Archive pour le 20 décembre, 2013

Natività, IV secolo Milano

Natività, IV secolo Milano  dans immagini sacre Milan+Crib+Frieze

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Publié dans:immagini sacre |on 20 décembre, 2013 |Pas de commentaires »

OMELIA : « CHIEDI UN SEGNO »

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OMELIA (22-12-2013)

PADRE GIAN FRANCO SCARPITTA

« CHIEDI UN SEGNO »

Per mezzo del ?profeta Isaia, Dio invita il re Acaz di Giuda a chiedere un segno « dal profondo degli inferi oppure dall’alto ». Cioè un segno della presenza di Dio in una situazione ordinaria. In parole povere, Dio chiede ad Acaz di avere fede in Lui e di chiedere il suo intervento in quella situazione contestuale delicata che era la guerra Siro Efraimita. Succedeva che dal Nord il popolo assiro stava minacciando Israele, la Siria e il Regno di Giuda con un’imminente invasione e i primi due popoli suddetti, Israele (detto anche Efraim) e la Siria si stavano organizzando insieme per marciare contro il popolo invasore. A tale coalizione avevano invitato ad associarsi anche il re Acaz di Giuda, che a sua volta aveva però rifiutato di allearsi con loro. Di conseguenza Israele e Siria tendevano a muovere guerra contro il regno di Giuda al fine di estromettere il re Acaz e far sorgere un monarca che stesse alle loro richieste. Ma il re Acaz per prevenire tali invasione dei due popoli vicini, farà poi atto di sottomissione e di servizio al re di Assiria, con il quale si umilierà. Questi allora interverrà e porrà l’assedio solamente a Israele, Siria e Idumea. Mentre si svolgono tutti questi fatti, Acaz viene perciò invitato ad aprirsi fiduciosamente a Dio, a chiedergli un « segno » della sua presenza e della sua vicinanza e pertanto ad aver fede indefettibile in Lui. « Chiedi un segno » gli dice il Signore per mezzo del profeta, ma non un segno straordinario o miracoloso, ma solo una semplice manifestazione che Dio è con te. Sarà lo stesso Signore a promettere e a rivelare tale « segno », poiché Acaz avrà come figlio Ezechia, che diventerà poi a sua volte un monarca impeccabile. « La vergine concepirà e darà alla luce un figlio che sarà chiamato Emmanuele, Dio con noi. Tale è l’appellativo che si da ad Ezechia. Ciò nondimeno, il profeta Isaia va ben oltre e usa lungimiranza, poiché tale rivelazione ha carattere messianico: il « figlio della vergine » è anche il Salvatore, il Messia che nascerà (di fatto) dalla Vergine Maria a Betlemme. Il profeta Isaia in questo e in altri passi del suo scritto profetizza la nascita del futuro Re universale dei Giudei, il vero re dei re,, nonché vero Messia: egli nascerà dalla Vergine a Betlememe.. L’evangelista Matteo delinea la realizzazione di quanto profetizzato nel riportare la genealogia che conduce di generazione in generazione da Abramo a Davide fino allo stesso Gesù Cristo, a sottolineare la vera discendenza davidica del Cristo e concludendo con efficacia che è proprio Gesù l’Emmanuele, Dio – con – noi. In Gesù Cristo nato a Betelemm si realizzano tutte le promesse rivolte all’antico Israele ee si dischiudono le porte della vera gioia dell’uomo: Dio si incarna e prende forma mortale per tutti gli uomini. Cosicché ciascuno potrà esultare e gioire prendendo atto della bellezza e dell’importanza di un Dio che si concede al punto da dare il suo unico Figlio. Scrive Sant’Agostino: « Svegliati o uomo, perché Dio per te si fatto uomo. L’incarnazione e l’ingresso nella storia di Gesù, che volentieri spoglia se stesso per rendersi partecipe delle miserie e delle precarietà dell’uomo, costituisce motivo di gioia e di esultanza perché l’uomo viene davvero raggiunto da Dio e solo in lui potrà riporra la propria fiducia in tutti i domani che gli si porranno davanti. La certezza che in Cristo Dio è veramente il Dio – con noi infonde coraggioe e fiducia, dissipando malanimi inquietitudini.

SONO LA SERVA DEL SIGNORE!

http://www.donbosco-torino.it/ita/Domenica/01-annoA/Anno_A-2014/1-Avvento-A-2013/Omelie/Avvento-A-2013-4/4-Domenica-Avvento-A-2013-BF.html

SONO LA SERVA DEL SIGNORE!

