Archive pour le 4 avril, 2014

La risurrezione di Lazzaro

La risurrezione di Lazzaro  dans immagini sacre 81850H

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Publié dans:immagini sacre |on 4 avril, 2014 |Pas de commentaires »

LA LETTERA AI ROMANI – COMMENTO SU 8,1-11

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LA LETTERA AI ROMANI – COMMENTO SU 8,1-11

(Pedron Lino)

8) Il dono dello Spirito (8,1-11).

1Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù. 2Poiché la legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte. 3Infatti ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e in vista del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne, 4perché la giustizia della legge si adempisse in noi, che non camminiamo secondo la carne ma secondo lo Spirito.
5Quelli infatti che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito. 6Ma i desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace. 7Infatti i desideri della carne sono in rivolta contro Dio, perché non si sottomettono alla sua legge e neanche lo potrebbero. 8Quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio.
9Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. 10E se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto a causa del peccato, ma lo spirito è vita a causa della giustificazione. 11E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.

Il Cap. 8 è dominato totalmente dal pensiero dello Spirito (O. Kuss).
Il contenuto di questo capitolo rappresenta il vertice e la controparte del Cap. 7.
V. 1 – Paolo afferma anzitutto che ora non c’è più nessuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù. La nuova condizione dell’umanità, il nuovo modo di essere del cristiano (in Cristo Gesù!) sono la conseguenza di quella giustizia di Dio manifestatasi in Gesù Cristo e che è accessibile mediante la fede e il battesimo. Nella sfera del Cristo, nell’ambito della sua potestà salvifica, ora non vi è più alcuna condanna.
V. 2 – Non vi è alcuna condanna per coloro che vivono in Cristo Gesù, perché lo Spirito ci ha liberati dal peccato e dalla morte. Lo Spirito ci ha liberati dall’ordinamento del peccato stabilito in noi dalle due potenze che ci dominavano: il peccato e la morte. Il nuovo regime instaurato dallo Spirito della vita ha sostituito e abrogato il regime del peccato e della morte.
V. 3 – In questi primi tre versetti abbiamo i seguenti enunciati: ora non vi è più nessuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù perché lo Spirito ci ha liberati dal regime del peccato e della morte. Infatti Dio ha mandato il Figlio suo per condannare il peccato nella carne. La condanna di questa potenza del peccato da parte di Dio è avvenuta nella carne, cioè nell’ambito in cui essa regna. La potenza del peccato è stata colpita là dove ha sede, cioè nell’esistenza carnale decaduta e asservita a quella potenza. Nelle sue pretese e nelle sue brame, nelle sue tensioni e nei suoi trascendimenti la carne ha sempre di mira se stessa, è rivolta alla autosoddisfazione: si tratta dell’egoismo di ogni specie, quello materiale e sensibile e ancor più quello spirituale che si esplica soprattutto nell’assolvimento della legge con opere che dovrebbero garantirci e promuoverci al cospetto di Dio mediante la nostra giustizia (Rm 10,3; Fil 3,3 ss.) o anche nella fiduciosa sicurezza di appartenere alla progenie del popolo di Dio (Fil 3,3 ss.), nel vanto e nell’autoedificazione attinta dalla sapienza o dai carismi (1Cor 1,26; 2Cor 11,18; ecc.). In quanto tale, la carne tende alla morte (Rm 8,26).
Infatti essa è, in tutto il suo atteggiamento, ostile a Dio e ribelle alla norma stabilita da lui. Della carne il peccato si serve in tutto e per tutto come di suo strumento; in lei dimora il peccato per dominarla. È proprio su questa potenza del peccato, che dimora e agisce nella carne, che si è abbattuta ora la condanna di Dio. Tale condanna, che colpisce il peccato dimorante nella carne e che risparmia la dannazione a quelli che sono in Cristo Gesù, si è attuata col fatto che Dio ha inviato il Figlio suo nella carne. Il modo in cui Dio ha condannato il peccato nella carne è stato l’invio del Figlio suo nella carne.
