Archive pour le 10 août, 2015

San Lorenzo martire

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PAPA FRANCESCO – MEDITAZIONE MATTUTINA: CHIESA DI MARTIRI

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/cotidie/2015/documents/papa-francesco-cotidie_20150421_chiesa-di-martiri.html

PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE

CHIESA DI MARTIRI

Martedì, 21 aprile 2015

(da: L’Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLV, n.091, 22/04/2015)

«Oggi la Chiesa è Chiesa di martiri». E tra questi ci sono «i nostri fratelli sgozzati sulla spiaggia della Libia; quel ragazzino bruciato vivo dai compagni perché cristiano; quei migranti che in alto mare sono buttati in mare perché cristiani; quegli etiopi, assassinati perché cristiani». Richiamando la storia del protomartire santo Stefano, Papa Francesco, nella messa celebrata martedì 21 aprile nella cappella della Casa Santa Marta, ha ricordato i tanti martiri di oggi: anche quelli di cui non conosciamo i nomi, che soffrono nelle carceri o vengono calunniati e perseguitati «da tanti sinedri moderni» o, ancora, vivono ogni giorno «la fedeltà nella propria famiglia».
Il Pontefice ha iniziato l’omelia indicando proprio ciò che accomuna tutti i martiri: sono coloro, ha spiegato, «che nella storia della Chiesa hanno dato testimonianza di Gesù» senza avere «bisogno di altri pani: per loro era sufficiente soltanto Gesù, perché avevano fede in Gesù». E «oggi — ha sottolineato — la Chiesa ci fa riflettere e ci propone, nella liturgia della parola, il primo martire cristiano», santo Stefano appunto, del quale parlano gli Atti degli apostoli (7, 51-8, 1).
«Quest’uomo non aveva fame, non aveva bisogno di andare al negoziato, ai compromessi con altri pani, per sopravvivere» ha affermato il Papa. E con questo stile «dà testimonianza di Gesù» fino al martirio. Già «ieri — ha ricordato riferendosi alla liturgia della parola del giorno precedente — la Chiesa ha incominciato a parlare di lui: alcuni della sinagoga, i “liberti”, si alzarono a discutere con Stefano ma non riuscivano a resistere alla sapienza e allo spirito con cui egli parlava». Infatti, ha spiegato, «Stefano era pieno dello Spirito Santo e parlava con la saggezza dello Spirito: era forte». E così queste persone «istigarono alcuni perché dicessero di averlo udito pronunciare parole blasfeme contro Mosè e contro Dio, e dare falsa testimonianza». Con queste accuse «sollevarono il popolo, gli anziani, gli scribi: gli piombarono addosso, lo catturarono e lo condussero davanti al sinedrio».
«È curioso» — ha fatto notare il Papa — come «la storia di Stefano» segua «gli stessi passi di quella di Gesù», e cioè lo schema dei «falsi testimoni» per «sollevare il popolo e portarlo a giudizio. E oggi abbiamo sentito come finisce questa storia, perché Stefano nel sinedrio spiega la dottrina di Gesù, fa una lunga spiegazione». In realtà i suoi accusatori «non volevano ascoltare, avevano il cuore chiuso». Così «alla fine Stefano, con la forza dello Spirito, dice loro la verità: “Testardi e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie”, cioè pagani, “non avete il cuore e le orecchie della fede in Dio”». Con quel «siete pagani, incirconcisi» Stefano proprio «vuol dire quello». E aggiunge: «Voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo».
«Una delle caratteristiche della testardaggine davanti alla parola di Dio» è costituita, appunto, dalle «resistenze allo Spirito Santo», ha spiegato il Papa, ripetendo le parole di Stefano: voi siete «come i vostri padri. Quali dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato?». Stefano, dunque, «ricorda tanti profeti che sono stati perseguitati e uccisi per essere stati fedeli alla parola di Dio». Poi «quando lui confessa la sua visione di Gesù, quello che Dio gli fa vedere in quel momento, lui, pieno di Spirito Santo, loro si scandalizzano e gridano a gran voce, fanno uno strepito, si turano le orecchie». E questo è un «bel segno», ha commentato il Papa, perché «non volevano ascoltare». E così «si scagliano tutti insieme contro di lui, lo trascinano fuori dalla città e si mettono a lapidarlo».
