Archive pour le 19 décembre, 2013

Chagall, La Crocifissione bianca

Chagall, La Crocifissione bianca dans immagini sacre

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SAN GIOVANNI DI KRONSTADT SACERDOTE – 20 DICEMBRE – CHIESA ORTODOSSA

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SAN GIOVANNI DI KRONSTADT SACERDOTE

20 DICEMBRE (CHIESE ORIENTALI)

19 OTTOBRE 1829 – 20 DICEMBRE 1908

Fonte: www.orthodoxworld.ru

Giovanni nacque il 19 ottobre 1829 nel villaggio di Sura nell’Oblast’ di Arcangelsk da genitori molto poveri ma oltremodo devoti alla fede ortodossa. Divenne sacerdote ortodosso russo, coniugato, ma nonostante ciò fu una figura decisamente simile al modello del sacerdote cattolico contemporaneo. Nella sua vecchiaia la gente del luogo lo credeva capace di miracoli, quali ridare la salute agli ammalati, speranza ai disperati e fede ai più incalliti criminali, solamente tramite l’ausilio della preghiera. Morì il 20 dicembre 1908 e da allora persone di ogni luogo fanno pellegrinaggio al monastero dove è stato seppellito. Fu canonizzato dalla Chiesa ortodossa russa l’8 giugno 1990.

