Archive pour le 6 août, 2015

The Transfiguration of Christ (Sir Edward Burne Jones)

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IL VOLTO NASCOSTO E TRASFIGURATO DI CRISTO

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IL VOLTO NASCOSTO E TRASFIGURATO DI CRISTO

Atti dal V Congresso Internazionale sul Volto di Cristo

Pontificia Università Urbaniana
Roma 20-21 OTTOBRE 2001

Il Volto Santo di Manoppello

Questo quinto Congresso internazionale sul Volto dei Volti, Cristo si propone di incentrare le sue lezioni sul tema Il volto nascosto a trasfigurato di Gesù.
La parte dedicata al Volto nascosto intende richiamare l’attenzione su alcuni degli innumerevoli modi nei quali la riflessione può individuare il Volto di Cristo nell’uomo; la seconda parte, invece, dedicata al Volto trasfigurato di Cristo, con esplicito riferimento all’episodio evangelico della trasfigurazione sul Tabor, si prefigge di illustrare, dal punto di vista teologico, della tradizione, del magistero della Chiesa, della liturgia, della letteratura, dell’arte figurativa, della musica a della pietà cristiana la bimillenaria contemplazione del Volto trasfigurato di Cristo.
Riconoscere Cristo nell’uomo è impulso alla fede, motivo di speranza, anima della carità soltanto se attraverso questa immagine umanizzata si risale al Volto divino della Persona di Gesù: quel Volto che fece dire ad uno dei testimoni della trasfigurazione: « Ciò che era fin da principio, ciò che non abbiamo udito, ciò che non abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che non abbiamo contemplato a ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita … di ciò rendiamo testimonianza e questo vi annunziamo… » (1 Gv 1,1-3).
Le lezioni che saranno tenute a questo Congresso – come già avvenuto per quelle dei precedenti Congressi celebrati – saranno raccolte in un volume d’arte arricchito di una ricca galleria di mirabili illustrazioni tutte incentrate sul tema del Volto di Cristo. Card. Fiorenzo Angelini

APERTURA DEL CONGRESSO
Card. Fiorenzo Angelini

Aprendo il V Congresso, il Card. Fiorenzo Angelini, ha ricordato che l’intuizione che fu all’origine della creazione dell’Istituto Internazionale di Ricerca sul Volto di Cristo fu quella di ricuperare, in un mondo massimamente visualizzato, una presentazione di Cristo incentrata sulla riflessione sul Suo Volto. Quindi ha aggiunto che il Santo Padre, sensibilissimo al potere dei mezzi di comunicazione di massa, salutò subito con grande favore questa nostra iniziativa. Lo fece inviando un messaggio indimenticabile al IV Congresso e lo ha fatto, all’inizio di quest’anno, con la Lettera apostolica Novo Millennio Ineunte – che ha il suo nucleo nell’invito a « far risplendere il Volto di Cristo davanti alle generazioni del terzo millennio » (n.16). In questo impegno di « far vedere » il Volto di Cristo il Papa ha ravvisato l’eredità più vera e più feconda del grande Giubileo dell’anno Duemila.
Negli interventi del Santo Padre vanno moltiplicandosi i richiami al Volto di Cristo. E quanto sia inesauribile questo tema lo hanno dimostrato le molte iniziative sorte sotto l’impulso dato dall’Istituto Internazionale di Ricerca sul Volto di Cristo. Come segnalato dalla rivista Il Volto dei Volti, il tema del Volto di Cristo è stato oggetto di mostre, di Convegni internazionali, nazionali e regionali; sono sempre più numerose le riviste scientifiche e divulgative che affrontano questo argomento. Con le oltre 100 lezioni che, nell’arco di cinque anni, sono state dedicate al tema del Volto dei Volti e con la ricca galleria iconografica riunita nei cinque volumi che raccolgono gli Atti dei Congressi, noi abbiamo la fierezza – ha concluso il cardinale – di offrire un contributo di grande rilevanza a quella nuova evangelizzazione che riconduce al Volto di Gesù la presentazione del suo messaggio.

