Archive pour le 18 février, 2014

Virgin Mary Refuge of Hopeless

Virgin Mary Refuge of Hopeless  dans immagini sacre 451436497_tp

http://img.auctiva.com/imgdata/2/4/5/2/6/7/webimg/451436497_tp.jpg

Publié dans:immagini sacre |on 18 février, 2014 |Pas de commentaires »

PAZIENZA

http://www.donboscoland.it/articoli../articolo.php?id=123974

PAZIENZA

Per il cristiano la pazienza è coestensiva alla fede: ed è sia perseveranza, cioè fede che dura nel tempo, che makrothymia, «capacità di guardare e sentire in grande», cioè arte di accogliere e vivere l’incompiutezza…

        La Scrittura attesta che la «pazienza» è anzitutto una prerogativa divina: secondo Esodo 34,6 Dio è makrothymos, «longanime», «magnanimo», «paziente» (in ebraico l’espressione equivalente suona letteralmente: «lento all’ira»). Il Dio legato in alleanza al popolo dalla «dura cervice» non può che essere costitutivamente paziente. Questa pazienza è stata manifestata compiutamente nell’invio del Figlio Gesù Cristo e nella sua morte per i peccatori, ed è ancora ciò che regge il tempo presente: «Il Signore non ritarda nell’adempire la promessa [...], ma usa pazienza (makrothymei) verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti giungano a conversione» (2 Pietro 3,9). La pazienza del Dio biblico si esprime al meglio nel fatto che Egli è il Dio che parla: parlando, dona il tempo all’uomo per una risposta, e quindi attende che questa arrivi alla conversione. La pazienza di Dio non va confusa con l’impassibilità di Dio, anzi, essa è il «lungo respiro della sua passione» (E. Jüngel), è la lungimiranza del suo amore, un amore che «non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva» (Ezechiele 33,11), ed è una forza operante anche quando il movimento di conversione non è ancora compiuto. La pazienza di Dio trova così la sua espressione più pregnante nella passione e croce di Cristo: lì la dissimmetria fra il Dio che pazienta e l’umanità peccatrice si amplia a dismisura nella passione di amore e di sofferenza di Dio nel Figlio Gesù Cristo crocifisso. Da allora la pazienza, come virtù cristiana, è un dono dello Spirito (Galati 5,22) elargito dal Crocifisso-Risorto, e si configura come partecipazione alle energie che provengono dall’evento pasquale.

