Archive pour le 26 décembre, 2015

Jesus Teaching the Elders in the Temple, by Grant Romney Clawson

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27 DICEMBRE 2015 | SANTA FAMIGLIA – ANNO C | OMELIA

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27 DICEMBRE 2015 | SANTA FAMIGLIA – ANNO C | OMELIA

Per cominciare
La famiglia di Nazaret è fedele alle tradizioni religiose del suo popolo. Quando Gesù ha 12 anni, Maria e Giuseppe lo conducono con sé in pellegrinaggio al tempio. È l’occasione per Gesù di rivelare se stesso e di sottolineare il primato di Dio sulla sua vita. Ma poi Gesù torna a Nazaret, riprende la sua vita, e obbedisce come ogni ragazzo a papà e mamma.

La parola di Dio
1 Samuele 1,20-22.24-28. Anna è stata esaudita nella sua preghiera e ha la gioia di avere un figlio. Quando Samuele è ancora fanciullo, Anna lo conduce al tempio del Signore e lo affida al sacerdote Eli.
1 Giovanni 3,1-2.21-24. È inesauribile Giovanni nell’affermare l’amore di Dio che ci fa suoi figli, e nello stesso tempo la nostra dignità e il nostro coinvolgimento nel suo mondo. Ma anche il dovere di amarci gli uni gli altri.
Luca 2,41-52. A 12 anni Maria e Giuseppe conducono Gesù nel tempio. Lì Gesù si trova pienamente a suo agio, tanto che si ferma anche quando i genitori sono partiti. L’episodio è curioso: rivela che Gesù sta crescendo, ma soprattutto che prende coscienza della propria identità.

Riflettere

L’episodio raccontato da Luca apre qualche spiraglio sulla vita e sui rapporti reciproci dei componenti della famiglia di Nazaret, dando almeno in piccola parte soddisfazione al nostro legittimo desiderio di conoscere qualcosa di più sui primi trent’anni di vita di Gesù.
Gesù è cresciuto nella religiosità tradizionale, per la quale il pellegrinaggio al tempio è un momento molto importante. Maria e Giuseppe, quando Gesù ha 12 anni, decidono di condurlo con loro, quasi per abituarlo presto a quella pratica, anche se, come insegnavano i maestri della legge, questa osservanza obbligava soltanto dai 13 anni in avanti, quando ogni ragazzo diventava un bar-mitvah, ossia un « figlio del comandamento » (una sorta di cresima) e per la prima volta veniva chiamato a leggere la Torah nella sinagoga.
La strada la fanno in carovana. Il viaggiare insieme, a gruppi di parenti e conoscenti, dava sicurezza e lasciava i ragazzi piuttosto liberi. Sulla strada del ritorno però, dopo un giorno di cammino, Maria e Giuseppe si accorgono che Gesù non è con loro.
Il piccolo dramma si conclude nel tempio, dove i genitori ritrovano Gesù che ascolta e discute con i maestri della legge.
La reazione di Maria e di Giuseppe e l’affanno con cui l’hanno cercato fanno pensare che il comportamento di Gesù finora sia stato assolutamente normale. Ad essi quella di Gesù appare come una scappatella fatta da un ragazzo vivace che incomincia a dare qualche problema alla famiglia.
Maria in particolare parla a Gesù con l’affanno di una madre che si stupisce e che continua a trattare suo figlio come un bambino; nonostante che sia già tanto cresciuto da cominciare ad avere una sua personalità.
La risposta di Gesù coglie Maria e Giuseppe assolutamente di sorpresa, ed è anche la prima rivelazione esplicita della coscienza che il ragazzo Gesù ha di se stesso. La nascita nella stalla, la sua infanzia e il suo comportamento normale hanno fatto dimenticare a Maria e a Giuseppe l’Annunciazione e la parola degli angeli e dei profeti?
Gesù si dichiara Figlio di Dio in modo unico, al di là di qualsiasi legame umano.

