Archive pour le 8 août, 2014

Questo è un’icona sulla storia di Gesù che camminava sul mare e Pietro che cerca di fare lo stesso (traduzione dall’inglese)

Questo è un'icona sulla storia di Gesù che camminava sul mare e Pietro che cerca di fare lo stesso (traduzione dall'inglese) dans immagini sacre Christus+und+Petrus+1.2010.jpg.k

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1RE 19, 9A.11 13A; ROMANI 9,1 5; MATTEO 14, 22 33. – COMMENTI

http://santuariomadonnetta.it/al-caminetto-con-la-parola-di-dio/diciannovesima-domenica-fra-lanno-2014/

UOMO DI POCA FEDE, PERCHÉ HAI DUBITATO?

LETTURE: 1RE 19, 9A.11 13A; ROMANI 9,1 5; MATTEO 14, 22 33.

1 – Il monte di Dio – La vicenda del profeta Elia che sale l’Oreb, il monte di Dio, e sente questa voce del Signore: ‘Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore’, è la stessa esperienza che fa ogni uomo in cerca di Dio, di se stesso e delle radici della vita. Il Signore passa… e lo annuncia, non il terremoto o il vento impetuoso o il fuoco, ma un ‘vento leggero’. Lo Spirito Santo è la dolce brezza divina, che annuncia pace, misericordia, amore!

2 – La presenza di Dio – ‘Dio abita nei singoli fedeli come in altrettanti suoi templi e nei fedeli riuniti insieme come nell’unico suo tempio. Egli è presente dappertutto e lo è nella sua totalità, ma non abita ovunque, bensì solo nel suo proprio tempio, col quale è per sua grazia buono e misericordioso. Abitando poi nei fedeli, è contenuto da alcuni in misura maggiore e da altri in misura minore… Quando tu pensi all’inabitazione di Dio, pensa all’unità e alla comunione dei Santi, specialmente nel cielo, ove si dice che Dio soprattutto abita, poiché lì si compie perfettamente la sua volontà’ (S. Agostino, Lettera 187,13).

3 – Nella storia – Il mare, su cui naviga la piccola barca degli apostoli, è immagine plastica della vita che trascorre fra burrasche e brevi pause di calma. Gesù è sempre presente sia dall’alto del monte su cui prega e si offre sia quando si avvicina alla barca per rincuorare sia quando sale sopra la barca per guidarla. La preghiera della fede: ‘Salvami, Signore’ ha come risposta: ‘Uomo di poca fede, perché hai dubitato’?

4 – Il vento contrario – La prova si presenta sempre così: un ostacolo nel cammino. Sintetizza S. Paolo: Foris pugnae, intus timores – all’esterno lotte, all’interno paure. Gli apostoli, come tutti gli uomini, remano con il vento contrario per vincere le proprie riluttanze e le contrarietà della vita. Ma le difficoltà hanno anche una funzione positiva perché denunciano un pericolo e lo rimuovono, impedendo di fermarci o di indietreggiare trascinati dalla corrente. Le prove e le persecuzioni fanno sempre bene, perché risvegliano energie nuove e latenti!

5 – Punti concreti – a) La barca della nostra vita ha bisogno di una rotta ben precisa e di un governo sicuro. Non affidiamoci mai soltanto alle indicazioni degli uomini, alle loro promesse, alle nostre forze. Chi guida gli eventi e gli uomini è sempre Dio! b) Diamo una mèta valida alla nostra vita, che poi è sempre l’altra sponda del mare: l’eterno e l’infinito! c) Per superare le presenti difficoltà è necessario remare insieme: i problemi si risolvono quando c’è concordia di intenti e collaborazione. Il dissidio e la contestazione servono solo a demolire.

