Archive pour le 27 février, 2015

Trasfigurazione del Signore, Chiesa Ortodossa

Trasfigurazione del Signore, Chiesa Ortodossa dans immagini sacre Transfiguration

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Publié dans:immagini sacre |on 27 février, 2015 |Pas de commentaires »

OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI – II DOMENICA DI QUARESIMA ANNO B

http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/homilies/2012/documents/hf_ben-xvi_hom_20120304_torrino.html

VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA DI SAN GIOVANNI BATTISTA DE LA SALLE AL TORRINO

OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI – II DOMENICA DI QUARESIMA ANNO B

Domenica, 4 marzo 2012

Cari fratelli e sorelle della Parrochia di San Giovanni Battista de La Salle!

Innanzitutto vorrei dire, con tutto il mio cuore, grazie per questa accoglienza così cordiale, calorosa. Grazie al buon Parroco per le sue belle parole, grazie per questo spirito di familiarità che trovo. Siamo realmente famiglia di Dio e il fatto che vedete nel Papa anche il papà, è per me una cosa molto bella che mi incoraggia! Ma adesso dobbiamo pensare che anche il Papa non è l’ultima istanza: l’ultima istanza è il Signore e guardiamo al Signore per percepire, per capire – in quanto possibile – qualcosa del messaggio di questa seconda Domenica della Quaresima.
La liturgia di questo giorno ci prepara sia al mistero della Passione – lo abbiamo sentito nella prima Lettura – sia alla gioia della Risurrezione.
La prima Lettura ci riferisce l’episodio in cui Dio mette alla prova Abramo (cfr Gen 22,1-18). Egli aveva un unico figlio, Isacco, natogli in vecchiaia. Era il figlio della promessa, il figlio che avrebbe dovuto portare poi la salvezza anche ai popoli. Ma un giorno Abramo riceve da Dio il comando di offrirlo in sacrificio. L’anziano patriarca si trova di fronte alla prospettiva di un sacrificio che per lui, padre, è certamente il più grande che si possa immaginare. Tuttavia non esita neppure un istante e, dopo aver preparato il necessario, parte insieme ad Isacco per il luogo stabilito. E possiamo immaginare questa camminata verso la cima del monte, che cosa sia successo nel suo cuore e nel cuore del figlio. Costruisce un altare, colloca la legna e, legato il ragazzo, afferra il coltello per immolarlo. Abramo si fida totalmente di Dio, da essere disposto anche a sacrificare il proprio figlio e, con il figlio, il futuro, perché senza figlio la promessa della terra era niente, finisce nel niente. E sacrificando il figlio sacrifica se stesso, tutto il suo futuro, tutta la promessa. È realmente un atto di fede radicalissimo. In questo momento viene fermato da un ordine dall’alto: Dio non vuole la morte, ma la vita, il vero sacrificio non dà morte, ma è la vita e l’obbedienza di Abramo è diventa fonte di una immensa benedizione fino ad oggi. Lasciamo questo, ma possiamo meditare questo mistero.
Nella seconda Lettura, san Paolo afferma che Dio stesso ha compiuto un sacrificio: ci ha dato il suo proprio Figlio, lo ha donato sulla Croce per vincere il peccato e la morte, per vincere il maligno e per superare tutta la malizia che esiste nel mondo. E questa straordinaria misericordia di Dio suscita l’ammirazione dell’Apostolo e una profonda fiducia nella forza dell’amore di Dio per noi; afferma, infatti san Paolo: «[Dio], che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui?» (Rm 8,32). Se Dio dà se stesso nel Figlio, ci dà tutto. E Paolo insiste sulla potenza del sacrificio redentore di Cristo contro ogni altro potere che può insidiare la nostra vita. Egli si chiede: «Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi ci condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!» (vv. 33-34). Noi siamo nel cuore di Dio, questa è la nostra grande fiducia. Questo crea amore e nell’amore andiamo verso Dio. Se Dio ha donato il proprio Figlio per tutti noi, nessuno potrà accusarci, nessuno potrà condannarci, nessuno potrà separarci dal suo immenso amore. Proprio il sacrificio supremo di amore sulla Croce, che il Figlio di Dio ha accettato e scelto volontariamente, diventa fonte della nostra giustificazione, della nostra salvezza. E pensiamo che nella Sacra Eucaristia è sempre presente questo atto del Signore che nel suo cuore rimane in eterno, e questo atto del suo cuore ci attira, ci unisce con se stesso.