Per il cristiano la pazienza è dunque coestensiva alla fede: ed è sia perseveranza, cioè fede che dura nel tempo, che makrothymia, «capacità di guardare e sentire in grande», cioè arte di accogliere e vivere l’incompiutezza. Questo secondo aspetto dice come la pazienza sia necessariamente umile: essa porta l’uomo a riconoscere la propria personale incompiutezza, e diventa pazienza verso se stessi; essa riconosce l’incompiutezza e la fragilità delle relazioni con gli altri, strutturandosi così come pazienza nei confronti degli altri; confessa l’incompiutezza del disegno divino di salvezza, configurandosi come speranza, invocazione e attesa di salvezza. La pazienza è la virtù di una chiesa che attende il Signore, che vive responsabilmente il non ancora senza anticipare la fine e senza ergere se stessa a fine del disegno di Dio. Essa rigetta l’impazienza della mistica come dell’ideologia e percorre la via faticosa dell’ascolto, dell’obbedienza e dell’attesa nei confronti degli altri e di Dio per costruire la comunione possibile, storica e limitata, con gli altri e con Dio. La pazienza è attenzione al tempo dell’altro, nella piena coscienza che il tempo lo si vive al plurale, con gli altri, facendone un evento di relazione, di incontro, di amore. Per questo, forse, oggi, nell’epoca stregata dal fascino del «tempo senza vincoli» – in cui la libertà viene spesso immaginata come l’assenza di legami, di vincoli, come possibilità di operare dei ricominciamenti assoluti dall’oggi al domani, che riportino a un incontaminato punto di partenza, azzerando o rimuovendo tutto ciò in cui prima si viveva, e anzitutto le relazioni e gli impegni assunti – può apparire così fuori luogo, e al tempo stesso così urgente e necessario, il discorso sulla pazienza: sì, per il cristiano, essa è centrale quanto l’agape, quanto il Cristo stesso. TI pazientare, cioè l’assumere come determinante nella propria esistenza il tempo dell’altro (di Dio e dell’altro uomo), è infatti opera dell’amore. «L’amore pazienta» (makrothymei), dice Paolo (1 Corinti 13,4). E la misura e il criterio della pazienza del credente non possono risiedere, in ultima istanza, che nella «pazienza di Cristo»(2 Tessalonicesi 3,5: hypomonè tou Christou). Ecco perché spesso la pazienza è stata definita dai Padri della chiesa come la summa virtus (cfr. Tertulliano, De patientia 1,7): essa è essenziale alla fede, alla speranza e alla carità. Ha scritto Cipriano di Cartagine: «Il fatto di essere cristiani è opera della fede e della speranza, ma perché la fede e la speranza possano giungere a produrre frutti, abbisognano della pazienza» (Cipriano, De bono patientiae 13). Innestata nella fede in Cristo, la pazienza diviene «forza nei confronti di se stessi» (Tommaso d’Aquino), capacità di non disperare, di non lasciarsi abbattere nelle tribolazioni e nelle difficoltà, diviene perseveranza, capacità di rimanere e durare nel tempo senza snaturare la propria verità, e diviene anche capacità di sup-portare gli altri, di sostenere gli altri e la loro storia. Nulla di eroico in questa operazione spirituale, ma solo la fede di essere a propria volta sostenuti dalle braccia del Cristo stese sulla croce. In questa difficile opera il credente è sorretto da una promessa: «Chi persevera fino alla fine sarà salvato» (Matteo 10,22; 24, 13). Promessa che non va intesa semplicemente come un rimanere saldi in una professione di fede, ma come un mettere in pratica la pazienza e l’attiva sopportazione tanto nei rapporti intra-ecclesiali, intra-comunitari («sopportatevi a vicenda», Colossesi 3,13), quanto nei rapporti della comunità cristiana ad extra, con tutti gli altri uomini («siate pazienti con tutti», 1Tessalonicesi 5,14). La pazienza diviene così una categoria che interpella la struttura interna della comunità cristiana e il suo assetto nel mondo, in mezzo agli altri uomini, ai non credenti. E mentre interpella, inquieta!

(L’autore) Enzo Bianchi, Le parole della spiritualità – autore: Enzo Bianchi

Publié dans:Enzo Bianchi, meditazioni, spiritualità  |on 18 février, 2014 |Pas de commentaires »

LA «LECTIO DIVINA»

http://www.biblico.it/doc-vari/swetnam_lec_div.html

LA «LECTIO DIVINA»

DI JAMES SWETNAM, S.J. (DIC 1999)