PROLUSIONE

« CHI HA VISTO ME HA VISTO IL PADRE » (Gv 14,9).IL VOLTO DI CRISTO NELLA SACRA SCRITTURA
Card. Joseph Ratzinger
L’antico desiderio dell’uomo di vedere Dio aveva assunto nell’AT la forma di « ricerca del Volto di Dio ». I discepoli di Gesù sono uomini che cercano il Volto di Dio. Filippo espone questo desiderio al Signore e ne riceve una risposta sorprendente, nella quale la novità del NT, il nuovo che fa irruzione in Cristo appare concentrato come in un cristallo: Sì, si può vedere Dio. Chi vede Cristo, vede Lui. Un testo centrale dell’AT, Es 32-34, ripreso da Paolo in 2 Cor 3,4-4,6.32-34, mostra un legame tra i due Testamenti sul tema del « vedere Dio ». Mosé parla « faccia a faccia con Dio », ma non può vedere Suo volto altrimenti ne morrebbe. Questo testo dell’AT introduce al NT, la cui novità non è un’idea, ma è un fatto, meglio: una persona, Gesù Cristo. A partire da lui si riorganizzano i molteplici motivi della pietà veterotestamentaria ed acquisiscono, proprio anche dopo la fine del tempio, una nuova concretezza. Da questa consapevolezza è nata la grande arte delle icone che certamente non possono pretendere di essere il punto finale della nostra ricerca del volto di Cristo.
Possiamo distinguere tre punti nodali nella pietà cristiana, fondata sul NT, della ricerca del Volto di Cristo e del Volto di Dio. Innanzitutto la sequela, cioè l’orientamento di tutta quanta l’esistenza all’incontro con Gesù. In questa sequela, un posto centrale spetta all’amore del prossimo. Noi tuttavia (secondo elemento) possiamo sempre solo riconoscere Gesù stesso nei poveri e nei sofferenti se il suo volto diviene a noi vicino soprattutto nel mistero dell’Eucaristia, in cui il chicco di grano che muore diventa pane della vita. Così l’Eucaristia diviene un vedere, come era avvenuto con i discepoli di Emmaus. Il terzo elemento è quello escatologico. Come la contemplazione dell’icona rinvia al di là di essa, così la celebrazione eucaristica ha in sé questa dinamica: essa è un andare verso il Cristo che viene, verso quel « risveglio » nel quale egli stesso ci sazierà con il suo Volto, con il Volto del Dio trinitario.

Il Volto Nascosto di Cristo
DALLA SINDONE ALLA FIGURA UMANA DI GESU’
Prof. Luigi E. Mattei
Il noto scultore Prof. Luigi Mattei ha illustrato la realizzazione de Il Corpo dei corpi, statua bronzea da lui ricavata dalla trasposizione tridimensionale della figura corporea tramamdata dalla Sindone di Torino. L’opera ha impressionato ed attratto folle di visitatori, pellegrini e fedeli, dall’anno 2000 nella Santa Gerusalemme di Bologna ? la Basilica di Santo Stefano – e nel Museo della Sindone a Torino. Nel descrivere il suo lavoro, il Prof. Mattei ha rilevato che l’attuazione di un’opera scultorea, che rispetti i valori tridimensionali insiti nell’immagine dell’Uomo che fu avvolto nella Sindone, consente nuovi percorsi nell’ambito semiotico, geometrico, iconologico ed estetico. La restituzione fisica del Volto dei volti permette una più profonda visibilità dei significati, consegnando alla verità del corpo la sacralità dello spirito. L’opera plastica ottenuta sembra così aver assunto una forza propria, tendente a trasmettere un nuovo, per ora quasi impercettibile messaggio. Tale vero e proprio identikit del Cristo, ha dato risultati sorprendenti, il Corpo sembra animarsi nella vitalità e nella forza espressa. La ricostruzione tridimensionale del Corpo dell’Uomo della Sindone è parsa allo scultore la più umana, la più doverosa delle risposte al messaggio « divino » contenuto nel telo; il Corpo ottenuto permette una lettura pacata e completa, consentendo il rapporto diretto, immediato, con la figura di un uomo crocifisso che subì la flagellazione ed a cui una lancia trapassò il costato dopo la morte.
Per ottenere la fusione a cera persa sono stati realizzati gli stampi presso la fonderia Sancisi Arte di Faenza. Così il fuoco, che ha spesso insidiato la Sindone, accrescendone il fascino ma anche occultandone dati eventualmente utili alla scienza, ancora una volta è diventato protagonista, con i suoi 1200° della colata di fusione, costituendo l’elemento che ne ha reso possibile e duraturo il recupero tridimensionale.

