Archive pour le 16 septembre, 2015

Sant’Anna e Maria bambina

Sant'Anna e Maria bambina dans immagini sacre stannbvm

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Publié dans:immagini sacre |on 16 septembre, 2015 |Pas de commentaires »

PERCHÉ SONO PASSATI TRE GIORNI TRA LA MORTE E LA RESURREZIONE?

http://www.toscanaoggi.it/Rubriche/Risponde-il-teologo/Perche-sono-passati-tre-giorni-tra-la-morte-e-la-Resurrezione

PERCHÉ SONO PASSATI TRE GIORNI TRA LA MORTE E LA RESURREZIONE?

Questa settimana padre Filippo Belli, docente di Teologia biblica alla Facoltà teologica dell’Italia centrale, risponde sul significato dei «tre giorni» tra la morte e la Resurrezione di Gesù.

Percorsi: SPIRITUALITÀ E TEOLOGIA
03/07/2013 di Redazione Toscana Oggi

Nei Vangeli si legge che Gesù Cristo è resuscitato il terzo giorno dopo la morte. Così pure è scritto nel Credo «apostolico» e in quello «niceno-costantinopolitano» che recitiamo nelle Messe festive. Qual è l’interpretazione teologica su questo lasso di tempo fra i due eventi, morte e resurrezione?
Franco Contè

Il Nuovo Testamento più volte riferisce della risurrezione di Gesù dai morti al «terzo giorno». L’espressione è diventata quindi normativa per indicare non solo il tempo cronologico, ma anche l’unicità di quell’evento in tutto il suo significato.
Ci sono diversi livelli in cui l’espressione può essere compresa, senza tuttavia che si escludano.
Il primo, il più naturale, è quello cronologico. In effetti le narrazioni dei vangeli ci indicano il terzo giorno dopo la morte come il momento in cui i discepoli (per prime le donne) hanno ricevuto l’annuncio della risurrezione come appena avvenuto, e come comprova l’apparizione del Risorto stesso. L’affermazione della risurrezione dei morti al terzo giorno ha dunque valore innanzitutto di testimonianza del fatto reale, tanto che se ne può indicare precisamente il momento in cui è accertato tale fatto. La memoria cristiana è ancorata e ben salda su questo dato, tanto da stabilire il primo giorno dopo il sabato (il terzo giorno, appunto) come il giorno proprio del Signore, il dies Domini, la Domenica.
Un secondo livello di comprensione è legato a quello che potremmo chiamare la proverbialità dell’espressione ad indicare un breve lasso di tempo, un momento passeggero. Ci sono diversi episodi biblici in cui i tre giorni indicano il tempo in cui si compie qualcosa di importante ma anche passeggero. Per ricordarne uno, i tre giorni (di peste) sono il tempo proposto da Dio a Davide come una delle prove da scegliere dopo il suo peccato per aver voluto fare un censimento del popolo (2Sam 24,10-17). Da questo genere di testi (cf. ancora Gen 40,12; 2Re 20,5.8; Gn 2,1) nasce la concezione secondo la quale Dio non permette al giusto di soffrire oltre il terzo giorno. Lo stesso Gesù utilizza tale espressione in questo modo nei suoi annunci della passione e risurrezione ai discepoli, segnalando nei «tre giorni» il momento di passaggio dalla morte alla risurrezione.
Ci sono poi altri testi biblici interessanti a riguardo, perché segnalano il terzo giorno come il momento di un intervento decisivo da parte di Dio per la storia del suo popolo. In particolare occorre ricordare la manifestazione del Signore al Monte Sinai durante il cammino del popolo nel deserto (Es 19). Similmente è al terzo giorno che Abramo arriva al luogo dove deve sacrificare Isacco (Gen 22).
Non si può, infine, ignorare alcune profezie che vedono nel terzo giorno il momento di risollevamento da una situazione penosa. I tre giorni nel ventre del pesce della profezia di Giona, che Gesù utilizza espressamente (Mt 12,40), sono il momento buio e misterioso da dove invece riparte la vita. Così anche la profezia di Os 6,2 che giustamente i Padri della Chiesa hanno applicato alla Pasqua di Cristo. Essa afferma che il Signore «in due giorni ci ridarà la vita e il terzo giorno ci rimetterà in piedi e noi staremo alla sua presenza». Se in Osea questa indicazione era un auspicio per incitare il popolo a convertirsi, in Gesù si è realizzata pienamente e concretamente. In Lui davvero il Signore ci ha rimesso in piedi il terzo giorno risuscitandolo dai morti e inaugurando una nuova era in cui noi stiamo alla sua presenza.
Una tradizione rabbinica ben attestata riteneva che la corruzione della morte iniziasse a essere effettiva sui cadaveri dopo il terzo giorno. Ecco, il Signore non ha permesso, come dice il salmo, che Gesù vedesse la corruzione (Sal 16,9-11) per essere il principio di una vita nuova nella quale la morte (col suo potere corrosivo e distruttivo) non avesse più potere.
Il terzo giorno allora segnala il momento storico in cui Dio, oltre l’apparente inevitabilità della morte, ha iniziato quella vita nuova risorgendo Gesù dai morti.
Per noi rimane un richiamo della speranza cristiana oltre e attraverso tutte le vicissitudini brutte della vita. C’è sempre un terzo giorno, Dio c’è lo assicura in Gesù morto e risorto, una speranza certa.

