Archive pour le 28 février, 2014

Cima da Conegliano, Dio Padre

Cima da Conegliano, Dio Padre     dans immagini sacre Cima_da_Conegliano,_God_the_Father

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Publié dans:immagini sacre |on 28 février, 2014 |Pas de commentaires »

IL SIGNORE NON DIMENTICA

http://www.ilfaro-it.net/Brevi%20meditazioni%20bibliche%20Manuguerra1.htm

IL SIGNORE NON DIMENTICA              

« Ma Sion ha detto: ‘L’eterno m’ha abbandonata, il Signore m’ha dimenticata!’. Una donna dimentica ella il bimbo che allatta, cessando d’aver pietà del frutto delle sue viscere? Quand’anche le madri dimenticassero, non io dimenticherò te. Ecco, io t’ho scolpita sulle palme delle mie mani; le tue mura mi stanno del continuo davanti agli occhi. I tuoi figliuoli accorrono; i tuoi devastatori, i tuoi visitatori s’allontanano da te. Volgi lo sguardo all’intorno, e mira: essi tutti si radunano, e vengono a te. Come è vero che io vivo, dice l’Eterno, tu ti rivestirai d’essi come d’un ornamento, te ne cingerai come una sposa. »(Isaia 49:14-18)

Il primo pensiero che affiora nel testo biblico appartiene a Sion: « Ma Sion ha detto: ‘L’Eterno m’ha abbandonata, il Signore m’ha dimenticata!’ « . Il secondo è quello di Dio: « Quand’anche le madri dimenticassero, non io dimenticherò te ». Questi due punti esprimono la natura umana, rappresentata qui da Sion, che tende al lamento, poi la natura di Dio che esalta la Sua perfezione mostrando a Sion il proprio amore. Nella Sacra Scrittura il nome Sion è riferito a Gerusalemme, perché tale era il nome di una delle colline sulle quali era stata edificata la città di Gerusalemme. Non soltanto, questo nome è usato nel Nuovo Testamento per indicare la Gerusalemme celeste, quindi la Chiesa dei primogeniti « voi vi siete invece avvicinati al monte Sion, alla città del Dio vivente, la Gerusalemme celeste, alla festante riunione delle miriadi angeliche, all’assemblea dei primogeniti che sono scritti nei cieli, a Dio, il giudice di tutti,… » (Ebrei 12: 22-23). Sion che parla è la Gerusalemme credente. Questo linguaggio è spesso sulla bocca del credente. Quando attraversa circostanze non facili e poco felici. Allora la fede è colpita da un terribile male, il dubbio, che rende debole e fragile il nostro rapporto con Dio. Siamo convinti che Dio si sia dimenticato, che abbia cancellato dalla Sua mente la nostra esistenza. La Sua Parola assicura al nostro cuore che Dio non dimentica: « Quand’anche le madri dimenticassero non io dimenticherò te ». Perciò, la Parola di Dio diventa la medicina essenziale per curare una fede colpita dal dubbio: « Così la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla Parola di Cristo » (Romani 10:17). Il Signore assicura che la Sua memoria è ancora attiva perché Egli è amore.

L’amore affettuoso di Dio La mente dell’uomo dimentica con facilità, soprattutto quelle cose che non suscitano alcun interesse affettuoso. Dio non può dimenticare l’uomo, in quanto oggetto del Suo amore. La prova di questo amore è nel gesto compiuto da Dio verso il genere umano: « Perché Iddio ha tanto amato il mondo che ha dato il Suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna » (Giovanni 3:16). Dio prende come punto di paragone l’amore materno per far comprendere a Sion il Suo profondo amore: « Quand’anche le madri dimenticassero non io dimenticherò te ». Anche nella nostra società odierna quando si parla di amore, viene preso come paragone l’amore paterno. Perché, ogni madre farebbe di tutto per il proprio figlio. Eppure, il Signore assicura che se l’amore di una madre dovesse venire meno, il suo amore non viene mai meno. Dalle notizie dei mass-media veniamo a conoscenza del costante abbandono di neonati per le strade o nei bidoni delle immondizie. Questi fatti testimoniano che l’amore materno è finito, limitato ed imperfetto. L’amore di Dio  è immutabile, eterno e perfetto. La natura di Dio è amore. Dio non ama perché compie delle azioni, Dio ama perché la Sua essenza è amore: « Chi non ama non ha conosciuto Iddio; perché Dio è amore » (1 Giovanni 4:8). Le Sue opere sono l’espressione di un amore grande ed eterno, che non sbiadisce con il passar dei secoli, perché Gesù è lo stesso ieri, oggi ed in eterno.