La Lectio Divina è un modo di leggere la Scrittura che risale ai primi tempi del Cristianesimo.  È un modo di rispondere a Dio per persone che nutrono una salda fede nella Sua iniziativa nel contattarle.  Le parola di Dio giunge al cattolico per mezzo della Scrittura interpretata nella Tradizione della Chiesa Cattolica.  Per i cattolici contemporanei in molti luoghi è difficile rispondere a questa parola di Dio.  Ciò è dovuto a varie ragioni; una delle principali è il consumismo del divertimento fomentato dai «mass media», una forza sempre più imperante nel mondo contemporaneo.  Solo un impegno risoluto può rendere capaci i cattolici in molte parti del mondo di uscire vittoriosi di fronte ad un avversario talmente potente che ci tenta costantamente al divertimento e niente di più.  La vita non è un’occasione di divertirsi e niente di più.  E’ l’occasione di sentire Dio e di fare la Sua volontà.  Ogni cattolico ha la responsabilità di rendere accessibile ai confratelli cattolici e agli altri fratelli, cristiani e non cristiani, la testimonianza della ricerca di Dio.  Dio ha parlato.  Tocca a noi ascoltare.  Nessun cattolico può rendere accessibile la parola di Dio se la sua vita non è una continua ricerca di rispondere personalmente a questa parola. La Lectio Divina è un modo di leggere la Scrittura che comporta vari aspetti, che non vanno considerati come fasi nettamente separabili, ma punti di vista di un singolo atto che è insieme semplice e complesso:  semplice, perché fondamentalmente è un tentativo di rispondere alla Parola di Dio con tutto il nostro cuore; complesso, perché fondamentalmente è un tentativo di rispondere alla Parola di Dio con tutto il nostro cuore.  Nell’atto concreto della Lectio Divina questi aspetti possono essere distinti l’uno dall’altro, ma non separati.  In quanto distinti, possono costituire il punto focale dove porre l’attenzione.  In tal senso, per esempio, l’aspetto #1 è il momento in cui l’attenzione viene concentrata nello studio accurato della Bibbia, per scoprire il significato del testo nella sua situazione originaria.  Nella pratica degli studi biblici tale studio spesso appare come una cosa separata dalla Lectio Divina.  Ma se qualcuno sta veramente cercando di ascoltare la Parola di Dio leggendo la Scrittura, tutti gli aspetti seguenti devono essere presenti, almeno implicitamente e potenzialmente.      Lectio Divina viene sempre sottintesa come ordinata, implicitamente o esplicitamente, alla Sacra Liturgia. Lectio.  Questo aspetto consiste in una ripetuta lettura di un passo della Scrittura al fine di comprendere il significato che l’autore originario intendeva comunicare ai suoi lettori o ascoltatori.  Leggi più volte.  Nella Lectio cerchiamo di capire il brano nel suo contesto originale storico, geografico, culturale.  Qual era lo scopo religioso che il suo autore aveva in mente?  Quando scrisse?  Dove?  In quali circostanze?  Come è stato ricevuto questo messaggio dai destinatari originari?  Per questo aspetto della Lectio i commentari possono essere di grande aiuto, anche se non sono sempre abbastanza attenti all’elemento religioso di un testo.  Cruciale per la Lectio è questo elemento religioso.  Esso trascende infatti le circoscritte condizioni originarie nelle quali il testo ha visto la luce ed ha perciò una validità universale e durevole.  La rilettura continuata può aiutarci a comprendere questo elemento religioso.  Inoltre, tale rilettura ci può aiutare a collocare questo elemento nel contesto di tutta la Bibbia.  In che modo lo Spirito, che è l’autore ultimo di questo brano, vuole che esso si accordi con il resto che Meditatio.  Questo aspetto consiste in una riflessione sullo scopo ultimo del testo — l’elemento religioso originario dell’autore umano e divino — che trascende le limitazioni temporali e spaziali della situazione originale del testo. La Meditatio cerca di conoscere ciò che il testo dice a me oggi.  Per essere sicuro che quanto io penso che il testo sta dicendo a me oggi sia davvero quanto il testo dice e non ciò che io dico, devo assicurarmi che quanto è rilevante per l’oggi sia connesso con il significato originario (che si deduce dall’aspetto #1, la Lectio).  Primo:  il significato originale; secondo:  la rilevanza di quel significato per l’oggi.  Qual è la rilevanze per l’oggi dell’elemento religioso che l’autore, umano e divino, esprime nel testo?  In che modo vengo provocato da questo elemento religioso che viene comunicato attraverso il testo?  I destinatari si sono sentiti provocati dal testo; la provocazione che ricevo io dovrebbe essere come quella che ricevettero loro, anche se le circostanze della provocazione provata da me sono notevolmente diverse dalle loro. Oratio.  Questo aspetto consiste nella preghiera che viene dalla Meditatio.  