Archive pour le 24 février, 2014

I Santi Apostoli Pietro e Paolo

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Publié dans:immagini sacre |on 24 février, 2014 |Pas de commentaires »

IL CRISTIANO E IL DONO DI INTELLIGENZA

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IL CRISTIANO E IL DONO DI INTELLIGENZA

Se il dono di conoscenza ci coglie nella nostra vita di fede, circondati da tutte le creature e con esse ci aiuta a tendere con sicurezza verso Dio, Fine ultimo, il dono di intelligenza o di intelletto ci coglie nella nostra vita intima con Dio, in comunione con lui. Facciamo un esempio. Una volta Mamma Margherita, la mamma di Don Bosco, osservando il risultato del duro lavoro delle sue mani di contadina, disse chi era per lei Dio: “Il Signore è davvero buono con noi, ci ha dato il pane quotidiano… Dobbiamo ringraziare il Signore che ci provvede il necessario. Davvero Dio è Padre, Padre nostro che è nei cieli”. Queste parole sono colme di serenità, pace, gioia. Mamma Margherita percepiva che Dio era in comunione con lei e lei con Dio. L’aveva guadagnato lei il pane per i suoi figli, ma sentiva che l’aveva guadagnato con l’aiuto di Dio. Qui non c’è solo il dono di conoscenza che dalle creature ci porta a Dio, ma anche il dono di intelligenza che ci fa penetrare nell’intimità con Dio, quel dono che purifica l’intelligenza, la illumina e l’aiuta a penetrare nel pensiero di Dio, a entrare in sintonia con Dio, a scrutare le profondità di Dio. Non è più un semplice accogliere nella fede la verità rivelata, la notizia di Dio, non è più un semplice aumento di conoscenza ordinaria, qui il Dio creduto diventa il Dio percepito con la luce del cuore; qui c’è un’intelligenza cordiale, un capire e vivere nella pace il pensiero di Dio, uno scrutare nello Spirito e con lo Spirito le profondità di Dio. È l’esperienza viva, anche se tante volte inconscia, di quello che Gesù ha detto ai suoi discepoli: “Ho ancora molte cose da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso”, cioè di penetrarne il senso con le sole vostre capacità intellettuali, ma “quando verrà lui, lo Spirito di verità, vi guiderà alla verità tutta intera… Egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto” (Gv 16,12-13; 15,26). È solo mediante lo Spirito, che ci elargisce i suoi doni, che noi possiamo conoscere in pienezza Gesù Rivelatore e quanto lui ci ha insegnato e penetrare nell’intimità del Padre. Dice Paolo: “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì… a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. Chi conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio. Ora noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato (1 Cor 2,10-12)… e quelle cose che Dio ha preparato per coloro che lo amano (v. 9)… Di queste cose noi parliamo non con parole ricevute dalla sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito (v. 13)”. Ma chi sono questi “noi” Sono i puri di cuore, i semplici. Di loro ha parlato Gesù quando ha detto: “Padre, Signore del cielo e della terra, tu hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli, ai semplici” (Lc 10,21), cioè a coloro che ascoltano la tua parola con cuore puro: “beati i puri di cuore perché vedranno Dio”. È a questa beatitudine infatti che corrisponde il dono di intelligenza. “Il cuore puro è un cuore sincero, limpido, leale; è trasparenza interiore nelle intenzioni e nei pensieri, e ciò sia davanti a Dio, sia davanti agli uomini” (Drago, p. 151). La purezza del cuore non riguarda solo la sessualità, anche se questo aspetto è molto importante, perché coloro che vivono nel disordine sessuale sono così ripiegati e rinchiusi in se stessi e nel loro egoismo che si privano da se stessi della conoscenza di ogni bene. Chi invece vive nella massima rettitudine, cioè chi è “puro di cuore” nel senso pieno dell’espressione, può contemplare, o meglio, può anche sulla terra, sentire la presenza amorosa di Dio. Il dono di intelligenza infatti rinsalda e purifica la fede di tutti coloro che nella semplicità del loro cuore la sanno vivere senza tanto discutere o ragionare. Sono le persone semplici che sanno vivere in profondità questo dono dello Spirito e rifuggono con il suo aiuto da ogni errore o inganno. Tanti di loro non sono capaci di discutere se è errore o verità quello che si dice loro; lo sentono, perché hanno il vero senso di Dio. Vivendo nella massima semplicità e rettitudine la loro vita cristiana e sostenuti dal dono di intelligenza, essi percepiscono le profonde armonie della fede e contemplano la grandezza e l’eccellenza delle perfezioni divine. “La semplicità – dice il libro dell’Imitazione di Cristo – penetra in Dio e lo capisce. Se anche tu fossi semplice e puro vedresti limpidamente e capiresti senza fatica tutte le cose”. Se poi i puri di cuore, cioè le persone semplici, fissano lo sguardo sul Crocifisso per amore, sentono che debbono imitarlo nel suo amore per tutti gli uomini e in particolare per i più poveri e i più lontani da Dio o in pericolo di perdersi. Per questo sentono che debbono distaccare il cuore da ogni peccato e soprattutto che debbono vincere l’orgoglio umano per vivere in umiltà, virtù indispensabile per percorrere la via della carità.

