Archive pour le 22 décembre, 2015

Nativity of the Lord

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NATALE DEL SIGNORE 2013 – OMELIA PAPA FRANCESCO (Is 9,1)

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2013/documents/papa-francesco_20131224_omelia-natale.html

SANTA MESSA DELLA NOTTE

SOLENNITÀ DEL NATALE DEL SIGNORE

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Basilica Vaticana

Martedì, 24 dicembre 2013

1. «Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce» (Is 9,1).

Questa profezia di Isaia non finisce mai di commuoverci, specialmente quando la ascoltiamo nella Liturgia della Notte di Natale. E non è solo un fatto emotivo, sentimentale; ci commuove perché dice la realtà profonda di ciò che siamo: siamo popolo in cammino, e intorno a noi – e anche dentro di noi – ci sono tenebre e luce. E in questa notte, mentre lo spirito delle tenebre avvolge il mondo, si rinnova l’avvenimento che sempre ci stupisce e ci sorprende: il popolo in cammino vede una grande luce. Una luce che ci fa riflettere su questo mistero: mistero del camminare e del vedere. Camminare. Questo verbo ci fa pensare al corso della storia, a quel lungo cammino che è la storia della salvezza, a cominciare da Abramo, nostro padre nella fede, che il Signore chiamò un giorno a partire, ad uscire dal suo paese per andare verso la terra che Lui gli avrebbe indicato. Da allora, la nostra identità di credenti è quella di gente pellegrina verso la terra promessa. Questa storia è sempre accompagnata dal Signore! Egli è sempre fedele al suo patto e alle sue promesse. Perché fedele, «Dio è luce, e in lui non c’è tenebra alcuna» (1 Gv 1,5). Da parte del popolo, invece, si alternano momenti di luce e di tenebra, fedeltà e infedeltà, obbedienza e ribellione; momenti di popolo pellegrino e momenti di popolo errante. Anche nella nostra storia personale si alternano momenti luminosi e oscuri, luci e ombre. Se amiamo Dio e i fratelli, camminiamo nella luce, ma se il nostro cuore si chiude, se prevalgono in noi l’orgoglio, la menzogna, la ricerca del proprio interesse, allora scendono le tenebre dentro di noi e intorno a noi. «Chi odia suo fratello – scrive l’apostolo Giovanni – è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi» (1 Gv 2,11). Popolo in cammino, ma popolo pellegrino che non vuole essere popolo errante. 2. In questa notte, come un fascio di luce chiarissima, risuona l’annuncio dell’Apostolo: «È apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini» (Tt 2,11). La grazia che è apparsa nel mondo è Gesù, nato dalla Vergine Maria, vero uomo e vero Dio. Egli è venuto nella nostra storia, ha condiviso il nostro cammino. È venuto per liberarci dalle tenebre e donarci la luce. In Lui è apparsa la grazia, la misericordia, la tenerezza del Padre: Gesù è l’Amore fattosi carne. Non è soltanto un maestro di sapienza, non è un ideale a cui tendiamo e dal quale sappiamo di essere inesorabilmente lontani, è il senso della vita e della storia che ha posto la sua tenda in mezzo a noi. 3. I pastori sono stati i primi a vedere questa “tenda”, a ricevere l’annuncio della nascita di Gesù. Sono stati i primi perché erano tra gli ultimi, gli emarginati. E sono stati i primi perché vegliavano nella notte, facendo la guardia al loro gregge. E’ legge del pellegrino vegliare, e loro vegliavano. Con loro ci fermiamo davanti al Bambino, ci fermiamo in silenzio. Con loro ringraziamo il Signore di averci donato Gesù, e con loro lasciamo salire dal profondo del cuore la lode della sua fedeltà: Ti benediciamo, Signore Dio Altissimo, che ti sei abbassato per noi. Tu sei immenso, e ti sei fatto piccolo; sei ricco, e ti sei fatto povero; sei l’onnipotente, e ti sei fatto debole. In questa Notte condividiamo la gioia del Vangelo: Dio ci ama, ci ama tanto che ha donato il suo Figlio come nostro fratello, come luce nelle nostre tenebre. Il Signore ci ripete: «Non temete» (Lc 2,10). Come hanno detto gli angeli ai pastori: «Non temete». E anch’io ripeto a tutti voi: Non temete! Il nostro Padre è paziente, ci ama, ci dona Gesù per guidarci nel cammino verso la terra promessa. Egli è la luce che rischiara le tenebre. Egli è la misericordia: il nostro Padre ci perdona sempre. Egli è la nostra pace. Amen.