22 dicembre 2013 – 4a Domenica di Avvento A

L’arcangelo Gabriele non stava più nelle piume. Il Signore del Cielo e della Terra gli aveva affidato un compito di fiducia e responsabilità enormi. L’incarico più importante mai esistito dalla Creazione in poi: trovare una madre per il Messia, il Figlio di Dio, Dio stesso fatto uomo sulla terra. Una missione davvero delicata, ma Gabriele non era preoccupato. Tutte le donne della terra (ed erano tante) sarebbero state onorate di diventare la mamma del Messia. Quindi tutto si sarebbe risolto in un rapido voletto di qualche ora. Gabriele planò lemme lemme sulla terra. Fece un largo giro di ispezione e si fermò su una villa magnifica circondata da un grande parco. Accanto ad una fresca fontana, una signora bella ed elegante scherzava con un gruppo di amici simpatici, abbronzati e sorridenti. « La mamma giusta e il posto giusto per il Figlio di Dio! » pensò Gabriele. Si presentò alla signora e le parlò a colpo sicuro: « Vuoi essere la madre del Messia? » La signora lo guardò con aria frivola: « Scherzi? Siamo tutti in partenza per una crociera che farà il giro del mondo, figurati se mi metto a pensare a un bambino… » Gabriele riprese il volo brontolando: « Sì, forse è meglio una mamma meno ricca, più pratica… ». Sorvolò una grande centro di uffici e in uno di questi scorse una donna efficiente e sicura, alle prese con un voluminoso fascicolo. « Questa sarà una madre fantastica… » pensò il buon Gabriele che si fermò in bilico sulla scrivania e le fece senza tanti preamboli la sua proposta. La risposta però gli arruffò tutte le penne delle ali: « Un bambino? Adesso? Ma tu sei matto! Hai idea di quante società ho messo insieme per dare la scalata alla Borsa? Sto arrivando al top, capisci? Non posso certo fermarmi ora. Per un bambino, poi…! » « Ma è il Messia… » replicò Gabriele timidamente. « E allora? » rispose la donna in modo distaccato. Gabriele riprese il volo ma il suo ottimismo era svanito. « Forse devo cercare una donna che abbia già dei bambini… Sarà più facile » pensava un po’ preoccupato. Volò e volò, in lungo e in largo, finché trovò una donna indaffarata e sempre di corsa , ma felice, con tre bambini vivaci e giocherelloni. « Mamma, Alberto ha ingoiato la mia biglia! » « Mamma, Lucia ha strappato il mio libro di storie! » « Mamma, ho fame, ho sete, sono stanco e non so che cosa fare! » L’angelo Gabriele fu costretto a urlare per farsi sentire dalla signora e fece la sua proposta. La donna lo guardò con aria stralunata e poi sbottò: « Un altro bambino? Ma come farei? Questi tre mi divorano viva! non vedo l’ora che siano cresciuti! » Gabriele se ne andò a piedi, con le ali basse. Ora era proprio nei guai. Ma non poteva fallire. La sua missione era la più importante nei secoli dei secoli! « Devo trovare qualcuno più giovane… più coraggioso… più generoso…una donna dall’anima grande…ma veramente grande…immensa. Ma dove la trovo una così? » Gabriele riprese il suo volo. Volò e volò, in lungo e in largo, a nord e a sud. Per mesi, per anni. Un giorno, in un paesino minuscolo, aggrappato ad una collina di Galilea, trovò una ragazza giovane giovane, forse quindicenne, che mentre lavorava cantava e pregava, povera, libera e felice. « E’ lei! » si disse Gabriele. E si buttò in picchiata con l’angelico cuore che batteva all’impazzata. La fanciulla si chiamava Maria. L’angelo entrò in casa e le disse: « Ti saluto, Maria! Il Signore è con te: egli ti ha colmata di grazia ». A queste parole Maria rimase sconvolta e si domandava che significato poteva avere quel saluto. Ma l’angelo le disse: « Non temere, Maria! Tu hai trovato grazia presso Dio. Avrai un figlio, lo darai alla luce e gli metterai nome Gesù. Egli sarà grande: Dio, l’Onnipotente, lo chiamerà suo Figlio; il Signore lo farà re, lo porrà sul trono di Davide, suo padre, ed egli regnerà per sempre sul popolo d’Israele. Il suo regno non finirà mai ». Allora Maria disse all’angelo: « Come è possibile questo, dal momento che io non ho marito? » L’angelo rispose: « Lo Spirito Santo verrà su di te, l’Onnipotente Dio, come una nube, ti avvolgerà. Per questo il bambino che avrai sarà santo, Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, alla sua età aspetta un figlio. Tutti pensavano che non potesse avere bambini, eppure è già al sesto mese. Nulla è impossibile a Dio! » Allora Maria disse: « Eccomi, sono la serva del Signore. Dio faccia con me come tu hai detto ». Poi l’angelo la lasciò.