Lo spodestamento della potenza del peccato, compiuto da Dio mediante suo Figlio, viene contrapposto all’impotenza della legge: quanto alla legge era impossibile fare, Dio l’ha fatto per mezzo di suo Figlio. La legge, incapace di annientare il peccato, non era debole in se stessa, ma a motivo della carne. La carne, in quanto realtà dominata dal peccato, rende la legge così debole perché la intende come un incitamento all’egoismo di ogni sorta (Rm 7,7 ss.; Gal 2,16; ecc.). La debolezza per cui la legge non procura la salvezza, ma è addirittura una maledizione, si deve alla carne, alla condizione carnale dell’uomo, dominata dal peccato. La legge, che è in sé santa, giusta e buona, suscita, mediante la carne, l’egoismo e la ricerca di una autoedificazione nell’ingiustizia o nella propria giustizia, ossia nei peccati o nelle opere buone fatte per la propria gloria.
V. 4 – Mediante il Figlio suo, Dio ha condannato la potenza del peccato, affinché noi potessimo compiere gli atti di giustizia richiesti dalla legge e così facessimo la giusta volontà di Dio da cui dipende la nostra vita. La potenza del peccato è stata infranta da questo intervento di Dio in Gesù Cristo. E il fine di ciò era che la giusta volontà di Dio venisse di nuovo osservata da noi.
Ora noi, nella fede in virtù dello Spirito santo, e quindi liberi dall’egoistico attaccamento a noi stessi, liberi di attaccarci solo a Dio, pratichiamo o vogliamo praticare la legge.
Il camminare è vocabolo frequente negli scritti di Paolo e indica una certa condotta di vita. I cristiani non impostano la loro vita secondo le inclinazioni e le pretese della carne, ma assumono come norma di vita, lo Spirito.
Vv. 5 – 8 – La carne è ciò a cui tende l’uomo per sua natura. Essa fa sì che l’uomo prenda le sue parti, partecipi alle sue aspirazioni e pensi al modo suo. Ma un discorso analogo può farsi anche per coloro che vivono sotto il potere dello Spirito, ossia per coloro che sono in Cristo Gesù.
Essi prendono partito a favore dello Spirito e dei suoi doni, e ciò si rivela nel frutto dello Spirito di cui si parla, ad esempio, in Gal 5,22-23. Ma se è vero che coloro che recano l’impronta della carne fanno gli interessi della carne e coloro che vivono nello Spirito sostengono la causa dello Spirito, ne consegue che gli scopi degli uni e degli altri e i risultati a cui approdano sono del tutto contrari. Infatti le aspirazioni della carne conducono alla morte, quelle dello Spirito alla vita e alla pace. La carne porta alla morte perché non si sottomette a Dio e alla legge in cui si esprime la sua volontà dispensatrice di vita. E non è disobbediente solo di fatto, ma per sua natura, in quanto dominata dalla potenza del peccato, in quanto venduta in potere del peccato di Adamo (7,14). Coloro che sono nella carne non possono piacere a Dio. Ma ciò significa la morte.
V. 9 – Voi però non siete nella carne, ma nello Spirito. Paolo si rivolge ai suoi lettori applicando a loro ciò che sta scrivendo. Il tempo in cui i cristiani conducevano la loro vita secondo la carne è passato. Ora vivono nello Spirito. Lo Spirito dimora in loro per mezzo del battesimo. Lo Spirito si è impossessato di loro, si è appropriato della loro esistenza. Essi quindi vivono nell’ambito, sotto il dominio dello Spirito. Il nostro essere nello Spirito è il suo essere in noi, e viceversa.
L’inabitazione dello Spirito in noi coincide con la nostra inabitazione nello Spirito. Lo Spirito di Cristo, che è lo Spirito di Dio, ci fa sperimentare Cristo come nostro Signore. Noi siamo sua proprietà.
V. 10 – Se Cristo (mediante il suo Spirito) abita in noi, ne consegue che:
1. il corpo è morto per quanto concerne il peccato. Se Cristo abita in noi, la nostra realtà di uomini ribelli a Dio è morta per effetto del battesimo che l’ha distrutta.
2. Invece lo Spirito è vita che fa sorgere in noi la giustizia di Dio, quella che è presente in lui. Lo Spirito è vita eterna e con ciò e in ciò è giustizia.
V. 11 – Se lo Spirito è vita, tale si manifesterà anche in noi, cioè nella risurrezione dai morti. Lo Spirito viene qui chiamato e definito come la potenza che Dio ha dimostrato nella risurrezione di Gesù Cristo. Questo Spirito si è impossessato di noi e noi siamo nella sfera della sua potenza. Di questo Spirito, che già si è rivelato in Cristo come Spirito della vita, noi facciamo la norma della nostra vita. Il nostro corpo, tramite il battesimo, per l’inabitazione dello Spirito, è sottratto al peccato e alla morte. Di questo corpo si prende cura lo Spirito che dà la vita che già ci ha concesso la vita di Dio nella forma della giustificazione. Lo Spirito – se rimane in noi e ci lasciamo guidare da lui – concederà anche la vita escatologica ai nostri corpi mortali.