Finalmente, il Vangelo ci parla dell’episodio della trasfigurazione (cfr Mc 9,2-10): Gesù si manifesta nella sua gloria prima del sacrificio della Croce e Dio Padre lo proclama suo Figlio prediletto, l’amato, e invita i discepoli ad ascoltarlo. Gesù sale su un alto monte e prende con sé tre apostoli – Pietro, Giacomo e Giovanni –, che gli saranno particolarmente vicini nell’estrema agonia, su un altro monte, quello degli Ulivi. Da poco il Signore aveva annunciato la sua passione e Pietro non era riuscito a capire perché il Signore, il Figlio di Dio, parlasse di sofferenza, di rifiuto, di morte, di croce, anzi si era opposto con decisione a questa prospettiva. Ora Gesù prende con sé i tre discepoli per aiutarli a comprendere che la strada per giungere alla gloria, la strada dell’amore luminoso che vince le tenebre, passa attraverso il dono totale di sé, passa attraverso lo scandalo della Croce. E il Signore sempre di nuovo deve prendere con sé anche noi, almeno per cominciare a capire che questo è il cammino necessario. La trasfigurazione è un momento anticipato di luce che aiuta anche noi a guardare alla passione di Gesù con lo sguardo della fede. Essa, sì, è un mistero di sofferenza, ma è anche la «beata passione» perché è – nel nucleo – un mistero di amore straordinario di Dio; è l’esodo definitivo che ci apre la porta verso la libertà e la novità della Risurrezione, della salvezza dal male. Ne abbiamo bisogno nel nostro cammino quotidiano, spesso segnato anche dal buio del male!
Cari fratelli e sorelle! Come ho già detto, sono molto lieto di essere in mezzo a voi, oggi, per celebrare il Giorno del Signore. Saluto cordialmente il Cardinale Vicario, il Vescovo Ausiliare del Settore, il vostro Parroco, don Giampaolo Perugini, che ringrazio, ancora una volta, per le gentili parole che mi ha rivolto a nome di tutti voi e anche per i graditi doni che mi avete offerto. Saluto i Vicari Parrocchiali. E saluto le Suore Francescane Missionarie del Cuore Immacolato di Maria, qui presenti da tanti anni, particolarmente benemerite per la vita di questa parrocchia, che ha trovato pronta e generosa ospitalità nella loro casa nei primi tre anni di vita. Estendo poi il mio saluto ai Fratelli delle Scuole Cristiane, naturalmente affezionati a questa chiesa parrocchiale che porta il nome del loro Fondatore. Saluto, inoltre, quanti sono attivi nell’ambito della Parrocchia: mi riferisco ai catechisti, ai membri delle Associazioni e dei Movimenti, come pure dei diversi gruppi parrocchiali. Vorrei infine estendere il mio pensiero a tutti gli abitanti del quartiere, specialmente agli anziani, ai malati, alle persone sole e in difficoltà.
Venendo oggi in mezzo a voi, ho notato la particolare posizione di questa chiesa, posta nel punto più alto del quartiere, e dotata di un campanile slanciato, quasi un dito o una freccia verso il cielo. Mi pare sia questa una indicazione importante: come i tre apostoli del Vangelo, anche noi abbiamo bisogno di salire sul monte della trasfigurazione per ricevere la luce di Dio, perché il suo Volto illumini il nostro volto. Ed è nella preghiera personale e comunitaria che noi incontriamo il Signore non come un’idea, o come una proposta morale, ma come una Persona che vuole entrare in rapporto con noi, che vuole essere amico e vuole rinnovare la nostra vita per renderla come la sua. E questo incontro non è solo un fatto personale; questa vostra chiesa posta nel punto più alto del quartiere vi ricorda che il Vangelo deve essere comunicato, annunciato a tutti. Non aspettiamo che altri vengano a portare messaggi diversi, che non conducono alla vera vita, fatevi voi stessi missionari di Cristo ai fratelli là dove vivono, lavorano, studiano o soltanto trascorrono il tempo libero. Conosco