E questa è sempre «la storia dei martiri», anche «quelli dell’Antico Testamento, dei quali parlava Stefano nel sinedrio». La questione è che la «parola di Dio dispiace sempre a certi cuori; la parola di Dio dà fastidio quando tu hai il cuore duro, quando tu hai il cuore pagano, perché la parola di Dio ti interpella ad andare avanti, cercando e sfamandoti con quel pane del quale parlava Gesù».
«Nella storia della rivelazione» ha affermato Francesco, ci sono «tanti martiri che sono stati uccisi per fedeltà alla parola di Dio, alla verità di Dio». Così «il martirio di Stefano assomiglia tanto al sacrificio di Gesù». E mentre lo lapidavano Stefano pregava dicendo: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». Come non ricordare che Gesù aveva detto sulla croce: «Padre, nelle tue mani lascio il mio spirito»?. E, ancora, gli Atti degli apostoli ci raccontano che Stefano «poi piegò le ginocchia e gridò a gran voce: “Signore, non imputare loro questo peccato”». Di nuovo, Gesù aveva detto: «Perdona loro, Signore, Padre: non sanno cosa fanno». Qui c’è tutta «quella magnanimità cristiana del perdono, della preghiera per i nemici».
Ma «questi che perseguitavano i profeti, questi che hanno perseguitato e ucciso Stefano e tanti martiri, questi — Gesù lo aveva detto — credevano di dare gloria a Dio, credevano che» così facendo «erano fedeli alla dottrina di Dio». E, ha affermato il Papa, «oggi io vorrei ricordare che la storia della Chiesa, la vera storia della Chiesa, è la storia dei santi e dei martiri: i martiri perseguitati» e tanti anche «uccisi da quelli che credevano di dare gloria a Dio, da quelli che credevano di avere la verità: cuore corrotto, ma la verità».
Anche «in questi giorni quanti “Stefano” ci sono nel mondo!» ha esclamato il Papa. E ha di fatto richiamato storie recenti di persecuzione: «Pensiamo ai nostri fratelli sgozzati sulla spiaggia della Libia; pensiamo a quel ragazzino bruciato vivo dai compagni perché cristiano; pensiamo a quei migranti che in alto mare sono buttati in mare dagli altri perché cristiani; pensiamo — l’altro ieri — quegli etiopi, assassinati perché cristiani». E ancora, ha aggiunto, «tanti altri che noi non conosciamo, che soffrono nelle carceri perché cristiani».
Oggi, ha affermato Francesco, «la Chiesa è Chiesa di martiri: loro soffrono, loro danno la vita e noi riceviamo la benedizione di Dio per la loro testimonianza». E «ci sono anche i martiri nascosti, quegli uomini e quelle donne fedeli alla forza dello Spirito Santo, alla voce dello Spirito, che fanno strade, che cercano strade nuove per aiutare i fratelli e amare meglio Dio». E per questa ragione «vengono sospettati, calunniati, perseguitati da tanti sinedri moderni che si credono padroni della verità». Oggi, ha detto il Pontefice, ci sono «tanti martiri nascosti» e tra loro ce ne sono numerosi «che per essere fedeli nella loro famiglia soffrono tanto per fedeltà».
«La nostra Chiesa è Chiesa di martiri» ha ribadito Francesco prima di proseguire la celebrazione, durante la quale, ha detto, «verrà da noi il “primo martire”, il primo che ha dato testimonianza e, più, salvezza a tutti noi». Dunque, ha esortato il Papa, «uniamoci a Gesù nell’Eucaristia, e uniamoci a tanti fratelli e sorelle che soffrono il martirio della persecuzione, della calunnia e dell’uccisione per essere fedeli all’unico pane che sazia, cioè a Gesù».

