Archive pour le 23 janvier, 2015

San Giovanni Battista

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Il Libro di Giona, con una Lectio di Benedetto XVI.

http://kairosterzomillennio.blogspot.it/2013/02/il-segno-del-figlio-delluomo.html

IL LIBRO DI GIONA

mercoledì 20 febbraio 2013

Di seguito ill Vangelo di oggi, 20 febbraio, mercoledi della I settimana di Quaresima, con un commento.
Su questo Vangelo vedi anche in questo blog il post dal titolo: « Il segno di Giona », pubblicato il 14 ottobre del 2012, con una Lectio di Benedetto XVI.

Il libro di Giona e la sua prosecuzione neotestamentaria
è la più decisa negazione del relativismo
e dell’indifferenza che si possa immaginare.
Anche per i cristiani di oggi vale
« Alzati… e annunzia quanto ti dirò ».
Anche oggi deve essere annunciato l’unico Dio.
Anche oggi è necessario agli uomini Cristo, il vero Giona.
Anche oggi deve esserci pentimento perché ci sia salvezza.
E come la strada di Giona fu per lui stesso una strada di penitenza,
e la sua credibilità veniva dal fatto
che egli era segnato dalla notte delle sofferenze,
così anche oggi noi cristiani
dobbiamo innanzitutto essere per primi
sulla strada della penitenza per essere credibili.
Joseph Ratzinger 24 gennaio 2003

Dal Vangelo secondo Luca 11, 29-32
In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuorché il segno di Giona. Poiché come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
La regina del sud sorgerà nel giudizio insieme con gli uomini di questa generazione e li condannerà; perché essa venne dalle estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, ben più di Salomone c’è qui. Quelli di Nìnive sorgeranno nel giudizio insieme con questa generazione e la condanneranno; perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, ben più di Giona c’è qui».