le tante e significative opere di evangelizzazione che state attuando, in particolare attraverso l’oratorio chiamato «Stella polare», – sono felice di portare anche questa camicia [la maglietta dell’oratorio] – dove, grazie al volontariato di persone competenti e generose e con il coinvolgimento delle famiglie, si favorisce l’aggregazione dei ragazzi attraverso l’attività sportiva, senza trascurare però la formazione culturale, attraverso l’arte e la musica, e soprattutto si educa al rapporto con Dio, ai valori cristiani e ad una sempre più consapevole partecipazione alla celebrazione eucaristica domenicale.
Mi rallegro che il senso di appartenenza alla comunità parrocchiale sia venuto sempre più maturando e consolidandosi nel corso degli anni. La fede va vissuta insieme e la parrocchia è un luogo in cui si impara a vivere la propria fede nel «noi» della Chiesa. E desidero incoraggiarvi affinché cresca anche la corresponsabilità pastorale, in una prospettiva di autentica comunione fra tutte le realtà presenti, che sono chiamate a camminare insieme, a vivere la complementarietà nella diversità, a testimoniare il «noi» della Chiesa, della famiglia di Dio. Conosco l’impegno che mettete nella preparazione dei ragazzi e dei giovani ai Sacramenti della vita cristiana. Il prossimo «Anno della fede» sia un’occasione propizia anche per questa parrocchia per far crescere e consolidare l’esperienza della catechesi sulle grandi verità della fede cristiana, in modo da permettere a tutto il quartiere di conoscere e approfondire il Credo della Chiesa, e superare quell’«analfabetismo religioso» che è uno dei più grandi problemi del nostro oggi.
Cari amici! La vostra è una comunità giovane – si vede -costituita da famiglie giovani, e tanti sono, grazie a Dio, i bambini e i ragazzi che la popolano. A questo proposito, vorrei ricordare il compito della famiglia e dell’intera comunità cristiana di educare alla fede, aiutati in ciò dal tema del corrente anno pastorale, dagli orientamenti pastorali proposti dalla Conferenza Episcopale Italiana e senza dimenticare il profondo e sempre attuale insegnamento di san Giovanni Battista de La Salle. In particolare, care famiglie, voi siete l’ambiente di vita in cui si muovono i primi passi della fede; siate comunità in cui si impara a conoscere ed amare sempre di più il Signore, comunità in cui ci si arricchisce a vicenda per vivere una fede veramente adulta.
Vorrei, infine, richiamare a voi tutti l’importanza e la centralità dell’Eucaristia nella vita personale e comunitaria. La santa Messa sia al centro della vostra Domenica, che va riscoperta e vissuta come giorno di Dio e della comunità, giorno in cui lodare e celebrare Colui che è morto e risorto per la nostra salvezza, giorno in cui vivere insieme nella gioia di una comunità aperta e pronta ad accogliere ogni persona sola o in difficoltà. Riuniti attorno all’Eucaristia, infatti, avvertiamo più facilmente come la missione di ogni comunità cristiana sia quella di recare il messaggio dell’amore di Dio a tutti gli uomini. Ecco perché è importante che l’Eucaristia sia sempre il cuore della vita dei fedeli, come lo è quest’oggi.
Cari fratelli e sorelle! Dal Tabor, il monte della Trasfigurazione, l’itinerario quaresimale ci conduce fino al Golgota, monte del supremo sacrificio di amore dell’unico Sacerdote della nuova ed eterna Alleanza. In quel sacrificio è racchiusa la più grande forza di trasformazione dell’uomo e della storia. Assumendo su di sé ogni conseguenza del male e del peccato, Gesù è risorto il terzo giorno come vincitore della morte e del Maligno. La Quaresima ci prepara a partecipare personalmente a questo grande mistero della fede, che celebreremo nel Triduo della passione, morte e risurrezione di Cristo. Alla Vergine Maria affidiamo il nostro cammino quaresimale, come quello della Chiesa intera. Ella, che ha seguito il suo Figlio Gesù fino alla Croce, ci aiuti ad essere discepoli fedeli di Cristo, cristiani maturi, per poter partecipare insieme con Lei alla pienezza della gioia pasquale. Amen!

