Archive pour le 23 septembre, 2014

Icon of the Mother of God “the Unexpected Joy”

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3. I “MISTERI GLORIOSI” EDUCANO ALLA SPERANZA E ALLA GIOIA

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MAESTRA DI SPERANZA E DI GIOIA – 2

3. I “MISTERI GLORIOSI” EDUCANO ALLA SPERANZA E ALLA GIOIA

“Mater spei”, madre della speranza, viene invocata Maria. E a ragione. Nell’ora della prova, durante la passione, Maria la madre ha seguito e accompagnato Gesù passo passo fino al sacrificio supremo sulla croce. Maria è stata fino all’ultimo discepola fedele del suo Figlio. Non ha mai interrotto la sequela Christi. Anzi, proprio in questo periodo, Maria è stata la madre che ha sostenuto la speranza di chi aveva perduto ogni speranza. E la sua grande fede fu premiata da Gesù, che per primo apparve a sua madre.
Nella catechesi mariana di mercoledì 21 maggio 1997, il Santo Padre Giovanni Paolo II diceva: “È [...] legittimo pensare che verosimilmente la Madre sia stata la prima persona a cui Gesù risorto è apparso. L’assenza di Maria dal gruppo delle donne che all’alba si reca al sepolcro (cfr Mc 16,1; Mt 28,1), non potrebbe forse costituire un indizio del fatto che Ella aveva già incontrato Gesù? Questa deduzione troverebbe conferma anche nel dato che le prime testimonianze della risurrezione, per volere di Gesù, sono state le donne, le quali erano rimaste fedeli ai piedi della Croce, e quindi più salde nella fede”.3
Che l’eventuale apparizione del Risorto alla madre non venga registrata nei Vangeli, viene spiegato col fatto che si tratterebbe di una testimonianza superflua.
Il benedettino inglese, Eadmero di Canterbury (1064-1124), a questo proposito, afferma: “Se vi fosse scritto [nei Vangeli] che alla Madre del Signore, alla Regina del mondo, lo stesso Figlio suo, risorgendo dai morti, è apparso come ad uno qualsiasi e l’ha in questo modo informata della sua risurrezione, chi non giudicherebbe superflua questa testimonianza scritta? È come se mettesse la Regina del cielo e della terra e di ogni creatura sullo stesso piano del tale o talaltro, uomo o donna che sia, ai quali Gesù apparve”.4
In realtà, Gesù Risorto che appare per primo a sua Madre è un tema caro alla pietà sia occidentale sia orientale. Abbiamo testimonianze di ciò fin dal primo millennio dell’era cristiana.
Il poeta latino Sedulio (prima metà del secolo V), nel suo Carme pasquale, riporta la prima apparizione del Cristo risorto a Maria: “Il Signore si mostrò innanzitutto al suo sguardo [di Maria] quando si presentò apertamente nella luce, affinché la buona madre, divulgando i grandiosi miracoli, essendo stata un giorno la via per la sua prima venuta, diventasse anche il segno del suo ritorno”.5
Nel secolo VI, il vescovo Cesario di Arles, in uno dei suoi sermoni, paragonando Maria alla luna e San Giuseppe e gli undici apostoli al sole e alle undici stelle del sogno di Giuseppe dell’A.T. (cfr Gn 37,9-13), afferma che questo sogno si è realizzato nella risurrezione di Gesù: “Questo sogno non si adempì per quel Giuseppe, mentre i misteri di quel sogno si sono adempiuti nel nostro Giuseppe, cioè nel Signore nostro Gesù Cristo. Infatti il sole, la luna e le undici stelle lo hanno adorato quando dopo la risurrezione la santa Madre, come luna, e il beato Giuseppe, quasi come il sole insieme alle undici stelle, cioè i beati Apostoli, si sono curvati e prostrati davanti a lui, portando a compimento la profezia che aveva detto: «Lodatelo, sole e luna, lodatelo, voi tutte, fulgide stelle» (Sal 148,3)”.6
Nel vangelo apocrifo di Gamaliele (sec. VI), si narra di Santa Maria che non trova il corpo di Gesù nel sepolcro: “Ma poi apparve la luce e, mentre ella nel suo cuore era afflitta e addolorata, un forte profumo di aromi si effuse dal lato destro dell’ingresso del sepolcro. Sembrava che si sprigionasse il profumo dell’albero della vita. La Vergine si voltò, guardò al lato destro della tomba presso una spirale d’incenso e vide il buon Dio, là, in piedi, con un abito molto bello di porpora celeste”.7
