Archive pour le 12 décembre, 2013

Filippino Lippi, Santa Lucia

Filippino Lippi, Santa Lucia dans immagini sacre 25550ah

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13 DICEMBRE « SANTA LUCIA »

http://www.ilvolodeigabbiani.it/Natale/13dicembresantalucia.htm

13 DICEMBRE « SANTA LUCIA »

S. Lucia, conservaci la Fede, ispiraci purezza nei costumi, sostienici nella lotta e nelle tribolazioni, donaci la pace.   La storia Santa Lucia, nella notte tra il 12 e il 13 dicembre, entra con il suo ciuchino, preceduta dal tintinnio del campanello al collo dell’asino, al quale si fa riservare un piatto con farina quale ristoro. Il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia, vengono donati regali e dolci ai bambini. Un tempo era abitudine far trovare i doni nelle scarpe lasciate sul cassettone o fuori dalla finestra. Doni tipici erano aranci, mandarini e qualche bambola di pezza, un tempo il regalo più ambito.  Nacque a Siracusa, ma non si conosce con certezza la data. La sua vita d’altra parte è intessuta di elementi leggendari, che stanno a testimoniare l’enorme venerazione di cui la santa ha goduto e gode. La sua passio afferma che Lucia subì il martirio sotto Diocleziano, per cui si è voluto fissare la data di nascita al 283. Il più antico documento che la riguarda è un’iscrizione del V secolo in cui si parla di una certa Euskia, morta il giorno « della mia patrona Lucia ». Secondo la passio la giovane apparteneva a una ricca famiglia siracusana, promessa sposa a un pagano. Per una malattia della madre compì un viaggio a Catania, per visitare il sepolcro di S. Agata, sul quale pronunciò il voto di conservare la verginità. Distribuì perciò i beni ai poveri e rinunciò al matrimonio. Arrestata su denuncia del fidanzato, fu sottoposta a diverse torture: condotta in un lupanare, trascinata da una coppia di buoi, cosparsa di pece bollente, posta sulla brace ardente. Per sfuggire al carnefice si strappo gli occhi. Solo dopo questi tremendi tormenti cadde sfinita e morì. Le sue ossa non si trovano a Siracusa in quanto, come pare, trafugate dai bizantini, Furono portate a Costantinopoli, da dove furono saccheggiate dai Veneziani. L’iconografia risente fortemente dell’episodio dello strappo volontario degli occhi in quanto la santa i raffigurata con una tazza in mano su cui sono posti gli occhi. Altri attributi possono essere una spada oppure anche una tazza da cui esce una fiamma. A Siracusa le stampe popolari riproducono la santa su un fercolo d’argento, con un mazzo di spighe in mano, la tazza con gli occhi e un pugnale conficcato in gola. La sua festa cade il 13 dicembre. Prima dell’introduzione del calendario moderno (1580) si celebrava il 21 dicembre il giorno del solstizio invernale, da cui il detto « S. Lucia il giorno più corto che ci sia ». La festa è caratterizzata da pratiche devozionali di tipo magico-esorcistico e solare-agrario. Si confezionano in questo giorno pani a forma di occhi che, benedetti, si mangiano con lo scopo di preservarsi da malattie oculari. A lei si offrono anche ex voto d’argento a forma di occhi, che vengono appesi sulla « vara » il giorno della festa. I fuochi accesi la vigilia della festa sono l’indicazione più evidente che ci troviamo in presenza di rituali Festivi legati al trapasso stagionale più delicato dell’anno, col progressivo scemare della luce, per cui occorre esorcizzare, il pericolo del non ritorno della luce. La Santa è stata più volte messa in relazione con la dea greca Demetra o con la romana Cerere, i cui attributi principali erano il mazzo di spighe e la fiaccola. I fedeli recano come offerta frumento bollito, cibo cerimoniale che veniva consumato anche nei misteri della dea greca. « Luce degli occhi, della vista », « luce del mondo », « luce cosmica »: le espressioni rivelano non solo una chiara simbologia spirituale di grandissima intensità, ma soprattutto quella visione cosmologica delle civiltà passate e delle moderne culture contadine in cui s’alternano luce e notte, vita e morte, in un percorso che nella sua circolarità e garanzia di un eterno fluire e ritornare delle cose: l’eternel retourn, come direbbe M. Eliade.   Preghiera O Santa, che dalla luce hai nome, a Te piena di fiducia ricorriamo affinchè ne impetri una luce sacra, che ci renda santi, per non camminare nelle vie del peccato e per non rimanere avvolti nelle tenebre dell’errore. Imploriamo altresì, per tua intercessione, il mantenimento della luce negli occhi con una grazia abbondante per usarli sempre secondo il divino beneplacito, senza alcun detrimento dell’anima. Fa, o S. Lucia, che dopo averti venerata e ringraziata, per il tuo efficace patrocinio, su questa terra, arriviamo finalmente a godere con Te in paradiso della luce eterna del divino Agnello, il tuo dolce sposo Gesù. Amen Papa Pio X

Preghiera O gloriosa Santa Lucia, che alla professione della fede, associasti la gloria del martirio, ottienici di professare apertamente le verità del Vangelo e di camminare con fedeltà secondo gli insegnamenti del Salvatore. O Vergine Siracusana, sii luce alla nostra vita e modello di ogni nostra azione, cosicché, dopo averTi imitato qui in terra, possiamo, assieme a Te godere della visione del Signore. Amen Papa Giovanni XXIII

Il testo della canzone °Santa Lucia°

Sul mare luccica, l’astro d’argento. Placida è l’onda, prospero è il vento. Venite all’agile barchetta mia! Santa Lucia, Santa Lucia

Con questo zeffiro così soave, oh! com’è bello star sulla nave! Su passaggieri venite via! Santa Lucia, Santa Lucia.