 

EZECHIELE 37,12-14 – LA RISURREZIONE DI UN POPOLO

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EZECHIELE 37,12-14 – LA RISURREZIONE DI UN POPOLO

12 Così dice il Signore Dio: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi risuscito dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nel paese d’Israele. 13 Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri, o popolo mio.
14 Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nel vostro paese; saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò.

COMMENTO
Ezechiele 37,12-14

La risurrezione di un popolo
Il libro di Ezechiele contiene due raccolte di oracoli, quelli composti prima della caduta di Gerusalemme (cc. 1-24) e quelli posteriori ad essa (cc. 33-39). Tra queste due raccolte si situano gli oracoli contro le nazioni (cc. 25-32). Al termine viene posta una sezione chiamata «Torah di Ezechiele» (cc. 40-48), dove sono descritte le istituzioni future. Gli oracoli posteriori alla caduta di Gerusalemme hanno come tema la conversione e il ritorno degli esuli nella loro terra. I temi svolti in questa raccolta sono i seguenti: il ruolo del profeta (Ez 33), JHWH unico pastore di Israele (Ez 34), la rinascita del popolo (Ez 35-37), la vittoria finale sui suoi nemici (Ez 38-39). Nella sezione in cui si parla della rinascita di Israele, questa viene presentata come effetto di un dono dello Spirito (Ez 36,24-32), al quale viene poi attribuita la risurrezione di un popolo ridotto a una distesa di ossa inaridite (Ez 37,1-10). Il brano liturgico rappresenta la conclusione di quest’ultimo testo, di cui spiega il significato.
In 37,1-10 Ezechiele descrive una distesa immensa di ossa disseccate, sulle quali egli, per comando divino, invoca la venuta dello Spirito. Allora le ossa si rivestono di carne e di nervi e ritornano ad essere un esercito sterminato. Al termine della descrizione JHWH parla a Ezechiele e gli spiega che tutte le ossa che ha visto rappresentano gli israeliti in quanto essi vanno dicendo: «Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo e perduti» (v. 11). È questo un grido di disperazione che sale da una popolazione che nell’esilio ha perso la sua identità e si è dispersa in mezzo a nazioni straniere. Da questa sconsolate constatazione ha preso origine l’immagine delle ossa disseccate che ritornano a essere persone vive. Adesso JHWH spiega, per bocca del profeta, come questa visione si applichi alla situazione futura del popolo.
L’interpretazione della visione viene fatta mediante una promessa di liberazione: «Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi risuscito dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nel paese di Israele» (v. 12). L’immagine della distesa di ossa inaridite lascia qui il posto a quella di un grande cimitero con una moltitudine di tombe in cui sono sepolti gli israeliti. Questa immagine supplementare richiama lo she’ol, il regno dei morti, nel quale il popolo è precipitato. Da esso ora JHWH lo fa risalire per condurlo nella terra di Israele. Con questa espressione si evoca l’uscita dall’Egitto, che rappresenta il prototipo di ogni liberazione, e il successivo ingresso nella terra promessa. In altre parole Dio promette un nuovo esodo che, dopo la catastrofe dell’esilio, assume i connotati di una risurrezione.
La liberazione dall’esilio comporterà una nuova presa di coscienza da parte del popolo: «Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri, o popolo mio» (v. 13). Il nuovo intervento di JHWH farà sì che il popolo lo conosca. Il verbo «conoscere» non indica qui, come in genere nel linguaggio biblico, una conoscenza puramente teorica e astratta, ma un nuovo rapporto amicizia basato sul compimento della volontà di JHWH contenuta nella sua legge. Si attua così quanto era stato promesso da Geremia nella profezia della nuova alleanza: «… tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande» (cfr. Ger 31,34).
La promessa viene poi ripetuta secondo il linguaggio tipico di Ezechiele: «Farò entrare in voi il mio Spirito e rivivrete; vi farò riposare nel vostro paese; saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò. Oracolo del Signore Dio» (v. 14). Il dono dello Spirito, già preannunziato in 36,27, rappresenterà una dotazione stabile per Israele che, in forza del suo influsso vivificante, ricomincierà a vivere in modo pieno. Dio lo «farà riposare» nel suo paese, come aveva fatto riposare Adamo nel giardino dell’Eden (cfr. Gn 2,15). È in forza di questa esperienza che gli israeliti «sapranno» (sperimenteranno) che «Io (sono) il Signore» il quale realizza quello che ha promesso: come garanzia del suo intervento Dio dà il suo nome, JHWH, che significa la sua presenza costante accanto al popolo per salvarlo (cfr. Es 3,14). In forza del suo nome JHWH non potrà non realizzare le sue promesse.