 

Publié dans:DOMENICA: COMMENTI BIBLICI |on 8 août, 2014 |Pas de commentaires »

10 AGOSTO 2014 | 19A DOMENICA – OMELIA

http://www.donbosco-torino.it/ita/Domenica/01-annoA/Anno_A-2014/5-Ordinario-A-2014/Omelie/19a-Domenica-A/03-19a-Domenica-A-2014-JB.htm

10 AGOSTO 2014 | 19A DOMENICA A – T. ORDINARIO | OMELIA DI APPROFONDIMENTO

LECTIO DIVINA : MT 14,22-33

Dopo avere saziato la fame della moltitudine con la moltiplicazione dei pani, Gesù cerca, di nuovo, la solitudine e Dio: aveva colmato la necessità di alimento negli altri e, ritirandosi a pregare, volle calmare la sua propria necessità di Dio. Non ci entusiasma molto questo Gesù che licenzia i suoi discepoli e la moltitudine, perché desidera rimanere da solo col suo Dio.
Non lascia di sorprenderci che preferisce la solitudine alla compagnia di quanti avevano presenziato al miracolo. Ma un Gesù che ci lascia soli serve a ben poco, benché sia solo un momento, una notte, per trovarsi egli con Dio. Come quella notte nel lago, i discepoli staranno per perdersi, solo perché perdevano di vista il loro Signore. E, tuttavia, il discepolo deve accettare che Gesù possa lasciarlo in qualche momento della sua vita, in qualunque momento: solo così potrà apprezzare i momenti che ha passato in sua compagnia ed imparerà quanto ha bisogno sempre della sua presenza.

22 Dopo che la gente si fu saziata, Gesù sollecitò i suoi discepoli affinché salissero sulla barca e lo precedessero sull’altra riva, mentre egli congedava la gente.
23 E, dopo avere congedato la gente, salì sul monte solo per pregare. Arrivata la notte, se ne stava lì da solo.
24 Nel frattempo, la barca distava già molte miglia lontano da terra, ed era scossa dalle onde, perché il vento era contrario.
25 Di buon mattino si avvicinò loro Gesù, camminando sulle acque. 26I discepoli, vedendolo camminare sulle acque, si spaventarono e gridarono di paura, pensando che era un fantasma.
27 Gesù disse loro: « Coraggio, sono io, non abbiate paura! »
28 Pietro gli rispose: « Signore, se sei tu, ordinami di venire verso di te camminando sulle acque. »
29 Ed egli disse: « Vieni. »
Pietro scese dalla barca e cominciò a camminare sulle acque, e andò verso Gesù; 30però, vedendo che il vento era forte, ebbe paura, incominciò ad affondare e gridò: – « Signore, salvami. »
31 Subito Gesù stese la mano, l’afferrò e gli disse: « Uomo di poca fede! Perché hai dubitato? »
32 Non appena salirono sulla barca, il vento cessò.
33 Quelli della barca si prostrarono davanti a lui, dicendo:
« Realmente tu sei il Figlio di Dio. »

1. LEGGERE : capire quello che dice il testo facendo attenzione a come lo dice
Il racconto è costruito da una breve narrazione ed una conversazione. La narrazione introduce, e giustifica, il dialogo. Ma mentre la narrazione si concentra su Gesù ed i suoi discepoli, il dialogo, di Gesù, ha Pietro come interlocutore unico. I discepoli rientreranno nel racconto, e come credenti, solo quando sono in salvo, il vento calmato, Gesù e Pietro sulla barca.
Soddisfatta la fame della moltitudine, Gesù sente la necessità di rimanere da solo, e lascia che i suoi navighino soli in mezzo alla notte ed al temporale. Non è la prima volta che Gesù abbandonava momentaneamente chi lo seguiva; ma normalmente non li lasciava neanche soli in mezzo al mare in tempesta. Con tutto ciò, Gesù non tarda a farsi presente, perfino quando non gli è stato chiesto ancora l’aiuto. Andando verso di loro, i suoi discepoli lo confondono con un fantasma: non potevano immaginarsi chi fosse colui che, davanti ai loro occhi, aveva sfamato la moltitudine. Ben poco avevano capito di quanto avevano appena visto!
La parola di Gesù, familiare in mezzo alla tempesta, li tira fuori dalle loro paure, ed incoraggia Pietro ad imitarlo camminando sulle acque. Ma il mare e la paura possono condizionare più che la fiducia: l’invito che Gesù fa a Pietro affinché vada al suo incontro non riesce a salvarlo dai suoi dubbi. E l’incredulità cresceva nel cuore di Pietro man mano che, camminando sull’acqua, affondava nel mare. Non gli bastò l’obbedienza a Gesù (‘comandami’; solo la mano di Gesù gli salvò la vita.
Gesù richiama l’attenzione su Pietro, che più si era arrischiato e aveva dubitato, e che, alla fine, insieme con lui, tutti confessassero la loro fede, alleviati per avere di nuovo Gesù sulla barca. Forse perché la salvezza di uno irrobustisce sempre la fede di tutti?

