Archive pour le 5 août, 2015

ricordo della prima comunione

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LA PAROLA DI DIO INSEGNATA AI NOSTRI FIGLI

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LA PAROLA DI DIO INSEGNATA AI NOSTRI FIGLI

Sara (dal sito : donne cristiane nel web)

Come mettere l’acquolina in bocca della Parola di Dio nei nostri figli?
Come trasmettere ai nostri figli il desiderio di avere una relazione con Dio, il gusto della Bibbia e della preghiera in famiglia?
Quando leggiamo la Bibbia, troviamo un certo numero di consigli e di indicazioni sull’educazione dei figli anche se ci sono pochi testi specifici sulla vita di famiglia.
In particolare, nell’Antico Testamento la famiglia è un luogo privilegiato in cui vivere la fede. Nel contesto del Nuovo Testamento la famiglia e la chiesa si confondono nello stesso luogo e con gli stessi attori.
La Scrittura ci spiega delle funzioni, ci descrive dei principi e delle attitudini, ma ci dice poco sulle forme; queste sono definite nel quadro di ogni epoca e di ogni cultura. Due testi dell’Antico Testamento possono però aiutarci a collocarci come genitori cristiani.

Imparare a mettere in pratica la Parola di Dio
“Tu amerai dunque l’Eterno, il tuo Dio,
con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze.
E questi comandamenti che oggi ti do ti staranno nel cuore;
li inculcherai ai tuoi figliuoli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua,
quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai.
Te li legherai alla mano come un segnale,
ti saranno come frontali tra gli occhi,
e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.” (Deuteronomio 6:5 – 9)

Questi versetti ci ricordano la necessaria coerenza presente nella nostra vita. Il testo ci è sicuramente familiare, ma conviene sottolineare alcuni aspetti.
Si situa nel contesto del capitolo 5 del Deuteronomio, della fede fondamentale del Decalogo; siamo nel cuore della relazione tra Dio e il Suo popolo, al centro dell’Alleanza. La messa in pratica della Parola di Dio è la caratteristica della saggezza per l’ebreo. La messa in pratica è oggetto delle diverse esortazioni di questo passo, prima ancora di essere oggetto dell’insegnamento del fanciullo. Siamo lontani dalla semplice concezione occidentale del volume delle conoscenze accumulate. Quanto al verbo “inculcare”, significa letteralmente “affilare”, (come si affilano i denti di un utensile). Si tratta di un insegnamento dinamico e di un apprendimento di applicazioni delle direttive del Signore per avere “il mordente” nella vita.
Il testo ricorda il progetto di felicità che Dio ha per il Suo popolo e dunque per le famiglie che lo compongono.
« Camminate in tutto e per tutto per la via che l’Eterno,
il vostro Dio, vi ha prescritta,
affinché viviate e siate felici
e prolunghiate i vostri giorni nel paese
di cui avrete il possesso. » (Deuteronomio 5:33)

« Or questi sono i comandamenti,
le leggi e le prescrizioni che l’Eterno, il vostro Dio,
ha ordinato di insegnarvi,
perché li mettiate in pratica nel paese
nel quale state per passare per prenderne possesso;
affinché tu tema l’Iddio tuo, l’Eterno, osservando,
tutti i giorni della tua vita, tu, il tuo figliuolo
e il figliuolo del tuo figliuolo, tutte le sue leggi
e tutti i suoi comandamenti che io ti do,
e affinché i tuoi giorni siano prolungati. » (Deuteronomio 6:1-2)

« E l’Eterno ci ordinò di mettere in pratica
tutte queste leggi, temendo l’Eterno, l’Iddio nostro,
affinché fossimo sempre felici,
ed egli ci conservasse in vita,
come ha fatto finora. » (Deuteronomio 6:24)

C’è un legame diretto tra la messa in pratica dei comandamenti del Signore e la Sua benedizione: essere felici e prolungare i propri giorni. Sottolinea l’importanza del progetto familiare e della sua coerenza: a partire dal momento in cui la Legge sarà nel tuo cuore (cioè nel tuo più profondo, al livello dei tuoi pensieri, della tua volontà e dei tuoi sentimenti), testimonierai ai tuoi figli in ogni circostanza: a casa o in viaggio, a qualsiasi ora della giornata.
Ma soprattutto, tu testimonierai con i tuoi atti (v. 8 segnale sulla mano); con le tue attitudini, i tuoi pensieri e parole (v. 8 frontali tra gli occhi); facendo della tua casa un segno dell’autorità del Signore. Chiunque ci entrerà potrà vederlo riflesso nella tua porta. Tu stessa sarai la prima a ricordarlo, quando entrerai in casa tua, che la fede in Dio si vive prima all’interno (v. 9 scritta sugli stipiti della tua casa).
La Parola è chiamata ad accompagnare il nostro entrare ed uscire, ogni nostra attività quotidiana, e la trasmissione della messa in pratica della Parola di Dio appare come il cuore dell’educazione da impartire ai nostri figli.