Vincere l’orgoglio

L’orgoglio, la cecità del cuore, è la più tremenda malattia che può colpire lo spirito dell’uomo. Quando un giorno Gesù, dopo aver guarito un uomo nato cieco, disse che egli era venuto, “perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi”, i farisei gli chiesero: “Siamo forse ciechi anche noi?”. E Gesù rispose: “Se foste ciechi non avreste alcun peccato, ma siccome dite: «Ci vediamo», il vostro peccato rimane” (Gv 9,40s). “L’intelligenza umana per essere guarita dalla tragica malattia dell’orgoglio ha bisogno di aprirsi con umiltà all’opera santificatrice dello Spirito, deve avere il coraggio di immergersi nella notte oscura della non intelligenza (= rinunziare a farsi forti della propria sapienza umana, del proprio sapere e di tante sicurezze acquisite semplicemente con lo studio) per arrivare alla sublime vetta della vera intelligenza che è la visione di Dio… Niente è più duro, come il rinunciare a quelle evidenze che ci appaiono tali, ma che in realtà sono solo nostri modi personali di vedere, frutto di nostre mentalità spesso distorte… È difficile rinunciare a un’idea, a una nostra chiarezza intellettuale a cui il nostro orgoglio ci tiene attaccati, perché abbiamo faticato molto nello studio: è una nostra conquista. Ebbene il dono di intelligenza ci purifica e ci infonde il santo coraggio di rinunciare anche a un tipo di rapporto con Dio vissuto sulla base di ciò che vorremmo noi, e non sulla base di ciò che vuole Dio da noi. In questo caso infatti il nostro intelletto cercherebbe solo un appagamento di sé e non un profondo e gratuito rapporto di amore con il Signore. C’è in questo un sottile e impercettibile orgoglio che rende impuro il cuore e quindi incapace di vedere il Signore” (vedi Drago, p. 154). Perciò… … un senso di rinuncia è necessario Infatti, per entrare in intimità con Dio è necessaria una disponibilità a rinunciare a ciò che sentiamo conquista nostra e non dono di Dio. C’è un bellissimo esempio di ciò nella vita di Don Bosco. La mamma, sin da piccolo, gli esigeva delle semplici mortificazioni materiali per prepararsi ad affrontare nella vita situazioni assai più dure. E il figlio imparò dalla mamma il senso di rinuncia e di mortificazione e praticò per tutta la vita una totale mortificazione esteriore e interiore e si sforzò sempre nel dominio di sé, frenando le sue passioni e assoggettando il suo corpo. Nulla di strano, perciò, se egli riuscì a sviluppare al massimo la sua intelligenza e se questa fu resa ancor più valida dal dono di intelligenza: era un “puro di cuore”; e quindi capace di penetrare con l’aiuto dello Spirito nella conoscenza di Dio. Non fu un cammino facile, ma ebbe il coraggio di percorrerlo con fedeltà sin dal giorno in cui ebbe tra le mani il libro dell’Imitazione di Cristo. Fu allora che comprese meglio la sua vita cristiana e il modo di viverla. Da quel giorno si sforzò sempre di aprirsi totalmente all’azione dello Spirito; e, guidato dallo Spirito, gli fu più facile acquisire le verità divine e sviluppare meglio il senso delle cose di Dio allontanando ogni pericolo di sviamento e di errore. Nella sua vita infatti rifulse a poco a poco l’umiltà, la rinuncia a fare sfoggio della scienza dei dotti che egli possedeva, per parlare agli umili, ai piccoli, agli ignoranti. Se il dono di conoscenza gli permetteva di vedere i suoi ragazzi nella luce di Dio, il dono di intelligenza gli faceva contemplare i fondamenti di una vera educazione cristiana: portare tutti a una vera conoscenza di Dio. Fu il dono di intelligenza che lo aprì a Cristo, vero rivelatore del Padre e che lo rese un vero educatore cristiano. Quando scrisse la sua Storia Sacra, nel Nuovo Testamento si sforzò di presentare Gesù come modello da imitare, il quale donandosi rivela l’amore del Padre ed è tutto teso verso il Padre. Come aprirsi a Dio? Fissando lo sguardo su Gesù, ascoltando Gesù. Solo ascoltando Gesù posso davvero con l’aiuto dello Spirito conoscere Dio come Padre e capire quello che Gesù con la sua vita e la sua parola mi ha insegnato. Solo dalla rivelazione posso comprendere che Dio è Amore e che il Figlio è rivelazione di questo amore nella sua vita che si fa dono sino alla morte per la salvezza di tutti. “Solo il Padre conosce il Figlio”. Perciò solo lui me lo può rivelare, e lo ha fatto nella Trasfigurazione del Figlio quando ci ha detto: “Questo è il Figlio mio prediletto. Ascoltatelo”. Ma come ascoltare Gesù ed entrare in comunione con lui? C’è una regola molto semplice di lettura dei Vangeli: fissare lo sguardo su Gesù che è “Parola di Dio” in tutto ciò che è, fa e dice; scoprirlo nella sua tensione verso il Padre e nelle sue relazioni con ogni persona, anche con i suoi nemici. Sentiremo allora quanto è vero e importante il suo comando: “Imparate da me che sono mite e umile di cuore”. Solo vivendo come è vissuto lui, solo imitandolo, sentiremo che la nostra vita diventerà semplice e che si aprirà sempre di più a una vera conoscenza di Dio. Solo così il dono di intelligenza ci colmerà e dilaterà la virtù teologale della fede e ci sarà luce piena nel nostro piccolo, limitato e fallibile intelletto.