In’ fra le tende bandir la cena, in una sera così serena. Chi non dimanda, chi non desia; Santa Lucia! Santa Lucia!

Mare si’ placido, vento si’ caro, scordar fa i triboli al marinaro. E va gridando con allegria: Santa Lucia! Santa Lucia!

O dolce Napoli, o suol beato, ove sorridere, dove il creato. Tu sei l’impero dell’armonia, Santa Lucia, Santa Lucia!

Or che tardate, bella è la sera. Spira un auretta fresca e leggera. Venite all’agile barchetta mia! Santa Lucia, Santa Lucia.

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SCOPRIRE IL DIO VICINO – CARDINALE ANGELO SCOLA (6 LUGLIO 2013)

http://angeloscola.it/blog/2013/07/06/scoprire-il-dio-vicino/

SCOPRIRE IL DIO VICINO   CARDINALE ANGELO SCOLA (6 LUGLIO 2013)

Come il Risorto nella Chiesa incontra tramite il testimone gli uomini e le donne delle generazioni intermedie con cui condividiamo ogni giorno lavoro, affetti e riposo?

Scoprire il Dio vicino

a) Desiderio di Dio e realtà Innanzitutto è necessario riconoscere un dato dell’esperienza elementare, comune appunto ad ogni uomo e ad ogni donna, qualunque sia la situazione in cui si trova a vivere. Al mondo reale ognuno di noi si rapporta sempre e inevitabilmente secondo quella dinamica, tipicamente umana, che possiamo identificare col termine desiderio. Non si comprende la parola desiderio, tanto meno se si parla di desiderio di Dio, se non la si concepisce come il tendere di tutto il mio io all’incontro, inevitabile ed insuperabile, con il mondo reale. Infatti, secondo la definizione semplice ma completa del vocabolario, desiderio è il « volgersi con affetto a qualcosa che non si possiede e che piace ». Come in una calamita sono sempre presenti due poli. La dinamica del desiderio implica sempre e inseparabilmente la cosa che non si possiede e che piace e il volgersi ad essa con affetto. Sottolineo « con affetto », vale a dire con la mente, col cuore, con la totalità del nostro io. Questa dinamica è stata descritta in modo insuperabile da sant’Agostino nel libro delle Confessioni: « Tu ci hai creati per te ed il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te » . Agostino usa la parola cuore per esprimere il desiderio nella sua ampiezza totale costituita dai due poli prima identificati: l’io che anela all’infinito nell’incontro con la realtà totale. Il termine cuore è decisivo in tutta la Sacra Scrittura e perciò in tutta la tradizione giudaica e cristiana. Desiderare Dio è la grande aspirazione dell’uomo: « Il tuo volto, Signore io cerco, non nascondermi il tuo volto » (Sal 26, 8-9). Come ha affermato uno dei più grandi filosofi viventi, il tedesco Robert Spaemann (2008): anche se in tutti i tempi qualcuno o molti pensano, teoricamente o praticamente, che Dio sia morto, perché allora la diceria di Dio è immortale? Perché non si riesce a metterla a tacere? Perché la natura del cuore, cioè il desiderio profondo di ogni uomo e di ogni donna, si porta dentro, come un quotidiano, ineliminabile rumore di fondo, questa presenza? La risposta si impone in qualche modo da sé: ogni uomo identifica con questo vocabolo il termine ultimo del proprio desiderio, ciò per cui vale la pena fino in fondo vivere, anche solo cinque minuti, ciò per cui la vita nel mondo reale è un bene e non un male.