Filippo BellI

PAPA FRANCESCO – LA FAMIGLIA – 27. POPOLI

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2015/documents/papa-francesco_20150916_udienza-generale.html

PAPA FRANCESCO

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro

Mercoledì, 16 settembre 2015

LA FAMIGLIA – 27. POPOLI

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Questa è la nostra riflessione conclusiva sul tema del matrimonio e della famiglia. Siamo alla vigilia di eventi belli e impegnativi, che sono direttamente legati a questo grande tema: l’Incontro Mondiale delle Famiglie a Filadelfia e il Sinodo dei Vescovi qui a Roma. Entrambi hanno un respiro mondiale, che corrisponde alla dimensione universale del cristianesimo, ma anche alla portata universale di questa comunità umana fondamentale e insostituibile che è appunto la famiglia.
L’attuale passaggio di civiltà appare segnato dagli effetti a lungo termine di una società amministrata dalla tecnocrazia economica. La subordinazione dell’etica alla logica del profitto dispone di mezzi ingenti e di appoggio mediatico enorme. In questo scenario, una nuova alleanza dell’uomo e della donna diventa non solo necessaria, anche strategica per l’emancipazione dei popoli dalla colonizzazione del denaro. Questa alleanza deve ritornare ad orientare la politica, l’economia e la convivenza civile! Essa decide l’abitabilità della terra, la trasmissione del sentimento della vita, i legami della memoria e della speranza.
Di questa alleanza, la comunità coniugale-famigliare dell’uomo e della donna è la grammatica generativa, il “nodo d’oro”, potremmo dire. La fede la attinge dalla sapienza della creazione di Dio: che ha affidato alla famiglia non la cura di un’intimità fine a sé stessa, bensì l’emozionante progetto di rendere “domestico” il mondo. Proprio la famiglia è all’inizio, alla base di questa cultura mondiale che ci salva; ci salva da tanti, tanti attacchi, tante distruzioni, da tante colonizzazioni, come quella del denaro o delle ideologie che minacciano tanto il mondo. La famiglia è la base per difendersi!
Proprio dalla Parola biblica della creazione abbiamo preso la nostra ispirazione fondamentale, nelle nostre brevi meditazioni del mercoledì sulla famiglia. A questa Parola possiamo e dobbiamo nuovamente attingere con ampiezza e profondità. E’ un grande lavoro, quello che ci aspetta, ma anche molto entusiasmante. La creazione di Dio non è una semplice premessa filosofica: è l’orizzonte universale della vita e della fede! Non c’è un disegno divino diverso dalla creazione e dalla sua salvezza. E’ per la salvezza della creatura – di ogni creatura – che Dio si è fatto uomo: «per noi uomini e per la nostra salvezza», come dice il Credo. E Gesù risorto è «primogenito di ogni creatura» (Col 1,15).
Il mondo creato è affidato all’uomo e alla donna: quello che accade tra loro dà l’impronta a tutto. Il loro rifiuto della benedizione di Dio approda fatalmente ad un delirio di onnipotenza che rovina ogni cosa. E’ ciò che chiamiamo “peccato originale”. E tutti veniamo al mondo nell’eredità di questa malattia.
Nonostante ciò, non siamo maledetti, né abbandonati a noi stessi. L’antico racconto del primo amore di Dio per l’uomo e la donna, aveva già pagine scritte col fuoco, a questo riguardo! «Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe» (Gn 3,15a). Sono le parole che Dio rivolge al serpente ingannatore, incantatore. Mediante queste parole Dio segna la donna con una barriera protettiva contro il male, alla quale essa può ricorrere – se vuole – per ogni generazione. Vuol dire che la donna porta una segreta e speciale benedizione, per la difesa della sua creatura dal Maligno! Come la Donna dell’Apocalisse, che corre a nascondere il figlio dal Drago. E Dio la protegge (cfr Ap 12,6).
Pensate quale profondità si apre qui! Esistono molti luoghi comuni, a volte persino offensivi, sulla donna tentatrice che ispira al male. Invece c’è spazio per una teologia della donna che sia all’altezza di questa benedizione di Dio per lei e per la generazione!
La misericordiosa protezione di Dio nei confronti dell’uomo e della donna, in ogni caso, non viene mai meno per entrambi. Non dimentichiamo questo! Il linguaggio simbolico della Bibbia ci dice che prima di allontanarli dal giardino dell’Eden, Dio fece all’uomo e alla donna tuniche di pelle e li vestì (cfr Gn 3, 21). Questo gesto di tenerezza significa che anche nelle dolorose conseguenze del nostro peccato, Dio non vuole che rimaniamo nudi e abbandonati al nostro destino di peccatori. Questa tenerezza divina, questa cura per noi, la vediamo incarnata in Gesù di Nazaret, figlio di Dio «nato da donna» (Gal 4,4). E sempre san Paolo dice ancora: «mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi» (Rm 5,8). Cristo, nato da donna, da una donna. È la carezza di Dio sulle nostre piaghe, sui nostri sbagli, sui nostri peccati. Ma Dio ci ama come siamo e vuole portarci avanti con questo progetto, e la donna è quella più forte che porta avanti questo progetto.
La promessa che Dio fa all’uomo e alla donna, all’origine della storia, include tutti gli esseri umani, sino alla fine della storia. Se abbiamo fede sufficiente, le famiglie dei popoli della terra si riconosceranno in questa benedizione. In ogni modo, chiunque si lascia commuovere da questa visione, a qualunque popolo, nazione, religione appartenga, si metta in cammino con noi. Sarà nostro fratello e nostra sorella, senza fare proselitismo. Camminiamo insieme sotto questa benedizione e sotto questo scopo di Dio di farci tutti fratelli nella vita in un mondo che va avanti e che nasce proprio dalla famiglia, dall’unione dell’uomo e la donna.
Dio vi benedica, famiglie di ogni angolo della terra! Dio vi benedica tutti!

Publié dans:famiglia, PAPA FRANCESCO |on 16 septembre, 2015 |Pas de commentaires »

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