Archive pour le 25 août, 2015

THE FIRST AND SECOND DAYS OF CREATION

THE FIRST AND SECOND DAYS OF CREATION dans immagini sacre

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Publié dans:immagini sacre |on 25 août, 2015 |Pas de commentaires »

PAPA FRANCESCO: LA CHIESA – 14. UNIVERSALE VOCAZIONE ALLA SANTITÀ

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2014/documents/papa-francesco_20141119_udienza-generale.html

PAPA FRANCESCO

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro

Mercoledì, 19 novembre 2014

LA CHIESA – 14. UNIVERSALE VOCAZIONE ALLA SANTITÀ

Cari fratelli e sorelle, buongiorno.

Un grande dono del Concilio Vaticano II è stato quello di aver recuperato una visione di Chiesa fondata sulla comunione, e di aver ricompreso anche il principio dell’autorità e della gerarchia in tale prospettiva. Questo ci ha aiutato a capire meglio che tutti i cristiani, in quanto battezzati, hanno uguale dignità davanti al Signore e sono accomunati dalla stessa vocazione, che è quella alla santità (cfr Cost. Lumen gentium, 39-42). Ora ci domandiamo: in che cosa consiste questa vocazione universale ad essere santi? E come possiamo realizzarla?
1. Innanzitutto dobbiamo avere ben presente che la santità non è qualcosa che ci procuriamo noi, che otteniamo noi con le nostre qualità e le nostre capacità. La santità è un dono, è il dono che ci fa il Signore Gesù, quando ci prende con sé e ci riveste di se stesso, ci rende come Lui. Nella Lettera agli Efesini, l’apostolo Paolo afferma che «Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa» (Ef 5,25-26). Ecco, davvero la santità è il volto più bello della Chiesa, il volto più bello: è riscoprirsi in comunione con Dio, nella pienezza della sua vita e del suo amore. Si capisce, allora, che la santità non è una prerogativa soltanto di alcuni: la santità è un dono che viene offerto a tutti, nessuno escluso, per cui costituisce il carattere distintivo di ogni cristiano.
2. Tutto questo ci fa comprendere che, per essere santi, non bisogna per forza essere vescovi, preti o religiosi: no, tutti siamo chiamati a diventare santi! Tante volte, poi, siamo tentati di pensare che la santità sia riservata soltanto a coloro che hanno la possibilità di staccarsi dalle faccende ordinarie, per dedicarsi esclusivamente alla preghiera. Ma non è così! Qualcuno pensa che la santità è chiudere gli occhi e fare la faccia da immaginetta. No! Non è questo la santità! La santità è qualcosa di più grande, di più profondo che ci dà Dio. Anzi, è proprio vivendo con amore e offrendo la propria testimonianza cristiana nelle occupazioni di ogni giorno che siamo chiamati a diventare santi. E ciascuno nelle condizioni e nello stato di vita in cui si trova. Ma tu sei consacrato, sei consacrata? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione e il tuo ministero. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un battezzato non sposato? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro e offrendo del tempo al servizio dei fratelli. “Ma, padre, io lavoro in una fabbrica; io lavoro come ragioniere, sempre con i numeri, ma lì non si può essere santo…” – “Sì, si può! Lì dove tu lavori tu puoi diventare santo. Dio ti dà la grazia di diventare santo. Dio si comunica a te”. Sempre in ogni posto si può diventare santo, cioè ci si può aprire a questa grazia che ci lavora dentro e ci porta alla santità. Sei genitore o nonno? Sii santo insegnando con passione ai figli o ai nipoti a conoscere e a seguire Gesù. E