Preghiamo O Spirito Santo, vinci in me l’orgoglio e, nella necessità di aggiornarmi ogni giorno, fa’ che ci sia sempre in me il desiderio di farlo solo per il bene dei destinatari della missione che mi è stata affidata. Fa’ che il mio agire sia uniformato su quello di Cristo, per infondere in tutti il desiderio di trovare in lui il senso vero della propria vita. Amen!

 Mario Galizzi SDB

Publié dans:meditazioni |on 24 février, 2014 |Pas de commentaires »

IL ROSARIO: LECTIO DIVINA « TASCABILE »

http://www.padresalvatore.altervista.org/rosarioldt.html

IL ROSARIO: LECTIO DIVINA « TASCABILE »

Il Rosario: lectio divina « tascabile », così ho intitolato il mio contributo al messalino mensile Messa meditazione (edizioni ART), per il mese di Ottobre 2011. Poiché anche Maggio è, tradizionalmente un mese dedicato a Maria santissima e alla preghiera del santo Rosario, ho deciso di farvi leggere in anteprima alcune mie riflessioni che sono la parte finale di un trattatello sulla lectio divina. Chi è assiduo a questa pia pratica può convenire con la constatazione che il Rosario è il modo più semplice di fare lectio divina. Anch’esso è « ascolto attento ed orante della Parola di Dio », per questo, soprattutto in quello che chiamiamo « Rosario meditato », vi ritroviamo i famosi « quattro gradini ». 1°: lettura/ascolto quando enunciamo il « mistero »; 2°:meditazione nell’attualizzazione del mistero stesso; 3°: orazione quando recitiamo il « Padre nostro », le dieci « Ave Maria » e il « Gloria »; ed, infine, 4°: contemplazione. Anzi, quest’ultimo termine è quello più frequentemente associato al Rosario, tanto che è quasi diventato automatico dire: « Nel primo mistero glorioso si contempla… ». Indubbiamente, come scrive il Beato Giovanni Paolo II nella sua Lettera apostolica Rosarium Virgini Mariae, « il Rosario è una preghiera spiccatamente contemplativa » (RVM 12); ma lo diventa davvero se, come scrive lo stesso Papa, viviamo sul serio tutti i passaggi che dalla lectio ci portano alla contemplatio. Non sembri, poi, poco dignitoso l’aggettivo che ho voluto accostare al santo Rosario. L’ho definito lectio divina « tascabile », come lo è la corona che portiamo in tasca o in borsetta, perché possa accompagnarci dovunque: per strada, sulla metro, in chiesa e in casa. Se lo vogliamo, il Rosario potrebbe divenire il nostro respiro spirituale; una lectio divina alla portata di tutti, da viversi in ogni situazione. Tascabile, dunque, nel senso di accessibile, di presente in tutta la nostra vita. In questo modo ognuno di noi « può racchiudere nelle decine del Rosario tutti i fatti che compongono la vita dell’individuo, della famiglia, della nazione, della Chiesa e dell’umanità. Vicende personali e vicende del prossimo e, in modo particolare, di coloro che ci sono più vicini, che ci stanno più a cuore. Così la semplice preghiera del Rosario batte il ritmo della vita umana » (RVM 2). Di più: il tempo della malattia, le ore d’insonnia o d’attesa, la stessa meditazione divenuta difficile o impossibile, acquisteranno valore positivo dal nostro povero Rosario; perché proprio quando ci sentiremo « deboli » per le altre forme d’orazione, sperimenteremo, con la recita del Rosario, la forza della preghiera e ci accorgeremo che essa è dono gratuito di Dio (cfr. 2Cor 12,9-10; Rom 8,25-27). Capiremo allora perché Gesù esultò e lodò  » il Padre cheha nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti, e le ha rivelate ai piccoli » (Lc 10,21).