Linee interpretative
In questo testo Ezechiele si serve del linguaggio della risurrezione per spiegare la liberazione del popolo dall’esilio. Non si tratta certo di una risurrezione in senso proprio, ma del ritorno a una vita piena dopo l’esperienza di una sofferenza che a buon diritto è considerata come una morte. Senza libertà la vita non è degna di essere vissuta. La liberazione promessa è un dono gratuito di Dio, che ha certo una componente politica, ma in ultima analisi si identifica con la ripresa di un rapporto con JHWH che comporta una fedeltà costante a lui. È proprio nel riconoscere in Dio il garante della sua liberazione che il popolo eviterà di cadere schiavo di potenze straniere, anche quando sarà politicamente sottomesso ad esse.
Pur non riferendosi alla risurrezione individuale dopo la morte, l’immagine usata da Ezechiele ha posto le premesse per il successivo sviluppo della fede di Israele. Quando la restaurazione del popolo apparirà come un evento che si attuerà alla fine dei tempi, sorgerà il problema del destino di coloro che sono morti prima che questo evento si realizzasse, e soprattutto dei martiri che hanno dato la vita perché si attuasse la gloria finale del popolo. È allora che l’immagine della risurrezione sarà utilizzata per indicare la partecipazione di tutti i defunti alla beatitudine finale di Israele. Alla fine tutti i giusti torneranno in vita per entrare nella beatitudine del regno di Dio.

v DOMENICA DI QUARESIMA: PER RISUSCITARE IN CIELO BISOGNA PRIMA MORIRE IN TERRA

http://www.donbosco-torino.it/ita/Domenica/01-annoA/Anno_A-2014/3-QuaresimaA-2014/Omelie-Quaresima/05-Dom-Quaresima-A-2014/02-5a-Domenica-A-2014-TS.htm

6 APRILE 2014 | 5A DOMENICA A – QUARESIMA | OMELIA DI APPROFONDIMENTO

PER RISUSCITARE IN CIELO BISOGNA PRIMA MORIRE IN TERRA

- Farò entrare il mio Spirito e rivivrete (Ez 37, 12-14). Israele è in esilio in Babilonia. Dio si è impegnato a riportarlo in patria. E l’ha fatto.
- Lo Spirito di Dio darà la vita anche ai vostri corpi mortali (Romani 8, 8 -11). Nella cosiddetta morte muore solo il corpo, non l’anima nostra. Esso verrà ricuperato, come successe temporaneamente a Lazzaro.
- Chi crede in me, anche se muore, vivrà – disse Gesù.
E lo dice oggi per noi. Non facciamo di una morte, anche se dolorosa, una tragedia senza scampo.
Tutto finito quando si muore? No, neppure per il corpo.
In realtà tutto inizia con la morte per coloro che muoiono in cielo, nelle braccia di Dio.
Giovanni oggi ci presenta il segno più eclatante della messianicità di Gesù. Non guarisce una semplice cecità, non scaccia demoni, non guarisce dei lebbrosi, che pur essendo in pessime condizioni, sono vivi. Per le malattie oggi la scienza fa… miracoli. Ma per la morte non c’è nessun rimedio. Anche l’uomo Gesù piange un grande amico, insieme a Marta, Maria e tanta brava gente. Dio li ha abbandonati?