L’amore protettivo  Dio non dimentica il credente perché il Suo amore è intento a proteggerlo. Come prova di un amore protettivo il Signore assicura a Sion che la sua esistenza non può sfuggire dal Suo sguardo, perché: Io t’ho scolpita sulle palme delle mie mani; le tue mura mi stanno del continuo davanti agli occhi ». Dio utilizza un linguaggio comprensibile perché Sion possa capire facilmente e considerare la posizione privilegiata che possiede. Sion si trova nelle mani di Dio, « Io t’ho scolpita sulle palme delle mie mani »  e sotto lo sguardo continuo del Signore, « le tue mura mi stanno del continuo davanti agli occhi ». Non esiste migliore posizione che trovarsi nelle mani di Dio. Nelle mani di Dio troviamo consolazione, salvezza, amore, benignità, pace, conforto, protezione e benedizione. Questo amore protettivo di Dio non si esaurisce soltanto con una carezza o una pacca sulle spalle ogni tanto,cioè quando capita o quando si ricorda. Infatti, il testo rafforza questo concetto della perfetta memoria di Dio con l’espressione, « t’ho scolpita ». Dio ha inciso nelle palme delle Sue mani Sion e nemmeno il tempo potrà cancellarla dalla mente di Dio. Chissà quante volte a scuola abbiamo scritto sulle palme delle nostre mani il nome di un personaggio della storia, della letteratura oppure una formula matematica. Però, nel momento in cui abbiamo lavato le mani, il nome di quel personaggio è scomparso e non è rimasto nemmeno un alone. Il verbo scolpire indica che è stata compiuta un’opera. La punta di uno scalpello è penetrata nelle mani di Dio per incidere il nome di Sion. Nelle palme delle mani di Gesù troviamo scolpiti i segni dei chiodi della croce. Dio si ricorda di ogni credente per le sofferenze, per il sangue versato e per i segni che Gesù ha riportato. Per questo motivo Dio non dimentica. Il Signore assicura a Sion che il Suo sguardo è costantemente rivolto su di essa: « Le tue mura mi stanno del continuo davanti agli occhi ». Da queste parole appare la figura di una sentinella. Il Signore è per Sion una fedele sentinella, che vigila notte e giorno. Le mura di una città erano le prime ad essere soggette agli attacchi dell’esercito nemico. Per Sion non v’è alcun timore, Dio vigila sulle sue mura con molta attenzione. Il Signore è una sentinella che veglia costantemente sulla via dei suoi figli: « L’Eterno è colui che ti protegge; l’Eterno è la tua ombra; Egli sta alla tua destra » (Salmo 121:5).

L’amore attivo di Dio Dio non dimentica perché il Suo amore è sempre attivo verso i Suoi figli. E’ pronto ad intervenire in favore di Sion, « I tuoi distruttori, i tuoi devastatori si allontanano da te ». Dio è pronto ad operare per Sion, Egli non permetterà che Sion perisca. Dio è colui che trasforma le circostanze negative in positive: « Volgi lo sguardo all’intorno, e mira; essi tutti si radunano, e vengono a te. Come è vero che io vivo, di ce l’Eterno, tu ti rivestirai d’essi come d’un ornamento, te ne cingerai come una sposa » (Isaia 49:18). La prima prova dell’amore attivo di Dio è la Sua natura perfetta. Dio parla al cuore di Sion chiedendo di confidare nella Sua esistenza: « Come è vero che io vivo ». La seconda prova è di confidare nella Sua Parola fedele, « … dice l’Eterno ». La terza prova è la Sua Potenza illimitata, « Volgi lo sguardo all’intorno », il Signore chiede a Sion di confidare nella Sua opera potente e di osservare le meraviglie che compirà verso di lei. Dopo secoli lo stesso discorso è trattato ai credenti di Filippi dall’apostolo Paolo nell’avere fiducia in Dio, « avendo fiducia in questo:che Colui che ha cominciato in voi un’opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù » (Filippesi 1:6). Dio non dimentica i Suoi figli, anche quelli che sono già deceduti. Infatti, l’Onnipotenza di Dio, al rapimento della chiesa, sarà manifestata prima verso i credenti trapassati e poi ai viventi, è scritto: « Perché il Signore stesso, con potente grido, con voce d’arcangelo e la tromba di Dio, scenderà dal cielo, ed i morti in Cristo risusciteranno i primi; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo insieme con loro rapiti sulle nuvole, ad incontrare il Signore nell’aria » (1 Tessalonicesi 4:16,17). Confidiamo nel Signore che non dimentica i Suoi figli! Il Suo amore continua ad essere ogni giorno affettuoso, protettivo ed attivo verso tutti coloro che fondano nel Signore la propria fede.  

