TERZA DOMENICA D’AVVENTO: “ VIENI SIGNORE GESU’ ”

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PREPARIAMOCI ALLA TERZA DOMENICA D’AVVENTO, CON L’OMELIA DI DON GIANNI.

VIENI SIGNORE GESÙ!

3° DOMENICA DI AVVENTO 12 dicembre 2010. “ VIENI SIGNORE GESU’ ”  

Letture: Isaia 35, 1-6.8.10      Giacomo 5, 7-10      Matteo 11, 2-11        

Abbiamo celebrato da poco la festa dell’Immacolata e non vorrei tralasciare un pensiero riconoscente e affettuoso a Maria, la Madre di Gesù. Maria, madre della Chiesa, ci educa a tre atteggiamenti fondamentali da vivere sempre e in modo privilegiato proprio nella Messa.  Il primo è la gratitudine.           È l’atteggiamento che capovolge la noia e la banalità di una vita sazia di cose e povera di amore. “È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza rendere grazie sempre e in ogni luogo a Te, Padre Santo…”: ogni volta che nei nostri Prefazi risuonano queste parole, è il prolungarsi nella Chiesa del Magnificat di Maria, il canto di grazie di chi si accorge di essere visitato dalla potenza del Signore.  Il secondo atteggiamento è l’Offerta.           Maria si è unita pienamente al sacrificio del Signore, condividendo fino in fondo la sua logica di umiltà, di abbassamento, di povertà… come logica dell’amore che si dona, si consuma, si offre. Questa è l’unica logica che salva il mondo e lo cambia. Ma è logica esigente e scomoda. Partecipare all’eucaristia significa condividerla, unire al sacrificio del Signore l’offerta della nostra vita perché sia spazio di irradiazione di questa carità.            Il terzo atteggiamento è la Comunione, cioè un’accoglienza totale e incondizionata, un’obbedienza che diviene immedesimazione con i pensieri, i sentimenti, la volontà del Signore, fino a fare una cosa sola con Lui. È quello che siamo chiamati a vivere nella comunione eucaristica. In ogni nostro “Amen” al Corpo eucaristico di Cristo dovrebbe risuonare l’“Eccomi” di Maria, che mette pienamente la propria esistenza a disposizione del suo mistero e per questo diviene modello di accoglienza della sua venuta.   E ora veniamo alle letture di questa 3° domenica di Avvento:  Prima lettura: il profeta Isaia parla del ritorno dall’esilio e si rivolge a gente sfiduciata per aiutarla a sperare nella salvezza che viene dal Signore. Gli effetti dell’intervento divino sono descritti con l’immagine di persone che ricuperano all’istante la loro sanità; anche la natura partecipa a questa gioia! Il deserto dell’esistenza umana è percorso da una corrente di vita e di gioia quasi contagiosa. I vocaboli della felicità si accalcano sulle labbra del profeta: “Gioite, si rallegri, fiorisca, siate forti, non temete, venite a Sion con canti, con gioia sul volto, gioia e felicità li seguiranno!” Il corpo mutilato e la debilitazione della speranza sono attraversati dalla stessa trasformazione. È la nuova vita del popolo di Dio che, dall’esilio, cammina con speranza verso Sion.  Vangelo: molti sono i punti che legano questo brano di Matteo alla prima lettura.  Ø Il popolo cui si rivolge Isaia è un popolo esiliato, che rischia ogni giorno di perdere la speranza nella vita e nel suo Dio; Giovanni in carcere è assillato dal dubbio sull’identità del cugino Gesù. Prima di morire (ormai sente la morte avvicinarsi) vorrebbe sapere chi è veramente  Ø Al popolo in esilio l’intervento di salvezza di Dio viene descritto con un ricupero della salute da parte delle categorie più malandate (ciechi, storpi. lebbrosi, poveri…); a Giovanni in carcere viene detto che i segni che accompagnano la venuta e l’operare di Gesù sono i segni della liberazione dal male proprio per quelle categorie cui faceva riferimento Isaia Ø La risposta che viene data al popolo in esilio e a Giovanni in carcere non passa attraverso disquisizioni teoriche, argomentazioni filosofiche… ma passa attraverso i segni della vita ricuperata nella sua dignità e pienezza.   Ecco la carta di identità del nostro Dio! La risposta che Gesù manda a Giovanni è segnata dall’intenzione di attestare la verità su Dio e quindi su se stesso. Prima di tutto questo: l’essenza della volontà di Dio è avere cura per l’essere umano!  “È sorprendente come questa “buona notizia” susciti perplessità più che entusiasmo, diffidenza più che confidenza, resistenza stupefatta o aggressiva più che commozione luminosa e grata. Perché i suoi segni sono alla portata di chiunque abbia occhi per vedere e orecchi per intendere…. la lieta sorpresa del regno è l’incondizionata unilateralità di Dio a favore dell’uomo. Di ogni uomo, senza eccezione. È l’inaudita folgorazione circa la verità di Dio che Gesù non può aver appreso neppure dalla Madre. » (Sequeri)  In altre parole la risposta di Gesù si potrebbe riformulare così: “I miracoli che compio sono i segni della liberazione dal male, in cui è sempre rappresentato Dio. Dio esiste come Padre, viene come Padre, la sua volontà di bene la cogliete dalla guarigione, non dalla malattia. Chi insegna agli uomini che Dio si serve del dolore degli uomini, del sacrificio delle creature, del male che li affligge per affermare il proprio ordine e il proprio onore, farebbe meglio a legarsi al collo una macina da mulino e a gettarsi in acqua!”  Allora il Dio di Gesù è un Dio che salva, che si può vedere e toccare dovunque c’è la presenza di questi segni. Dove c’è liberazione dal male, lì c’è Dio! I ciechi vedono, i lebbrosi sono sanati, gli storpi camminano, i sordi odono, …. I gesti che rivelano Dio sono eventi della liberazione dal male e soltanto per questi eventi si rende disponibile la potenza della quale è investito il rappresentante di Dio, il figlio suo Gesù.  Conclusione: mi tornano alla mente le parole del buon ladrone: “Costui non ha fatto nulla di male, che meriti la morte!” La carta di identità del nostro Dio porta come unica connotazione l’offerta di segni di bontà, di accoglienza, di perdono, di misericordia, di guarigione dal male in tutte le sue manifestazioni…  Il Dio che viene a Natale è così, nel suo DNA ha questi segni! Avrei voluto fare un’analisi attenta di cosa significa oggi per te e per me “essere ciechi, storpi, sordi, lebbrosi, poveri…” perché a costoro Gesù si rivolge e per costoro Gesù viene: per guarirli.            Questo è il pubblico, la gente sulla quale Dio si china con cuore di Padre. Prova a pensare alla tua cecità: sono/sei cieco sui doni di Dio, su chi è Dio davvero, sulle ricchezze che possiedi, sulle belle qualità di chi ti sta a fianco e che ti ostini a non riconoscere (per invidia, gelosia, orgoglio…?); cieco sulla tua pigrizia e sui tuoi peccati (sono cosa da nulla e poi… fanno tutti così!). Pensa alla tua povertà: di speranza, di amore, di desiderio di Dio e del suo Vangelo… povero di generosità, di slancio per le cose belle; povertà che è chiusura nella solida torre del benessere, dell’egoismo, della ricerca del proprio tornaconto… Allora è il caso che preghiamo con tanta insistenza “Vieni Signore Gesù!” e portami la tua salvezza: che io veda, che oda, che possa camminare, che sia guarito dalla lebbra del peccato, che diventi ricco della ricchezza che conta, non di quella che “i ladri possono rubare e la ruggine distruggere”

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