b) Come riconoscere Dio vicino? Fino a quindici anni fa circa si parlava dell’eclissi di Dio, giungendo anche ad affermare che la sfera religiosa sarebbe del tutto sparita dalla società. Oggi, se si eccettuano taluni tentativi di elaborare un « nuovo ateismo , giudicati dai critici come più stravaganti che oggettivamente pertinenti, siamo di fronte ad una grossa sorpresa: Dio è tornato. Anzi, osserva il sociologo Casanova, « le religioni di tutto il mondo », quelle tradizionali piuttosto che i « nuovi movimenti religiosi », « stanno facendo il loro ingresso nella sfera pubblica » e partecipano alle lotte per la ridefinizione dei confini tra sfera pubblica e privata, tra sistema e mondo vitale, tra legalità e moralità, ecc . Quella che era la questione centrale della fine dell’epoca moderna, il binomio eclissi/ritorno di Dio assume, nella post-modernità, un’altra, forse più adeguata, formulazione. Oggi la domanda cruciale non è più: « Esiste Dio? », ma piuttosto: « Come aver notizia di Dio? » E quindi: « Come Dio si comunica a noi così che si possa narrare Dio, e comunicarlo in quanto Dio vivo all’uomo reale che vive nel mondo reale? Come nominare questo Dio perché l’uomo post-moderno, e in particolare quello delle generazioni intermedie, lo percepisca significativo e quindi conveniente? » . Nell’ottica occidentale, influenzata radicalmente dal giudaismo e dal cristianesimo, Dio è Colui che viene nel mondo. Se viene nel mondo è distinto da esso, ma questo non esclude la possibilità che gli uomini lo colgano come familiare. Allora per parlare di Dio all’uomo delle generazioni intermedie, « si deve azzardare l’ipotesi che sia Dio stesso che viene nel mondo ad abilitare l’uomo a divenirgli familiare » (Jüngel, 1978). È necessario domandarsi prima se c’è una familiarità tra Dio e l’uomo ed interrogarsi su di essa perché Dio possa essere veramente conosciuto. Un problema di sempre, è divenuto particolarmente acuto nel nostro tempo che, come abbiamo detto, non è interessato ai discorsi sui massimi sistemi, sulle mondovisioni, ma è sempre più preso dai problemi del vivere quotidiano. Per l’uomo di oggi la questione non è tanto se esiste Dio, ma se esiste cosa ha a che fare con me ogni giorno. Mi è familiare? Ebbene la convinzione che Dio si è fatto conoscere e si è reso familiare perché si è compromesso con la storia degli uomini è nel Dna della mentalità occidentale (Ibidem). Se le cose stanno così – e al di là di tutte le apparenze che sembrano contraddire questa affermazione, stanno veramente così – allora evangelizzare le generazioni intermedie non sarà altro che scoprire come la presenza di Dio ci diventa quotidianamente familiare, giungendo a colmare, in modo del tutto gratuito, il desiderio in senso pieno, sciogliendo l’inquietudine di cui parlava Agostino. In questo modo la parola desiderio acquista tutto il suo spessore, che non si lascia ridurre, come quasi sempre noi rischiamo di fare, ad una pura aspirazione soggettiva, ma vive nella sua pienezza bipolare, come il tendere con tutte le nostre forze al reale, il cui orizzonte ultimo è l’infinito e propriamente parlando Dio stesso.

c) La familiarità di Dio all’uomo La possibilità di aver notizia di Dio e di narrare di Lui sta nell’ascolto di quanto Egli ha voluto liberamente comunicarci. E conviene dire subito che la comunicazione gratuita e piena del Dio Invisibile ha un nome proprio, è una persona vivente: Gesù Cristo, l’Interprete di Dio. Il Vangelo di Giovanni lo dice fin dall’inizio a chiare lettere: « Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato » (Gv 1, 18). In Gesù, morto e risorto, Dio ci viene incontro in quanto Dio. La tradizione teologica ricorda che « Dio ha reso breve la sua Parola (Verbo, Figlio), l’ha abbreviata » (Is 10,23; Rom 9,28) . Il Figlio stesso che è « il Logos eterno si è fatto piccolo… Si è fatto bambino, affinché diventi per noi afferrabile » . In caso contrario sarebbe stato impossibile andare al di là della conoscenza, anche questa confusa e non senza errori, della Sua esistenza. Per dire Dio occorre, quindi, approfondire la lingua (in senso forte) della creatura che il Verbo incarnato ha voluto liberamente assumere. È necessario comprenderne, per così dire, la grammatica. Quella grammatica che è capace di narrarci il Divino. Così, non solo il cristiano sarà in grado di confessarlo come il suo Signore e Dio, ma ogni uomo, anche colui che si dice non credente, lo potrà riconoscere. Almeno nei termini indicati da Paolo nella Lettera ai Romani , quando, parlando di Abramo, dice: « Come sta scritto: « Ti ho costituito padre di molti popoli »; (è nostro padre) davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che ancora non esistono » (Rm 4, 17). Con questa stupenda espressione Dio è descritto, nello stesso tempo, come creatore ed operatore di salvezza. E l’Apostolo sa bene Chi è il Dio di cui vuol parlare. Dio è « colui che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che ancora non esistono ». Infatti, nel primo capitolo della stessa Lettera ai Romani, l’apostolo aveva ammonito che non ha alcuna scusa chi non riconosce « ciò che di Dio si può conoscere… perché Dio stesso lo ha manifestato. Infatti le sue perfezioni invisibili, ossia la sua eterna potenza e divinità, vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo per le opere da Lui compiute » (Rm 1, 19-20). Ciò che di Dio si può conoscere, dice Paolo. Cioè: di Dio non si può conoscere tutto, ma quel che di Dio si può conoscere lo possono conoscere tutti.

 

Publié dans:Cardinale Angelo Scola |on 12 décembre, 2013 |Pas de commentaires »

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