Dare gusto
Il secondo testo ci invita a dare del gusto.
« Inculca al fanciullo la condotta che deve tenere;
anche quando sarà vecchio non se ne dipartirà. » (Proverbi 22:6)

Una traduzione vicina all’originale potrebbe essere: istruisci il fanciullo secondo la via che deve seguire; e quando i peli della barba nasceranno non se ne allontanerà.
Parecchie parole o espressioni di questo versetto meritano un’attenzione particolare e dovrebbero ispirare le nostre azioni.
“Istruisci il fanciullo”: il verbo istruire ha la stessa radice della parola palato che designa la parte superiore della bocca. E’ utile comprendere il perché. In Israele, quando una donna partoriva, la levatrice insegnava al bebè a succhiare. Addolciva il palato del bambino con un po’ di succo di fico. Il bambino attirato dal gusto strano iniziava un movimento ripetuto della suzione con la bocca. Bastava presentare il seno della mamma perché iniziasse a succhiare il latte.
Istruire significa dare il gusto! E’ la coerenza tra il nostro esempio e le nostre parole a dare il gusto; è l’insegnamento della Parola di Dio spiegata e vissuta; è l’amore portatore di speranza…
Come suscitare il gusto di vivere attaccati a Dio nei nostri ragazzi?
Un buon insegnante suscita nei suoi allievi il gusto di imparare. Ecco il profilo di un tale insegnante: ama il suo mestiere; ama i suoi allievi; ama la materia che insegna.
Da questo cerca di adattare la propria pedagogia ai suoi allievi. La rende attiva, accessibile, il più possibile attraente. Così gli allievi avranno il soddisfazione nell’imparare, nell’ascoltare, nel comprendere ed avranno desiderio di partecipare alle lezioni. Per raggiungere questo obiettivo, l’insegnante investe parecchio sulla sua persona. Ed è a questo che siamo chiamati come genitori, nel nostro ruolo di insegnanti della Parola di Dio nella scuola domenicale, nei gruppi giovanili o nella chiesa locale: trasmettere il gusto del camminare con Dio, di cercare il Suo consiglio, di impegnarsi per Lui.
Questo si comunica innanzitutto con la nostra vita. Bisogna dare dalla nostra persona:
Amare il nostro “mestiere « , essere felici di essere cristiani.
Amare i figli che Dio ci dona.
Avere entusiasmo nel comunicare l’amore di Dio, poichè questo è il nostro « mestiere » da insegnare.
Per ogni ragazzo, c’è una strada diversa. Il progetto di vita deve essere diretto da Dio e in questa prospettiva ci sarà il gusto e il sapore dell’esistenza. Quale grazia poter condurre un bambino alla scoperta di un tale cammino!
Bisogna passare del tempo con i bambini per scoprire la loro personalità e i loro doni. Alcuni si credono incapaci di fare alcunché! Ognuno è diverso dagli altri: alcuni possono esser dotati intellettualmente, altre essere sportivi, altri perseveranti ed altri ancora dolci… Quante ferite quando si entra a far differenze o paragoni, oppure si applica una disciplina identica per personalità diverse! Una vera comprensione del fanciullo si acquisisce progressivamente, nella comprensione delle sue fasi di sviluppo fisico, ma soprattutto affettivo ed intellettivo. Osservando il bambino si impara a conoscerlo. Così si porta avanti l’opera che è stata iniziata in lui (Salmo 139.13-16), correggere gli atteggiamenti sbagliati e pregare per lui.
Il dialogo con i nostri figli deve essere una delle nostre maggiori priorità. Capita a volte di notare, nei padri soprattutto, una mancanza di interesse e di “savoir-faire”. E’ perciò importante il dialogo di coppia.
«e anche quando sarà vecchio non se ne allontanerà». Non soltanto quando sarà vecchio si ricorderà degli insegnamenti ricevuti, ma anche nel momento dell’adolescenza, proprio quando il ragazzo imposta la sua vita e poco alla volta costruisce la sua personalità di adulto potrà scegliere di continuare la sua vita in piena armonia con Dio.
Seminiamo perciò per l’adolescenza, per il tempo importantissimo dell’organizzazione del pensiero e del sistema dei valori. Quale grazia e privilegio poter insegnare al bambino nei suoi primi anni! A rischio di ripetersi, occorre sottolineare il ruolo della famiglia, dei genitori in particolare. E’ fondamentale che l’educazione data ai loro figli si fondi sulla massima coerenza possibile tra parole e azioni in ambito familiare.
Gli aspetti formali dell’educazione cristiana (culto in famiglia, attività in seno alla chiesa) devono trovare la loro applicazione nella vita di tutti i giorni. Tra i figli di famiglia cristiana succede spesso che si arrivi alla saturazione del sapere, e a volte irritazione a dover agire in un certo modo. Ma il valore dell’esempio dei loro genitori darà loro il gusto di diventare di veri cristiani.