Le tappe della lectio divina nei misteri del Rosario In ogni decina del Rosario e in ogni serie di « misteri » possiamo rivivere, come abbiamo detto sopra, i quattro momenti della lectio divina; tuttavia, chi ha la grazia di recitare le quattro corone nella stessa giornata, può constatare come in ognuna di esse ci sua un’accentuazione specifica, che favorisce il passaggio dalla « lettura/ascolto » alla « contemplazione », soprattutto se cerchiamo di pregare il Rosario « contemplando Cristo con Maria » (RVM 9).. Nei misteri della gioia, « nei quali la presenza di Maria è più pronunciata » (RVM 38), la Vergine di Nazaret ci è d’esempio nell’ascoltare e meditare la Parola, così come suppone il metodo giusto per iniziare la lectio divina. «  Nel 1°: Maria ascolta l’Angelo che le annuncia il concepimento verginale del Figlio di Dio. «  Nel 2°: La Vergine divenuta madre, ascolta Elisabetta che, mossa dallo Spirito, la riconosce « madre del suo Signore » e la proclama « beata perché ha saputo credere ». «  Nel 3°: Dopo aver dato alla luce Gesù, Maria sa ascoltare i pastori di Betlemme che narrano in che modo siano stati coinvolti in quell’evento salvifico. «  Nel 4°: Quaranta giorni dopo la nascita di Gesù, quando insieme a Giuseppe porta il bambino al Tempio per il rito del riscatto, Maria ascolta il vecchio Simeone che le preannuncia « la spada che le trafiggerà l’anima ». «  Nel 5°: Dodici anni più tardi, quando dopo tre giorni d’angoscia ritroverà Gesù nel Tempio, Maria accoglierà nel suo cuore le parole incomprensibili del Figlio, che troveranno piena luce solo sotto la croce. Ed è lo stesso evangelista Luca a notare, sia nel terzo che nel quinto mistero della gioia, come Maria « conservasse tutte queste parole/eventi meditandole nel suo cuore » (Lc 2,19.51). « Nei misteri della luce, tranne che a Cana, la presenza di Maria rimane sullo sfondo »(RVM 21); tuttavia a Cana di Galilea, « la Madre di Gesù » c’insegna a vivere il terzo momento della lectio divina: l’orazione; a viverlo non per se stessi ma per gli altri, nella forma più alta: l’intercessione. In più, Colei che è stata sempre attenta alla Parola, invita tutti i servi/discepoli ad essere ascoltatori obbedienti di Gesù, parola di Dio fatta carne. Con il suo intervento Maria ottiene per i discepoli il dono della fede e anticipa per noi lo sbocco finale della lectio divina: la missione. « I misteri del dolore portano il credente a rivivere la morte di Gesù, ponendosi sotto la croce accanto a Maria, per penetrare con Lei nell’abisso dell’amore di Dio per l’uomoe sentirne tutta la forza rigeneratrice » (RVM 22). Pregando questi misteri otteniamo anche noi la « sapienza della croce », per saper « vedere oltre », guidati solo dalla nuda fede. È ildono che noi abbiamo identificato con la contemplazione. Nei misteri della gloria è tutta la Chiesa che, con Maria e come Maria, ascolta, medita, prega e contempla, soprattutto in quei cinquanta giorni che separano il primo dal terzo mistero glorioso. Mentre nel quarto e nel quinto mistero della gloria, noi Chiesa ancora pellegrinante, volgiamo lo sguardo contemplativo su Maria, nella quale è arrivato a pieno compimento la risposta che ella diede all’Angelo nell’annunciazione: « Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola ».

