Archive pour le 11 décembre, 2013

Beata Vergine di Guadalupe

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LA MORENITA DI GUADALUPE E IL POPOLO MESSICANO

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LA MORENITA DI GUADALUPE E IL POPOLO MESSICANO

Inserito da latheotokos Mercoledi 16 Settembre 2009

La presenza di Maria nella storia sociale del Messico secondo P. Clodovis Maria Boff . Dagli appunti del corso di Mariologia sociale al Marianum, Anno Accademico 1999/2000.

La creazione complessa e singolare della Nuova Spagna, cioè il Messico, non è stata indivi-duale ma sociale e non appartiene all’ordine artistico, ma a quello religioso: il culto di Nostra Signora di Guadalupe. L’importanza di Guadalupe non è tanto data dall’evento positivo acca-duto, ma piuttosto dai risvolti sociali che l’evento ha avuto nel vissuto e nella coscienza della gente. Questo ci spinge a fare una distinzione tra il « Guadalupe storico » e il « Guadalupe che-rigmatico », cioè il fenomeno socio – culturale, comprese le leggende e le tradizioni di cui è carico e che gli conferiscono un alto significato agli occhi delle masse.

Guadalupe: evento culturale – religioso Sull’evento storico delle apparizioni di Guadalupe, gli studi critici più recenti mostrano che: – il culto della Guadalupana ha preso avvio da due fonti: la Guadalupana spagnola, venerata allora nel famosissimo santuario di Exstramadura e il culto tolteco-azteco di Tonantzin, la dea madre del Messico. – non esistono documenti probanti le apparizioni del XVI secolo ma documenti contempora-nei sul culto della Guadalupana. Di apparizioni si sente parlare solo verso la metà del XVII secolo in un contesto anche polemico sull’identità messicana. La critica non nega tuttavia che ci siano state delle apparizioni ma che non abbiamo, almeno fino ad oggi, prove documenta-li. In tutto il discorso c’è qui da sottolineare più che i fatti storico – positivi, la rielaborazione fatta dalla gente del Messico dei dati positivi riguardante il caso Guadalupe: – La figura della Vergine è modificata rispetto alla Guadalupana spagnola: non ha più il bambino in braccio ma è incinta, forse a motivo del desiderio dei messicani di distinguere la loro dalla identità spagnola o quello di diffondere un’immagine diversa dalla spagnola per motivi economici: la patrona del Messico poteva essere stampata e comprata solo in Messi-co. – Vengono scritti una serie di testi apologetici su Nostra Signora di Guadalupe messicana in cui viene esaltata soprattutto la bellezza dell’immagine e i suoi significati estetici. – La polemica sulle apparizioni divide gli studiosi e gli scrittori tra favorevoli e contrari alle apparizioni e nel contesto della diatriba si inseriscono anche coloro che sconsigliano il culto della Guadalupana perché opera un pericoloso sincretismo tra la fede cristiana e l’antico cul-to della dea madre della religione azteca. – Il volto moreno della Vergine e i simboli che la adornano, hanno loro altissimo ruolo a li-vello di identità popolare messicana: – il volto moreno: colore del nuovo popolo nascente – la tunica rosso – pallida: colore del dio del sole ed ora simbolo del sangue del vero Reden-tore; – il manto azzurro – verde: colore degli imperatori messicani ed ora colore della vera imperatrice del mondo; – la cinta nera: segno azteco di gravidanza: la regina è gravida del vero re – il sole che circonda la Vergine: la divinità azteca del sole e del sangue, eclissata dallo splendore della Vergine Madre di Dio; – la luna sotto i piedi e le stelle del manto: segno di riconciliazione di tutto il cosmo – l’Angelo portatore della Vergine: introduce Maria simbolo della nuova era, quella della grazie e della salvezza; – le due croci: quella cristiana al collo e quella indigena sul ventre simbolo della ripacificazione e armonia tra la religione cristiana e quella azteca. – la tilma intera, cioè il sacro dipinto della Guadalupana, avvolto di misteri e miracoli, costi-tuisce il punto focale e determinante della storia e della leggenda di Guadalupe.

Guadalupe: evento socio-religioso Anche eventi naturali catastrofici che hanno colpito il Messico, hanno avuto la loro influenza nella conformazione « guadalupana » dell’animo messicano. – L’inondazione del 1629: l’immagine della Vergine portata in processione, mostrò agli occhi dei Messicani un’efficacia particolare: le acque cominciarono a rifluire per cui la Morenita venne proclamata protettrice di Città del Messico. – La peste del 1736: questa disgrazia colpì 40 su 150 mila abitanti di Città del Messico e la salvezza venne attribuita alla Morenita per cui qualche anno dpo, nel 1754 venne proclamata Patrona di tutto il Messico. Ritenuta anche protettrice contro l’invasione americana, agli inizi del XX secolo, l’immagine della Guadalupana venne impressa sullo stemma e sulle bandiere del Paese. Il Tepeyac diventa un luogo nazionale, luogo di incontro e congedo dei grandi. Vengono progettate e realizzate grandi opere attorno al Santuario come simbolo della nobile nazione messicana.