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NATALE DEL SIGNORE – IL NATALE NECESSARIO – OMELIA

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NATALE DEL SIGNORE – IL NATALE NECESSARIO

DON LUCIANO CANTINI 

Che ingenuità i nostri presepi: Giuseppe e Maria inginocchiati con un bambinello dai riccioli biondi e già grandicello! Eppure esprimono grande tenerezza, come ogni Natale. Non conosciamo come davvero è avvenuta la nascita di Gesù se non le poche righe degli evangelisti, però sappiamo bene quanta emozione e quanta confusione porta la nascita di un figlio ancora oggi. Il luogo era sicuramente inadatto e inospitale, Maria sarà stata terribilmente stanca dal travaglio e dal parto, Giuseppe diviso tra prestare attenzione alla sua sposa e al bambino appena nato così pieno di bisogni. Le poppate, i rigurgiti, le colichette, i ruttini, i colpi di tosse e starnuti, la cacca, il pianto, il comportamento casuale e imprevedibile, il sonno e la veglia, il bisogno di calore e di protezione. Siamo sommersi di tenerezza al vedere quella testolina con quattro peli, la crosta lattea, le minuscole manine che afferrano le nostre dita, la sua pelle che freme al contatto con la nostra, è lui con le sue reazioni che guida le nostre. Se queste sono le sensazioni alla nascita di un bambino perché non devono esserlo anche per il Natale? « E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità » (Gv1,14). Quella carne è la nostra carne e quella gloria inizia dalla mangiatoia in cu fu posto (Lc 2,7). Quale segno della gloria cantata dagli angeli trovarono i pastori? « Il bambino adagiato nella mangiatoia » (Lc 2,16). Un neonato, tenero tenero, che al nostro cuore indurito dalle difficoltà della vita, inacidito da tante relazioni problematiche, affaticato dalla quotidianità, sfiancato dalle delusioni, oppresso dai problemi, muove a tenerezza. È il bambino appena nato che con le sue reazioni naturali guida la nostra meraviglia, la nostra allegria, la nostra gioia per la sua vita appena sbocciata che si intrufola nella nostra. Questo è il Natale! « Il Figlio di Dio, nella sua incarnazione, ci ha invitato alla rivoluzione della tenerezza » dice papa Francesco (EG 88). Il Natale ci richiama la tenerezza di Dio, la sua misericordia, il suo zelo, la sua consolazione. Nella tenerezza di ogni figlio dell’uomo riscopriamo la tenerezza di Dio come in ogni volto di uomo incontriamo il volto di Dio. Certo che il volto di un neonato ci intenerisce, la stessa cosa non avviene davanti al volto adulto specie quando è sgraziato dalla sofferenza, abbrutito dalla sua storia o semplicemente porta i segni dell’età. Eppure nei suoi confronti Dio offre la stessa tenerezza, la stessa misericordia, zelo, consolazione. « il Vangelo ci invita sempre a correre il rischio dell’incontro con il volto dell’altro, con la sua presenza fisica che interpella, col suo dolore e le sue richieste, con la sua gioia contagiosa in un costante corpo a corpo » (ibid). Perché la vita porta con sé la sensazione di una lotta ravvicinata con l’altro ma se lo scopo è vincere allora: La vita spesso è una discarica di sogni (Subsonica: Corpo a corpo). Se lo scopo è farsi contagiare dalla gioia, se ci lasciamo sorprendere dallo stupore di ogni incontro, allora diventiamo rivoluzionari della tenerezza. È la rivoluzione della incarnazione del Figlio di Dio, ma anche della incarnazione di ogni figlio dell’uomo: «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini del nostro tempo, soprattutto dei poveri e di quanti soffrono, sono a loro volta gioie e speranze, tristezze e angosce dei discepoli di Cristo» (Vaticano II, GS1). Questo è il Natale veramente necessario che va oltre le statuette del presepio che riporremo con cura così da continuare a ricaricarci di tenerezza l’anno successivo.

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