Dio è qui. Il suo nome è Emmanuele, Dio-con-noi. E’ questo il mistero incredibile. Ma siamo capaci noi di far posto a lui? La sua presenza cambia la vita di Maria. E’ fatale che anche a noi dica: « Stringiti un po’ » « Fammi posto perché voglio stare con te. Dio vuole occupare uno spazio: non è un’idea, non è un’astrazione, non è una formula. Dio non è virtuale. Vuole una casa di mattoni, e una di persone vive: la Chiesa. Un Dio astrazione non farebbe paura a nessuno. Dio-nella-storia fa paura, deve essere neutralizzato. Sono duemila anni che qualcuno ci prova. Ma ci sono altre sottili forme di neutralizzazione, per non lasciare spazio a Dio: la parola si e’ fatta carne, afferma l’evangelista Giovanni e gli uomini per troppo tempo hanno cercato di trasformare questa carne, che è Gesù, in parole, parole, parole. Dio è storia, sangue, carezze. DIO è CON NOI perché impariamo a conoscerlo. Si presenta vulnerabile, rifiutabile, eliminabile con facilità. Un bambino. Un pezzetto di pane. E’ in agguato per tutti (specialmente per chi fa tante prediche) il pericolo del mestiere. Dell’abitudine. È la sindrome dell’uomo invisibile Chi ci sta sempre sotto gli occhi non conta più: non lo vediamo più. Quante messe passano in cui badiamo a tante cose, tanti particolari, meno che a Lui, a questa presenza reale che dovrebbe sconvolgerci, abbagliarci. Dio con noi è il paradiso. Abbiamo il paradiso accanto così spesso e non ce ne accorgiamo neppure.

Come se non bastasse, Dio disturba. È come se dicesse anche a noi, come a Maria e a Giuseppe: « Io ho un piano per il mondo che ho creato e voglio portarlo a termine. Ma non lo posso fare senza di te. D’altra parte non voglio forzarti perché la libertà è il dono più grande che ti ho fatto. Vuoi far parte del mio piano? » Gli angeli volano ancora e portano a tutti la domanda di Dio. Se questo messaggio debba raggiungere solo poche persone o tutti gli abitanti di una città o il mondo intero dipende esclusivamente dalla scelta di Dio. L’unica cosa importante è essere convinti che ognuno di noi è adeguatamente equipaggiato: tu hai i doni giusti per adempiere il tuo compito ed io ho i doni appositamente scelti per terminare il mio.

Una graziosa storia racconta: « Dimmi, quanto pesa un fiocco di neve? », chiese la cinciallegra alla colomba. « Meno di niente », rispose la colomba. La cinciallegra allora raccontò alla colomba una storia: « Riposavo sul ramo di un pino quando cominciò a nevicare. Non una bufera, no, una di quelle nevicate lievi lievi, come un sogno. Siccome non avevo niente di meglio da fare, cominciai a contare i fiocchi che cadevano sul mio ramo. Ne caddero 3.751.952. Quando, piano piano, lentamente sfarfallò giù il 3.751.953esimo – meno di niente, come hai detto tu – il ramo si ruppe… ». Detto questo, la cinciallegra volò via. La colomba, un’autorità in materia di pace dall’epoca di un certo Noè, rifletté un momento e poi disse: « Manca forse una sola persona perché tutto il mondo piombi nella pace? ».

Forse manchi solo tu. Un aspetto particolare della verità di Dio è stato messo nelle tue mani, e Dio ti ha chiesto di condividerlo con ognuno di noi, e lo stesso vale per me. Proprio perché tu sei unico, la tua verità è data soltanto a te e nessun altro può dire al mondo la tua verità, o compiere per gli altri il tuo atto d’amore. Solo tu hai tutti i requisiti per essere e fare ciò che devi essere e fare. Solo io ho tutto ciò che è necessario per portare a termine il compito per cui sono stato inviato in questo mondo.

Celebrando Dio con noi possiamo ripetere quello che dice un’antica preghiera liturgica:

Resta con noi, Signore, si sta facendo sera, la giornata volge al tramonto.
Resta con noi e con l’intera umanità Resta con noi quando tramonta il giorno, alla sera della vita e del mondo.
Resta con noi, con la tua grazia e la tua bontà, con la tua parola e il tuo pane, con il tuo conforto e la tua benedizione.
Resta con noi quando su noi viene la notte del tormento e dell’angoscia, la notte del dubbio e della tentazione, la notte della morte amara.