Guadalupe: evento politico – religioso L’autore messicano Ignacio Manuel Altamirano ha sottolineato con forza nel suo libro del 1884 « la fiesta de Guadalupe », l’importanza della figura della Vergine di Guadalupe per la coesione sociale del popolo messicano. La festa nazionale del 12 dicembre è un evento che tiene uniti insieme tutti i messicani e tutti i partiti. La presenza della Vergine Morena nella storia del Messico, viene sottolineata dallo stesso autore: – Nel movimento indipendentista, Guadalupe è stata l’emblema degli insorti che portavano sulla bandiera e sui sombreri l’immagine della Morenita che infondeva nel popolo in armi un coraggio incredibile; – Uno dei più grandi condottieri della guerra di liberazione, il P. José Maria Morelos, si ispi-rò anch’egli al simbolo guadalupano. – Si giunse a considerare tutti i devoti di Guadalupe come degli insorti e nelle chiese si guar-dava con sospetto quelli che andavano a fare una riverenza davanti all’altare della Guadalu-pana – Il generalissimo degli insorti Agostino de Itúrbide, dopo aver portato a compimento nel 1821 l’indeipendenza del Messico, si recò sul Tepeyac a ringraziare la Vergine per aver aiu-tato i Messicani nella loro lotta. – Il primo presidente Messicano, abolitore della schiavitù, cambia il suo nome, in omaggio alla Morenita da Mauel Félix Fernández in Guadalupe Victoria (1824-1829) – Il governo costituzionalista del presidente Benito Juárex che dal 1852 nazionalizzò tutti i beni ecclesiastici del Messico, fece eccezione per il santuario di Guadalupe. C’è stato tuttavia anche un calcolato miscuglio tra politica e Guadalupe a causa della sua e-norme influenza sulle masse, per cui anche politici sanguinari, legittimi o usurpatori che te-nevano il popolo spaventato per le loro cattiverie, venivano a prostrarsi ai piedi della Guada-lupana, mostrando per lei amore e devozione.

Prospettive dell’evento guadalupano Quali prospettive ha l’interazione tra il popolo messicano e la Vergine di Guadalupe, un fe-nomeno che è durato anche nel nostro secolo? Le prospettive sembrano essere queste: – Negli anni 60/70, i maghi della secolarizzazione profetizzarono il tramonto del « mito » di Guadalupe come simbolo nazionale. Laffay affermava: Guadalupe sarà un giorno un astro estinto come la luna alla quale viene associato. Niente si è dimostrato meno sicuro di queste affermazioni. Le radici storico – religioso – culturali sono troppo profonde per essere distrutte così semplicemente. Esse si sprofondano non soltanto nell’immaginario della gente, ma nel suolo della storia messicana di cui si alimentano. Più profondamente ancora sono radicate nella zona del mistero che coinvolge la storia e che è Dio stesso.

Riflessioni conclusive Il significato di Guadalupe è triplice e corrisponde a tre parole: riconciliazione, inculturazione, liberazione

RICONCILIAZIONE L’originalità del fenomeno guadalupano è la sua forza di riconciliazione dei contrari. La Tilma di Guadalupe rappresenta l’incontro in Messico tra Europa e America, cioè la ricom-posizione e cristallizzazione di tre grandi conflitti: – quello dell’indigenismo: la Morenita ha erdeditato il contenuto mitico – affettivio della dea Madre Tonantzin ed è diventata la Madre di Dio vivente e degli indios; – quello del messicanesimo, ossia dell’identità nazionale: La Guadalupana è l’immagine dei nuovi messicani, quelli meticci e i creoli; – quello dell’ispanismo: La Vergine di Guadalupe è la Vergine spagnola dei conquistatores e dei coloni, emigrata in America, dove si è pienamente adattata. Guadalupe è stato il crogiolo ove si sono fusi materiali di origine molto diversa.

INCULTURAZIONE La Morenita emerge come un riassunto del grande principio di inculturazione, per cui il suo volto è stato definito il simbolo luminosissimo dell’identità latino-americana. Nella figura di Maria si sono incarnati gli autentici valori culturali indigeni, integrati nel cristianesimo e i valori del cristianesimo accolti dalla cultura indigena.