I SETTE PERSONAGGI DELLA TRASFIGURAZIONE
Mons. Gianfranco Ravasi
G. Ravasi esamina l’episodio della Trasfigurazione come un vero e proprio dramma nel senso originario del termine. Struttura, svolgimento, attori, scansioni temporali fanno sì che l’evento sia capace di riproporsi davanti ai nostri occhi nella sua azione e nel suo messaggio con una sua efficacia rappresentativa. I dati del testo, nella triplice redazione sinottica, vengono ricomposti secondo una trama affidata a sette personaggi che, a livelli diversi e secondo ruoli differenti, reggono l’intero dramma. I sette personaggi sono: Gesù, il protagonista. Egli domina per tutto lo svolgimento del dramma ed è subito presentato col suo nome proprio di Gesù, scandito quattro volte nella redazione di Marco (9,2.4.5.8). A lui sono destinati altri titoli solenni che vengono proposti nel prosieguo del racconto e nell’apparire dei vari attori dell’evento. Gli esegeti, infatti sono concordi nel ritenere che la finalità ultima della scena è proprio quella di svelare la persona di Cristo come signore della gloria, maestro, figlio di Dio e la sua missione di profeta e legislatore perfetto e definitivo. Dopo Gesù, abbiamo i tre spettatori, Pietro, Giacomo e Giovanni. E’ un gruppo privilegiato che, a più riprese, riveste una posizione eminente così da costituire i portatori speciali della rivelazione di Cristo. Quindi abbiamo altri due personaggi e testimoni: Mosè ed Elia che rappresentano l’inizio e la fine della storia che si adempie in Gesù, giudice escatologico.
Se Mosè è per eccellenza l’incarnazione della legge divina che egli rivela a Israele, Elia rappresenta la profezia che da lui prende idealmente l’avvio. Siamo ormai giunti alle soglie dell’ultimo atto del dramma della Trasfigurazione. Ora sarà dal cielo che si affaccerà l’ultimo personaggio a suggellare l’evento, rivelandosi come l’altro protagonista con Gesù. A sciogliere l’enigma della scena della Trasfigurazione è una presenza-assenza, quella del Padre. Il Padre, perciò, completa il ritratto del volto di Cristo che è certamente Signore, rabbí, maestro, culmine della legge e della profezia ma che è soprattutto Figlio e Salvatore.

LA BELLEZZA, VIA AL VOLTO DI CRISTO
Thomas Spidlik, SJ
P. Thomas Spidlik analizza la « via della bellezza » attraverso la testimonianza delle icone. Il volto umano è oggetto principale dell’iconografia sacra, dato che l’uomo è stato creato ad immagine di Dio e, come microcosmo, rappresenta tutta la realtà: unisce il mondo visibile e invisibile, umano e divino. I veri artisti però riescono a fare un « ritratto », a presentare il volto umano così che unisce diversi momenti di vita, come, per esempio, mitezza e fermezza, dolcezza e risolutezza.
L’icona, tuttavia, è ancora di più. Deve presentare il volto umano come trasfigurato dallo Spirito Santo. Dato che lo Spirito è comune a tutti i santi, sulle icone diminuisce l’individualità e sono sottolineati più i tratti comuni della vita nello Spirito. Ma non è sempre in modo uguale. Così ad esempio le icone russe sono più vicine ai ritratti che quelle greche. Ma devono sempre essere vere icone, divine e umane insieme, testimoniare la vita dello Spirito nella vita umana.
L’iconografo sacro deve presentare il volto non svuotato, ma pieno di vita dello Spirito, il quale dà senso ai tratti umani. Per farlo l’iconografia tradizionale ha sviluppato un simbolismo eloquente. In conformità con l’ideale monastico, l’ascesi, il sacrificio della carne aumenta la forza dello Spirito. Perciò sulle icone l’aspetto esteriore del volto è di solito caratterizzato con sobiretà e discrezione. La luce sulle icone non è esterna, ma proviene dall’interno del volto e lo rende trasparente.
Tutto questo simbolismo ha i suoi fondamenti dogmatici, sviluppati nelle numerosissime omelie dei Padri e degli autori bizantini sulla Trasfigurazione.
La contemplazione è progressiva. Se la luce taborica rppresenta lo scopo finale, il suo inizio è la fede.
La Trasfigurazione ci invita quindi alla conversione della nostra visione del mondo. Ci insegna a scoprire il suo vero senso: l’universo « trasformato » per mezzo di Cristo.

