2 NOVEMBRE- COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI – E PER NOI, COS’È LA MORTE?

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02 Novembre 2014 | 31a Dom. – Commemorazione dei Defunti A – T. Ordinario | Omelia

E PER NOI, COS’È LA MORTE?

COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

1ª messa: Gb 19,1.23-27a  » Sal 26  » 2 Rm 5,5-11  » Gv 6,37-40
2ª messa: Is 25,6a.7-9  » Sal 24  » 2 Rm 8,14-23  » Mt 25,31-46
3ª messa: Sap 3,1-9  » Sal 41  » Ap 21,1-5a.6b-7  » Mt 5,1-12a

In Francia, nazione che sappiamo oggi piuttosto scristianizzata, hanno condotto un’inchiesta a partire dalla domanda: Che cos’è la morte per te? E le risposte sono state davvero da paese scristianizzato.
 » Su cento persone, 8 si sono dichiarate senza un’opinione precisa;
 » 37 hanno detto che la morte è la fine di tutto, che dopo non c’è più niente;
 » altri 33 su cento hanno parlato di un passaggio verso un qualcosa, ma non hanno saputo dire di che cosa si tratti. Giunti di là, si vedrà;
 » soltanto il 22% dei francesi (cioè uno ogni cinque) ha saputo dare la risposta cristiana: la morte è l’ingresso nella vita eterna.
* Noi veniamo nelle chiese per tanti motivi: come per pregare, per capire il senso della vita alla scuola del Signore, e poi vivere ciò che abbiamo compreso. La liturgia di questo giorno dedicato alla Commemorazione di tutti i fedeli defunti, ci aiuta ad approfondire. Oggi c’è la particolarità delle tre messe in suffragio dei defunti, che i sacerdoti possono celebrare il 2 novembre. E le Letture di queste messe gettano luce sul mistero della morte e dell’aldilà.
Proviamo a percorrere brevemente insieme queste Letture.

TANTA LUCE GIÀ DALL’ANTICO TESTAMENTO
Già i brani dell’Antico Testamento sono espliciti.
 » Il profeta Isaia annunciava al suo popolo: il Signore « eliminerà la morte per sempre, asciugherà le lacrime su ogni volto » (Is 25,8).
 » L’autore del libro di Giobbe gli fa dichiarare questa certezza sull’aldilà, sulla visione di Dio: « Vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, e i miei occhi lo contempleranno » (19,27). E chiedeva che le parole di questa sua convinzione « fossero fissate in un libro, impresse con stilo di ferro sul piombo, incise per sempre su roccia » (19,23).
 » un Sapiente d’Israele ha descritto così « il destino riservato ai giusti »:
« Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà. Agli occhi degli stolti parve che morissero, la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace ».
Ciò accade perché « Dio li ha provati, e li ha trovati degni di sé ». Ha spiegato quel sapiente che questa è la magnanimità di Dio: « Coloro che gli sono fedeli vivranno presso di lui nell’amore, perché grazia e misericordia sono riservate ai suoi eletti » (Sapienza 3,1-9 passim).

DAL NUOVO TESTAMENTO LA LUCE PIENA
Sui destini dell’uomo il Nuovo Testamento porta una luce smagliante, di pieno conforto per noi.
 » Una luce che nasce anzitutto dalle parole di Gesù che i Vangeli ci riportano. Il Signore ci ha rivelato « la volontà del Padre », cioè « che chiunque vede il Figlio e crede in lui, abbia la vita eterna ». E ha precisato: « Io lo risusciterò nell’ultimo giorno » (Gv 6,40).
Gesù è stato anche più esplicito con gli apostoli: « Nella casa del Padre mio c’è molto posto. Io vado a prepararvi un posto. Tornerò, e vi prenderò con me. Così anche voi sarete dove io sono » (Gv 14,2-3).
* Dobbiamo all’evangelista Giovanni, nella visione dell’Apocalisse, tanti particolari che pur nel loro simbolismo gettano luce sul futuro dell’uomo.
« Io, Giovanni, vidi un cielo nuovo e una nuova terra… Vidi la città santa, la nuova Gerusalemme, pronta come una sposa adorna per il suo sposo… Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra loro, ed essi saranno il suo popolo, ed egli sarà il Dio con loro. E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate… Io faccio nuove tutte le cose. Io sono l’alfa e l’omega, il principio e la fine » (Ap 21, 1-5 passim).
* San Paolo risulta altrettanto chiaro: « Siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo ». Di qui un motivo di conforto per l’oggi: « Le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura! » (Rm 8,16-18).

