LA RICERCA DELLA FELICITÀ – LA FIGLIA, LA MADRE

http://biesseonline.sdb.org/editoriale.aspx?a=2013&m=7&doc=8766

NOI E LORO

ALESSANDRA MASTRODONATO

LA FIGLIA

LA RICERCA DELLA FELICITÀ – LA FIGLIA, LA MADRE

Sembra che ormai siano pochissimi gli educatori disposti a mettere al primo posto, nel cammino che condividono con i ragazzi, la ricerca della felicità
«Quid animo satis?». Che cosa basta all’animo umano? In altre parole, che cosa occorre per essere felici? Se lo chiedeva 1600 anni fa sant’Agostino, inquieto e appassionato cercatore della verità, che sola può dare ristoro all’insopprimibile aspirazione alla felicità dell’uomo. Se lo sono chiesto – con esiti diversi, ma animati dal medesimo desiderio – filosofi e pensatori di ogni epoca e scuola, accomunati dalla convinzione che una simile questione non può mai essere elusa, poiché ad essa è indissolubilmente legata quella del senso e del fine dell’esistenza umana. Continuiamo a chiedercelo noi oggi, agli albori di questo terzo millennio che tante nuove possibilità dischiude alla nostra vita quotidiana, ma ancora non riesce ad offrire una risposta soddisfacente alle nostre attese più profonde e, anzi, sembra depistarci e confonderci sempre più, distogliendoci dalla ricerca di una felicità autentica e duratura.
E se lo chiedono, forse con ancor più vigore e insistenza, le nuove generazioni, oggi più che mai in bilico tra le tante attese, aspirazioni e speranze proprie della loro età, che istintivamente le proiettano verso la ricerca di un senso più alto per il loro agire, e la tentazione di rinunciare in partenza ad inseguire i propri sogni, accontentandosi di vivere alla giornata, immerse in un benessere effimero e meno gratificante, ma più sicuro e meno evanescente di una felicità sempre più spesso avvertita come utopica e irraggiungibile.
Eppure sembra che ormai siano pochissimi gli educatori disposti a mettere al primo posto, nel cammino che condividono con i ragazzi, la ricerca della felicità: vuoi perché oggi quest’attesa è stata quasi del tutto rimossa dall’orizzonte delle speranze umane, vuoi perché spesso perdono di vista che fine ultimo del loro servizio è quello di aiutare i più giovani ad orientarsi in una realtà sempre più « liquida » e « complessa », a costruire un progetto di vita che funga da guida per le loro scelte presenti e future.
Ma che cosa significa essere felici? Dare una risposta univoca a questo interrogativo è pressoché impossibile, ma almeno su una cosa si può forse concordare senza troppa difficoltà: la felicità è un qualcosa che coinvolge tutta la persona, permettendole di attingere ad un’armonia più alta e di sperimentare un senso di pienezza e di serenità interiore. È insieme « dono » e « conquista » inizialmente, incontro tra la libertà e la responsabilità personale e, nel tempo, progressiva apertura verso la consapevolezza di poter contribuire anche alla felicità degli altri, mentre si ricerca la propria.
Poter contare su educatori che abbiano il coraggio di condividere tutto questo con i ragazzi non dà la garanzia che essi riusciranno a vivere intensamente la propria vita, orientandola verso la ricerca della vera felicità può, però, quantomeno incoraggiarli a non essere rinunciatari, a guardare con fiducia e speranza al futuro.

MARIANNA PACUCCI

LA MADRE

FIL (Felicità Interna Lorda)

Voler essere felici è il trampolino di lancio di un’esistenza esigente ma allo stesso tempo realistica; il nastro di partenza di un cammino che voglia avere una meta non negoziabile; la decisione irrevocabile per uno stile di vita in cui sia chiaro che cosa è essenziale e che cosa invece è accessorio.

È rimasta purtroppo confinata agli addetti ai lavori la riflessione sulla felicità, che sollecitava a considerarla una indicazione importante dello stato di salute di una società, di uno Stato. Peccato: sarebbe stato proprio utile, di questi tempi, tornare a ragionare su questo valore sottraendolo alla collocazione esclusiva nella vita individuale, nella sfera del privato.
Recuperando la dimensione sociale della felicità, è possibile rilanciare un bisogno, un’attesa che oggi è completamente travolta dalla cultura del disincanto: essere felici non è impossibile, né tanto meno un fatto occasionale, né certamente qualcosa di cui vergognarsi, a meno che la felicità del singolo si costruisca a scapito del prossimo.
Voler essere felici è il trampolino di lancio di un’esistenza esigente ma allo stesso tempo realistica; il nastro di partenza di un cammino che voglia avere una meta non negoziabile; la decisione irrevocabile per uno stile di vita in cui sia chiaro che cosa è essenziale e che cosa invece è accessorio. È una vera e propria vocazione: regalarsi e regalare la possibilità di diventare gioiosamente figli di Dio, santi capaci di letizia anche in mezzo a fatiche, difficoltà, problemi di ogni tipo.
Le famiglie sono impastate di questa consapevolezza e decise ad orientare su questo traguardo il loro lavoro educativo? Sono testimoni credibili di una ricerca di senso della vita in cui quel che conta è riuscire a stare in pace con se stessi e con gli altri, essere generosi nei confronti delle invocazioni della storia, pronti a condividere la costruzione di una civiltà dell’amore in cui a tutti siano date la possibilità e la certezza di un effettivo benessere?
Se ci si guarda intorno nei vari ambienti della quotidianità non si può proprio stare tranquilli: la gente è triste, delusa, stanca. Non ha più voglia di mettersi in gioco e cerca di defilarsi da tutto ciò che appare impegnativo. Si accontenta di un piatto di lenticchie piuttosto che rivendicare il diritto alla primogenitura, all’interno di una società in cui tutto è diventato monetizzabile e vale se consente un successo immediato, anche se effimero.
Occorre che le famiglie si riapproprino della loro capacità profetica, contestando con forza una società che confonde la felicità con lo sballo e con l’egoismo. La scommessa è quella di divenire esemplari nella testimonianza di un’esistenza giocata sulla generosità, sulla gratuità, sulla condivisione, sulla solidarietà, sulla giustizia, sulla bellezza, sulla pace, che sono gli ingredienti principali di quel mix di sentimenti, speranze, idee, esperienze che rendono appetibile la ricerca della felicità.

Publié dans : meditazioni |le 31 août, 2015 |Pas de Commentaires »

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