LA VIA DI SAN LORENZO: DAL MARTIRIO ALLA GLORIA

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LA VIA DI SAN LORENZO: DAL MARTIRIO ALLA GLORIA

Lorenzo nacque a Osca (Huesca), città della Spagna, nella prima metà del III° secolo. Venuto a Roma, centro della cristianità, si distinse per la sua pietà, carità verso i poveri e l’integrità di costumi. Grazie alle sue doti, Papa Sisto II lo nominò Diacono della Chiesa. Doveva sovrintendere all’amministrazione dei beni, accettare le offerte e custodirle, provvedere ai bisognosi, agli orfani e alle vedove. Per queste mansioni Lorenzo fu uno dei personaggi più noti della prima cristianità di Roma ed uno dei martiri più venerati, tanto che la sua memoria fu ricordata da molte chiese e cappelle costruite in suo onore nel corso dei secoli.
Lorenzo fu catturato dai soldati dell’Imperatore Valeriano il 6 agosto del 258 nelle catacombe di San Callisto assieme al Papa Sisto II ed altri diaconi. Mentre il Pontefice e gli altri diaconi subirono subito il martirio, Lorenzo fu risparmiato per farsi consegnare i tesori della chiesa. Narrasi che all’Imperatore Valeriano, che gli imponeva la consegna dei tesori della Chiesa, Lorenzo abbia portato davanti dei poveri ed ammalati ed abbia detto “Ecco i tesori della chiesa”.
In seguito Lorenzo fu dato in custodia al centurione Ippolito, che lo rinchiuse in un sotterraneo del suo palazzo; in questo luogo buio,umido e angusto si trovava imprigionato anche un certo Lucillo, privo di vista. Lorenzo confortò il compagno di prigionia, lo incoraggio, lo catechizzò alla dottrina di Cristo e, servendosi di una polla d’acqua che sgorgava dal suolo, lo battezzò. Dopo il Battesimo Lucillo riebbe la vista. Il centurione Ippolito visitava spesso i suoi carcerati; avendo constatato il fatto prodigioso , colpito dalla serenità e mansuetudine dei prigionieri, e illuminato dalla grazia di Dio, si fece Cristiano ricevendo il battesimo da Lorenzo. In seguito Ippolito, riconosciuto cristiano, fu legato alla coda di cavalli e fatto trascinare per sassi e rovi fino alla morte. Lorenzo fu bruciato vivo sulla graticola, in luogo poco lontano dalla prigione; l suo corpo fu portato al Campo Verano, nelle catacombe di Santa Ciriaca.
Il Martirio di san Lorenzo è datato dal martirologio romano il 10 agosto del 258 dopo Cristo. A ricordare questi avvenimenti furono erette a Roma tre chiese: San Lorenzo in Fonte (luogo della prigionia), San Lorenzo in Panisperna (luogo del martirio) e San Lorenzo al Verano (luogo della sua sepoltura). Storicamente però furono circa 30 (delle sette rimaste) le chiese dedicate a San Lorenzo, santo amatissimo e compatrono di Roma. Nel 2008 la Chiesa ha ricordato con un solenne Giubileo i 1750 anni del suo martirio. L’itinerario proposto, oltre alla visita devozionale alle chiese a lui dedicate, ripropone anche il “cammino” del suo Martirio.