IL VOLTO PROFETICO DI GESU’. DALLA KENOSI ALLA TRASFIGURAZIONE
P. Bonifacio Honings, OCD
Premesso che nell’Antico Testamento si delinea un volto di Dio molto imperfetto, prevalentemente antropomorfico, P. Honings spiega la necessità della rivelazione anticotestamentaria di essere portata a compimento. Comunque, il Dio che si rivela nell’Antico Testamento da parte dei profeti è lo stesso Dio che Gesù rivela nel Nuovo Testamento: non si tratta di un « altro Dio », ma semplicemente di un « Dio altro ». Il principio della progressività ci obbliga a leggere la Sacra Scrittura tenendo presente che la rivelazione va da uno stadio meno perfetto a uno stadio più perfetto fino a giungere con Cristo alla sua piena e definitiva perfezione.
La Bibbia rivela un passaggio dell’immagine di un Dio violento conforme alla cultura di tutti i popoli della stessa area geografica del popolo di Dio, all’immagine di un Dio non-violento. Il volto profetico di Gesù rivela che l’auto-partecipazione di Dio all’umanità e al mondo, la sua espressione riflessa e auto-attestazione hanno raggiunto il loro punto culminante, irripetibile ed escatologico attraverso l’unione ipostatica in lui e mediante il suo mistero pasquale. Gesù è perciò il profeta per eccellenza; infatti, l’autocomunicazione di Dio e la sua espressione personificata è lo stesso Gesù.
I profeti avevano annunciato che il Salvatore sarebbe nato dalla Vergine Maria. Questo annuncio diventa realtà quando l’angelo Gabriele viene mandato ad una vergine di nome Maria. Il Figlio di Dio è questo bimbo che nascerà in Betlemme dove si delineano i primi tratti del volto kenotico del Figlio dell’Altissimo. Proprio il vangelo dell’infanzia rivela in modo sorprendente il volto della kenosis di Gesù. Il Verbo di Dio, per mezzo del quale tutto è stato creato, diventa come uno che non è ancora capace di parlare: diventa un infans, per rivelare il volto misericordioso del Padre. San Luca, descrivendo la trasfigurazione del volto di Gesù nei minimi particolari, la connette con il primo annuncio della passione. Il volto della trasfigurazione era un anticipo, perchè l’onore e la gloria finale della vita terrena di Gesù dovevano brillare, per sempre, sul volto del risorto. Dinanzi al volto profetico di Gesù della kenosis e della risurrezione, tutto l’universo dovrà piegarsi. Ecco perchè Gesù ritiene molto importante dimostare che il suo volto di Risorto è lo stesso volto di quello kenotico.