LIBERAZIONE La presenza liberatrice della Vergine di Guadalupe è stata ultimamente sottolineata dalla Te-ologia della Liberazione. Essa ha ribadito la potenza liberatrice che comporta la storia e l’i-conografia di N. S. di Guadalupe. Sulle collina del Tepeyac, le moltitudini riscoprono la vera fraternità, fondata sul rispetto e sull’amore, principi dell’autentica libertà dell’uomo. La Mo-renita, liberatrice del Messico è il simbolo di tutti i poveri, gli oppressi e i bisognosi che lot-tano per i loro diritti.

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NON TRADITE MARIA MADDALENA – GIANFRANCO RAVASI (« AVVENIRE », 15/11/’05)

http://www.atma-o-jibon.org/italiano4/rit_ravasi3.htm

NON TRADITE MARIA MADDALENA   

la tradizione l’ha dipinta come prostituta, oggi letteratura e cinema ne fanno la moglie di gesù. ritratto al vero di una santa in cerca d’identità.

GIANFRANCO RAVASI (« AVVENIRE », 15/11/’05)

Nel 1989 Giovanni Testori mi chiese di premettere a un suo volume dedicato a Maria Maddalena nella storia dell’arte (soggetto in cui sacro ed eros s’intrecciavano secondo una tipologia cara allo scrittore) un profilo biblico. Scelsi come titolo: «Una santa calunniata e glorificata». Il titolo è ancor più pertinente ai nostri giorni sia attraverso le fanfaluche alla Dan Brown, sia col film (pur pregevole) di Abel Ferrara, sia con una sorta di luogo comune, scambiato per storiografico, inchiodato nella mente di lettori troppo indifesi o remissivi. Cerchiamo, allora, di ricostruire le ragioni della deformazione del volto di questa donna proveniente da Magdala, un villaggio posto sulla costa occidentale del lago di Tiberiade, allora centro commerciale ittico tant’è vero che in greco si chiamava Tarichea, cioè «pesce salato». Ebbene, da questa località, Maria emerge all’improvviso nel Vangelo di Luca (8, 1-3), in un elenco di discepole di Cristo. Il ritratto è abbozzato con una sola pennellata: «Maria di Magdala, dalla quale erano usciti sette demoni». Il «demonio» nel linguaggio evangelico non è solo radice di un male morale ma anche fisico che può pervadere una persona. Il «sette», poi, è il numero simbolico della pienezza. Non possiamo, dunque, sapere molto sul male grave, morale o psichico o fisico, che colpiva Maria e che Gesù le aveva eliminato. La tradizione popolare, però, nei secoli successivi non ha avuto esitazioni e ha fatto diventare Maria Maddalena una prostituta. Ma perché? La risposta è semplice: nella pagina precedente, il capitolo 7 del Vangelo di Luca, si narra la storia di un’anonima «peccatrice nota in quella (innominata) città». L’applicazione era facile ma infondata: questa «peccatrice» pubblica dovrebbe essere Maria di Magdala, presentata poche righe dopo! A lei venne, allora, attribuita tutta la vicenda raccontata dall’evangelista. Saputo della presenza di Gesù a un banchetto in casa di un notabile fariseo, essa aveva compiuto un gesto di venerazione e di amore particolarmente apprezzato dal Cristo: aveva cosparso di olio profumato i piedi del rabbi di Nazaret, li aveva bagnati con le sue lacrime e li aveva asciugati coi suoi capelli. Con questa prima ingiustificata identificazione se ne preparava già la seconda in una specie di giuoco delle sovrimpressioni. È noto, infatti, che nel capitolo 12 di Giovanni, Maria, sorella di Marta e di Lazzaro, amici di Gesù, compie lo stesso gesto – che, tra l’altro, era segno di ospitalità e di esaltazione dell’ospite – dell’anonima peccatrice di Luca. Infatti, durante il pranzo, «cosparge i piedi di Gesù con una libbra di olio profumato di vero nardo assai prezioso e li asciuga coi suoi capelli ». È così che nella tradizione cristiana Maria di Magdala viene trasformata in Maria di Betania, sobborgo di Gerusalemme! Per due volte la tradizione popolare fa perdere i connotati personali a Maria di Magdala, confondendola prima con una prostituta – da qui tutte le rappresentazioni « carnali » della santa nella storia dell’arte – e poi con la più pura Maria di Betania. Frattanto, però, Maria Maddalena è effettivamente giunta a Gerusalemme alla sequela di Gesù per vivere con lui e coi discepoli le sue ultime ore tragiche. Tutti gli evangelisti sono, infatti, concordi