Il commento
Giona, un predicatore. In ebraico il nome proprio Ionah vuol dire “colomba”. Giona semplice come una colomba, poche parole, taglienti come una spada. Il tempo è breve, tre giorni e tutto sarà distrutto. « Fu rivolta a Giona figlio di Amittai questa parola del Signore: Alzati, và a Ninive la grande città, e in essa proclama che la loro malizia è salita fino a me ». Amittai in ebraico è verità, quindi figlio di Amittai significa figlio della verità. « La verità, la realtà stessa, si sottrae all’uomo, egli appare sottoposto ad anestesia locale, capace di cogliere solo brandelli deformati del reale. » (J. Ratzinger, Fede e futuro). Gli abitanti di Ninive, la « città sanguinaria » (Nahum 3,1), sono l’immagine di quanti vivono anestetizzati, in una sorta di « impermeabilità della coscienza » (Dominum et vivificantem, 47): essi « non sanno distinguere la destra dalla sinistra » secondo le parole di Dio rivolte a Giona. La loro malizia è dunque la mancanza di « sensibilità e capacità di percezione » (Reconciliatio et Poenitentia,18) della verità: « Dicono fra loro sragionando: «La nostra vita è breve e triste; non c’è rimedio, quando l’uomo muore, e non si conosce nessuno che liberi dagli inferi. Siamo nati per caso e dopo saremo come se non fossimo stati…. La nostra esistenza è il passare di un’ombra e non c’è ritorno alla nostra morte, poiché il sigillo è posto e nessuno torna indietro…. Su, godiamoci i beni presenti, facciamo uso delle creature con ardore giovanile! Lasciamo dovunque i segni della nostra gioia perché questo ci spetta, questa è la nostra parte. La pensano così, ma si sbagliano; la loro malizia li ha accecati » (Cfr. Sap. 2). Giona, il figlio della Verità, è inviato ai niniviti, i figli della malizia che è inganno e menzogna, a quanti « non conoscono i segreti di Dio; non sperano salario per la santità né credono alla ricompensa delle anime pure ». Giona, come un segno, l’unico. Secondo l’esegesi rabbinica il nome di Giona e di Ninive sono composti, in ebraico, con le stesse lettere (Giona si scrive IVNH, e Ninive NINVH), e si assomigliano. Scopriamo così che agli abitanti di Ninive immersi nella malizia, Dio invia un loro fratello, uno che ha le loro stesse radici. Con la discesa nel ventre del pesce e la sua salvezza miracolosa, il Signore ha preparato Giona per annunciare ai suoi fratelli la parola di Verità, facendogli condividere il loro stesso destino. Veniva a loro dallo stesso inferno, parlava con un’esperienza capace di giungere al loro cuore. Per questo è stato un segno, e la sua predicazione è risuonata nel cuore dei niniviti come un’eco di verità a cui aggrapparsi per salvarsi.
Ninive, la nostra vita oggi. Gesù, il nostro Giona oggi: « Tre giorni e Ninive sarà distrutta ». Il terzo giorno era noto alla tradizione ebraica antica; nella Scrittura è quello nel quale si risolve una situazione critica, disperata, mentre appare spesso come il giorno del dono della vita: « Mai il Santo, benedetto egli sia, lascia i giusti nell’angoscia per più di tre giorni » (Gen. R. 91,7 su Gen. 42,18). Esattamente come ha sperimentato Giona salvato dalle fauci della balena proprio al terzo giorno. Allo stesso modo il Kerygma – l’annuncio – più antico proclama che Gesù « è risuscitato il terzo giorno secondo le scritture » (1 Cor. 15,4). Non a caso il Vangelo di oggi termina con la conversione degli abitanti di Ninive alla predicazione di Giona, dove predicazione traduce proprio l’originale greco Kerygma. Per Rabbì Levi il terzo giorno ha una virtù particolare, è benedetto a causa del dono della Torah sul Sinai (cfr. Es. 19,16). A Ninive, come nella nostra vita, si rinnova il dono della Torah, la Parola incarnata nella misericordia apparsa in Cristo. Egli, come Giona lo fu per quelli di Ninive, è fratello di ciascuno di noi, ha condiviso il destino di morte che l’uomo si è attirato peccando. Tre giorni, il riposo del Signore nel sepolcro dell’umanità, della nostra vita, il tempo favorevole per lasciarci raggiungere dal Suo amore e farci trascinare con Lui nel passaggio dalla morte alla vita. Solo Lui può annunciarci il Kerygma autentico, quello che attende e desidera il nostro cuore ormai da tre giorni, la Parola di Verità che il nostro cuore può comprendere e accogliere. E’ Lui l’unico segno offerto ad una generazione malvagia, l’unico che può salvarla. Lui attraverso la sua Chiesa, madre e maestra dell’umanità. Indossiamo allora il sacco e ricopriamoci di cenere, i segni della debolezza e della caducità bisognosa che tutti ci accomuna, della realtà che ci definisce quali peccatori, sine glossa e senza giustificazioni; disponiamoci al digiuno e alla preghiera, i segni della Grazia che prende vita nelle nostre esistenze, che si fa fiduciosa risposta all’amore di Dio. Inginocchiamoci in questa quaresima, in attesa della mano del Signore tesa a salvarci, della sua Parola di vita. Un Segno per convertirci.

II DOMENICA DEL T.O. – OMELIA

http://www.donbosco-torino.it/ita/Domenica/02-annoB/14-15/Omelie/8-Ordinario/3a-Domenica-B/04-03a-Domenica-B-2015-GM.htm

25 GENNAIO 2015 | 3A DOMENICA – T. ORDINARIO B | OMELIA

IL TEMPO E’ COMPIUTO
In effetti si può correre un serio rischio quando da protagonisti ci si sofferma a riflettere sul proprio tempo, sul momento storico che si sta vivendo. Ci può dominare, specie se abbiamo già percorso una buona parte del cammino, la nostalgia per il passato, evidenziando le ombre e il disagio esistenziale del presente. Oppure l’oggi, con i suoi tratti caratteristici, chiude il nostro orizzonte, impedendoci di accorgerci dei limiti e delle ombre che ci circondano. La Parola oggi ci guida a vivere con equilibrio il senso più pieno del tempo che ci è dato.