Dai misteri del Rosario al mistero di Cristo Possiamo, pregando la corona, « ricordare Cristo con Maria » (RVM 13); « imparare Cristo da Maria » (14); « conformarci a Cristo con Maria » (15); « supplicare Cristo con Maria »,(16), ed, infine, « annunciare Cristo con Maria » (17). Così l’evento di Cristo che noi meditiamo, pur essendo passato nel tempo, con la sua forza salvifica dura nell’oggi e raggiunge ogni orante che ad esso si rifà. Si può ripetere a chi recita il Rosario, ciò che san Paolo chiede ai suoi discepoli: « Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono inCristo Gesù » (Fil 2,5); a cui noi possiamo aggiungere, « e che furono in Maria santissima ».

Il Rosario va pregato con il cuore Non disprezziamo, anzi valorizziamo la dimensione affettiva del Rosario. Dobbiamo credere, come i grandi Santi devoti di Maria santissima, che ogni volta nella quale noi rivolgiamo a lei l’invito a « rallegrarsi perché è la piena di grazia », il suo cuore verginale sussulta di nuovo, ed ella, da « mamma », farà di tutto perché anche il nostro cuore percepisca l’eco di quella gioia evangelica. Non stanchiamoci, perciò di ripeterle: « Ave Maria ». E non fermiamoci alle sole parole dell’Ave, lasciamoci afferrare dal mistero nella sua globalità e su di esso orientiamo la nostra riflessione orante. Pregato così, il Rosario diventerà il tempo nel quale sperimenteremo la bontà di Dio e cresceremo nell’abbandono in Lui. Riusciremo, allora, a mettere a tacere i nostri interessi personali, per farci carico degli interessi di quel « Regno » che Gesù ha annunciato e per il quale ha dato la sua vita.Ciò avrà un immancabile riscontro ascetico, perché ci obbligherà, come dice Gesù neldiscorso della montagna, a cercare « prima il Regno di Dio e la sua giustizia, sapendo che tutte le altre cose ci saranno date in aggiunta » (Mt 6,33). Invito che potremmo così tradurre: « Occupatevi delle cose di Dio [anche nella preghiera] ed egli si occuperà di voi ».È certo che allora il Padre, mediante l’azione dello Spirito Santo, ci conformerà al Figlio, così che ognuno di noi, pur essendo un poverello, « diventerà tutto preghiera », come scrive Tommaso da Celano di san Francesco.

p. Salvatore Piga

 

Publié dans:ROSARIO (IL) |on 24 février, 2014 |Pas de commentaires »

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