Giorgio di Nicomedia (sec. IX) loda Maria, come colei che fu la prima a vedere il Figlio risorto e a provare “la gioia della risurrezione vivificatrice”.8
Un theotokion, composto dall’imperatore Costantino VII Porfirogenito (sec. X), così loda la Beata Vergine: “Ti sei rallegrata con i discepoli, o Vergine Madre di Dio, perché hai visto Cristo risuscitato dal sepolcro il terzo giorno, come egli aveva predetto. Manifestatosi anche ai discepoli, egli li ammaestrò e insegnò loro le cose migliori, dando loro l’ordine di battezzare nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo e a noi di credere nella sua risurrezione e di glorificare te, o Fanciulla”.9
Uno scrittore copto del secolo VIII immagina un dialogo tra Maria e il suo figlio divino. A Maria spaventata dal fulgore del risorto, Gesù risponde: “«O madre mia, che mi portasti nel tuo seno per nove mesi e cinque giorni, che mi portasti sul dorso, che mi nutristi del latte delle tue mammelle, più dolce del miele e dello zucchero, più bianco del latte, più limpido dell’acqua del giardino dell’Eden, cosa farò per te, o Maria, madre mia, per quale opera mi hai chiamato? Quale domanda ti devo accordare? cosa vuoi da me, cosa devo fare per te?». La Vergine benedetta rispose al figlio diletto: «Mio figlio e mio diletto, mio Signore Gesù Cristo, mio Dio, mio Salvatore e mio Sovrano; tu sei la mia speranza, il mio rifugio, la mia forza: è in te che metto la mia fiducia [...]; sei tu che menzionerò in ogni tempo e alla fine dei giorni; tu sei nato da me per tua propria volontà e con il consenso di tuo Padre e dello Spirito Santo. Ora, mio Signore, ascolta la mia preghiera e la mia richiesta, presta l’orecchio alle parole che la mia bocca sta per pronunciare»”.10
Nella nostra tradizione latina, questo evento è stato registrato sia negli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio di Loyola, che nella prima meditazione della quarta settimana che pone la contemplazione su “Come Cristo nostro Signore apparve alla Madonna” (n. 218-219; 299); sia nella pietà popolare, nella nota processione dell’Incontro del Risorto con la Madre, all’alba della domenica di Pasqua (il Salubong della tradizione filippina).
Il significato di questo straordinario mistero glorioso viene spiegato dal Santo Padre con queste parole: “Presente sul Calvario durante il Venerdì Santo (cfr Gv 19,25) e nel cenacolo a Pentecoste (cfr At 1,14), la Vergine Santissima è probabilmente stata testimone privilegiata anche della risurrezione di Cristo, completando in tal modo la sua partecipazione a tutti i momenti essenziali del Mistero pasquale. Accogliendo Gesù risorto, Maria è inoltre segno di anticipazione dell’umanità che spera nel raggiungimento della sua piena realizzazione mediante la risurrezione dai morti. Nel tempo pasquale la comunità cristiana, rivolgendosi alla Madre del Signore, la invita a gioire: «Regina Coeli, laetare, Alleluia!», «Regina dei cieli, rallegrati, Alleluia!». Ricorda così la gioia di Maria per la risurrezione di Gesù, prolungando nel tempo il «rallegrati» rivoltole dall’Angelo all’annunciazione, perché divenisse «causa di gioia» per l’intera umanità”.11
Gioia e speranza sono esperienze vissute da Maria, che, come madre, modello e maestra della Chiesa, insegna a tutti i suoi figli.
Il poeta Charles Péguy riassume bene questo in una sua preghiera alla Vergine: “A colei che è infinitamente ricca. / Perché è anche infinitamente povera. / [...] A colei che è infinitamente giovane. / Perché è anche infinitamente madre. / [...] A colei che è infinitamente gioiosa. / Perché è anche infinitamente dolorosa. / Settanta e sette volte settanta volte dolorosa. / A colei che è infinitamente commovente. / Perché è infinitamente commossa. / A colei che è tutta Grandezza e tutta Fede. / Perché è anche tutta Carità. / A colei che è tutta Fede e tutta Carità. / Perché è anche tutta Speranza”.12

