HO INCONTRATO MIO « PADRE »,VI HO APPOGGIATO LA MIA STANCHEZZA – INCONTRO CON PAPA BENEDETTO (2009)

http://www.atma-o-jibon.org/italiano4/rit_tellan1.htm

RIFLESSIONE DI UN PRETE ROMANO DOPO L’INCONTRO CON IL PAPA

 HO INCONTRATO MIO « PADRE »,VI HO APPOGGIATO LA MIA STANCHEZZA

DON MASSIMO TELLAN (« AVVENIRE », 28/2/’09)

Venerdì pomeriggio, il primo Venerdì del nostro « itinerario quaresimale », il Venerdì che segue il consueto incontro del « Clero Romano » con il suo Vescovo, il Papa. La grande « Sala delle Benedizioni » che ci ha accolti è ormai vuota; finito il « vociare » festante che accoglie il Papa, e le mani protese verso di lui nel desiderio di un contatto che esprima l’affetto filiale. Spenti i riflettori dei « media », intenti a cogliere chissà quale novità possa dire il Santo Padre ai suoi Sacerdoti, impegnati nel duro « lavoro pastorale ». Eppure il cuore e l’anima non vogliono archiviare questo incontro, non vogliono voltare pagina come, sovente, la nostra « sbrigativa » società ci induce a fare. Cuore ed anima vogliono fare memoria di un evento che non è uno fra i tanti della nostra Diocesi, ma che vuol essere l’incontro per eccellenza, l’incontro del « Presbiterio » col suo « Pastore », il suo riferimento, la sua guida. Un appuntamento nel quale le distanze, che talvolta si respirano con il « Palazzo oltre Tevere », si annullano attraverso un abbraccio che sostiene, un segno che testimonia l’unità del « Presbiterio » col suo Vescovo e che – come ha sottolineato, con la sincerità che lo contraddistingue, il Cardinale Vicario Agostino Vallini – vuol essere un sereno e costruttivo scambio di esperienze in spirito di autentica familiarità. Questo appuntamento è anche un’opportunità per « domandare », sollecitare risposte alle provocazioni che ci arrivano dal nostro essere « Chiesa tra la gente », per riportare « esperienze pastorali » vissute, dal condividere perplessità e angosce, gioie e speranze. Ma, accanto alle risposte che il nostro Vescovo ci offre con puntualità e « sagacia », ciò che permane e vivifica è l’incontro in se stesso, l’opportunità di un confronto aperto e disponibile con un « Pastore » unico al mondo perché successore di « Pietro », la « roccia », colui che segna la rotta e apre la strada nella « sequela » di Cristo. Tutti noi viviamo immersi in questo tempo a tal punto da esserne segnati interiormente e talvolta « affaticati ». Le domande che agitano il cuore dell’uomo; le nuove problematiche « etiche », sollevate anche dai recenti « fatti di cronaca »; le difficoltà nel costruire « comunità » che siano luoghi di accoglienza e « testimonianza evangelica » nella carità, in un mondo sempre più diffidente e « chiuso »: sono realtà con cui dobbiamo misurarci. Talora l’entusiasmo cede il passo alla stanchezza, la « passione pastorale » è mortificata dal non avere « riscontri » immediati. Capita che una « patina di scoraggiamento » possa minare anche la nostra speranza. Che fare? Dove guardare? In chi trovare una « parola franca » che ci incoraggi, ci sproni a non distogliere lo sguardo da « Cristo risorto », nostra « speranza »? È questo il significato più vero del nostro trovarci col Papa. Spesso si sente dire, da fior di psicologi, che viviamo una stagione nella quale « non vi sono più padri »; ma prima della psicologia è il cuore dell’uomo che rivela l’esigenza di trovare una « paternità » che non lo faccia sentire solo e disorientato in questo mondo. La Chiesa indica all’uomo il volto di Dio come « Padre », ma perché questa « paternità » sia credibile deve renderla visibile con coloro che sono chiamati a esserne testimoni e strumenti. Come « Pastori » delle nostre « comunità » cerchiamo di rivelare questa « paternità » di Dio. Ma, nel contempo, come collaboratori del Vescovo e figli di Dio con tutto il suo « popolo », cerchiamo in Lui il volto e l’autorevolezza amorevole di un vero « Padre ». Abbiamo anche noi bisogno di non sentirci soli e disorientati, di trovare « prossimità » di cuore per noi stessi e rinnovato slancio per quanto possiamo e dobbiamo offrire a quanti ci sono affidati. Mi torna in mente il « Discorso alla Luna » del Beato Giovanni XXIII: «È un fratello che parla a voi, diventato « Padre » per la volontà di nostro Signore». È questo lo spirito che mi muove ogni volta che devo incontrare il mio Vescovo, questo quello che desidero e spero di trovare nel Papa. Questo il senso di un momento che è diventato una « consuetudine », ma è insieme un « seme di novità » per la mia vita di uomo e di Sacerdote.

 

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