- Signore, se tu fossi stato qui!… disse Marta a Gesù.
Per tutti Lazzaro era morto. Per Gesù era morto solo il suo corpo. Lazzaro in realtà dormiva. Bastava svegliarlo. Rimettere insieme corpo ed anima per Gesù era possibile. E lo fece:- Lazzaro, vieni fuori!…

+ Israele, vieni fuori dall’esilio in Babilonia!
+ Cristiani, venite fuori dalle opere del male!
+ Fratello, io ti sciolgo (ti assolvo) dalla corda del peccato e della morte. E’ il compito più bello e più importante della Chiesa, prolungamento dell’opera di Gesù Cristo Messia Salvatore.

Ascoltiamo troppo le chiacchiere della maggioranza sulla morte. Sono rare le persone che la pensano come la Chiesa: nella morte fisica, la persona in realtà – se ha avuto fede in Cristo – inizia la vita divina. Nasce al cielo si dice sovente dei santi, per i quali si festeggia la seconda nascita appunto nel giorno della morte.
Per il mondo, alla domanda – e dopo?, la risposta è – il nulla. Per chi ha avuto fede in Cristo il dopo si chiama Dio.
L’anima è il germe misterioso che c’è dentro la buccia di un seme. Se la buccia non marcisce, il seme non germoglia. Che marcisca allora, purchè spunti il germoglio e da esso la spiga e dalla spiga il grano e dal grano il pane e dal pane la vita; per l’uomo! E dallo stesso pane il Corpo di Cristo, nuovo germe di risurrezione per coloro che credono in Cristo e nell’Eucaristia.
Attenzione: il processo vita-morte-vita non è nelle nostre mani. Non è programmabile da noi, nonostante I’eutanasia. E’ intervento diretto su ogni persona operato da Cristo, perché si manifesti in noi l’amore potente del Padre, con l’energia che proviene da Cristo: lo Spirito.
Muore Lazzaro e c’è tanto pianto. Poi la risurrezione temporanea, in attesa della definitiva.
Muore Gesù di Nazaret; un gruppuscolo di fedeli lo piange, ma sommessamente, compostamente. C’e di mezzo una profezia:

- Il terzo giorno risorgerò!
Gli altri, la maggioranza, aveva dimenticato la profezia. E poi con una morte tanto tragica, come poteva tornare in vita un corpo cosi martoriato? Logico, no?
La logica di Dio è ben altra, per suo Figlio e per noi.
Non stiamo ad analizzare sul come. E’ certa la nostra ricomposizione con il nostro essere corporeo, la famosa buccia del seme; è certa la crescita del germe fino alla produzione di fiori e frutti. E’ certa la divinizzazione o spiritualizzazione del nostro essere una volta ricomposto.
Paolo però chiarifica per i Romani e per noi una verità indiscutibile:
Seguire l’istinto egoistico conduce alla morte, SEGUIRE LO SPIRITO conduce alla vita e alla pace.
… Se lo Spirito di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti ABITA IN VOI, voi morirete, sì, a causa del peccato, ma Dio vi accoglie e lo Spirito vi dà vita, come la diede al corpo morto di Gesù nel sepolcro.
La morte diventa così un bivio obbligatorio:
+ chi è vissuto nello Spirito imboccherà la via del cielo.
+ chi ha voluto vivere senza Spirito inesorabilmente imboccherà la via del cosiddetto inferno. Vivere senza Dio è tragico inferno, peggio del cieco senza luce!
Il cristiano si preoccupa di vivere con estrema attenzione ogni istante di vita di qua, in vista della vita di là!

Padre Tiziano SOFIA sdb

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