IL VOLTO ISPIRATO DI GESÙ DAVANTI AI SUOI GIUDICI
Avv. Oreste Biscazza Terracini
L’Avv. Oreste Terracini, di religione ebraica, affronta il tema del Volto di Gesù davanti ai suoi giudici sottolineando tre momenti: il processo, l’ispirazione e il volto.
Gesù, in realtà, ha avuto solo uno pseudo processo. Le fonti a disposizione, infatti, nel caso della Giudea collegabili essenzialmente a Giuseppe Flavio, prospettano, da parte di Roma, il quadro di semplici « operazioni di polizia », non correlate ad una regolare procedura. L’unico tribunale che in quel tempo ed in quel luogo avesse il potere di condannare a morte, purché il reo fosse imputato di un delitto per il quale il diritto di Roma prevedesse tale pena, era il prefetto-procuratore romano. Non era il caso di Gesù.
Dopo aver illustrato la concreta situazione della Giudea del tempo, lo studioso rileva, quanto alla ispirazione, che in Gesù deve essere sottolineata la fierezza e la regalità del volto. Un volto compreso di profonda e totale ebraicità, tanto da esprimersi con il contorno di dodici apostoli, scelti con riferimento specifico alle dodici Tribù di Israele. Tuttavia, più che all’aspetto fisico del Volto di Gesù che probabilmente corrispondeva ai tratti che gli scienziati, aiutati dai moderni metodi di indagine, hanno potuto ricostruire con una certa fedeltà, si deve pensare alla espressione che quel volto ha assunto e mantenuto nei momenti nei quali Gesù ha vissuto le sue tragiche e definitive esperienze. Quale fu l’ispirazione che mosse Gesù nella convinzione di essere nel giusto, ad agire ed a sostenere con tanto coraggio la sua sofferenza? Il volto di Gesù, nel tormento della sua passione, non può che aver avuto l’espressione di fierezza ebraica di chi è convinto di essere destinatario di regole di vita che esprimono una tale santità interiore da costituire fine e principio di ogni umana possibile moralità, per la quale anche morire diventa sofferenza da affrontare con orgogliosa dignità. Il volto dell’ispirato, emarginato, ribelle, difensore dei diritti degli umili e dei semplici, incarna la poesia ebraica dell’umanità umiliata di ogni tempo dai poteri corrotti ed arroganti che poggiano sull’ignoranza, sull’ingiustizia e sull’idolatria.
Coloro di noi – ha concluso l’oratore – che hanno avuto in se la forza di credere , vivere e morire per i principi di fede morale che hanno ispirato Gesù, hanno avuto sul volto la stessa luce di Dio.

TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE – 6 AGOSTO

http://www.santiebeati.it/dettaglio/21300

TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE

6 AGOSTO

La liturgia romana leggeva il brano evangelico riferito all’episodio della trasfigurazione il sabato delle Quattro Tempora di Quaresima, mettendo così in relazione questo mistero con quello della passione. Lo stesso evangelista Matteo inizia il racconto con le parole: «Sei giorni dopo» (cioè dopo la solenne confessione di Pietro e il primo annuncio della passione), «Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, suo fratello, e li condusse sopra un alto monte, in disparte. E si trasfigurò davanti a loro: il suo volto risplendette come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce». C’è in questo episodio una netta contrapposizione all’agonia dell’orto del Getsemani. La trasfigurazione, che fa parte del mistero della salvezza, è ben degna di una celebrazione liturgica che la Chiesa, sia in Occidente come in Oriente, ha comunque celebrato in vario modo e in date differenti, finché papa Callisto III elevò di grado la festa, estendendola alla Chiesa universale. (Avvenire)
Martirologio Romano: Festa della Trasfigurazione del Signore, nella quale Gesù Cristo, il Figlio Unigenito, l’amato dell’Eterno Padre, davanti ai santi Apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, avendo come testimoni la legge ed i profeti, manifestò la sua gloria, per rivelare che la nostra umile condizione di servi da lui stesso assunta era stata per opera della grazia gloriosamente redenta e per proclamare fino ai confini della terra che l’immagine di Dio, secondo la quale l’uomo fu creato, sebbene corrotta in Adamo, era stata ricreata in Cristo.
Il 6 agosto la Chiesa fa memoria della Trasfigurazione di Nostro Signore. Gesù scelse di prendere con sé il primo Papa e «i figli del tuono» («Boanèrghes», Mc 3, 17) per salire sul Monte Tabor a pregare. Sei giorni prima aveva detto ai suoi discepoli: «vi sono alcuni tra i presenti che non morranno finché non vedranno il Figlio dell’uomo venire nel suo regno» (Mt 16, 28) ed ecco che Pietro, Giacomo e Giovanni furono scelti per assistere all’ineffabile: Cristo apparve nel suo Corpo glorioso.
Infatti, mentre pregava, «il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante» (Lc 9, 29) e due uomini, anch’essi apparsi nella loro gloria, parlavano con Lui del compimento in Gerusalemme del suo sacrificio: erano Mosè ed Elia che rappresentavano la Legge e i Profeti.
Sant’Agostino spiega, nel Discorso 78, che i suoi vestiti sono la sua Chiesa. «Se i vestiti non fossero tenuti ben stretti da colui che l’indossa, cadrebbero. Che c’è di strano se mediante il vestito bianchissimo viene simboleggiata la Chiesa, dal momento che sentite dire dal profeta Isaia: Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, lì farò diventare bianchi come neve (Is 1, 18)?». Dunque anche se i peccati commessi dagli uomini di Chiesa fossero di colore rosso scarlatto, la sua Sposa avrebbe comunque un abito candido e rilucente grazie al Sole, Cristo.
A tale visione Pietro esprime sentimenti soltanto umani, senza pensieri soprannaturali: «Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia» e, a questo punto, l’evangelista Luca precisa: «Egli non sapeva quel che diceva»; Pietro, la pietra sulla quale Cristo avrebbe edificato la sua Chiesa, seppure di fronte alla bellezza della maestà del Salvatore, utilizza canoni di carattere terreno. Spiega ancora sant’Agostino: «È bello per noi, o Signore – dice – stare qui. Era infastidito dalla folla, aveva trovato la solitudine sul monte; lì aveva Cristo come cibo dell’anima.
Perché avrebbe dovuto scendere per tornare alle fatiche e ai dolori mentre lassù era pieno di sentimenti di santo amore verso Dio e che gl’ispiravano perciò una santa condotta? Voleva star bene». Di fronte a Cristo glorioso Pietro aveva trovato la felicità e non avrebbe più voluto muoversi da quel luogo. La risposta giunse mentre egli ancora parlava: arrivò una nube e li avvolse e da essa uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo», la stessa voce che si era udita quando San Giovanni Battista aveva battezzato Gesù sulle rive del Giordano: «Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto» (Mc 1,9-11).
E quando la voce cessò Gesù rimase solo. Il Vescovo di Tagaste afferma che Pietro cercava tre tende, ma la risposta venuta dal Cielo mostrò invece «che noi ne abbiamo una sola, mentre la mentalità umana voleva dividerla. Cristo è la Parola di Dio, Parola di Dio nella Legge, Parola di Dio nei Profeti. Perché, o Pietro, cerchi di dividerlo? È necessario piuttosto che tu rimanga unito a lui. Tu cerchi tre tende: devi comprendere ch’è una sola!». Sempre vere, sempre attuali le parole di questo Padre della Chiesa, il Papa è chiamato a non dividere Cristo: «Scendi, Pietro; desideravi riposare sul monte: scendi; predica la parola di Dio, insisti in ogni occasione opportuna e importuna, rimprovera, esorta, incoraggia usando tutta la tua pazienza e la tua capacità d’insegnare.
Lavora, affaticati molto, accetta anche sofferenze e supplizi affinché, mediante il candore e la bellezza delle buone opere, tu possegga nella carità ciò ch’è simboleggiato nel candore delle vesti del Signore. Poiché nell’elogio della carità, letto nella lettera dell’Apostolo, abbiamo sentito: Non cerca i propri interessi (1 Cor 13, 5). Non cerca i propri interessi perché dona quel che possiede».
Su quel monte il Padre si manifestò nella voce, il Figlio nella sua carne trasfigurata, lo Spirito Santo nella nube luminosa. E Pietro desiderava fare una tenda per il Re che non volle possedere neanche una pietra su cui posare il capo? Il Salvatore non venne per preparare case temporanee nella logica del mondo, ma per predisporre una splendida e perenne dimora nel Suo Regno, dove il grano ondeggerà nel Dio Uno e Trino.

Autore: Cristina Siccardi

Publié dans:feste del Signore |on 6 août, 2015 |Pas de commentaires »

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