sono diventate vere queste parole per Gesù stesso, che attraverso il sacrificio della sua vita è divenuto il nostro Redentore; ma come sono diventate vere anche per Maria, la prima redenta, che per amore del Figlio è rimasta preservata dal peccato ed è quindi divenuta la Madre di tutti i redenti.
In questo modo Maria, attraverso la sua vocazione ad essere la Madre di Cristo, partecipa in misura particolare a quella chiamata comune, rivolta da Cristo a tutti gli uomini e che può essere realizzata in comunione con lui.
Se noi veneriamo il mistero della nascita di Maria con amore, ci renderemo conto sempre più chiaramente che mediante il suo « sì » e attraverso la sua maternità Dio è con noi.
Questo vale anche per quella primissima sorgente della comunità umana che noi chiamiamo famiglia. L’odierna festa della nascita di Maria e il mistero della nascita umana di Dio nel grembo della Sacra Famiglia guidano la nostra attenzione proprio sulla famiglia.
A ragione possiamo pensare che la Madre del Signore sia nata in una famiglia religiosa e devota. Maria stessa prega molto. Nel Magnificat, famosa lode della potenza e gloria del Signore, essa ci insegna l’indirizzo principale di ogni preghiera: « L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore » (Lc 1, 46-47). Cantate anche voi questa lode a Dio! Mostrate a Dio, mediante la fedele partecipazione alle celebrazioni eucaristiche della domenica e dei giorni feriali, che lo amate e onorate sopra ogni cosa e contemporaneamente siete pronti a dare a quest’amore un’espressione concreta e comunitaria! Andate al Signore eucaristico nel tabernacolo e pregate lì il Dio misteriosamente presente per voi stessi, per la vostra famiglia, per le vostre famiglie della vostra patria, per la famiglia dell’umanità e per la famiglia di Dio nella Chiesa! Esorto voi tutti, bambini, ragazzi e adulti, laici e sacerdoti, religiosi e religiose, sani e malati, impediti e attempati: pregate! Sì, mantenetevi fedeli alla preghiera quotidiana! La preghiera è la forza che veramente cambia e libera la nostra vita; nella preghiera avviene l’autentico « incontro con la vita ».

DA UN’OMELIA DEL PATRIARCA ANGELO SCOLA
Liturgia: Michea 5, 1-4a; dal Salmo 87; Rm 8, 28-30; Mt 1, 1-16. 18-23.
1. «Tutti là sono nati. … L’uno e l’altro è nato in essa. … Là costui è nato. … Il Signore ha posto in te le sorgenti della vita» (Salmo Responsoriale, 87). La Liturgia dell’odierna Solennità è tutta tramata dal tema della nascita. Commentando questo Salmo Sant’Agostino esclama: «L’Altissimo ha fondato questa città per nascervi, allo stesso modo che ha creato sua madre per nascere da lei. Quale promessa, quale speranza, fratelli miei! Ecco per noi l’Altissimo, che ha fondato la città, le dice: Madre!» (Sant’Agostino, Commento al Salmo 87).
La profezia di Michea, alludendo al tempo in cui sorgerà il Messia a Betlemme, riprende il tema della nascita. Afferma: «Quando colei che deve partorire partorirà…» (Mic 5,2, Prima Lettura).
Il Vangelo di Matteo che abbiamo sentito proclamare rivela il cuore della Festa di oggi: la nascita verginale di Gesù, a cui quella di Maria è ordinata. Ricostruendo puntigliosamente la genealogia di Gesù, da Abramo fino a Giuseppe, lo sposo di Maria, con quell’impressionante litania di nomi – noti e sconosciuti, giganti della fede ed empi, santi e peccatori… – Matteo ripete per decine di volte il potente «generò».
Il centro a cui conducono e da cui partono tutte le linee prospettiche della storia della salvezza, è la nascita nel corpo mortale del Figlio di Dio. In vista di questo mistero centrale fu decretata la nascita della Beata Vergine Maria.