Come fare? Un esempio: il culto di famiglia
Un punto importante su cui tornare è quello del culto di famiglia. Ricordiamo che il culto in famiglia non deve avere come obiettivo quello di abituare i bambini all’esercizio della pietà, ma di portarli alla scoperta del Signore, del posto che Egli ha nelle vite dei loro genitori, e di insegnare loro cos’è la vita con Dio. E’ nella condivisione familiare che impariamo quali cose cambiare nelle nostre vite.
Alcuni danno al culto di famiglia una forma particolarmente seria ed i termini stessi contribuiscono a questa immagine. Ma occorre invece evitare ciò che è noioso per i bambini, la monotonia, la routine, dando spazio alla creatività. Si possono trovare degli aiuti pratici per il culto di famiglia, con un approccio interessante che proponga temi diversi e forme pedagogiche attive. E’ importante che i figli siano partecipanti attivi nel proporre canti, magari preparandosi (con o senza di noi, secondo l’età) su degli argomenti particolari. La vita quotidiana di famiglia, situazioni vissute a scuola serviranno per attualizzare l’etica cristiana attraverso le circostanze.
Alcuni genitori trovano utile avere un tema articolato in diversi soggetti nel corso di un mese: la dottrina cristiana, i frutti dello Spirito, la missione, i libri della Bibbia… Ma alternare soggetti biblici con racconti missionari arricchirà il ritmo degli incontri e risveglierò l’interesse.
Sarebbe bene che il padre animi il culto di famiglia, ma l’impegno deve essere largamente condiviso con la mamma. Questa responsabilità può essere anche delegata ogni tanto a uno dei ragazzi.
Il culto di famiglia offre la possibilità di dare gusto alla Parola di Dio e alla preghiera.
Permette apprendimento dell’intercessione. I bambini possono stabilire una propria lista di amici, di membri di chiesa, missionari o prigionieri (per la fede) che hanno bisogno di soccorso in preghiera.
Le preghiere dei genitori dovrebbero essere abbastanza brevi per mantenere l’ascolto dei bambini. La preghiera di famiglia dovrebbe essere come un “bouquet” offerto al Signore, dove ognuno si esprime brevemente e liberamente.
Può essere utile scegliere un’ora precisa in cui radunarsi. Oltre alla monotonia e a una cattiva animazione, si incontrano altre difficoltà come le differenti età dei bambini e il ritmo delle attività quotidiane. A volte è difficile trovare argomenti interessanti per i piccioli e per i grandi. Poi, la televisione, i compiti per la scuola possono diventare nemici del culto di famiglia. Un altro errore frequente è quello di rendere il momento di famiglia con un’atmosfera “ecclesiale”. Genitori rigidi nella disciplina rischiano di rafforzare nei loro figli un’attitudine al rigetto che li porterà al fallimento.
Un culto di famiglia quotidiano è sicuramente una cosa buona, ma deve essere compatibile con le attività dei membri della famiglia. E quando i ragazzi crescono, occorre ancor più delicatezza.
Il culto di famiglia, quando esprime pienamente la fede, la gioia e la comunione, lascia il segno duraturo nei figli (e nei genitori). Costituisce veramente una benedizione che sarà trasmessa alla generazione successiva.