4. Le sette gioie di Maria e la nostra speranza

La celebrazione di Maria è una caratteristica della Chiesa indivisa. Filippo il Cancelliere (sec. XIII) ha un opuscolo dedicato alle sette gioie della Beata Vergine. In realtà, si tratta di sette invocazioni a Maria, madre e maestra della nostra gioia e della nostra speranza. Eccole, in un nostro adattamento.
1. Ave, Maria, piena di grazia, tempio della Trinità, ornamento della suprema bontà e misericordia. Per questa tua gioia noi ti preghiamo di meritare che Dio Trinità abiti sempre nel nostro cuore e ci accolga nella terra dei viventi.
2. Ave, Maria, Stella del mare. Come il fiore non perde la bellezza a causa del profumo che emana, così tu non perdi il candore della verginità per la nascita del Creatore. O Madre pia, per questa tua seconda gioia, sii nostra maestra nell’accogliere Gesù nella nostra vita.
3. Ave, Maria, la stella che vedi fermarsi sul bambino Gesù ti invita a rallegrarti perché tutte le genti adorano il tuo Figlio. O stella del mondo, fa’ che anche noi possiamo offrire a Gesù l’oro della purezza della nostra mente, la mirra della castità della nostra carne, l’incenso della preghiera e dell’adorazione continua.
4. Ave, Maria, una quarta gioia ti è concessa: la risurrezione di Gesù il terzo giorno. Questo evento rafforza la fede, fa rinascere la speranza, concede la grazia. O Vergine, madre del Risorto, effondi preghiere a tutte le ore affinché, grazie a questa gioia, al termine della nostra vita, siamo riuniti ai cori beati dei cittadini del cielo.
5. Ave, Maria, hai ricevuto una quinta gioia, quando hai visto il Figlio salire alla gloria. Attraverso questa gioia imploriamo di non sottometterci alle potenze del demonio, ma di salire al cielo, dove finalmente possiamo godere con te e con il Figlio tuo.
6. Ave, Maria, piena di grazia. La sesta gioia te la dona lo Spirito Santo Paraclito, quando discende dall’alto a Pentecoste sotto forma di lingue di fuoco. Per questa tua gioia noi speriamo che il Santo Spirito bruci col suo fuoco di grazia i peccati causati dalla nostra cattiva lingua.
7. Ave, Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Alla settima gioia Cristo ti ha invitato quando ti ha chiamato da questo mondo al cielo, innalzandoti al di sopra di tutti i cori celesti. O Madre e Maestra, intercedi per noi affinché anche noi siamo innalzati al sommo delle virtù della fede, della speranza, della carità per poter un giorno essere uniti ai cori dei beati nella gioia eterna.
Preghiamo
Signore Gesù Cristo, che ti sei degnato di rallegrare la gloriosa Vergine Maria con questa gioia settiforme, concedimi di celebrare devotamente queste medesime gioie, affinché, mediante la tua materna intercessione e i suoi meriti gloriosi, io possa essere sempre liberato da ogni tristezza presente e meritare di gioire eternamente della tua gloria, insieme a lei e a tutti i tuoi santi. Amen.

Angelo Amato, SDB

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PAPA BENEDETTO AI GIOVANI: « SIATE MISSIONARI DELLA GIOIA »

http://www.donboscoland.it/articoli/articolo.php?id=129075

PAPA BENEDETTO AI GIOVANI: « SIATE MISSIONARI DELLA GIOIA »

