IL ROSARIO: LECTIO DIVINA « TASCABILE »

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IL ROSARIO: LECTIO DIVINA « TASCABILE »

Il Rosario: lectio divina « tascabile », così ho intitolato il mio contributo al messalino mensile Messa meditazione (edizioni ART), per il mese di Ottobre 2011. Poiché anche Maggio è, tradizionalmente un mese dedicato a Maria santissima e alla preghiera del santo Rosario, ho deciso di farvi leggere in anteprima alcune mie riflessioni che sono la parte finale di un trattatello sulla lectio divina. Chi è assiduo a questa pia pratica può convenire con la constatazione che il Rosario è il modo più semplice di fare lectio divina. Anch’esso è « ascolto attento ed orante della Parola di Dio », per questo, soprattutto in quello che chiamiamo « Rosario meditato », vi ritroviamo i famosi « quattro gradini ». 1°: lettura/ascolto quando enunciamo il « mistero »; 2°:meditazione nell’attualizzazione del mistero stesso; 3°: orazione quando recitiamo il « Padre nostro », le dieci « Ave Maria » e il « Gloria »; ed, infine, 4°: contemplazione. Anzi, quest’ultimo termine è quello più frequentemente associato al Rosario, tanto che è quasi diventato automatico dire: « Nel primo mistero glorioso si contempla… ». Indubbiamente, come scrive il Beato Giovanni Paolo II nella sua Lettera apostolica Rosarium Virgini Mariae, « il Rosario è una preghiera spiccatamente contemplativa » (RVM 12); ma lo diventa davvero se, come scrive lo stesso Papa, viviamo sul serio tutti i passaggi che dalla lectio ci portano alla contemplatio. Non sembri, poi, poco dignitoso l’aggettivo che ho voluto accostare al santo Rosario. L’ho definito lectio divina « tascabile », come lo è la corona che portiamo in tasca o in borsetta, perché possa accompagnarci dovunque: per strada, sulla metro, in chiesa e in casa. Se lo vogliamo, il Rosario potrebbe divenire il nostro respiro spirituale; una lectio divina alla portata di tutti, da viversi in ogni situazione. Tascabile, dunque, nel senso di accessibile, di presente in tutta la nostra vita. In questo modo ognuno di noi « può racchiudere nelle decine del Rosario tutti i fatti che compongono la vita dell’individuo, della famiglia, della nazione, della Chiesa e dell’umanità. Vicende personali e vicende del prossimo e, in modo particolare, di coloro che ci sono più vicini, che ci stanno più a cuore. Così la semplice preghiera del Rosario batte il ritmo della vita umana » (RVM 2). Di più: il tempo della malattia, le ore d’insonnia o d’attesa, la stessa meditazione divenuta difficile o impossibile, acquisteranno valore positivo dal nostro povero Rosario; perché proprio quando ci sentiremo « deboli » per le altre forme d’orazione, sperimenteremo, con la recita del Rosario, la forza della preghiera e ci accorgeremo che essa è dono gratuito di Dio (cfr. 2Cor 12,9-10; Rom 8,25-27). Capiremo allora perché Gesù esultò e lodò  » il Padre cheha nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti, e le ha rivelate ai piccoli » (Lc 10,21).

