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La Vigna del Signore

 La Vigna del Signore dans immagini sacre Parabola

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OMELIA ISAIA 5, 1-7 IL CANTO DELL’AMORE DELUSO

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OMELIA ISAIA 5, 1-7

DON MARCO PRATESI

IL CANTO DELL’AMORE DELUSO

Nel famoso « canto d’amore » di Isaia ci sono due insistenze. La prima è sulla concretezza. La parola « fare » ricorre sette volte: « aspettava che facesse uva, e fece agresto » (v. 2); « che cosa dovevo fare ancora che io non abbia fatto? Perché, mentre mi aspettavo che facesse uva, essa ha fatto agresto? » (v. 4). « Ora voglio rendervi noto ciò che sto per fare alla mia vigna » (v. 5). Qui c’è un fare di Dio – la sua cura per la vigna -, al quale non corrisponde il fare da parte della vigna, ossia il suo frutto. A questo mancato rendimento segue un nuovo fare di Dio, che questa volta è punizione.
La seconda insistenza è sull’aspettativa, la speranza che il vignaiolo nutriva nei confronti della vigna, andata delusa (vv. 2 e 4), che è esplicitata nel v. 7: « aspettava diritto ed ecco oppressione; giustizia, ed ecco grida ».
Si tratta dunque di un canto d’amore, ma di un amore molto concreto, che non chiede tanto lo slancio del sentimento quanto la concretezza della risposta. In origine il canto non doveva essere necessariamente legato a quanto gli segue nell’attuale testo del libro di Isaia. Se ci limitiamo ad esso, i frutti che il Signore si aspetta sono « diritto e giustizia », coppia classica nei profeti (cf. per esempio Is 9,6; 28,17; 32,16; 33,5; 54,17; 56,1; 58,2; 59,9). Se poi leggiamo anche il seguito, ci troviamo una serie di sei « guai! » che precisa ulteriormente quei cattivi frutti che la vigna ha prodotto: arricchimento sfrenato (8-10); vita gaudente (11-17); cinismo e scetticismo (18-19); pervertimento del giudizio morale (20); idolatria della propria intelligenza (21); corruzione del potere (22-23). Il quadro è impressionante, anche per la sua prossimità alla situazione attuale.
Il brano ci mette di fronte all’amore di Dio in un modo scomodo. Si dice, giustamente, che l’amore di Dio è gratuito; ma si deve anche dire che esso richiede il contraccambio. Certo, non si tratta di un do ut des; ma l’amore chiede risposta, vuole reciprocità. C’è nell’amore una insopprimibile dimensione di « speranza »: chi ama aspetta qualcosa dall’altro, spera qualcosa. Occorre un discernimento sapiente per saggiare la qualità di queste attese, ma chi ama sogna sempre che l’amore produca qualcosa, che porti un frutto.
Isaia ci ricorda che la perfezione dell’amore è l’opera, il comportamento concreto. Non che l’aspetto soggettivo sia irrilevante, poiché anzi in esso sta la radice; ma quanto sta dentro è reale solo se si fa anche esteriore, il sentimento è vero solo se si fa azione. Esiste anche l’alienazione sentimentalistica dell’amore. L’amore autentico connaturalizza al bene amato, cioè trasforma nel bene che attrae. A partire dall’attrazione, si mette in moto un processo di adattamento, che tende appunto a infondere in colui che ama alcune caratteristiche di quanto ama, creando una consonanza sempre maggiore. Se tale processo non si attiva, si può seriamente dubitare della qualità di un tale amore. È una risposta che non può soddisfare questo vignaiolo innamorato, che tutto fa – anche reagire in malo modo – pur di raccogliere dalle viti della nostra vita grappoli maturi e dolci.

OMELIA XXVII SETTIMANA DEL T.O. : LA VIGNA E I CONTADINI OMICIDI

http://www.donbosco-torino.it/ita/Domenica/01-annoA/Anno_A-2014/5-Ordinario-A-2014/Omelie/27a-Domenica-A/10-27a-Domenica-A-2014-DG.htm