27 MARZO 2012

Pubblicato il Messaggio di Benedetto XVI per la XXVII Giornata Mondiale della Gioventù. Il tema di quest’anno è Siate sempre lieti nel Signore!, ispirato alla Lettera di San Paolo apostolo ai Filippesi. « Portate a coloro che soffrono, a coloro che sono in ricerca, la gioia che Gesù vuole donare ».
Con il cuore ancora a Madrid e con la mente proiettata a Rio, papa Benedetto XVI ha diffuso ieri, martedì 27 marzo, il Messaggio per la XXVII Giornata Mondiale della Gioventù che si celebrerà, a livello diocesano, il 1 aprile 2012, prossima domenica delle Palme.
« Siate sempre lieti nel Signore! », dalla Lettera di San Paolo ai Filippiesi, è il tema scelto quest’anno dal Santo Padre per la XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù che si celebra a livello diocesano ogni anno la Domenica delle Palme. Di seguito riportiamo alcuni estratti del Messaggio datato 15 marzo.
« Quest’anno, il tema della Giornata Mondiale della Gioventù ci è dato da un’esortazione della Lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi: ‘Siate sempre lieti nel Signore!’ (4,4). La gioia, in effetti, è un elemento centrale dell’esperienza cristiana. Anche durante ogni Giornata Mondiale della Gioventù facciamo esperienza di una gioia intensa, la gioia della comunione, la gioia di essere cristiani, la gioia della fede. È una delle caratteristiche di questi incontri. E vediamo la grande forza attrattiva che essa ha: in un mondo spesso segnato da tristezza e inquietudini, è una testimonianza importante della bellezza e dell’affidabilità della fede cristiana. (…) La Chiesa ha la vocazione di portare al mondo la gioia. (…) Nel difficile contesto attuale, tanti giovani intorno a voi hanno un immenso bisogno di sentire che il messaggio cristiano è un messaggio di gioia e di speranza ».
1. Il nostro cuore è fatto per la gioia. « L’aspirazione alla gioia è impressa nell’intimo dell’essere umano. Al di là delle soddisfazioni immediate e passeggere, il nostro cuore cerca la gioia profonda, piena e duratura, che possa dare ‘sapore’ all’esistenza. E ciò vale soprattutto per voi, perché la giovinezza è (…) un tempo di apertura verso il futuro, in cui si manifestano i grandi desideri di felicità, di amicizia, di condivisione e di verità, in cui si è mossi da ideali e si concepiscono progetti. Ogni giorno, però, ci scontriamo anche con tante difficoltà e nel cuore vi sono preoccupazioni per il futuro, al punto che ci possiamo chiedere se la gioia piena e duratura alla quale aspiriamo non sia forse un’illusione e una fuga dalla realtà. (…) Ma come distinguere le gioie veramente durature dai piaceri immediati e ingannevoli? Come trovare la vera gioia nella vita, quella che dura e non ci abbandona anche nei momenti difficili? »
2. Dio è la fonte della vera gioia. « In realtà le gioie autentiche, quelle piccole del quotidiano o quelle grandi della vita, trovano tutte origine in Dio, anche se non appare a prima vista, perché Dio è comunione di amore eterno, è gioia infinita che non rimane chiusa in se stessa, ma si espande in quelli che Egli ama e che lo amano. (…) Dio vuole renderci partecipi della sua gioia, divina ed eterna, facendoci scoprire che il valore e il senso profondo della nostra vita sta nell’essere accettato, accolto e amato da Lui, e non con un’accoglienza fragile come può essere quella umana, ma con un’accoglienza incondizionata come è quella divina: io sono voluto, ho un posto nel mondo e nella storia, sono amato personalmente da Dio ».
« Questo amore infinito di Dio per ciascuno di noi si manifesta in modo pieno in Gesù Cristo. In Lui si trova la gioia che cerchiamo. (…) Il motivo di questa gioia è dunque la vicinanza di Dio, che si è fatto uno di noi. (…) Cristo è il vivente, è Colui che ha vinto il male, il peccato e la morte. Egli è presente in mezzo a noi come il Risorto, fino alla fine del mondo. Il male non ha l’ultima parola sulla nostra vita, ma la fede in Cristo Salvatore ci dice che l’amore di Dio vince ».
3. Conservare nel cuore la gioia cristiana. « Trovare e conservare la gioia spirituale nasce dall’incontro con il Signore, che chiede di seguirlo, di fare la scelta decisa di puntare tutto su di Lui. (…) La gioia è frutto della fede (…). Imparate a vedere come Dio agisce nelle vostre vite, scopritelo nascosto nel cuore degli avvenimenti del vostro quotidiano. Credete che Egli è sempre fedele all’alleanza che ha stretto con voi nel giorno del vostro Battesimo. Sappiate che non vi abbandonerà mai. Rivolgete spesso il vostro sguardo verso di Lui. Sulla croce, ha donato la sua vita perché vi ama. La contemplazione di un amore così grande porta nei nostri cuori una speranza e una gioia che nulla può abbattere ». « Cercare il Signore, incontrarlo nella vita significa anche accogliere la sua Parola. (…) La Parola di Dio fa scoprire le meraviglie che Dio ha operato nella storia dell’uomo. (…) In modo particolare, poi, la Liturgia è il luogo per eccellenza in cui si esprime la gioia che la Chiesa attinge dal Signore e trasmette al mondo. Ogni domenica, nell’Eucaristia, le comunità cristiane celebrano il Mistero centrale della salvezza: la morte e risurrezione di Cristo ».