A metà del XIX secolo la città Kronshtadt, situato su un’isola del Mar Baltico, era posto di deportazioni per quelli che per ragioni diverse fu cacciato dalla capitale – S. Pietroburgo: poveri, briganti, senzatetto. Vivevano nei grigi sotani e sporchi stamberghe, occupandosi del chiedere elemosina, della briganteria e delle rapine. I poveri lavoratori che vivevano accanto a tutta questa gentaglia, doveva accettare quel posto pieno di sporchi vizi, che aveva conseguenze pesanti soprattutto sui figli. La lotta con questa situazione precaria ha iniziato un giovane prete p. Giovanni (per il mondo Ivan Il’ic’ Serghiev), nel 1855 mandato alla catedrale di Kronshtadt dedicata ad Apostolo Andrea. P. Giovanni è nato nel 1829 da una famiglia molto povera di un sagrestano di campagna, sapeva dunque bene cosa voleva dire povertà e fame. Però in quel tempo il vivere quotidiano di una famiglia patriarcale di campagna era sacrificato ancora di un ordine interiore dato dalla Chiesa con i suoi riti liturgici. I costumi della vita ecclesiale si formavano lentamente e durante molti secoli penetravano totalmente la vita dei popoli ortodossi. Le liturgie, i riti e i sacramenti accompagnavano tutti i più importanti avvenimenti del cammino dell’uomo su questa terra e portavano con sè quelle emozioni che vestivano la vita quotidiana di una profondità sopraterrestre, di una luminosità e armonia. I cambiamenti delle condizioni di vita nella Russia del XVIII e anzitutto del XIX secolo hanno distrutto la situazione precedente. Le enormi masse di gente sono uscite dall’ordine naturale al quale si sono abituate, e come conseguenza, molti hanno perso la fede. La loro vita quotidiana si è trasformata in giorni grigi, da una domenica all’altra. Se la vita era nella povertà, le accompagnavano inevitabilmente anche malizia e vizio. P. Giovanni ha visto il suo compito nel fatto di aiutare a cambiare la vita proprio a quella persona cattiva e svuotata. Durante lo studio nel seminario e nell’Accademia Spirituale sognava di diventare missionario e partire per la Cina; però più cresceva, meglio capiva che la Russia esigeva da lui azioni missionarie ad un livello altissimo. A Kronshtadt, p. Giovanni ha cominciato da quello che andava in giro tra catapecchie e parlava con i bambini. Anche gli adulti si avvicinavano da lui. Il sacerdote cercava di cambiare il rapporto della gente verso Dio e verso loro stessi. Li aiutava non soltanto con il consiglio, a volte lasciava agli abitanti dei sotani anche il suo piccolo stipendio, a volte anche le scarpe, e tornava a casa scalzo. Quando ha cominciato a insegnare la religione nel ginnasio della città, davano lo stipendio alla sua moglie, sapendo che il prete lo avrebbe distribuito ai poveri. Il suo strano comportamento suscitava scontentezza alle autorità, continuamente molestate dalle richieste di p. Giovanni a favore dei poveri. Dicevano che sovverte l’autorità dell’ordine sacerdotale, che stimola la povertà; lo deridevano, lo chiamavano pazzo. « E che mi importa a me, che mi chiamino anche pazzo » – rispondeva p. Giovanni. Sapeva verso che cosa andava. I ricordi della gente che è tornata alla fede grazie a lui, spesso finiscono con una frase del genere: « Da quel momento sono diventato uomo… », « …di nuovo ero persona ». San Giovanni di Kronstadt P. Giovanni capiva che non basta svegliare il desiderio di « diventare uomo », tale desiderio non sempre resiste davanti allo scontro con insuperabili difficoltà esterne. Per questo col tempo, quando già è diventato abbastanza famoso e gli hanno cominciato a mandare da ogni parte delle offerte per scopi di carità, p. Giovanni pensava di creare un centro di lavoro e cultura, nel quale potrebbero iniziare un lavoro normale e una vita normale gli abitanti dei « bassifondi » di Kronshtadt. Nel 1881 tale centro - »Casa-centro del lavoro » – era già terminato. Però presto l’edificio fu distrutto da un incendio. Avendo saputo della disgrazia successa a Kronshtadt, i fedeli da ogni parte della Russia aiutarono p. Giovanni con le offerte. Grazie a queste, nel 1882 la Casa-centro fu ricostruita. Di conseguenza si è trasformato un intero paese. La loro base formavano delle botteghe, nelle quali hanno trovato lavoro migliaia di persone. Furono aperte scuole professionali per i ragazzi, le scuole di primo grado, le biblioteche, una villa di riposo fuori cittàper i bambini, un asilo per gli