Pellegrinaggio urbano di San Lorenzo a Roma
Le tappe
San Lorenzo in Piscibus
Basilica di San Lorenzo in Damaso
San Lorenzo in Lucina
San Lorenzo in Miranda
Catacombe di San Callisto
San Lorenzo in Fonte
San Lorenzo in Panisperna
Basilica di San Lorenzo fuori le mura.
San Lorenzo in Piscibus
Chiesa non visibile dalla strada perchè è infelicemente “racchiusa” in uno dei palazzi di Via della Conciliazione. Vi si accede da Via Pfeiffer 24. La sua origine è incerta ed è ricordata fin dal secolo XII, spoglia ed essenziale nelle sue linee non e legata alla vicenda terrena di San Lorenzo. La chiesa, con i locali annessi, è sede, del Centro Giovanile San Lorenzo (info per gli orari di apertura:centrosanlorenzo@iol.it).
San Lorenzo in Damaso (Piazza della Cancelleria 1)
La basilica sorta su una chiesa primitiva di Papa Damaso, fu costruita da un cardinale appartenente alla famiglia Barberini, al piano terra del palazzo della Cancelleria. Anche questa chiesa non è legata alla vicenda terrena di San Lorenzo; fa parte del numero delle chiese –alcune fonti citano circa 30 chiese ora in parte scomparse- costruite in devozione del Santo. Le pareti in alto della navata principale sono decorate con affreschi riguardanti i momenti più importanti della vita del Santo.
San Lorenzo in Lucina (Via in Lucina 16/a)
Lucina era una matrona cristiana che aveva qui la sua casa. Già da 336 si ha notizie del “titulus lucinae”, ed è verosimile che sotto Sisto III° avvenne la sua trasformazione in tempio pubblico. La chiesa è di proporzioni notevoli e racchiude opere d’arte straordinarie; secondo la tradizione in un’urna settecentesca di una cappella è racchiusa parte della graticola sulla quale San Lorenzo ha subito il martirio.
San Lorenzo in Miranda (Via in Miranda 10)
La chiesa non è aperta al pubblico. Suonare al n° 10 di Via in Miranda, il Giovedì h. 10-12)
Catacombe di San Callisto (Via Appia Antica)
La deviazione da Via San Lorenzo in Lucina è notevole, tuttavia è dalle catacombe che prende il via la memoria del martirio del Santo, perché qui avvenne il suo arresto.
San Lorenzo in Fonte (Via Urbana 50)
La piccola chiesa neoclassica è strettamente legata alla vicenda terrena di San Lorenzo; fu costruita sulla casa del centurione Ippolito, San Lorenzo fu imprigionato nei suoi sotterranei dopo essere stato catturato nelle Catacombe di San Callisto insieme a Papa Sisto. Nei sotterranei, è possibile vedere la fonte dove San Lorenzo attinse l’acqua per battezzare il suo compagno di prigionia Lucillo.
San Lorenzo in Panisperna (Via Panisperna, davanti civico 198)
Secondo la tradizione su fondata dall’Imperatore Costantino sul luogo del martirio, nella cripta c’è il luogo dove fu approntata la graticola utilizzata per il martirio. Nella chiesa è possibile ammirare un grande affresco del martirio del Santo.
Patriarcale Basilica di San Lorenzo Fuori le mura al Campo Verano (P.le Verano 3)
Una primitiva Basilica fu costruita dall’Imperatore Costantino nel 330, che sistemò anche la cripta della tomba del Santo Martire. In questo luogo esisteva una catacomba (non visitabile) dove il corpo del Santo venne portato e ricomposto amorevolmente da Ciriaca una matrona romana convertita al cristianesimo. La definitiva sistemazione avvenne con Onorio III° che costruì il chiostro e iniziò la fortificazione della cittadella sacra “Laurentiopolis”. Una notevole distruzione avvenne nel corso del bombardamento del 19 luglio del 1943. Con la sua storia millenaria, con i materiali di riporto di epoca romana usati per la sua costruzione, ampliamenti, le cicatrici visibili del bombardamento sulle colonne della solenne navata, la Basilica costituisce un “unicum” eccezionale per arte tradizione e devozione per il Santo di cui racchiude amorevolmente le spoglie.

Publié dans:santi martiri |on 10 août, 2015 |Pas de commentaires »

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