5 ottobre 2014 | 27a Domenica A | T. Ordinario | Omelia di approfondimento

LA VIGNA E I CONTADINI OMICIDI

Il messaggio della Liturgia

Nei brani di questa domenica, in tutti – eccetto la seconda lettura – domina l’immagine della vigna. E’ un’immagine cara alla Bibbia che se ne serve per esprimere il rapporto tra Dio, l’agricoltore, e il suo popolo, che è la vigna da Lui piantata: « La vigna del Signore è il suo popolo », dice il ritornello del Salmo responsoriale.
Nell’immagine della vigna viene espressa innanzitutto la cura, quindi l’amore che Dio ha per il suo popolo: tutta la storia dell’antica alleanza e, soprattutto, il mistero dell’Incarnazione e della Redenzione (Vangelo) documentano questo immenso amore di Dio.
La seconda idea che l’immagine della vigna provoca è quella della necessità della corrispondenza.
Purtroppo in Israele questa corrispondenza è mancata: è questo il mistero dell’infedeltà e del conseguente ripudio del popolo prediletto. Un mistero su cui è inutile indagare e proporsi dei perché. E’ mistero, e basta!
E’ importante che anche noi, nuovo popolo di Dio, e quindi nuova vigna del Signore non seguiamo l’esempio dell’antico Israele.
La vigna è un tema biblico che corre lungo tutta la storia della salvezza. Con questa immagine viene descritta e presentata alla nostra riflessione la storia dell’infedeltà di tutti gli uomini nei loro rapporti con l’amore con Dio.
( « Se ogni amore postula l’eternità, l’amore di Dio non la esige, ma la attua ed è l’eternità » (J. RATZINGER).
Quanta luce e quale consolazione gettano nel nostro cuore queste semplici parole! ).