Sotto la Sua speciale protezione Giovanni Tolomei volle mettere la sua persona, scegliendo il nome di Bernardo, un grande Padre del monachesimo innamorato della Vergine. Alla Natività di Maria ha intitolato la famiglia benedettina da lui fondata che per secoli ha custodito, servito e vivificato il Santuario di Nostra Signora del Pilastrello, di cui avete lungo tutto l’anno festeggiato il quinto centenario.
2. La nascita di Maria Vergine è, in un certo senso, lo spartiacque della storia della salvezza, come genialmente intuì, fin dal VII secolo, un Padre della Chiesa parlando della festa odierna: «L’ombra della notte si ritira all’appressarsi della luce del giorno… La presente festa è come una pietra di confine fra il Nuovo e l’Antico Testamento» (Andrea di Creta, Discorso 1; PG 97, 806-810).
Oggi dobbiamo ritornare a riflettere con forza sul significato del nascere e del generare. È necessario, perché la catena delle generazioni (dai bisnonni ai pronipoti) trovi un nuovo slancio educativo. La promessa di bene che il bambino incontra nella nascita e nei rapporti iniziali con i suoi cari è chiamata ad attuarsi mediante il compito della trasmissione e dell’assunzione del senso pieno della vita. Così Maria fece con Gesù. Così dobbiamo fare noi. La nascita non è solo un inizio biologico ma, come diceva il Servo di Dio Giovanni Paolo II, la nascita dipende dall’origine (genealogia), la cui ultima radice è il Padre creatore. Il Vangelo di oggi ce lo ha ricordato. I nostri bimbi non diventano uomini se non sono aiutati a scoprire questa origine. Tocca agli adulti (genitori ed educatori) questo compito affascinante e arduo di testimoniare ai figli la verità della vita nel concreto modo di amare (fidanzamento, matrimonio e famiglia) e di lavorare (professione, costruzione di vita buona).
Per questo rischioso compito educativo ci riempie di speranza l’affermazione di San Paolo ai Romani (Seconda Lettura): «Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati ciamati secondo il suo disegno» (Rm 8, 28).
3. Davide ed Abramo, nello scarno resoconto di Matteo, sono i due pilastri portanti dell’interminabile fuga delle arcate delle generazioni del popolo dell’Alleanza che conducono a Gesù. In Lui la genealogia salvifica si conclude e si compie, ma Egli è in Se stesso e per noi l’ultimo e il «primogenito tra molti fratelli» (Rm 8, 29). In questo paradosso – che l’ultimo sia in realtà il primo – emerge con forza il mistero di Gesù Cristo. Egli è il disegno compiuto del Padre, l’ordo unico dell’uomo, della storia e del cosmo. In Lui, a Sua immagine, noi siamo stati «predestinati e creati, giustificati, chiamati alla gloria» (cfr. Rm 8, 29). Il disegno compiuto del Padre che, nello Spirito, svela la natura dell’uomo e della storia è Cristo Signore.
4. Con la nascita del Signore, a cui è stata ordinata la nascita della Vergine Sua Madre, entra nel mondo quella che Paolo non esita a definire come nuova creatura. Questa novità risplende in modo eminente nella Beata Vergine Maria, «speranza e aurora di salvezza per il mondo intero» (Postcommunio). Il monastero, immagine luminosa di tutta la comunità cristiana, è il configurarsi, nello spazio e nel tempo, della novità di vita portata da Cristo Signore. E la “cifra” di tale novità è l’amore di Dio, quel quaerere Deum di cui ha parlato il Santo Padre nell’indimenticabile visita al Collegio des Bernardins di un anno fa. Ma l’amore di Dio è inscindibile dall’amore dei fratelli: «Da’ quello che hai: te e tutto. Te e tutto disponi secondo la sua santissima volontà» (Bernardo Tolomei, Epistolario, Lettera N. 3. «… l’amore, trasformando l’amante nell’amato, fa di più cose una cosa sola» (op. cit., Lettera N. 7).
Con l’intercessione di Maria anche noi vogliamo almeno un poco imitare questa carità. Per il bene delle nostre persone e a favore di tutti i nostri fratelli uomini. Amen.

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