ci vuole tanta pazienza per questo, per essere un buon genitore, un buon nonno, una buona madre, una buona nonna, ci vuole tanta pazienza e in questa pazienza viene la santità: esercitando la pazienza. Sei catechista, educatore o volontario? Sii santo diventando segno visibile dell’amore di Dio e della sua presenza accanto a noi. Ecco: ogni stato di vita porta alla santità, sempre! A casa tua, sulla strada, al lavoro, in Chiesa, in quel momento e nel tuo stato di vita è stata aperta la strada verso la santità. Non scoraggiatevi di andare su questa strada. E’ proprio Dio che ci dà la grazia. Solo questo chiede il Signore: che noi siamo in comunione con Lui e al servizio dei fratelli.
3. A questo punto, ciascuno di noi può fare un po’ di esame di coscienza, adesso possiamo farlo, ognuno risponde a se stesso, dentro, in silenzio: come abbiamo risposto finora alla chiamata del Signore alla santità? Ho voglia di diventare un po’ migliore, di essere più cristiano, più cristiana? Questa è la strada della santità. Quando il Signore ci invita a diventare santi, non ci chiama a qualcosa di pesante, di triste… Tutt’altro! È l’invito a condividere la sua gioia, a vivere e a offrire con gioia ogni momento della nostra vita, facendolo diventare allo stesso tempo un dono d’amore per le persone che ci stanno accanto. Se comprendiamo questo, tutto cambia e acquista un significato nuovo, un significato bello, un significato a cominciare dalle piccole cose di ogni giorno. Un esempio. Una signora va al mercato a fare la spesa e trova una vicina e incominciano a parlare e poi vengono le chiacchiere e questa signora dice: “No, no, no io non sparlerò di nessuno.” Questo è un passo verso la santità, ti aiuta a diventare più santo. Poi, a casa tua, il figlio ti chiede di parlare un po’ delle sue cose fantasiose: “Oh, sono tanto stanco, ho lavorato tanto oggi…” – “Ma tu accomodati e ascolta tuo figlio, che ha bisogno!”. E tu ti accomodi, lo ascolti con pazienza: questo è un passo verso la santità. Poi finisce la giornata, siamo tutti stanchi, ma c’è la preghiera. Facciamo la preghiera: anche questo è un passo verso la santità. Poi arriva la domenica e andiamo a Messa, facciamo la comunione, a volte preceduta da una bella confessione che ci pulisca un po’. Questo è un passo verso la santità. Poi pensiamo alla Madonna, tanto buona, tanto bella, e prendiamo il rosario e la preghiamo. Questo è un passo verso la santità. Poi vado per strada, vedo un povero un bisognoso, mi fermo gli domando, gli do qualcosa: è un passo alla santità. Sono piccole cose, ma tanti piccoli passi verso la santità. Ogni passo verso la santità ci renderà delle persone migliori, libere dall’egoismo e dalla chiusura in se stesse, e aperte ai fratelli e alle loro necessità.
Cari amici, nella Prima Lettera di san Pietro ci viene rivolta questa esortazione: «Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri, come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio. Chi parla, lo faccia come con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l’energia ricevuta da Dio, perché in tutto venga glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo» (4,10-11). Ecco l’invito alla santità! Accogliamolo con gioia, e sosteniamoci gli uni gli altri, perché il cammino verso la santità non si percorre da soli, ognuno per conto proprio, ma si percorre insieme, in quell’unico corpo che è la Chiesa, amata e resa santa dal Signore Gesù Cristo. Andiamo avanti con coraggio, in questa strada della santità.