2 – MEDITARE : Applicare quello che dice il testo alla vita
Senza Gesù al loro fianco, nella stessa barca, i discepoli dovettero affrontare insieme la tempesta; ed il corpo fu riempito di terrore, prima che l’imbarcazione di acqua. Erano tanto occupati con le loro paure che non riuscirono a vedere che Gesù accorreva ad aiutarli, camminando sul mare. E come non potevano crederselo, pensarono che era un fantasma: tanto poco conoscevano il loro Signore ed il suo potere, benché l’avessero visto moltiplicare i pochi pani e saziare la moltitudine il pomeriggio del giorno prima. E’ ciò che normalmente succede a noi discepoli di Gesù che, spossati per le difficoltà, ci dimentichiamo dell’assistenza che Dio ci ha appena prestato: l’ultimo pericolo, la necessità più recente, la nuova pena, ci fanno credere dimenticati da Gesù. Ed annulliamo lo sforzo che Gesù fa di venire al nostro incontro, all’incontro della nostra necessità, solo perché non possiamo immaginarci che si arrischi, camminando sul mare, ed affrontare vicino a noi quanto ci minaccia di morte. Continuiamo a confonderlo con fantasmi, ogni volta che vuole aiutarci. In fondo, non possiamo credere che, dietro ad un abbandono apparente, appaia di nuovo per salvarci. Di poco ci sono serviti anni di convivenza e di sequela, se non lo sappiamo identificare quando si presenta per salvarci. A ben poco ci serve che venga, se lo crediamo solo un fantasma!
Se, almeno, ci lasciassimo interpellare per la sua voce! L’unica maniera sicura di distinguerlo nella notte, in mezzo alla nostra angoscia, è tornare ad ascoltarlo. Come i discepoli in mezzo alla tempesta. La parola ascoltata lo identificherà come nostro Signore. Affinché nella nostra vita torni a sorgere la speranza di essere in salvo, come i discepoli nella barca, dobbiamo lasciare che Gesù ci parli: quanto maggiore sia il pericolo, quanto più ci sentiamo abbandonati, tanta più attenzione dobbiamo concedergli. Non permettendo che il rumore della tempesta soffochi la sua voce, senza che la paura assordi la nostra anima e ci renda inabili per ascoltarlo, riusciremo a riconoscerlo vicino a noi. La sua parola ci tirerà fuori dalla paura, benché ancora non sia sparita la tempesta; la sua mano ci afferrerà con più forza che il temporale. Ci allevierà la pena, benché stiamo soffrendo ancora; ci darà la sicurezza di avere già la salvezza alla nostra portata, senza vederci ancora liberi del pericolo. La sua parola sarà, come lo fu quel giorno nel lago, l’ancora dove aggrapparci e la barca della salvezza.
Dedicarci ad ascoltare Gesù è la migliore maniera di riconoscerlo vicino a noi. Il peggiore dei temporali che può cadere su noi non è quello che mette più in pericolo la nostra vita, bensì quello che occulta Dio e ci fa dubitare del suo interesse per noi. Finché continuiamo a sentirlo, finché lo seguiamo per sentirlo meglio, avremo ancora motivi per contare sulla sua presenza ed il suo aiuto. Le difficoltà nella vita del cristiano sono sopportabili, non lo vincono, purché non gli rubino la possibilità di ascoltare Dio: essere dove siamo, e come siamo, se ascoltiamo Dio, stiamo vicino a Lui e contiamo su di Lui. Perdiamo Dio, e ci perdiamo noi stessi, perché, dovendo fare tanto per salvarci, non abbiamo tempo di ascoltarlo.