È una spontanea reazione del cuore in risposta al testo.  È una richiesta di aiuto divino per riconoscere e per rispondere alle provocazioni che vedo nell’elemento originario comunicato attraverso le parole del testo.  In questo modo l’Oratio può includere le richieste per una grande varietà di virtù.  Lo Spirito ispirò il testo proprio avendo in mente queste richieste.  Perciò lo Spirito è anche pronto a rispondere a tale richieste. Contemplatio.  Questo aspetto consiste nell’adorazione, nella lode e nel silenzio davanti a Dio che sta comunicando con me.  È un tentativo di stare davanti ad Dio onnipotente tenendo esposto il nostro cuore.  «Cuore» qui va inteso in senso semitico, cioè il centro del nostro essere, quel punto in cui la nostra memoria, l’intelletto, la volontà, gli affetti si incontrano e dove «io» sono davvero «io».  La vera contemplazione rivelerà sempre più me a me stesso in quanto rivela Dio sempre più a me stesso.  La vera contemplazione mi aiuterà a vedere chi sono realmente, ciò che sono destinato ad essere secondo il punto di vista di Dio.  Il centro privilegiato della contemplazione cristiana è Cristo, poiché è attraverso di lui che andiamo a Dio:  conoscendo Cristo, conosco Dio e conosco me stesso.  La Contemplatio conferisce a tutto il processo di lettura di un testo l’aspetto del dilettarsi nel comprendere.  Nella misura in cui funziona, libera il processo dal pericolo dell’imporre su un testo una intepretazione ristretta, egoistica, un’interpretazione che è lontana dai perenni scopi di Dio che vuole rivelarsi nella sua Parola per gli uomini sempre e ovunque. Consolatio.  Questo aspetto consiste nella gioia di pregare che viene da un «gusto» di Dio e delle «cose» di Dio.  È un prodotto della Spirito Santo, anche se, naturalmente, lo Spirito Santo non è vincolato alla Lectio Divina dove questo consolazione spesso viene trovata.  Dalla consolazione scaturiscono le scelte coraggiose come quelle della povertà, castità, obbedienza, fede, perdono.  La Consolatio crea «l’atmosfera» giusta per queste scelte.   Se questa «atmosfera» cessa, cessa anche la plausibilità di scelte cristiane radicali, e il cuore si volgerà cercare da un’altra parte la sua gioia. Discretio.  Questo aspetto consiste nell’abilità di discernere il pensiero di Dio come viene espresso nella sua parola, specialmente come viene espresso nel suo Verbo, cioè, in Cristo.  Venendo in contatto con la parola di Dio e con il Verbo di Dio noi riceviamo un istinto per le scelte che sono proprie al cristiano, che sono proprie a me stesso come Dio vuole che io sia.  Il mio cuore deve essere dominato dal cuore di Cristo, dalle intenzioni di Cristo, dalle scelte di Cristo.  E questo non solo per la mia vita personale, ma anche per la mia vita quale membro del Corpo di Cristo che è la Chiesa.  Fondamentalmente è quel discernimento che distingue tra i vari «spiriti» che sollecitano la mia attenzione e la mia fedeltà. Deliberatio.  Questo aspetto consiste nella scelta concreta di un’azione da compiere.  È qui che si collocano le scelte implicate nell’elezione di una particolare vocazione, o nel portare avanti una particolare vocazione.  Dio comunica con me in quanto individuale, ed io gli rispondo in base a questa comunicazione individuale.  Se questa comunicazione è interrotta, la mia scelta di vocazione o il mio portare avanti mia vocazione è in pericolo di essere distrutto, poiché prevarranno altre comunicazioni, in base alle quali il mio cuore farà altre deliberazioni, altre scelte.  Ovviamente, in quanto individuo io appartengo a diversi gruppi, innanzitutto la Chiesa, e la mia vocazione di individuo viene capita nel contesto di tali gruppi, innanzitutto la Chiesa.  Ma la responsabilità è sempre la mia personale. Actio.  Questo aspetto consiste nel mettere in pratica il frutto di tutti gli altri aspetti descritti sopra.  Se mi impegno nella Lectio Divina non è per ricevere la forza di mettere in pratica ciò che io ho deciso, ma per capire meglio ciò che devo rispondere alla parola di Dio attraverso la Scrittura, e come, cooperando con Dio nel dar forma al mio cuore, posso farlo.  L’agire segue l’essere.  La Lectio Divina cerca di dar forma al mio agire dando prima forma al mio essere. L’Actio riguarda soprattutto la scelta della vocazione e il modo di portare avanti la mia vocazione.  Naturalmente devo sempre tenere presente che una vocazione non è una cosa privata tra me e Dio.  È una scelta personale che ha conseguenze sociali, in quanto coinvolge sempre il Corpo di Cristo.

 Pontificio Istituto Biblico – 2011

Publié dans:LECTIO |on 18 février, 2014 |Pas de commentaires »

PUERI CANTORES SACRE' ... |
FIER D'ÊTRE CHRETIEN EN 2010 |
Annonce des évènements à ve... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | Vie et Bible
| Free Life
| elmuslima31