Per la nostra riflessione sul Vangelo odierno potremmo insistere sull’idea che il giudizio di Dio, nei confronti di noi cristiani, come chiesa e come singoli, esige un’autentica fruttificazione – dobbiamo portare frutti -, pena la nostra esclusione dalla « vigna ».
Ancora una volta siamo messi di fronte alle nostre precise responsabilità. Quanto Gesù rimproverava ai capi del suo popolo, privilegiati ma infedeli, potrebbe essere severamente rinfacciato anche a noi.
1. Sentiamo quindi rivolto a noi il celebre « cantico della vigna » (I lettura). Con la graziosa parabola il profeta Isaia mette in bocca al Signore un giusto lamento nei riguardi del suo popolo.
Infatti la « vigna » è stata oggetto di particolare cura da parte dell’agricoltore. Israele non aveva bisogno di molte parole per convincersi di questa realtà.
La realtà di una scelta preveniente di Dio, di un amore prediligente, fatto di premurose cure, di costante salvaguardia, di interventi prodigiosi, di ripetuti richiami, di castighi correttivi, di generosissimo perdono.
« Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? » (v. 4). Qui ognuno di noi può e deve rispondere…
Se siamo sinceri, la storia della nostra vita, è storia di un amore senza limiti, in cui ci siamo trovati coinvolti, senza alcun nostro merito. Una storia fatta di doni e di grazie, di cui soltanto una piccola parte riusciamo a catalogare. Sappiamo riconoscere? Sappiamo essere grati?
Dio viene a chiedere frutto alla nostra vigna. Discorso serio. Discorso impegnativo. Dio non può accontentarsi di belle parole: vuole vedere i frutti. Ci sono nella nostra vita?
Di fronte a Dio non possiamo tentare di cambiare le carte in tavola. Se i frutti ci sono, devono vedersi. E se non ci sono, non possiamo dare la colpa all’agricoltore, alla pioggia, e nemmeno alla forza originaria del terreno… E’ solo questione della nostra incuria, della nostra incorrispondenza.
Che farà il Signore? Distruggerà la sua vigna… E’ la minaccia del castigo. Abbiamo detto minaccia.
2. Infatti, nel brano evangelico, il disegno cambia misericordiosamente. Al posto della distruzione – prospettata da Isaia – nel Vangelo si parla di passaggio della vigna ad altre mani.
Abbiamo qui la sostituzione: all’antico popolo d’Israele, sottentra il nuovo popolo di Dio: la Chiesa. Il nuovo regno che Gesù è venuto ad instaurare, e nel quale siamo entrati felicemente anche noi.
E’ certamente misterioso e drammatico questo modo di fare di Dio, ma dobbiamo accettarlo e meditarci sopra.
Il mistero del rifiuto e della sostituzione può ripetersi anche nei nostri confronti. E’ questo un esame che la Chiesa deve sempre fare. Per chiedersi se la vigna ricevuta in consegna da Gesù, produca i frutti da Lui desiderati.
Ai tempi di Sant’Antonio Abate in Egitto c’era una chiesa molto prosperosa, ricca di Santi Eremiti, ora è abitato da Musulmani.
Ai tempi di San Cipriano e di Sant’Agostino la Chiesa di Cartagine era molto fiorente, con tanti Santi; ora è Musulmana…
Attualmente la Chiesa Italiana sta diventando miscredente e paganeggiante. In un futuro potrebbe essere sostituita da una qualsiasi chiesa africana, australiana, o… polacca, o di qualunque altro paese dell’Est. Tutte cose possibili, storicamente già avvenute.
Quello che succede alla Chiesa, può succedere ai nostri Istituti religiosi, se non producono frutti di santità.
Altrettanto si dica di ciascuno di noi.
Il giudizio di Dio, come era sulla vigna d’Israele, è ora sulla Chiesa, è ora su ciascuno di noi. Non a condanna (potrebbe esserlo…), ma a richiamo, a invito ad una generosa fruttificazione: dobbiamo portare frutti.
La vigna è anche il segno della nostra anima e la storia è invariabilmente quella di un amore respinto. Nessuno di noi, cristiani o religiosi, si senta fuori di questo terribile e insondabile mistero di riprovazione, perché la vicenda del popolo eletto si può ripetere nella storia e nella coscienza di ciascuno di noi, in quanto l’elezione da parte di Dio esige sempre una risposta personale.
Quante volte la voce di Gesù c’invita al bene, alla santità, e tuttavia si scontra con la nostra resistenza!
All’inizio di ogni giornata dovremmo percepire la stessa domanda, che echeggiò all’inizio della creazione: « Adamo, dove sei? ». Cara anima dove sei? c’è un Dio che ti cerca. Un Dio che ti propone un compito, che ti assegna una parte. Non puoi rimanere semplice spettatrice. Dio ti cerca. Ha bisogno di te. Tu sei una necessità di Dio (HESCHEL).
Gesù è qui per dirci che non apparteniamo a noi stessi, ma a Dio. Dobbiamo lavorare per Dio al servizio dei fratelli. Dobbiamo subire il giudizio della sua giustizia.
San Tommaso Moro ad suo un collega libertino soleva ripetere: « Cambia vita, che è tempo! ».
L’altro rispondeva: « Non temere: in caso di morte improvvisa, me la caverò con una giaculatoria ».
Un giorno, mentre cavalcava lungo il Tamigi, quel disgraziato fu sbalzato di sella e cadde nell’acqua. Gli amici accorsi, fecero appena in tempo a udire le sue grida: non erano giaculatorie, ma bestemmie!
« Con Dio non si scherza impunemente », dice San Paolo: « Deus non irridetur! ». In punto di morte il cuore butta fuori quello che in vita ha messo dentro…
Possiamo domandarci se anche noi non fummo ribelli contro Gesù mandato dal Padre a chiederci ragione del raccolto fatto.
Padre Loew – fondatore dei Preti Operai – un giorno provocava alcuni catecumeni, domandando loro come si poteva riassumere tutto il cristianesimo, in modo tale che il riassunto si potesse scrivere nello spazio di un francobollo: « Dite tutto in tre parole! ».
Ebbene, la risposta dirompente, l’unica verità che possa travolgere ogni ostacolo, fu data da quei catecumeni con la brevissima frase: « Gesù è risorto! ».
Del resto già anche San Paolo aveva compendiato tutto il cristianesimo in pochissime parole: « Dilexit me, et tradidit semetipsum pro me: Gesù mi ha amato e ha dato se stesso per me ».
Amore con amor si paga: in caso contrario Gesù ci respinge: veniamo cacciati fuori dalla sua vigna,
(In questi giorni ci sarà la Festa della Madonna del Rosario:
dobbiamo concludere con Lei…).
Possiamo chiederci: « Qual è il fine del Rosario? ». Penso che sia questo: Far nostri i misteri di Gesù, come faceva la Madonna, « che custodiva gelosamente nel suo cuore » quanto si diceva di Lui.
Un giorno il confessore disse ad una sua penitente: « Le raccomando la meditazione dei misteri del Rosario ».
Quella chiese nella sua semplicità:
- Padre, come si fa a meditare bene?
Il sacerdote rispose:
- Basta fare come faceva la Madonna, che meditava profondamente i fatti della vita di Gesù. Per esempio, eccoci vicini a Natale. Si metta davanti al presepio e guardi a lungo la paglia, la mangiatoia, gli animali, i pastori, la Vergine, Gesù… ecc.
Dopo quindici giorni, rivedendo la sua penitente, il confessore le domandò:
- E allora ha imparato a meditare sul… presepio?
La donna rispose, sorridendo:
- Sì, Padre; ma non sono capace di continuare: sono sempre alla « paglia »! E’ così commovente pensare che un po’ di paglia ha fatto da letto a Gesù!
In questa verità trovo sentimenti così belli, che non so andare avanti: tanta è la commozione che mi prende! ».
Cari Fratelli e Sorelle, se nella nostra meditazione noi, oltre alla paglia… riusciremo ad arrivare a Gesù crocifisso, all’Eucaristia… alla Madonna, al Paradiso, avremo argomenti sufficienti per… andare in estasi. Ce lo conceda la Madonna!

D. Severino GALLO sdb

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