Le tappe della lectio divina nei misteri del Rosario In ogni decina del Rosario e in ogni serie di « misteri » possiamo rivivere, come abbiamo detto sopra, i quattro momenti della lectio divina; tuttavia, chi ha la grazia di recitare le quattro corone nella stessa giornata, può constatare come in ognuna di esse ci sua un’accentuazione specifica, che favorisce il passaggio dalla « lettura/ascolto » alla « contemplazione », soprattutto se cerchiamo di pregare il Rosario « contemplando Cristo con Maria » (RVM 9).. Nei misteri della gioia, « nei quali la presenza di Maria è più pronunciata » (RVM 38), la Vergine di Nazaret ci è d’esempio nell’ascoltare e meditare la Parola, così come suppone il metodo giusto per iniziare la lectio divina. «  Nel 1°: Maria ascolta l’Angelo che le annuncia il concepimento verginale del Figlio di Dio. «  Nel 2°: La Vergine divenuta madre, ascolta Elisabetta che, mossa dallo Spirito, la riconosce « madre del suo Signore » e la proclama « beata perché ha saputo credere ». «  Nel 3°: Dopo aver dato alla luce Gesù, Maria sa ascoltare i pastori di Betlemme che narrano in che modo siano stati coinvolti in quell’evento salvifico. «  Nel 4°: Quaranta giorni dopo la nascita di Gesù, quando insieme a Giuseppe porta il bambino al Tempio per il rito del riscatto, Maria ascolta il vecchio Simeone che le preannuncia « la spada che le trafiggerà l’anima ». «  Nel 5°: Dodici anni più tardi, quando dopo tre giorni d’angoscia ritroverà Gesù nel Tempio, Maria accoglierà nel suo cuore le parole incomprensibili del Figlio, che troveranno piena luce solo sotto la croce. Ed è lo stesso evangelista Luca a notare, sia nel terzo che nel quinto mistero della gioia, come Maria « conservasse tutte queste parole/eventi meditandole nel suo cuore » (Lc 2,19.51). « Nei misteri della luce, tranne che a Cana, la presenza di Maria rimane sullo sfondo »(RVM 21); tuttavia a Cana di Galilea, « la Madre di Gesù » c’insegna a vivere il terzo momento della lectio divina: l’orazione; a viverlo non per se stessi ma per gli altri, nella forma più alta: l’intercessione. In più, Colei che è stata sempre attenta alla Parola, invita tutti i servi/discepoli ad essere ascoltatori obbedienti di Gesù, parola di Dio fatta carne. Con il suo intervento Maria ottiene per i discepoli il dono della fede e anticipa per noi lo sbocco finale della lectio divina: la missione. « I misteri del dolore portano il credente a rivivere la morte di Gesù, ponendosi sotto la croce accanto a Maria, per penetrare con Lei nell’abisso dell’amore di Dio per l’uomoe sentirne tutta la forza rigeneratrice » (RVM 22). Pregando questi misteri otteniamo anche noi la « sapienza della croce », per saper « vedere oltre », guidati solo dalla nuda fede. È ildono che noi abbiamo identificato con la contemplazione. Nei misteri della gloria è tutta la Chiesa che, con Maria e come Maria, ascolta, medita, prega e contempla, soprattutto in quei cinquanta giorni che separano il primo dal terzo mistero glorioso. Mentre nel quarto e nel quinto mistero della gloria, noi Chiesa ancora pellegrinante, volgiamo lo sguardo contemplativo su Maria, nella quale è arrivato a pieno compimento la risposta che ella diede all’Angelo nell’annunciazione: « Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola ».

Dai misteri del Rosario al mistero di Cristo Possiamo, pregando la corona, « ricordare Cristo con Maria » (RVM 13); « imparare Cristo da Maria » (14); « conformarci a Cristo con Maria » (15); « supplicare Cristo con Maria »,(16), ed, infine, « annunciare Cristo con Maria » (17). Così l’evento di Cristo che noi meditiamo, pur essendo passato nel tempo, con la sua forza salvifica dura nell’oggi e raggiunge ogni orante che ad esso si rifà. Si può ripetere a chi recita il Rosario, ciò che san Paolo chiede ai suoi discepoli: « Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono inCristo Gesù » (Fil 2,5); a cui noi possiamo aggiungere, « e che furono in Maria santissima ».

Il Rosario va pregato con il cuore Non disprezziamo, anzi valorizziamo la dimensione affettiva del Rosario. Dobbiamo credere, come i grandi Santi devoti di Maria santissima, che ogni volta nella quale noi rivolgiamo a lei l’invito a « rallegrarsi perché è la piena di grazia », il suo cuore verginale sussulta di nuovo, ed ella, da « mamma », farà di tutto perché anche il nostro cuore percepisca l’eco di quella gioia evangelica. Non stanchiamoci, perciò di ripeterle: « Ave Maria ». E non fermiamoci alle sole parole dell’Ave, lasciamoci afferrare dal mistero nella sua globalità e su di esso orientiamo la nostra riflessione orante. Pregato così, il Rosario diventerà il tempo nel quale sperimenteremo la bontà di Dio e cresceremo nell’abbandono in Lui. Riusciremo, allora, a mettere a tacere i nostri interessi personali, per farci carico degli interessi di quel « Regno » che Gesù ha annunciato e per il quale ha dato la sua vita.Ciò avrà un immancabile riscontro ascetico, perché ci obbligherà, come dice Gesù neldiscorso della montagna, a cercare « prima il Regno di Dio e la sua giustizia, sapendo che tutte le altre cose ci saranno date in aggiunta » (Mt 6,33). Invito che potremmo così tradurre: « Occupatevi delle cose di Dio [anche nella preghiera] ed egli si occuperà di voi ».È certo che allora il Padre, mediante l’azione dello Spirito Santo, ci conformerà al Figlio, così che ognuno di noi, pur essendo un poverello, « diventerà tutto preghiera », come scrive Tommaso da Celano di san Francesco.

p. Salvatore Piga

 

Publié dans : ROSARIO (IL) |le 24 février, 2014 |Pas de Commentaires »

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