 

OMELIA II DOMENICA DI QUARESIMA B

http://www.donbosco-torino.it/ita/Domenica/02-annoB/14-15/Omelie/6-Quaresima/2a-Domenica-B-2015/10-02a-Quaresima-B-2015-UD.htm

1 MARZO 2015 | 2A DOMENICA – T. QUARESIMA B | OMELIA

2A DOMENICA – T. QUARESIMA 2015

Per cominciare
Quaresima: tempo forte di conversione, tempo di rinnovamento per rifarci gli occhi e il cuore. Dopo il rito delle ceneri e aver rivissuto la Quaresima di Gesù e la sua vittoria sulle tentazioni, oggi viviamo con Pietro, Giacomo e Giovanni l’esperienza della trasfigurazione, che anticipa la Pasqua.

La Parola di Dio
Genesi, 22,1-2.9a.10-13.15-18. Abramo, il generoso, il fedele a Dio, non gli nega neppure il figlio della promessa. Un episodio oscuro e tragico, che richiama il sacrificio del Figlio di Dio sulla croce.
Romani 8,31b-34. « Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? », dice Paolo. La bontà di Dio è senza misura, dal momento che per nostro amore ha consegnato il proprio Figlio nelle nostre mani.
Marco 9,2-10. Accanto a Gesù trasfigurato compaiono Mosè ed Elia, la legge e la profezia. È l’investitura solenne di Gesù, il messia promesso e atteso. Preceduta e seguita dalle parole di Gesù sulla sua passione e morte, la trasfigurazione è un’anticipazione della risurrezione per i tre apostoli presenti.

Riflettere…
o L’episodio della trasfigurazione è uno dei più attraenti della vita di Gesù e ha ispirato da sempre la fede dei cristiani. Lo si trova nei tre vangeli sinottici, ma anche in Pietro, che dice: « Egli ricevette onore e gloria da Dio Padre, quando giunse a lui questa voce dalla maestosa gloria: « Questi è il Figlio mio, l’amato, nel quale ho posto il mio compiacimento ». Questa voce noi l’abbiamo udita discendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte » (2Pt 1,17-18).
o Marco, che pure scrive il vangelo più breve, dà sulla trasfigurazione molti particolari. Dice che le vesti erano splendenti, bianchissime (« Nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche ». E riferisce le parole di Pietro: « Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia ». Precisando: « Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati ». Come si sa, molto probabilmente Marco riporta la predicazione di Pietro.
o Quello della trasfigurazione è un episodio ricco di significato proprio per il momento in cui avviene (è preceduta e seguita dagli annunzi della passione e morte di Gesù), per la presenza di testimoni qualificati dell’antico e del nuovo testamento (Mosè ed Elia), per il legame che ha con il battesimo di Gesù nel Giordano: anche là il Padre era intervenuto per rivelare l’identità di Gesù.
o Scrivendo questo episodio, Marco avrà pensato al capitolo 24 del libro dell’Esodo, quando Mosè salì sul monte per ricevere la legge nel contesto di una grande manifestazione di gloria.
o Ora Mosè è lì a testimoniare la grandezza di Gesù. Marco, ma anche Matteo e Luca, dicono che c’è anche Elia, ed è facile comprendere perché: nella tradizione ebraica si parla spesso di « Mosè e i profeti » ed Elia rappresentava « il profeta tra i profeti ». Messo anche lui al fianco di Gesù nel ruolo di testimone, indica che Gesù è superiore a Mosè e a tutti i profeti dell’antico testamento.
o Singolare in questo episodio la reazione di Pietro, che si rifà all’idea trionfalistica del messia. Pietro pare vedere in questo momento solenne finalmente l’occasione per superare un’idea riduttiva del regno di Dio. Di sperimentare forse anche la bontà della sua scelta di mettersi al seguito di un maestro che non cessava di spegnere gli animi di chi era sempre in attesa di qualcosa di straordinario.
o Il Padre conferma sostanzialmente le parole dette al momento del battesimo di Gesù: « Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo! ».
o Ma alla fine non rimane che Gesù nella sua semplicità di uomo: « Improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro ». Quasi a sottolineare che la trasfigurazione è una parentesi, e che la vita della chiesa deve continuare a seguire le orme di questo maestro normale.
o Gesù appare nella sua gloria proprio a Pietro, Giacomo e Giovanni, i tre che saranno testimoni muti e indifferenti dell’abbattimento del Getsemani. La trasfigurazione sarebbe quindi destinata a sostenere la fede debole degli apostoli, che non riusciranno ad accettare la morte in croce del messia.
o Ma l’episodio è anche un’anticipazione della gloria della risurrezione, destinato a dare a Gesù e agli apostoli piena coscienza del senso finale della missione del messia. È questo il senso delle parole di Gesù: « Ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti ». Ma essi, è evidente, si chiedevano « che cosa volesse dire risorgere dai morti ».
o Nella prima lettura Abramo appare come l’uomo fedele a Dio fino in fondo, senza resistenze, disponibile addirittura a sacrificare Isacco, il figlio della promessa.
o I sacrifici umani erano normali in quel tempo, e con questo tragico episodio Iahvè intendeva affermare la propria riprovazione per questi macabri sacrifici.
o Non possiamo dimenticare che ciò che non ha subito Isacco, lo subirà Gesù. È questa la tradizione ecclesiale, che vede realizzarsi puntualmente nella passione e morte di Gesù quel sacrificio che ad Abramo è stato impedito di consumare.
o È inevitabile quindi collegare la prima lettura anche agli due brani della parola di Dio: Paolo sottolinea che « Dio non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi » (Rm 8,32); mentre il vangelo, come dicevamo, è preceduto e seguito da due annunzi della sua passione.