 di  Antonino Manuguerra Pubblicato da Cristiani Oggi

OMELIA (02-03-2014) : GUARDATE GLI UCCELLI DEL CIELO

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/31098.html

OMELIA (02-03-2014)

MONS. GIANFRANCO POMA

GUARDATE GLI UCCELLI DEL CIELO

La Liturgia della domenica VIII del tempo ordinario si apre con la lettura di alcuni versetti del profeta Isaia (Is.49,14-15) che toccano il cuore del popolo d’Israele in un momento drammatico della sua storia: « Sion ha detto: ?Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato’. Si dimentica forse una donna del suo bambino, da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io non ti dimenticherò mai. » E continua la Liturgia facendoci pregare il Salmo 61/62 « Solo in Dio riposa l’anima mia…Lui solo è la mia salvezza, la mia roccia, la mia difesa, la mia speranza, il mio riparo sicuro, il mio rifugio ». Il Salmo termina con questo invito: « Confida in lui, o popolo, in ogni tempo; a lui aprite il vostro cuore ». Invitandoci a vivere questa esperienza di fiducia in Dio che ci ama con amore materno, di affidamento totale a lui che non si dimentica di noi e ci protegge, sempre, la Liturgia ci prepara ad ascoltare intensamente il « discorso della montagna ». Il brano che oggi leggiamo, Matt.6,24-34, inizia con un’affermazione di Gesù che con estrema chiarezza chiede al suo discepolo una scelta precisa di campo: « Nessuno può servire due padroni… non potete servire Dio e la ricchezza. La parola che oggi ascoltiamo pone l’uomo moderno, che Gesù chiama ad essere suo discepolo, di fronte all’impossibilità di sfuggire alla radicalità dei problemi che toccano il senso fondamentale dell’esistenza. Può l’uomo della scienza continuare a credere, ad affidare la propria vita ad un Padre « provvidente »? Che senso ha la proposta di Gesù per l’uomo che dispone dei mezzi potenti della scienza e della tecnica, che crede nella forza del denaro, del potere, dell’immagine? La lettura attenta del Vangelo di Matteo ci mostra come la proposta di Gesù non è per nulla ingenua: egli ci chiede di ascoltare la sua parola e di lasciare che essa diventi il senso della nostra esistenza proprio nella novità dell’esperienza dell’uomo moderno. Si tratta di percorrere un cammino nuovo, che nasce dalla radicalità di una scelta, che può dare senso e luce a tutto ciò che è umano. Ma questa scelta è necessaria! A chi vuol essere suo discepolo, oggi, Gesù apre gli occhi, chiede il cuore, chiede tutto, per poter fare di lui un uomo libero per vivere tutto. Il tema centrale dell’insieme di Matteo 6,19-34, che comprende anche il brano che precede quello che oggi leggiamo, consiste nel porre il suo lettore di fronte alla possibilità di due possibili scelte esistenziali: una fondata sulla « terra », sinonimo di tenebra, servizio del denaro, inquietudine per la realtà del mondo, l’altra sul « cielo », sinonimo di luce, servizio di Dio e fiducia in lui. E Matteo guida il suo lettore ad entrare nella propria interiorità, a vedere dov’è il suo tesoro e di conseguenza dov’è il suo cuore e gli chiede il coraggio dell’onestà verso se stesso, lo invita a mettere una mente al cuore (un occhio sano che renda luminosa la vita) e di decidere: « Non si può servire Dio e la ricchezza ». Oggi questo è per noi. Tutte le coppie antitetiche presentate da Matteo, cielo e terra, luce e tenebre, occhio semplice e occhio malvagio, odiare e amare, attaccarsi e disprezzare, Dio e ricchezza, mostrano la radicalità della scelta: non è possibile il compromesso. Si tratta di scelte esistenziali incompatibili: il discepolo di Cristo sceglie Lui, Lui solo, senza rimpianti. Infatti, solo l’essere « persone dalla piccola fede », impedisce di gustare l’esperienza della cura affettuosa di Dio per tutte le sue creature: scegliere Cristo significa entrare con lui nella relazione filiale con il Padre, una relazione la cui logica è la gratuità dell’Amore, opposta a quella del mondo. Alla radice di tutto ciò che esiste c’è un atto di Amore che è il senso di tutto. Chi sceglie Cristo, chi crede l’Amore, sperimenta la vita come il grande dono del Padre. Per sei volte in pochi versetti ritorna il verbo « angustiarsi », « preoccuparsi » (6,25.27.28.31.34b): è evidente quanto a Matteo interessi che la sua comunità sia il luogo dell’esperienza di persone libere dalle preoccupazioni che impediscono di vivere. Chi crede l’Amore sperimenta che la fonte da cui dipende la vita è sempre ricca e feconda. E a questo punto il discorso di Gesù si fa raffinato: la fede nell’Amore del Padre non è la fiducia passiva in una Provvidenza che deresponsabilizza, ma è una esperienza dell’essenziale, il dono d’Amore, che genera un modo nuovo di vedere, giudicare e operare. « Per questo vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita…né per il vostro corpo… »: chi crede in un Padre che per amore dona la vita, ha la tranquillità e la libertà del cuore, per poter affrontare tutti i problemi senza rimanerne schiacciati. « Guardate gli uccelli del cielo… ». Gesù invita a contemplare, a « vedere » la realtà, la creatura, per gustare il tesoro ricevuto, l’amore gratuito del creatore. Anche gli uccelli lavorano, cercano…ma ciò che trovano è ben oltre ciò che fanno: tutto è dono. « Guardate i gigli del campo… » In pochi testi evangelici appare con tanta semplicità la fede di Gesù e dei suoi discepoli nel Dio creatore. Dio creatore così vicino alla natura e agli uomini. Dio creatore che rende partecipi del mistero della vita gli uomini così ingrati e così « poco fiduciosi » in lui. Gli uomini (noi) che anziché mettere una mente al cuore (« giudicare » l’opera di Dio che hanno visto) preferiscono la loro « sapienza », che si rivela così limitata, come quella che anche Salomone ha voluto cercare per vie sue. Il cibo, la bevanda, il vestito, sono bisogni elementari e legittimi: il dramma dell’uomo non è di sentirli, ma di avvertirli senza fiducia e senza speranza. « Non angustiatevi… » insiste Gesù, sottolineando che il motivo dell’angoscia sta nell’essere « poco credenti ». L’uomo pagano (che sta anche dentro di noi) fa di questi beni elementari l’oggetto di una ricerca inquieta, mostrando di non conoscere il Creatore, dal quale riceverebbe tutto in dono. Tutto il problema sta nel « cercare »: cercare con angoscia, fuori di sé, con la paura di non trovare, o cercare con la certezza dell’Amore di un Padre che dona la vita al figlio e conosce ciò di cui egli ha bisogno? L’uomo pagano cerca ignorando l’amore del creatore, di conseguenza rischiando di fare violenza alla creazione per « impossessarsene », provocando pure ingiustizie sociali. « Non angustiatevi…il Padre vostro sa… » Gesù insiste: ma egli non parla da psicologo né da psicoanalista. Parla da figlio che sperimenta (vede, tocca, sente…) che tutta la sua esistenza gli è donata dal Padre: tutto è Amore di Dio, Creatore, Padre. Ai suoi discepoli Gesù dice di non angustiarsi, ma non come atteggiamento psicologico: è la fede, è l’esperienza radicale dell’essere amati dal Padre, che dona la vita, è l’esperienza della vita come infinito, inesauribile mistero, come Dio dentro di noi, che libera dalla paura, dall’angoscia. Il « tesoro » ci è già donato: non è da « cercare » con l’angoscia dell’irragiungibile. Ma ancora una volta, Gesù ci avverte: la fede non è passività fatalista. « Cercate anzitutto il regno di Dio e la sua giustizia… tutte queste cose vi saranno date ». « Cercate »: dove? Dentro di noi: nel profondo di noi stessi, nella vita nostra. Nella nostra fragilità, sotto un cumulo di macerie, scopriamo Lui, il suo Regno, la sua giustizia (è l’unico passo del Vangelo in cui si parla di « giustizia di Dio »), il suo Amore misterioso: non è facile credere. Non è facile credere l’Amore: per questo al centro del discorso della montagna c’è la preghiera, il « Padre nostro ». « Cercate »: a noi è chiesto di non porre ostacoli a questa nostra insaziabile sete di Lui. « Vi saranno date tutte queste cose »: chi ha trovato la vita sperimenta che gli è donato tutto. La paura, l’ansia, ostacola la vita, impedisce le relazioni, distrugge la ricchezza della creazione che ci è donata. « Non preoccupatevi del domani…a ciascun giorno basta la sua pena »: non è facile (ma è stupendo!), credere l’Amore e attimo per attimo gustare, costruire, dilatare gli spazi dell’Amore.

 

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