4. La gioia dell’amore. « La gioia è intimamente legata all’amore: sono due frutti inseparabili dello Spirito Santo. L’amore produce gioia, e la gioia è una forma d’amore. (…) Pensando ai vari ambiti della vostra vita, vorrei dirvi che amare significa costanza, fedeltà, tener fede agli impegni. (…) Per entrare nella gioia dell’amore, siamo chiamati anche ad essere generosi, a non accontentarci di dare il minimo, ma ad impegnarci a fondo nella vita, con un’attenzione particolare per i più bisognosi. Il mondo ha necessità di uomini e donne competenti e generosi, che si mettano al servizio del bene comune. (…) Cercate il modo di contribuire a rendere la società più giusta e umana, là dove vi trovate. (…) Non posso non menzionare una gioia speciale: quella che si prova rispondendo alla vocazione di donare tutta la propria vita al Signore. (…) Non abbiate paura della chiamata di Cristo alla vita religiosa, monastica, missionaria o al sacerdozio. Siate certi che Egli colma di gioia coloro che (…) rispondono al suo invito a lasciare tutto per rimanere con Lui (…). Allo stesso modo, grande è la gioia che Egli riserva all’uomo e alla donna che si donano totalmente l’uno all’altro nel matrimonio per costituire una famiglia e diventare segno dell’amore di Cristo per la sua Chiesa. Vorrei richiamare un terzo elemento per entrare nella gioia dell’amore: far crescere nella vostra vita e nella vita delle vostre comunità la comunione fraterna ».
5. La gioia della conversione. « Per vivere la vera gioia occorre anche identificare le tentazioni che la allontanano. La cultura attuale induce spesso a cercare traguardi, realizzazioni e piaceri immediati, favorendo più l’incostanza che la perseveranza nella fatica e la fedeltà agli impegni. (…) L’esperienza insegna che l’avere non coincide con la gioia (…). E la volontà di Dio è che noi siamo felici. Per questo ci ha dato delle indicazioni concrete per il nostro cammino: i Comandamenti. Osservandoli, noi troviamo la strada della vita e della felicità. Anche se a prima vista possono sembrare un insieme di divieti, quasi un ostacolo alla libertà, se li meditiamo più attentamente, alla luce del Messaggio di Cristo, essi sono un insieme di essenziali e preziose regole di vita che conducono a un’esistenza felice, realizzata secondo il progetto di Dio. (…) Ma se a volte il cammino cristiano non è facile e l’impegno di fedeltà all’amore del Signore incontra ostacoli o registra cadute, Dio, nella sua misericordia, non ci abbandona, ma ci offre sempre la possibilità di ritornare a Lui, di riconciliarci con Lui, di sperimentare la gioia del suo amore che perdona e raccoglie. (…) Cari giovani, ricorrete spesso al Sacramento della Penitenza e della Riconciliazione! »
6. La gioia nelle prove. « Alla fine, però, potrebbe rimanere nel nostro cuore la domanda se veramente è possibile vivere nella gioia anche in mezzo alle tante prove della vita, specialmente le più dolorose e misteriose (…). La risposta ci può venire da alcune esperienze di giovani come voi che hanno trovato proprio in Cristo la luce capace di dare forza e speranza, anche in mezzo alle situazioni più difficili.
« Il beato Pier Giorgio Frassati (1901-1925) ha sperimentato tante prove nella sua pur breve esistenza (…) E il beato Giovanni Paolo II, presentandolo come modello, diceva di lui: ‘era un giovane di una gioia trascinante, una gioia che superava tante difficoltà della sua vita’. (…) La giovane Chiara Badano (1971-1990), recentemente beatificata, ha sperimentato come il dolore possa essere trasfigurato dall’amore ed essere misteriosamente abitato dalla gioia. Sono due semplici testimonianze tra molte altre che mostrano come il cristiano autentico non è mai disperato e triste, anche davanti alle prove più dure, e mostrano che la gioia cristiana non è una fuga dalla realtà, ma una forza soprannaturale per affrontare e vivere le difficoltà quotidiane ».
7. Testimoni della gioia. « Per concludere vorrei esortarvi ad essere missionari della gioia. Non si può essere felici se gli altri non lo sono (…) Andate a raccontare agli altri giovani la vostra gioia di aver trovato quel tesoro prezioso che è Gesù stesso. Non possiamo tenere per noi la gioia della fede: perché essa possa restare in noi, dobbiamo trasmetterla ». (…) « A volte viene dipinta un’immagine del Cristianesimo come di una proposta di vita che opprime la nostra libertà, che va contro il nostro desiderio di felicità e di gioia. Ma questo non risponde a verità! I cristiani sono uomini e donne veramente felici perché sanno di non essere mai soli, ma di essere sorretti sempre dalle mani di Dio! Spetta soprattutto a voi, giovani discepoli di Cristo, mostrare al mondo che la fede porta una felicità e una gioia vera, piena e duratura. E se il modo di vivere dei cristiani sembra a volte stanco ed annoiato, testimoniate voi per primi il volto gioioso e felice della fede. Il Vangelo è la ‘buona novella’ che Dio ci ama e che ognuno di noi è importante per Lui. Mostrate al mondo che è proprio così! Siate dunque missionari entusiasti della nuova evangelizzazione! Portate a coloro che soffrono, a coloro che sono in ricerca, la gioia che Gesù vuole donare ».

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