 

Publié dans:FAMIGLIA: FIGLI |on 5 août, 2015 |Pas de commentaires »

PAPA FRANCESCO – LA FAMIGLIA – 21. FAMIGLIE FERITE (II)

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2015/documents/papa-francesco_20150805_udienza-generale.html

PAPA FRANCESCO

UDIENZA GENERALE

Aula Paolo VI

Mercoledì, 5 agosto 2015

LA FAMIGLIA – 21. FAMIGLIE FERITE (II)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Con questa catechesi riprendiamo la nostra riflessione sulla famiglia. Dopo aver parlato, l’ultima volta, delle famiglie ferite a causa della incomprensione dei coniugi, oggi vorrei fermare la nostra attenzione su un’altra realtà: come prenderci cura di coloro che, in seguito all’irreversibile fallimento del loro legame matrimoniale, hanno intrapreso una nuova unione.
La Chiesa sa bene che una tale situazione contraddice il Sacramento cristiano. Tuttavia il suo sguardo di maestra attinge sempre da un cuore di madre; un cuore che, animato dallo Spirito Santo, cerca sempre il bene e la salvezza delle persone. Ecco perché sente il dovere, «per amore della verità», di «ben discernere le situazioni». Così si esprimeva san Giovanni Paolo II, nell’Esortazione apostolica Familiaris consortio (n. 84), portando ad esempio la differenza tra chi ha subito la separazione rispetto a chi l’ha provocata. Si deve fare questo discernimento.
Se poi guardiamo anche questi nuovi legami con gli occhi dei figli piccoli – e i piccoli guardano –, con gli occhi dei bambini, vediamo ancora di più l’urgenza di sviluppare nelle nostre comunità un’accoglienza reale verso le persone che vivono tali situazioni. Per questo è importante che lo stile della comunità, il suo linguaggio, i suoi atteggiamenti, siano sempre attenti alle persone, a partire dai piccoli. Loro sono quelli che soffrono di più, in queste situazioni. Del resto, come potremmo raccomandare a questi genitori di fare di tutto per educare i figli alla vita cristiana, dando loro l’esempio di una fede convinta e praticata, se li tenessimo a distanza dalla vita della comunità, come se fossero scomunicati? Si deve fare in modo di non aggiungere altri pesi oltre a quelli che i figli, in queste situazioni, già si trovano a dover portare! Purtroppo, il numero di questi bambini e ragazzi è davvero grande. E’ importante che essi sentano la Chiesa come madre attenta a tutti, sempre disposta all’ascolto e all’incontro.
In questi decenni, in verità, la Chiesa non è stata né insensibile né pigra. Grazie all’approfondimento compiuto dai Pastori, guidato e confermato dai miei Predecessori, è molto cresciuta la consapevolezza che è necessaria una fraterna e attenta accoglienza, nell’amore e nella verità, verso i battezzati che hanno stabilito una nuova convivenza dopo il fallimento del matrimonio sacramentale; in effetti, queste persone non sono affatto scomunicate: non sono scomunicate!, e non vanno assolutamente trattate come tali: esse fanno sempre parte della Chiesa.
Papa Benedetto XVI è intervenuto su tale questione, sollecitando un attento discernimento e un sapiente accompagnamento pastorale, sapendo che non esistono «semplici ricette» (Discorso al VII Incontro Mondiale delle Famiglie, Milano, 2 giugno 2012, risposta n. 5).Di qui il ripetuto invito dei Pastori a manifestare apertamente e coerentemente la disponibilità della comunità ad accoglierli e a incoraggiarli, perché vivano e sviluppino sempre più la loro appartenenza a Cristo e alla Chiesa con la preghiera, con l’ascolto della Parola di Dio, con la frequenza alla liturgia, con l’educazione cristiana dei figli, con la carità e il servizio ai poveri, con l’impegno per la giustizia e la pace.
L’icona biblica del Buon Pastore (Gv 10,11-18) riassume la missione che Gesù ha ricevuto dal Padre: quella di dare la vita per le pecore. Tale atteggiamento è un modello anche per la Chiesa, che accoglie i suoi figli come una madre che dona la sua vita per loro. «La Chiesa è chiamata ad essere sempre la casa aperta del Padre […]» – Niente porte chiuse! Niente porte chiuse! – «Tutti possono partecipare in qualche modo alla vita ecclesiale, tutti possono far parte della comunità. La Chiesa […] è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa» (Esort. ap. Evangelii gaudium, n. 47).
Allo stesso modo tutti i cristiani sono chiamati a imitare il Buon Pastore. Soprattutto le famiglie cristiane possono collaborare con Lui prendendosi cura delle famiglie ferite, accompagnandole nella vita di fede della comunità. Ciascuno faccia la sua parte nell’assumere l’atteggiamento del Buon Pastore, il quale conosce ognuna delle sue pecore e nessuna esclude dal suo infinito amore!

 

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