Attualizzare

I vangeli dell’infanzia di Gesù ci presentano la famiglia di Nazaret quotidianamente alle prese con le difficoltà proprie di una famiglia concreta, che conosce la povertà e l’esilio, la fatica del lavoro e della casa. Nell’episodio di Gesù al tempio, troviamo Maria e Giuseppe che, come tutti i genitori, incominciano ad avere le prime difficoltà educative nei confronti del loro figlio che sta crescendo.
Il comportamento di Gesù è quello di un normale preadolescente che sente il bisogno di affermare la propria personalità e di fare nuove esperienze. Come ogni preadolescente, egli non intende semplicemente disobbedire o dare un dispiacere ai genitori, ma incomincia a sentire di avere una personalità propria, che è giunto il momento di farlo sapere anche agli altri.
Il dialogo tra Gesù e Maria rivela però il senso profondo di quella « scappatella ». Maria e Giuseppe non capiscono le parole di Gesù. Maria però conserva dentro di sé ogni cosa, meditando su quegli avvenimenti. L’episodio segna una svolta anche nella vita di Maria. Gesù, che assomiglia alla madre in modo straordinario, da questo momento aiuterà lei a crescere nella fede e a comprendere meglio il cammino della salvezza.
Tutto l’andamento dell’episodio fa pensare che in quella famiglia ci sia stato un clima di grande rispetto reciproco, di fiducia, di non soffocamento. Ogni ragazzo a un certo punto tende a costruirsi progetti di vita personali: gli adulti dovrebbero aprirsi nei loro confronti senza spegnere i loro progetti, rendendo possibili quelle piccole esperienze che li aiutano a crescere nella conquista della propria libertà e maturità.
Maria e Giuseppe conducono con loro Gesù in quel pellegrinaggio a Gerusalemme. Hanno voluto coinvolgere anche il proprio figlio in quella loro esperienza religiosa. Non sempre è bene far fare ai ragazzi le esperienze degli adulti, ma quando qualcosa può o deve essere fatto anche dai ragazzi, indubbiamente essi apprendono meglio per imitazione e per coinvolgimento.
Gesù a Nazaret ritorna per obbedire. Il preadolescente Gesù è cambiato: pensa con la sua testa, sente di avere diritto a una certa autonomia. Tuttavia obbedisce, come ogni ragazzo della sua età. Ogni preadolescente infatti, nonostante la disobbedienza e l’insofferenza che lo spingono a battere i piedi, è sempre facile a piegarsi. Nessuno dovrebbe però approfittare di questa inferiorità, di questa fragilità dovuta alla sua personalità ancora in fase di consolidamento. In ogni preadolescente è già viva l’immagine dell’uomo di domani: chi sarà quel ragazzo apparentemente mite e infantile che ogni tanto dice delle cose che lasciano di stucco? Quali sono i progetti di Dio su di lui?

Accetta di essere bambino e ragazzo
Dio nella sua bontà volle essere visto direttamente nell’uomo e in se stesso. Si è fatto uomo dunque per riparare il peccato dell’uomo. Accetta di essere bambino, vuole essere nutrito, passa attraverso i vari stadi dell’età perché l’uomo riacquisti l’età matura e perfetta, e quella che egli stesso aveva progettato. Sostiene così l’uomo perché non debba più cadere. Rende figlio di Dio colui che era destinato a un’esistenza umana (san Pietro Crisologo).

Io sono con te
A differenza di ciò che scrive Luca nel suo vangelo, nel film Io sono con te, di Guido Chiesa, una pellicola originale su Maria e la famiglia di Nazaret, quando la carovana riparte e ci si accorge che lui non c’è, tutti sono in ansia, soprattutto i parenti più stretti, che appaiono addirittura indignati per la disobbedienza del ragazzo e il disagio che crea a tutta la carovana, costringendoli ad andarlo a cercare. Solo Maria e lo stesso Giuseppe non sembrano scomporsi troppo. Vanno a cercarlo, ma appaiono convinti che Gesù è un ragazzo responsabile delle proprie azioni. Come a dire: se è rimasto là, ha certamente avuto le sue buone ragioni.

Don Umberto DE VANNA sdb

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