nel segnalare la sua presenza al momento della crocifissione e della sepoltura di Cristo. Ed è proprio accanto a quella tomba nella luce ancora pallida dell’alba di Pasqua che il vangelo di Giovanni (20, 11-18) ambienta il celebre incontro tra Cristo e Maria di Magdala. Come è noto, Maria scambia il Cristo col custode dell’area cemeteriale. Ora, la «cecità» è tipica di alcune apparizioni del Risorto: si pensi solo ai discepoli di Emmaus che gli camminano insieme per ore senza riconoscerlo (Luca 24, 13-35). Il significato è naturalmente teologico: pur essendo ancora Gesù di Nazaret, il Cristo glorioso travalica le coordinate umane, storiche e fisiche. Per poterlo «riconoscere» è necessario mettersi su un canale di conoscenza trascendente, quello della fede. È per questo che, solo quando si sente chiamata per nome in un dialogo personale, Maria lo «riconosce» chiamandolo in aramaico Rabbuní, «mio maestro». Nella sua celebre Vita di Gesù Renan razionalisticamente spiegherà tutta la scena come l’allucinazione di un’innamorata: «L’amore di una donna compì il miracolo: Gesù risorse per lei!». Si aggiungeva, così, un ulteriore tassello malizioso al ritratto di Maria, facendola passare – senza il minimo fondamento testuale – come amante segreta di Gesù. Ma questa deformazione del volto della Maddalena aveva radici più antiche a cui vorrebbero rimandare i moderni « detrattori » della santa. Dobbiamo uscire dai Vangeli canonici ed entrare nel mondo, magmatico e insicuro, degli apocrifi gnostici, sorti nella cristianità d’Egitto attorno al III secolo. Prima di tutto dobbiamo dire che in alcuni di questi scritti Maria di Magdala viene identificata con Maria, la madre di Gesù! Identificazione, certo, nobilissima ma che ancora una volta impediva a questa donna di conservare la sua identità personale. Anzi, la trasfigurazione raggiungerà in quegli scritti una tale altezza da sciogliere la figura di Maria Maddalena fino a renderla quasi un’idea, un simbolo, la Sapienza per eccellenza. E questo risultato viene paradossalmente ottenuto attraverso immagini sulle quali la lettura posteriore con malizia ricamerà allusioni voluttuose ed erotiche. Si legge, infatti, nel vangelo apocrifo di Filippo, scoperto nel 1945 a Nag Hammadi in Egitto: «Il Signore amava Maria Maddalena più di tutti i discepoli e spesso la baciava sulla bocca. Gli altri discepoli, vedendolo con Maria, gli domandarono: Perché l’ami più di tutti noi?». Ce n’è abbastanza per chi, ignaro di simbolica biblica (la Sapienza esce dalla bocca dell’Altissimo secondo l’Antico Testamento), voglia seminare sospetto su Maria e su Gesù, fantasticando una relazione sessuale tra i due. In realtà, come scriveva Luigi Moraldi in un’edizione di quell’apocrifo, «in tutti gli scritti gnostici cristiani la Maddalena è solo l’esempio del perfetto gnostico e la maestra della dottrina gnostica», cioè della conoscenza piena dei misteri divini. In un altro testo gnostico, il trattato Pistis Sophia, ove appare per ben 77 volte, la Maddalena diventa l’emblema dell’umanità redenta di tipo androgino (un’altra deformazione di Maria!) perché, secondo Paolo, «non ci sarà più né uomo né donna ma tutti saranno uno in Cristo Gesù» (Galati 3, 28). Ma la sua funzione di segno della Sapienza divina sarà esplicita in questa beatitudine messa in bocca a Gesù dall’autore gnostico: «Te beata, Maria, ti renderò perfetta in tutti i misteri dell’alto. Parla apertamente tu, il cui cuore è rivolto al Regno dei cieli più di tutti i tuoi fratelli!» (17, 2). Una santa in cerca d’identità, quindi, sospesa tra due estremi: carnalmente abbassata a prostituta o ad amante, spiritualmente elevata a Sapienza trasfigurata. Per fortuna l’unico che la chiamò per nome, Maria, e la riconobbe confermandola come sua discepola fu proprio Gesù di Nazaret, il suo Maestro, il Rabbuní. Ed è proprio sulla base di quell’incontro pasquale che la sua presenza si riaffaccia ogni anno nella liturgia cattolica con la stupenda melodia gregoriana del Victimae paschali e con quel dialogo latino che ci esimiamo dal tradurre: «Dic nobis, Maria, quid vidisti in via?»; «Surrexit Christus spes mea!».

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