La reazione di Pietro quando, in mezzo alla notte, riconobbe la voce di Gesù è il migliore esempio di quello che può fare il discepolo che sa ascoltare il suo Signore, ancora in mezzo al peggiore temporale della sua vita. Chi si sentiva minacciato dal mare trovò il coraggio sufficiente per sfidare il mare e le sue paure, lanciandosi nel mare burrascoso. Contare su Gesù potrebbe renderci un po’ più audaci. La prova che la nostra paura è maggiore della nostra obbedienza, è che seguiamo senza osare affrontare situazioni di pericolo: non sapremo mai con certezza, se Gesù camminò sul mare alla nostra ricerca, se non ci lanciamo alla sua, benché siamo, come Pietro, in mezzo al mare. È la nostra mancanza di fiducia quello che concede potere alle situazioni di pericolo e di incertezza: se avessimo l’audacia di intuire che, dietro ogni minaccia, in mezzo a qualunque tribolazione, sta aspettandoci Gesù, riusciremmo, come Pietro quella notte, a lanciarci al suo incontro.
Che simpatico ci sembra Pietro che rischiò tanto. L’invito che Gesù gli fa non riesce a salvarlo dalla sfiducia. Non appena i suoi piedi sentono l’acqua, viene soffocato l’entusiasmo che si era svegliato nel suo cuore nel sentire il suo Signore. Non sempre la vicinanza di Gesù è sufficiente per operare nel discepolo il miracolo; curiosamente, Pietro seppe camminare sulle acque, mentre si fidò dell’invito del suo Signore; incominciò ad affondare quando poté più l’evidenza del pericolo che la parola di Gesù. Affondò nel dubbio, prima di incominciare ad affondare nell’acqua. Il miracolo si era realizzato dal momento in cui incominciò a camminare sul mare, in direzione del suo Signore, obbedendo al suo invito, ma la sua sfiducia, prima che l’acqua, sommerse il suo corpo.
Non è difficile concordare con quei discepoli che tanto male sopportarono l’assenza di Gesù; che si videro avvolti in una pericolosa tempesta non appena il loro Signore li lasciò; che non potevano credersi che Gesù venisse a soccorrerli camminando sulle acque, che non osarono seguire alla cieca l’invito di Gesù, che si strinsero nei loro dubbi benché l’avessero a portata di mano. Comprendiamo bene le loro difficoltà, perché sono le nostre.
Non dovremmo dimenticare che niente vale avere vicino Gesù, se ci crediamo abbandonati, sé davanti a qualunque pericolo la paura è più forte della nostra fede: finché diamo più peso ai pericoli che dobbiamo affrontare che alla parola di Dio, basterà qualunque temporale, qualunque contrattempo, affinché anneghi la nostra fede e naufraghi la nostra fiducia. A niente ci varrà contare su Gesù e la sua parola, se prevalgono le nostre paure e l’angoscia di essere soli davanti alle difficoltà. Gesù non ci lascia soli: mettiamo in lui la nostra fiducia. Che la sua parola stimoli la nostra fede: ci viene incontro, anche attraverso il mare ed in mezzo ai temporali. Chi dubita, non sarà salvato.

JUAN JOSE BARTOLOME sdb,

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