IL GIORNO DELLE PICCOLE COSE

http://www.ilcristiano.it/articolo.asp?id=40

IL GIORNO DELLE PICCOLE COSE

Oggi più che mai, condizionati dall’andazzo del mondo intorno a noi, siamo portati a pensare in grande e ad operare in grande, seppellendo così l’umiltà con l’orgoglio ed il servizio con il potere e finendo, in questo modo, con l’andare fuori dalla misura e dall’equilibrio indicatici da Dio. È urgente che recuperiamo in ogni nostro servizio il valore delle “piccole cose” e che impariamo a costruire usando “il piombino” giusto.

Un uomo di Dio, impegnato e fedele
Zorobabele, Zerù Babili: rampollo di Babilonia figlio di Pedaia Scealtiel; era discendente di Davide tramite Giosia (1Cr 3:17-19); governatore di Giuda con diritto al trono, scelto da Dio (Ag 2: 20-23).
Grande condottiero e capo politico, come Giosuè era anche capo religioso; insieme, dopo l’esilio ripristinano il culto elevando un altare e celebrando la festa delle Capanne (Ed 3:1-9).
Quando diedero inizio alla costruzione del tempio furono bloccati dagli avversari. Ma in seguito, incitati dai profeti Aggeo e Zaccaria, ripresero alacremente i lavori sotto Dario, il re che emanò il decreto di ricostruzione del tempio.
Il secondo tempio fu chiamato da molti il tempio di Zorobabele (Za 4:9), lui che governò su Giuda fino all 515 a.C. e che figura fra gli antenati di Gesù (Mt 1:12,13 – Lu 3:27).
Di Zorobabele, grande condottiero, progettista ed esecutore del tempio, che partecipa direttamente, con le sue mani, al getto delle fondamenta, il Signore dichiara: “…le sue mani lo termineranno…” (v. 9).
Questo fatto è il segno della veridicità della parola del profeta ma soprattutto che il Signore degli eserciti ha voluto questo per il suo popolo
È lui che rende possibile l’opera.
È lui che decide e che sta dietro l’opera della mente e delle mani di Zorobabele.
Ed è sempre lui che gioisce quando i suoi occhi vedono il piombino nelle mani di Zorobabele, ponendo la domanda:
“Chi potrebbe disprezzare il giorno delle piccole cose?”.
Chi è l’uomo che può disprezzare ciò che Dio apprezza e apprezza con gioia?
Nel “tempio” rivelate la volontà e la gioia del Signore
La gioia di Dio non si manifesta quando Zorobabele con Giosuè ed il popolo decidono di progettare il tempio e di gettarne le fondamenta.
Il Signore non si rallegra per la raccolta generosa di materiale e denaro e per l’impegno profuso; ma gioisce, quando vede la volontà di portarlo a termine bene, secondo criteri giusti, con responsabilità, costanza, perseveranza e precisione ma soprattutto con grande umiltà.
Il Signore si rallegra quando vede i suoi servi operare nella consapevolezza che le “piccole cose” rientrano nella sua volontà di coinvolgere degli uomini nelle grandi opere che sono rese possibili solo dalla sua volontà e dalla sua presenza.
Le grandi cose le pianifica e le fa il Signore, le piccole gli uomini; anche quando sembrano grandi sono piccole; ma grande è la gioia del Signore, quando vede attuata la sua volontà.
Tre osservazioni sul tempio del Signore:
1) Gesù defini il suo corpo il tempio di Dio (Gv 2:21). In quel corpo Dio si è rivelato al mondo, ha parlato al mondo, ha riscattato il mondo sulla croce, su quel corpo ha fondato la Chiesa (Mt 16:18; 1Co 3:11).
2) “Voi siete il tempio di Dio” dice Paolo (1Co 3:16) La Chiesa è un organismo composto di uomini, è una realtà dinamica non statica; è un insieme di corpi viventi che agiscono e interagiscono fra di loro e con il mondo.
Un corpo è sano quando cresce e opera seguendo le leggi di natura. Per la Chiesa, quando cresce ed agisce secondo la volontà di Dio per giungere, dice Paolo, “…allo stato di uomini fatti, all’altezza della statura perfetta di Cristo…” (Ef 4:13), i doni di evangelista, di pastore e di dottore sono finalizzati a questo: “ al perfezionamento dei santi, in vista del ministero e dell’edificazione del corpo di Cristo…” (v. 12).
Gli Anziani, in questa duplice o triplice veste, sono chiamati ad usare il “piombino” di Zorobabele per verificare o correggere questa crescita.
3) “ Il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo.” dice Paolo parafrasando Gesù in 1Corinzi 6:19: essere nel “tempio di Dio”, nella Chiesa significa esserne parte integrante.
Il cristiano non è un ospite o un turista dello spirito, un visitatore più o meno curioso o interessato di questioni religiose o un ricercatore di vie nuove o meno nuove di mistica o ascesi spirituale, un analista di potenzialità dello spirito e della mente umana.
Il cristiano è qualcosa di diverso: è lui stesso una pietra del tempio, una pietra indispensabile per “…formare una casa spirituale” come dice Pietro (1P 2:5): una pietra ad espansione, che cresce, che si modifica che esige quindi che ogni credente prenda il mano il “piombino” di Zorobabele per le opportune verifiche di crescita sul giusto fondamento e in perfetto ordine ortogonale.

