IL MARE (studi biblici)

http://www.paoline.it/Conoscere-la-Bibbia/articoloRubrica_arb1988.aspx

IL MARE

[FILIPPA CASTRONOVO]

La distesa di grandi acque, nella Bibbia, è spesso sinonimo di caos o di pericolo, ma è anche il luogo dove si manifesta la signorìa di Dio come Creatore e Salvatore del suo popolo
Il mare, jam in ebraico, tradotto anche con “grandi acque”, “diluvio” sia nella Bibbia come anche nelle antiche culture del vicino Oriente è simbolo del caos primordiale, della morte, del nulla e del male, luogo popolato da mostri. Questi antichi popoli concepivano la terra come una piattaforma sulla quale si stendeva la volta celeste. Sotto la piattaforma terreste ribollivano le acque oceaniche che si accanivano contro le colonne che reggevano la terra.
Ne derivava un equilibrio instabile che, secondo la Bibbia, solo Dio creatore dominava. Egli, infatti, creò il cielo, la terra e il mare quando “divise” le acque marine e la terraferma. Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo si raccolgono in un solo luogo e appaia l’asciutto. E così avvenne. Dio chiamò l’asciutto terra e la massa delle acque mare» (Gen 1,9-10). Tra mare e terra Dio pone un limite: «Quando stabiliva al mare i suoi confini sicché le sue acque non oltrepassassero la spiaggia io ero con lui» (cfr. Prov 8,29-30).
Diversi libri biblici esprimono il mare, quale personificazione del male, come luogo popolato da mostri da nomi impressionanti: Leviatan, «serpente tortuoso, guizzante, drago marino» simile a un enorme coccodrillo (Is 41); Rahab, altro cetaceo mostruoso, Behemot, simile all’ippopotamo (Gb 40,15-24); la Bestia marina dell’Apocalisse (13,1-2) che sale dall’Abisso per distruggere la terra (17,8). Dio domina le forze distruttive del male: «È lui che comanda alle acque del mare, dichiara il profeta Amos (5,8) e le spande sulla terra». «Il Signore degli eserciti solleva il mare e ne fa mugghiare le onde» (Ger 31,35). La potenza divina si dispiega dominando il mare.
Nell’esodo d’Israele dall’Egitto, Dio, attraverso Mosè, impone al mare di bloccarsi come muraglia (Es 14,22), scatenandolo come arma del suo giudizio sugli egiziani: «Al soffio della tua ira si accumularono le acque, si alzarono le onde come un argine, si rappresero gli abissi in fondo al mare. Soffiasti col tuo alito: il mare li coprì, sprofondarono come piombo in acque profonde» (Es 15,8.10). Il fluttuare delle onde del mare nel libro dei Proverbi è paragonato all’andamento dell’ubriaco: «Sarai come chi giace in mezzo al mare, come chi siede sull’albero maestro» (23,24).
Il potere di Dio di dominare il mare nel Nuovo Testamento è esercitato da Gesù. Nel sedare la tempesta si rivela il Signore che tratta il mare alla pari di un essere diabolico, dominandolo: «Sgridò il vento e disse al mare: Taci, calmati! Furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: Chi è costui al quale anche il vento e il mare obbediscono?» (Mc 4,35-41). Nei racconti evangelici, Gesù oltre a sedare la tempesta cammina sulle acque del mare e anche a Pietro permette di camminare verso di lui sulle acque (Mt 14,22-26; Mc 6,45-52; Lc 8,22-25; Gv 6, 16-21).
Nella Gerusalemme celeste, raffigurata dal libro dell’ Apocalisse, la Gerusalemme celeste, il mare simbolo del male scomparirà definitivamente: «Vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più» (Ap 21,1).

Da sapere che:
I salmi cantano la potenza di Dio che domina il mare. Dio fa camminare il popolo sull’asciutto: «Il mare vide e si ritrasse indietro. Che hai tu, mare, per fuggire?» (Sal 114, 3.5); salva Davide dai nemici: «Stese la mano dall’alto, mi afferrò, mi sollevò dalle grandi acque mi portò al largo, mi liberò perché mi vuol bene» (Sal 18, 17. 20).
Il profeta Giona, inghiottito dal mostro marino, canta a Dio la sua angoscia mortale: «Mi hai gettato nell’abisso, nel cuore del mare, tutti flutti e le onde sono passate sopra di me. Le acque mi hanno sommerso fino alla gola, l’abisso mi ha avvolto, l’alga si è avvinta al mio capo» (2,4.6). Il suo permanere tre giorni e tre notti nel mare richiama Gesù che rimase tre giorni nel sepolcro (Lc 11,29-30)
L’apostolo Paolo narra di «aver fatto naufragio tre volte e di aver trascorso un giorno e una notte in balia delle onde» (2 Cor 11,25), ma Dio ogni volta lo ha liberato. Gli Atti degli Apostoli narrano il naufragio di Paolo nell’isola di Malta come entrare e uscire dalla morte per opera di Dio (At 37,39-44).
La riflessione cristiana vede che come dalle acque del Mar Rosso uscì un popolo salvato dalla morte così dalle acque del battesimo, nasce il popolo di Dio salvato per mezzo della morte e risurrezione di Cristo.

Publié dans : biblica, BIBLICA: STUDI |le 16 avril, 2015 |Pas de Commentaires »

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