Bruno FERRERO sdb |

LA NATIVITÀ SECONDO LUCA E MATTEO

http://www.nataleitaliano.it/d/nativita-secondo-luca.php

LA NATIVITÀ SECONDO LUCA E MATTEO

Sono gli evangelisti Luca e Matteo i primi a descrivere la Natività. Nei loro brani c’è già tutta la sacra rappresentazione che a partire dal medioevo prenderà il nome latino di praesepium ovvero recinto chiuso, mangiatoia. Si narra infatti della umile nascita di Gesù, come riporta Luca, « in una mangiatoia perché non c’era per essi posto nell’albergo » (Ev., 2,7); dell’annunzio dato ai pastori; dei magi venuti da oriente seguendo la stella per adorare il Bambino che i prodigi del cielo annunciano già re. Questo avvenimento così familiare e umano se da un lato colpisce la fantasia dei paleocristiani rendendo loro meno oscuro il mistero di un Dio che si fa uomo, dall’altro li sollecita a rimarcare gli aspetti trascendenti quali la divinità del bambino  e  verginità di Maria. Così si spiegano le effigi parietali del III secolo nel cimitero di S. Agnese e nelle catacombe di Pietro e Marcellino e di Domitilla in Roma che ci mostrano la Natività e l’adorazione dei Magi, ai quali il vangelo apocrifo armeno assegna i nomi di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, ma soprattutto si caricano di significati allegorici i personaggi dei quali si va arricchendo l’originale iconografia. Il bue e l’asino, aggiunti da Origene, interprete delle profezie di Abacuc e Isaia, divengono simboli del popolo ebreo e dei pagani. I Magi il cui numero di tre fu stabilito  da S. Leone Magno, consente  una duplice interpretazione quali rappresentanti delle tre età dell’uomo: gioventù, maturità e vecchiaia quali rappresentanti  delle tre razze in cui si divide l’umanità: la semita, la giapetica e la camita secondo il racconto biblico. Gli angeli, esempi di creature superiori. I pastori come l’umanità da redimere. Maria e Giuseppe rappresentati a partire dal XIII secolo, in atteggiamento di adorazione proprio per sottolineare la regalità dell’infante. Anche i doni dei Magi sono interpretati con riferimento alla duplice natura di Gesù e alla sua regalità: l’incenso, per la sua Divinità, la mirra, per il suo essere uomo, l’oro perché dono riservato ai re. A partire dal IV secolo la Natività diviene uno dei temi dominanti dell’arte religiosa e in questa produzione spiccano per valore artistico: la natività e l’adorazione dei magi del dittico a cinque parti in avorio e pietre preziose del V secolo che si ammira nel Duomo di Milano, i mosaici della Cappella Palatina a Palermo, del Battistero di S. Maria a Venezia, a Roma quelli delle Basiliche di S. Maria in Trastevere e della Basilica di Santa Maria Maggiore, dove già nel 600 esisteva una riproduzione della grotta di Betlemme: «Sancta Maria ad Praesepem». Molti cristiani si recavano a visitarla con la stessa devozione con la quale i pellegrini confluivano a Betlemme, in Giudea, alla grotta considerata luogo di nascita di Gesù e dove per desiderio di Sant’Elena (madre dell’imperatore Costantino) sorse, nel 326, la Basilica della Natività. In queste opere dove si fa evidente l’influsso orientale, l’ambiente descritto è la grotta, che in quei tempi si utilizzava per il ricovero degli animali, con gli angeli annuncianti mentre Maria e Giuseppe sono raffigurati in atteggiamento ieratico simili a divinità o, in antitesi, come soggetti secondari quasi estranei all’evento rappresentato. Dal secolo XIV la Natività è affidata all’estro figurativo degli artisti più famosi che si cimentano in affreschi, pitture, sculture, ceramiche, argenti, avori e vetrate che impreziosiscono le chiese e le dimore della nobiltà o di facoltosi committenti dell’intera Europa, valgano per tutti i nomi di Giotto, Filippo Lippi, Piero della Francesca, il Perugino, Dürer, Rembrandt, Poussin, Zurbaran, Murillo, Correggio, Rubens e tanti altri.

Vangelo di Luca – capitolo 2 – vers 1-20 In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirino. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea e alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perchè non c’era posto per loro nell’albergo. C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo disse loro: ” Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”. E subito apparve con l’angela una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: ”Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama”. Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: ”andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere”: Andarono dunque senz’indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte quelle cose meditandole nel suo cuore.

I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avano udito e visto, com’era stato detto loro.

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