A cosa serve il piombino?
Il piombino è uno strumento che serve per verificare che ciò che si eleva dal basso verso l’alto corrisponda esattamente alla perpendicolarità richiesta dalla legge di gravità; una legge stabilita da Dio nella creazione che regola il nostro pianeta secondo un ordine preciso.
Lo stesso vale per la crescita spirituale individuale e collettiva: non si può costruire a caso, non ci si può affidare alla fantasia.
Se si pretende di fare gli architetti senza tener conto o se si sfida la legge di gravità, si rischia il crollo dell’edificio. Ma non dobbiamo neppure fare i fantasiosi che trasformano la fede in un’arte futuristica astrusa e incomprensibile quindi: niente superficialità e neppure vanità, però crescita.
Il piombino serve per controllare ciò che si eleva, che sale: se i lavori sono fermi il piombino non serve.
Anche quando si edifica con materiali inadatti, come il fieno la paglia – dice Paolo – il piombino non serve: avete mai visto mettere a piombo un mucchio di fieno o di paglia?
Il fieno della “concupiscenza della carne, degli occhi, della superbia della vita le sollecitudini della vita” (1Gv 2:16), la paglia dell’amore per il denaro, dove ci si acquatta e ci si appisola tranquillamente illudendosi di fronteggiare così al meglio le ansie e le sollecitudini di questo mondo.

Come costruire bene l’opera di Dio?
Dobbiamo poter essere sempre in grado di usare il piombino: è la garanzia che si sta costruendo bene l’opera di Dio in noi e nella Chiesa e con il materiale adatto.
Ebbene ognuno di noi quando esamina ciò che ha fatto, allunga lo sguardo sul passato, al presente e pensa all’avvenire; lo facciamo nella famiglia, nella chiesa, nei gruppi che frequentiamo.
Abbiamo molti motivi per recriminare su noi stessi, ma anche nostalgia per i momenti significativi e importanti; ci deprimiamo e ci esaltiamo in modo altalenante.
Soprattutto nelle chiese; quando si respira aria di maggioranza è aria di trionfo, di potenza (Cattolicesimo e altri):
Se di minoranza, si corrono altri rischi: orgoglio di gruppo separato ed eletto, orgoglio spirituale che naturalmente essendo orgoglio, non è più spirituale.
Una Assemblea di credenti non deve mai pensare ad autocelebrarsi perché per lei è sempre “il giorno delle piccole cose”.
Gli uomini non le guardano, non le considerano, non le ascoltano, la loro attenzione va per altre strade: è un invito alla rinuncia o all’umiltà?
Soltanto gli occhi del Signore sono su di noi, “…quei sette là… che percorrono tutta la terra…” (Za 4:10) davanti ai quali “…tutte le cose sono nude e scoperte…” (Eb 4:13).
Non ha importanza se mancano gli occhi degli uomini o se li puntano su di noi soltanto per giudicarci e ostacolarci.
Nel giorno delle piccole cose c’è il Signore a guardarci, compiamole dunque con fede senza stancarci.
“Chi potrebbe disprezzare il giorno delle piccole cose, quando… gli occhi del Signore che percorrono tutta la terra, vedono con gioia il piombino nelle mani di Zorobabele?”
In queste parole c’è un avvertimento e una promessa.
L’avvertimento: non insuperbire per nessuna nostra impresa spirituale oscura o riconosciuta.
E la promessa: a nessuno è lecito disprezzare la fedeltà nelle cose minime.

Publié dans:meditazioni |on 25 août, 2015 |Pas de commentaires »

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