orfani, per i vecchi. Con le offerte dei benefattori furono fondati alcuni monasteri, venivano costruite le chiese – così grande era la popolarietà di P. Giovanni. La sua notorietà però non era soltanto frutto del disinteresse e beneficenza. Si è reso famoso anche come grande uomo di preghiera e operatore di miracoli. Migliaia di persone si confessavano con lui. P. Giovanni non poteva fisicamente ascoltare tutti. Allora era obbligato a fare il non abituale rito della confessione generale: dopo le preghiere previste diceva la predica chiamando i peccati e invitando i penitenti alla conversione e penitenza in quelli che hanno visto e riconosciuto la loro colpa davanti a Dio e uomini. Alcuni si pentivano a voce alta, molti non potevano contenere le lacrime. Anche la celebrazione fatta da p. Giovanni non era la solita: ai testi liturgici aggiungeva, al modo della Chiesa antica, preghiere personali che sorprendentemente corrispondevano allo spirito della tradizionale celebrazione in Chiesa. Giovanni pregava con calore, vivendo profondamente il senso delle parole pronunziate da lui. Dappertutto dove appariva, le masse di persone lo assalivano, aspettando un aiuto spirituale oppure salvezza dalla disgrazia. Sono noti centinaia di casi, quando grazie alle preghiere del Santo avevano luogo miracolose guarigioni. Si diffondevano dappertutto i racconti sulla insolita capacità di penetrare nei pensieri e sul dono di veggenza che aveva p. Giovanni. Ecco come descriveva la sua guarigione avvenuta dopo la preghiera del P. Giovanni un ufficiale della marina, A.V. Nikitin, caduto nell’infanzia in una malattia grave: « La mia condizione era senza speranze. Il polso quasi non batteva più… P. Giovanni è entrato nella nostra tenda, si è avvicinato al mio letto e ha detto: Andrea! Io tutto quel tempo ero senza coscienza, però in quel preciso momento mi sono svegliato, avendo riconosciuto il nostro sacerdote e ho sorriso a lui. P. Giovanni si è messo in ginocchio davanti al letto e ha detto: Preghiamo! Tutti attorno si sono messi in ginocchio. P. Giovanni pregava insistentemente e io ripetevo dietro a lui le preghiere. Dopo P. Giovanni mi ha benedetto e ha detto dopo a mia madre: Ce la farà. Da quella notte ho cominciato a guarire in fretta, e presto ero pienamente sano ». Succedeva pero’ che l’aspettato miracolo non aveniva. Succedeva anche che la gente che sfruttava la fiducia del p. Giovanni era immischiata in azioni vergognose. Questo suscitava delusione da alcuni suoi adoratori, e nell’ambiente ateista calunnie e derisioni. Però contro le esagerate speranze e cieca fede si metteva anche p. Giovanni. Ricordava che nessuno degli uomini può essere senza peccato, inclusi i preti. « Però il Signore ci ha fatti non come i santi angeli, ha fatto come vostri mediatori e servi dei sacramenti celeste gente uguale a voi, sottomessa come voi alle debolezze e ai peccati, e per questo condiscentendi verso le vostre debolezze e i vostri errori ». P. Giovanni considerava il sacramento dell’eucarestia come il centro e il senso della vita ecclesiale. Celebrava la liturgia divina ogni giorno e si comunicava quotidianamente. Con questo spiegava datagli forza di preghiera. Le guarigioni che seguivano la sua preghiera erano per lui un argomento a favore della frequente e cosciente partecipazione dei laici al sacramento dell’eucarestia, fatto che in quel tempo non era per niente abituale. Negli ultimi anni della vita di p. Giovanni di Kronshtadt (è morto nel 1908) sono successi quei grandi sconvolgimenti che hanno di conseguenza distrutto la Russia imperiale. Giovanni con dolore scriveva come svaniscono in niente tutti valori spirituali e famigliari di prima, come essi vengono sostituiti da altri valori più meschini e volgari. Il tono delle sue pubblicazioni era a volte molto tagliente riguardo a quelli che considerava distruttori della società. Giovanni convinceva con insistenza che la distruzione della Chiesa e dei valori cristiani, che accompagnava la rivoluzione, storpia le anime, le condanna alla schiavitù del male e della morte e, come risultato, porta la storia umana verso un fine terribile. La semplice gente considerava p. Giovanni come santo già durante la sua vita, però la sua canonizzazione ufficiale ha avuto luogo nel 1989. Il ricordo di s. Giovanni di Kronshtadt, operatore dei prodigi, cade il 20 dicembre (2 gennaio), nel giorno della morte del giusto.