LA PENULTIMA COSA
Gesù però ha anche precisato chi sono questi figli di Dio destinati al Regno. Essi sono gli uomini delle Beatitudini.
Non chiunque dice Signore, Signore!, ma « Beati i poveri in spirito, gli afflitti, i miti, quelli che hanno fame e sete della giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati a causa della giustizia… ». Perché beati? Perché « di essi è il regno dei cieli ». (Mt 5,1-11).
* Gesù con la parabola del Giudizio universale ha precisato che sono figli di Dio quelli che compiono le opere di misericordia. Il Signore dirà loro: « Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo ». Perché benedetti? « Perché io ho avuto fame e sete, ero forestiero, nudo, malato, carcerato… e mi avete assistito » (MT 25,31-46).
Queste dunque le certezze con cui noi cristiani guardiamo ai nostri cari defunti e pensiamo anche al nostro destino.
* Queste verità cristiane vengono a dirci che la morte non è l’ultima cosa, ma – come si è espresso un teologo moderno – è solo la penultima. Ultima cosa sarà la risurrezione in Cristo e la vita eterna in Dio.
* Certo, per il cristiano la morte rimane un mistero, ma un mistero pienamente illuminato dalla fede. Conosciamo il fatto: anche Gesù Cristo è morto, ma Dio Padre con la sua risurrezione lo ha strappato alla morte, e noi sappiamo – perché Gesù ce lo ha detto – che strapperà dalla morte anche noi e i nostri cari. È questa la novità del discorso cristiano sulla morte: una novità inaugurata dalla risurrezione di Gesù.
A volte sentiamo i nostri defunti tanto lontani, ma pure la fede ce li fa sentire vicini. In realtà « Non esiste un regno dei vivi e un regno dei morti, esiste solo il Regno di Dio; e noi – vivi o morti – ci siamo tutti dentro » (Georges Bernanos).

RISPOSTE DI ALCUNI CRISTIANI AUTENTICI
Se per caso capitasse anche a noi come in Francia di essere intervistati con la domanda: « Che cos’è per te la morte », come risponderemmo? Ecco come hanno risposto alcuni cristiani autentici.
 » Papa Giovanni XXIII: « La morte è il passaggio dalla stanza di sotto a quella di sopra ».
 » Il domenicano padre Antonin Sertillanges: « In fondo nessuno muore, perché non si esce da Dio ».
 » Il compositore Charles Gounod: « Morire è uscire dall’esistenza, per entrare nella vita ».
 » Il teologo Karl Rahner: « La morte è una caduta, che la fede interpreta come caduta fra le braccia del Dio vivente che si chiama Padre ».
 » San Giovanni Crisostomo: « Non affliggerti per chi muore. Quale assurdo: credere in un paradiso eterno, e poi compiangere chi ci va? ».
 » Santa Teresa di Liseux morente: Io non muoio, entro nella vita ». E ha aggiunto: « Non è la morte che verrà a cercarmi, è il buon Dio

CONCLUSIONI PER NOI
Il distacco dei nostri cari provoca in noi una mestizia austera, ma ci lascia una speranza fiduciosa. Al cimitero troviamo le tombe dei nostri cari. Esse sono « monumenti collocati ai limiti di due mondi » (Bernardin Saint-Pierre).
Il pensiero dei morti ci stimola a pregare per loro, ma serve ancor più a noi per una riflessione sulla nostra vita, sul senso della nostra storia e sul nostro orientamento a Dio. Sentiamo il bisogno di una vita che sia degna dei nostri cari. Essi ci vogliono coraggiosi nelle prove, forti nel dolore, sereni e pieni di speranza per il futuro, fiduciosi nelle nostre risorse e fiduciosi in Dio.
* Spiegava il card. Giacomo Biffi ai suoi diocesani, i bolognesi: « Mangiare i tortellini con la prospettiva della vita eterna rende migliori anche i tortellini, più che mangiarli con la prospettiva di andare a finire nel nulla ».

Enzo Bianco, sdb

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