Attualizzare
* Nella nostra vita, carica del peso dell’oscurità e della sofferenza, non mancano squarci di trasfigurazioni e di bellezza, nei quali Dio lo si incontra davvero, lo si sente a un passo da noi, se ne fa esperienza viva, immediata.
* Questi momenti di esperienza forte di Dio non sono un’illusione, dal momento che sono testimoniati praticamente da tutti i veri credenti. Diventano possibili soprattutto nei momenti di preghiera vera come per Gesù: « Gesù… salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante  » (Lc 9,28-29).
* Un sacerdote torinese, don Paolo Gariglio, fondatore di Radio Nichelino e di molte iniziative a vantaggio dei giovani, ha voluto invitare nel teatro della sua parrocchia tutti coloro che pensavano di aver incontrato Dio. Si sono ritrovati in trecento in un teatro gremito e molti hanno potuto raccontare la loro storia singolarissima, il loro incontro personale con Dio.
* « Dio si fa conoscere a coloro che lo cercano », dice Pascal. Ciò che noi dovremmo fare è creare le condizioni perché questa esperienza diventi possibile. Dio non si sperimenta nel trambusto, nel caos, nell’agitazione delle attività. Bisogna in qualche modo conquistarsi degli spazi in cui si possa fare silenzio, per entrare in noi stessi. « Volete conoscere Dio? Mettetevi in ginocchio » (Fulton Sheen).
* Anche noi che siamo qui, se non siamo venuti solo per una tradizione sociale, o per pura osservanza di un precetto religioso, lo siamo perché in qualche modo abbiamo conosciuto Dio.
* Dio si presenta a noi non tanto per un ragionamento intellettuale, ma attraverso un’esperienza vitale, un’intuizione di fondo irresistibile, che riconosce l’armonia dell’universo, che va oltre i dubbi e le brutture del mondo.
* Tutto il racconto della trasfigurazione ha nello sfondo la croce. La logica di Dio è diversa dalla logica degli uomini e la gloria passa attraverso il sacrifico. Questo è il progetto di Dio sulla vita di Gesù, ma anche sulla nostra vita. Senza croce, cioè senza affrontare la vita in modo che diventi obbedienza a Dio, non ci sarà trasfigurazione-risurrezione.
* La croce coinvolge anche noi, fa parte delle nostre esperienze di vita. Ma sono tanti i passi della parola di Dio che ci danno la certezza, che ? condividendo la vita e le scelte di Gesù ? condivideremo anche la sua gloria. « I giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro » (Mt 13,43), dice Gesù. E Paolo ricorda che « le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi » (Rm 8,18); e ancora: « Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria » (Col 3,4).

Dio può farsi vedere
« Dio nel suo amore, nella sua bontà verso gli uomini, nella sua potenza è giunto fino a concedere a coloro che lo amano il privilegio di vederlo. L’uomo con le sue sole forze non potrà mai vedere Dio. Ma se Dio lo vuole, può farsi vedere da chi vuole, quando vuole e come vuole. Come coloro che vedono la luce, sono nella luce e partecipano al suo splendore, così coloro che vedono Dio sono in Dio e partecipano al suo splendore. Lo splendore di Dio dona la vita: coloro che vedono Dio ricevono dunque la vita » (sant’Ireneo).

Dio esiste, io l’ho incontrato
André Frossard nacque in una famiglia dove nessuno si poneva il problema di Dio. Nessuno ne parlava. Il padre era deputato e primo segretario del partito comunista francese. Quando si trasferì a Parigi, André frequentò il liceo, ma l’andare a scuola lo interessava poco. Preferiva « tagliare » e frequentare giardini e piscine, possibilmente in compagnia di ragazzine. Finiti gli studi, il padre lo fece entrare nella redazione di un giornale della sera. Fu li che conobbe André Willemin, un giovane ottimista col quale strinse fraterna amicizia. Il lavoro di giornalista lo interessava poco. Non aveva ideali, né problemi esistenziali, delusioni o dubbi. Era un ateo tranquillo. Fu a questo punto che Dio gli tese un’imboscata. Un pomeriggio, stanco di attendere l’amico Willemin, per ingannare il tempo entrò in chiesa. Sopra l’altar maggiore vi era un ostensorio per l’adorazione perpetua. Fece in un istante un’esperienza che non riuscì a descrivere, ma che lo trasformò totalmente. Uscendo da quella chiesa insieme all’amico, era diventato definitivamente « cattolico ». Scriverà il libro della sua vita, il best-seller Dio esiste; io l’ho incontrato.

Fonte autorizzata : Umberto DE VANNA

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