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PERCHÉ PAPA FRANCESCO AMA IL GRIDO BLASFEMO DELLA CROCE DI CHAGALL

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PERCHÉ PAPA FRANCESCO AMA IL GRIDO BLASFEMO DELLA CROCE DI CHAGALL

Il soggetto sembra pensato per scontentare tanto i cristiani quanto gli ebrei. Verrebbe da dire che il mite Chagall ce l’ha con tutti e vuole scandalizzare tutti. Ai cristiani mostra un Cristo non solo martirizzato in quanto ebreo e privo della compagnia di sua madre Maria e del discepolo prediletto Giovanni, ma addirittura… Un Papa che ha per dipinto preferito la Crocifissione Bianca di Marc Chagall deve essere per forza un grandissimo anticonformista. Non ci si lasci ingannare dallo stile naif, intrinsecamente riposante e sinonimo di fuga dalla storia: quella dipinta nel 1938 dal pittore di origine bielorussa e religione ebraica è una delle più scandalose rappresentazioni di Cristo crocifisso che si ricordino. L’ingenuità delle figure, propria di ogni naif, enfatizza il contrasto con la tragicità della narrazione visiva e con la provocazione intellettuale e teologica che il quadro contiene. La Crocifissione di Chagall, realizzata nell’anno della Notte dei Cristalli, colloca la croce con la sua vittima in un paesaggio contrassegnato esclusivamente dalle violenze che in quel tempo si compivano contro gli ebrei europei: sinagoghe in fiamme, persone in fuga singolarmente e a gruppi, case capovolte, i rotoli della torah bruciati. Cristo è palesemente condannato al supplizio in quanto ebreo: il bacino non è ricoperto dal consueto panno bianco, ma da un tallit, lo scialle di preghiera ebraico, e la scritta con la condanna che sormonta la croce è vergata esclusivamente in caratteri ebraici. Ai piedi della croce nessuna delle figure della iconografia cristiana, ma una menorah, il candelabro sacro, che spande la stessa luce bianca, soprannaturale, che dall’alto investe il crocefisso. Nessuna figura mostra attenzione per l’agonia di Cristo, tutti gli danno le spalle impegnati in una fuga per la sopravvivenza; solo mostrano commozione alcune figure volanti sospese nel cielo sopra la crocifissione: si tratta di rabbini e altri personaggi ascrivibili all’Antico Testamento.  Il soggetto sembra pensato per scontentare tanto i cristiani quanto gli ebrei. Verrebbe da dire che il mite Chagall ce l’ha con tutti e vuole scandalizzare tutti. Ai cristiani mostra un Cristo non solo martirizzato in quanto ebreo – dunque non per aver sovvertito l’ordine giudaico – e privo della compagnia di sua madre Maria e del discepolo prediletto Giovanni, sostituiti da imprecisati personaggi dell’Antico Testamento. Ma addirittura propone il suo riassorbimento nella rivelazione veterotestamentaria: la luce divina bianchissima, che rompe il grigiore plumbeo del paesaggio, investendo diagonalmente il crocefisso dall’alto, è la stessa che fa alone attorno alla menorah e che promana dalle fiamme che stanno bruciando alcuni rotoli della Legge – mentre le altre fiamme del dipinto sono gialle. Tutto ciò è altrettanto offensivo per gli ebrei praticanti: considerati colpevoli della sua morte, in nome della croce di Cristo sono stati discriminati e perseguitati per secoli, ed ecco che nei prodromi della peggiore di tutte le persecuzioni che subiranno un loro artista si improvvisa teologo e riebraicizza il sacrificio di Gesù, e lo propone come simbolo della sofferenza giudaica.  Ma a guardare bene, lo stesso Cristo non sfugge al grido di protesta del pittore. Più che morto, Gesù pare addormentato sulla croce: fa venire in mente il Cristo dormiente nella barca in tempesta sul lago di Tiberiade. I segni del martirio sul suo corpo giallognolo sono minimi, sembra non soffrire mentre intorno a lui il mondo brucia o fugge. Addirittura contro la croce è appoggiata una scala, quasi a suggerirgli di scendere e intervenire in soccorso di chi sta perdendo tutto. I simboli di Chagall si prestano a molte letture, e qualcuno potrebbe proporre interpretazioni diverse da queste. C’è chi nelle fiamme di cui è ricco il dipinto ha voluto vedere un richiamo ai forni crematori, che nel 1938 di certo non esistevano. Chi ha parlato di un parallelo fra le persecuzioni antigiudaiche dei nazisti (individuabili nel personaggio che distrugge gli arredi della sinagoga) e quelle dei bolscevichi, raffigurati da soldati con la bandiera rossa nei pressi del villaggio ribaltato. In realtà la citazione dell’Armata Rossa simboleggia probabilmente l’unica e insufficiente speranza umana di resistenza e riscatto di fronte all’ondata antisemita, piuttosto che un fattore della persecuzione. Chagall fu Commissario dell’arte per la regione di Vitebsk all’indomani della rivoluzione bolscevica, prima di emigrare in Francia, e nel 1943, temporaneamente emigrato negli Stati Uniti, contribuì a far raccogliere aiuti per le forze armate sovietiche che combattevano l’invasione nazista.  Papa Francesco non ignora certamente tutte queste complessità dell’olio su tela di Chagall. Non sappiamo su quali giudizi estetici e contenutistici si fondi la sua preferenza per questa opera. Il contrasto fra il crocifisso pacificato e silenzioso e il mondo intorno lacerato e scosso, l’apparente riconciliazione fra Gesù in croce e il suo popolo nel momento di massima persecuzione di quest’ultimo, a sua volta crocefisso, la discreta e insieme inisistita e insistente invocazione a Cristo a scendere dalla croce, devono averlo certamente colpito. Essendo un pastore di anime, ad averlo colpito di più dovrebbe essere stato soprattutto il grido blasfemo e umanissimo dell’artista. Nel cuore di papa Francesco c’è posto anche per gli uomini esasperati.

Publié dans:arte sacra, PAPA FRANCESCO |on 19 décembre, 2013 |Pas de commentaires »

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