1. Un tempo per cambiare
Giona e gli abitanti di Ninive possono essere considerati una icona del nostro tempo come lo furono per Israele nel lontano passato. Il profeta scontento rivela nei suoi atteggiamenti una certa schizofrenia, un accavallarsi incomprensibile di azioni contraddittorie. Per molti aspetti potrebbe sentirsi a suo agio nella convulsione della società attuale. Viene letteralmente « costretto » da Dio a recarsi a Ninive per predicare agli abitanti la conversione. Predica sì, ma non è convinto, lo fa suo malgrado. Nonostante ciò, a dispetto della normale logica, i Niniviti credono al profeta, vengono toccati sul vivo e decidono di convertirsi, di cambiare stile di vita. Dietro a questa strane « cose » si percepisce la regia di Dio, il suo misterioso e a volte indecifrabile disegno.
Oggi, come in ogni epoca, abbiamo bisogno di voci che ci scuotano, che ci aiutino a guardare alla nostra realtà con occhi veri, a non rifugiarci nei luoghi comuni e a non difenderci con vani meccanismi di difesa. Ci viene più facile nasconderci dietro le nostre ombre, i nostri equivoci,i i nostri compromessi. Quando meno te lo aspetti ti giunge una voce inattesa, magari di una persona scomoda, che ti provoca, che ti mette a nudo. La prima reazione è difenderti, contrattaccare, cercare alleati che ti diano servilmente ragione. La stessa situazione dei Ninitivi a cui, lo possiamo immaginare, Giona con i suoi modi di fare, non risultava simpatico. Eppure ti viene offerta una occasione per cambiare, per andare a fondo, scandagliare gli anfratti più nascosti della tua vita. Non lasciarti sconfiggere dall’abitudine, dalla zavorra che ti trattiene. Cogli questa opportunità che Dio, attraverso la vita, le contingenze più fortuite, ti offre per svoltare, per fare una « inversione ad U ». Convertirsi significa proprio questo: ritrovare la direzione giusta, alleggerirsi, diventare semplici, unificare tante esperienze che ci confondono. Convertirsi vuol dire fidarsi di Dio che impenitentemente ci vuole felici.

2. Il tempo si è fatto breve
Per un conoscente deceduto di recente l’esperienza del tumore, con cui ha lottato energicamente per due anni, faceva parte dell’imprevedibile fantasia della vita. Aveva programmato di dedicarsi a ciò che più gli stava a cuore, ma ha dovuto operare una « riconversione ». Nello scrivere da Efeso la sua prima lettera ai Corinti Paolo riflette su di un fatto di esperienza: la provvisorietà e la fugacità di ogni azione ed atteggiamento umano. L’espressione « il tempo si è fatto breve » indica un’aspettativa, un’attesa di qualcosa che deve capitare che necessariamente cambia i nostri schemi, le nostre priorità, le nostre urgenze. Il saggio autore del Qoelet relativizza tutte le esperienze umane paragonandole ad un soffio, ad un vento che sconquassa, che scompiglia e poi passa. Oggi ti pare di possedere il mondo, ti senti sicuro di te stesso, senti il vento in poppa, domani dovrai affrontare un improvviso problema di salute, tuo figlio ti darà una grande umiliazione, ti sentirai demoralizzato, demotivato. Davvero gli spazi del tempo sono ristretti, angusti e per poter respirare abbiamo bisogno di guardare al tempo di Dio, fare leva su ciò che non è effimero, sulle « cose » che restano, che ci tengono in piedi anche quando siamo fiaccati. Il mio tempo è breve, effimero, ma lo attualizzo nel tempo di Dio.

3. Il Regno di Dio è vicino
Fin dall’inizio della sua missione Gesù si rivela un predicatore essenziale e diretto. Il suo programma è tutto riassunto da Marco in questo inciso: « Il tempo è compiuto, il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo ». La parola « regno » è una parola magica, fondamentale, è, per usare l’espressione di un commentatore, « la cellula melodica del Vangelo ». Nella realtà del Regno si fondono il tempo di Dio e il tempo dell’uomo, il nostro tempo. La vicinanza del regno è eloquente per la nostra dimensione terrestre, per il nostro essere indaffarati, preoccupati, immersi in una esistenza che ci fa gioire e soffrire, per la nostra ricerca, per le nostre frustrazioni e i nostri entusiasmi. Il regno di Dio è qui in mezzo a noi, è la nostra realtà, a cui nulla di autenticamente umano è estraneo, ma è soprattutto la realtà di Dio, una grande mano tesa che ci solleva, che ci salva. Nel regno di Dio si fondono, si riconciliano il nostro percorso terrestre, la nostra concreta esistenza terrena in tutti i suoi aspetti, nessuno dei quali è profano e il Paradiso, la patria, la beatitudine nella contemplazione. Il Regno dal nostro punto di vista e dal punto di vista di Dio è il Vangelo, la buona notizia che Gesù ci ha portato.
« Il segreto del tuo futuro è nascosto nella routine del tuo presente ». (Mike Murdock)

D. Gianni Mazzali SDB

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