LA GIOIA PERFETTA – SAN FRANCESCO D’ASSISI *

http://www.atma-o-jibon.org/italiano6/letture_patristiche_z.htm#«NELL’ANGUSTIA IO SONO CON LUI»

LA GIOIA PERFETTA

SAN FRANCESCO D’ASSISI *

«Io non mi voglio gloriare se non nella croce di Cristo» (Gal. 6, 14). Tutta la fisionomia e la vita di Francesco sono racchiuse in questa tensione d’amore. /I Cristo si svela a lui nel Vangelo e lo sradica da se stesso per abbarbicarlo all’amore della Croce e a quello di madonna Povertà. Seguito nella sua trasformazione da numerosi discepoli, stabilisce per essi una nuova regola di vita, che viene presto riconosciuta e approvata dalla Chiesa. Sigillato dalle piaghe di Cristo crocifisso, che in un’estasi riceve sul monte della Verna, muore dopo pochi anni ad Assisi nel 1226.
Venendo una volta santo Francesco da Perugia a Santa Maria degli Angeli con frate Leone a tempo di verno, e il freddo grandissimo fortemente il cruciava, chiamò frate Leone, H quale andava un poco innanzi, e disse così: «O frate Leone, avvegnadio che i frati minori in ogni terra dieno grande esempio di santità e di buona edificazione, nientedimeno scrivi e nota diligentemente che non è ivi perfetta letizia».
«…O frate Leone, se il frate minore sapesse tutte le scienze e tutte le scritture, sì che sapesse profetare e rivelare non solamente le cose future, ma eziandio i segreti delle coscienze e degli animi, scrivi che non è in ciò perfetta letizia».
«…O frate Leone, benché il frate minore sapesse sì bene predicare, ch’egli converHsse tutti gl’infedeli alla fede di Cristo, scrivi che non è ivi perfetta letizia».
E durando questo modo di parlare bene due miglia, frate Leone con grande ammirazione il domandò e disse: «Padre, io ti priego dalla parte di Dio, che tu mi dica dove è perfetta letizia». E santo Francesco gli rispuose: «Quando noi giungeremo a Santa Maria degli Angeli, così bagnati per la piova e agghiacciati per lo freddo e infangati di loto e afflitti di fame, e picchieremo la porta d~lIo luogo, e il portinaio verrà adirato e dirà: «Chi siete voi? – e noi diremo: Noi siamo due de’ vostri frati; – e colui dirà: Voi non dite vero; anzi siete due ribaldi, che andate ingannando il mondo e rubando le limosine de’ poveri; andate via.- E non ci aprirà e faracci stare fuori alla neve e alla acqua col freddo e colla fame insino alla notte, se noi tante ingiurie e tanta crudeltà e tanti commiati sosterremo pazientemente senza turbazione e senza mormorare di lui, e penseremo umilmente e caritativamente che quello portinaio veramente ci conosca e che Iddio il faccia parlare contro di noi, frate Leone, scrivi che ivi è perfetta letizia. E se noi persevereremo picchiando, ed egli uscirà fuori turbato, e come gaglioffi importuni ci caccerà con villanie e con gotate dicendo: «Partitevi quinci, ladroncelli vilissimi, andate allo spedale, ché qui non mangerete voi, né non ci albergherete, – se noi questo sosterremo pazientemente e con allegrezza e con buon amore, o frate Leone, scrivi che quivi è perfetta letizia. E se noi pur costretti dalla fame e dal freddo e dalla notte più picchieremo e chiameremo e pregheremo per l’amore ,di Dio con grande pianto, che ci apra e mettaci pur dentro; e quelli più scandolezzato dirà: «Costoro sono gaglioffi importuni; io li pagherò bene come ei sono degni -; e uscirà fuori con uno bastone nacchieruto e piglieracci per lo cappuocio e gitteracci in terra e involgeracci nella neve e batteracci a nodo a nodo con quello bastone: se noi tutte queste cose sosterremo pazientemente e con allegrezza, pensando le pene di Cristo benedetto, le quali noi dobbiamo sostenere per suo amore, o frate Leone, scrivi che in questo è perfetta letizia. E però odi la conclusione, frate Leone. Sopra tutte le grazie e doni della Spirito Santo, le quali Cristo concede agli amici suoi, è vincere se medesimo e volentieri per lo amore di Cristo sostenere pene, ingiurie e obbrobri e disagi; imperò che in tutti gli altri doni di Dio noi non ci passiamo gloriare; però che non sono nostri ma di Dio; onde dice l’Apastolo: Che hai tu che non abbi da Dio? e se tu l’hai avuto da lui, perché te ne glori, come se tu l’avessi da te? (I Corinti 4, 7). Ma nella croce della tribolazione e della afflizione ci possiamo gloriare, però che «questo è nostro» e perciò dice l’Apostolo: «Io non mi voglio gloriare, se non nella croce del nostro signore Gesù Cristo» (Galati 6, 14). Al quale sia sempre onore e gloria in secula secularum. Amen.

* I Fioretti di S. Francesco, VIII – Ed. La Verna 1966 – pp. 39-43.

 

Publié dans : San Francesco d'Assisi |le 6 mai, 2015 |Pas de Commentaires »

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