LETTURA: SAPIENZA 7, 7 – 11

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(stralcio da Lectio su tutte le letture)

LETTURA: SAPIENZA 7, 7 – 11

Pregai e mi fu elargita la prudenza, implorai e venne in me lo spirito di sapienza. La preferii a scettri e a troni, stimai un nulla la ricchezza al suo confronto, non la paragonai neppure a una gemma inestimabile, perché tutto l’oro al suo confronto è come un po’ di sabbia e come fango sarà valutato di fronte a lei l’argento. L’ho amata più della salute e della bellezza, ho preferito avere lei piuttosto che la luce, perché lo splendore che viene da lei non tramonta. Insieme a lei mi sono venuti tutti i beni; nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile.

3) Commento    su Sapienza 7, 7 – 11 ● In questa domenica nella prima lettura tratta dal libro della Sapienza, ci viene ricordato come la saggezza umana ha un valore. Ma ce ne un’altra, infinitamente superiore: quella che viene da Dio. Quando si è compreso il suo inestimabile valore, bisogna chiederla con una continua preghiera, come ci insegna Salomone, che implorava, chiedeva, pregava per avere questa sapienza di Dio, infatti stimava la sapienza più grande di tutte le ricchezze, del suo stesso potere, della salute, della bellezza.

● Insieme a lei (la Sapienza) mi sono venuti tutti i beni; nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile. Sap. 7, 11 – Come vivere questa Parola? L’uomo così ben intenzionato nel Vangelo di oggi rappresenta l’uomo di ogni tempo che cerca Dio con sincerità, ma che non riconosce di averlo trovato. Si è bloccato, perché limita Dio alla sua misura, alle sue possibilità: « Ho fatto tutto questo … che cosa devo fare di più »? Questo tale incontra Gesù, ha tutta la sua attenzione ma non lo riconosce – Gesù non si collega alle sue categorie – quindi egli non può lasciarsi sorprendere da Dio che è sempre al di là di ogni nostra immagine o concetto. Egli è troppo attaccato alle proprie ricchezze. Nonostante una certa attrattiva verso Gesù, non giunge a staccarsi da ciò che possiede per seguire Gesù e in Lui conoscere il Padre. Se ne allontana triste. La prima lettura ci aiuta a capire di più cosa manca all’uomo del Vangelo e a molte altre persone di buona volontà: la ‘sapienza del cuore’ è il tesoro nascosto che ci apre al mistero di Dio, la felicità senza fine. Bisogna pregare con insistenza per ricevere questo dono da Dio. Signore Gesù, tutto è possibile a te. La tua parola è parola di vita, parola di Dio che cmi ama così tanto da dare la vita per me! Non lasciarmi intrappolare nelle nostre idee e nozioni di te. Apri il nostro cuore alla Verità. Ecco la voce del nono successore di Don Bosco Don Pascual Chavez Villanueva sdb : « Nulla è più persuasivo e convincente di una vita che si rivela abitata dalla presenza luminosa di Cristo, fino a lasciarlo trasparire nella serenità del volto, nella profondità dello sguardo, nell’umiltà del tratto, nella verità dei gesti e delle parole ».

● Scegliere la sapienza. Secondo una prassi diffusa (detta « pseudoepigrafia »), l’autore del Libro della Sapienza attribuisce la propria opera a Salomone, vissuto molti secoli prima: è un modo per collocarsi nel solco della grande tradizione sapienziale d’Israele. I cc. 7-9 ci presentano la figura di Salomone, dietro la quale si intravede naturalmente l’esperienza personale dell’autore. Salomone vi si presenta come un semplice uomo, uno come gli altri, che non è nato sapiente. Né la nobiltà dei natali né qualunque altra caratteristica assicura a priori la sapienza, che deve essere a un tempo conquistata con l’impegno e ricevuta in dono da Dio. Tutte e due queste cose presuppongono un intenso desiderio: Salomone ha desiderato e cercato la sapienza ed ha pregato per essa. Il testo si rifà qui al racconto di 1Re 3,4-15 (cf. 2Cr 1,3-12), dove il giovane re, all’inizio del proprio regno, chiede a Dio il dono della sapienza. Salomone ha considerato attentamente le varie realtà preziose, oggi si direbbe i valori, mettendoli a confronto. Il testo parla di potere, ricchezza, salute, bellezza fisica, luce degli occhi. La sapienza conferisce beni superiori, porta con sé « tutti i beni » (v. 11). A che cosa serve la ricchezza unita alla superbia (coppia ben assortita, cf. Sap 5,8; 1Gv 2,26)? Al contrario, la sapienza è quanto di più produttivo e fruttuoso si possa dare (cf. 8,5). La sua nobile bellezza, che le guadagna l’amore di Dio, è ben in grado di far innamorare un uomo e di essere l’amore di tutta la sua vita (cf. 8,2-3). A che serve vedere la luce del sole se poi « la luce della giustizia non è brillata per noi, né mai per noi si è alzato il sole » della verità (5,6)? La sapienza è « riflesso della luce perenne » (7,26), non tramonta e supera la stessa morte (cf. 8,13.17). ● Consideriamo in particolare il potere, « scettri e troni » (v. 8): Salomone infatti è un re. Proprio chi « si diletta di troni e di scettri » deve onorare la sapienza, perché solo con essa si può evitare la trappola della sete di dominio regnando bene e per sempre (cf. 6,21). Il potere del sapiente è la regalità dell’uomo signore della creazione, creato « perché domini sulle creature » (9,2, e siamo nella grande preghiera per chiedere la sapienza). La sapienza è virtù regale per eccellenza, in quanto permette di regolare la propria vita e il mondo in modo conforme al progetto di Dio, e dunque per il bene e la vita; una vita che, si intravede oramai chiaramente, per il giusto si estende addirittura oltre la morte (cf. 1,15; 15,3). Bisogna calcolare bene che cosa convenga ricercare, stabilendo priorità e accordando una decisa preferenza a ciò che risulta più pregevole. Non c’è nessun motivo per il quale si debba presumere di essere nati già sapienti, come spesso sembra invece avvenire: è indispensabile una scelta decisa e precisa. Occorre prima di tutto chiarirsi le idee: che cosa scelgo? Che cosa desidero veramente? Dove voglio arrivare? Chi voglio diventare? Che cosa chiedo al Signore? La sapienza è essenzialmente dono, e va chiesta con fiducia e perseveranza (cf. 8,21). Occorre anche « alzarsi presto » e « vegliare »; ma essa stessa verrà incontro a chi la cerca, perché desidera farsi trovare (cf. 6,14-15). « Chi chiede riceve, e chi cerca trova » (Mt 7,8; Lc 11,10). Che cosa stiamo cercando? ______________________________________________________________________________

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