Archive pour le 5 décembre, 2013

Saint Nicolas Heures d’Anne de Bretagne

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SAN NICOLA IL SANTO DELL’ECUMENISMO – 6 DICEMBRE 2013

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SAN NICOLA IL SANTO DELL’ECUMENISMO

di Gerardo Cioffari OP

       La figura di S. Nicola ha un grande ruolo nelle relazioni interreligiose perché è il Santo più venerato nell’Ortodossia, e specialmente nel mondo slavo. E’ auspicabile pertanto non solo una restituzione della sua festa liturgica a memoria obbligatoria, ma anche che si proceda eventualmente alla sua proclamazione quale patrono dell’ecumenismo cattolico-ortodosso.

  1. Ecumenismo del Nicola storico      Non si tratta tuttavia di un qualcosa che si è aggiunto sull’onda delle leggende, come è il caso ad esempio del suo patronato sui bambini, ma si radica e in modo consistente nella sua personalità storica. La migliore espressione di questo aspetto è una delle più antiche preghiere liturgiche dell’Ortodossia, che lo invoca come “Regola di fede e immagine di mitezza” (kanona pisteos kai ikona praòtitos, pravilo very i obraz krotosti). Il che tra l’altro è ben reso anche dagli sviluppi iconografici che all’immagine dell’uomo fiero ed energico (difensore dell’ortodossia della fede), prevalente fino al secolo XI, succede la figura dell’anziano vescovo benedicente.      Tutti questi aspetti del culto si radicano nella sua personalità storica, che univa ad una grande fermezza nella fede (lotta alle eresie e al paganesimo) un’altrettanto decisa propensione al dialogo. A dire il vero ci è pervenuto un solo episodio in tal senso, ma la fonte lascia intendere che questo era il carattere di S. Nicola.       La fonte è Andrea di Creta, uno dei più celebri scrittori sacri bizantini, vissuto fra il 660 ed il 740. Nell’encomio di S. Nicola, composto prima della crisi iconoclasta (726) egli riporta un episodio che non si trova in nessun’altro autore: la conversione del vescovo Teognide. Il contesto è ovviamente l’aspro dibattito provocato dall’eresia ariana (che negava la perfetta identità di natura tra il Padre e il Figlio nella santa Trinità). Nicola era molto preoccupato che a vincere fosse la retta fede, ma ciò che lo distingue fra tanti padri del tempo (come ad esempio Atanasio) è il suo deciso impegno al dialogo.        Ecco le parole di S. Andrea di Creta: Chi del resto non ammirerà la tua magnanimità ? Chi non proverà stupore del tuo eloquio dolce, della tua mitezza, o del tuo carattere pacifico e supplichevole? Ci riferiamo a quella volta che tu, come raccontano, passando in rassegna i tralci della vera vite, incontrasti quel Teognide di santa memoria, allora vescovo della chiesa dei Marcianisti. La discussione procedette in forma scritta fino a che non lo convertisti e lo riportasti all’ortodossia. Ma poiché fra voi due era forse intervenuta una certa asprezza, con la tua voce sublime citasti quel detto dell’Apostolo e dicesti: “Vieni, riconciliamoci, o fratello, prima che il sole tramonti sulla nostra ira” (Andrea di Creta, Encomium S. Nicolai, cap. VII).       In altre parole Nicola incarnava il vero spirito dell’ecumenismo: amore per la verità ed amore per chi la pensa diversamente in materia di fede.   2. Ecumenismo del suo culto         L’auspicio che si proclami Nicola santo dell’Ecumenismo, oltre che sul carattere ecumenico della personalità storica di Nicola, poggia su un ulteriore dato di fatto: nessun Santo è così universalmente noto e amato come S. Nicola. Altri santi godono di un culto superiore al suo in determinati luoghi. Nicola attraversa invece, come nessun’altro, il mondo cattolico, ortodosso e protestante.         Nel mondo ortodosso Nicola non teme confronti, neppure con santi come Giorgio, Teodoro, Demetrio o Sergio. A Mosca, secondo il più recente prontuario del Patriarcato, a lui sono dedicate più del doppio di chiese di qualsiasi altro Santo (inclusi Giorgio e Sergio). La Russia ha addirittura inserito nel suo calendario liturgico la festa, prettamente cattolica della Traslazione (1087) da Mira a Bari: E’ giunto il giorno della festa radiosa, dice il tropario dell’ufficio di vespro, la città di Bari gioisce e con essa l’universo intero si rallegra, con canti ed inni spirituali. Oggi è la santa festività della traslazione …Ed il contacio del secondo canone: Come una stella si sono levate da Oriente verso Occidente le tue reliquie, o santo vescovo Nicola. Il mare è rimasto santificato al tuo passaggio, e la città di Bari per te si è riempita di grazia. Per noi sei apparso generoso taumaturgo, meraviglioso e misericordioso.[1]     Nel mondo cattolico, pur non essendo vivace come nel medioevo, il culto di S. Nicola ha una grande diffusione, almeno a giudicare dal grande numero di chiese a lui dedicate. In gran parte tale diffusione è dovuta al fatto che il suo patronato si estende ad alcune categorie che hanno l’impronta dell’universalità, dalle fanciulle da marito (la dote di cui parlano anche Dante Alighieri e S. Tommaso d’Aquino) ai marinai (chiese a lui dedicate si trovano in tutte le città portuali) ai bambini (anche per successive commistioni con Babbo Natale).       Benché restio al culto dei Santi, il mondo protestante conserva una notevole simpatia verso S. Nicola. Sia in Olanda che in Germania un gran numero di chiese protestanti ha conservato l’antica denominazione (Nikolaikirche). A proposito della simpatia, si veda il bellissimo inno di un pastore luterano (Hermann Goltz) in suo onore pubblicato sulla rivista Nicolaus Studi Storici[2]. Per non parlare della rinascita del suo culto nel mondo anglicano (in Inghilterra vi sono 378 parrocchie anglicane a lui dedicate). Se mai un santo dovesse essere dichiarato patrono del movimento ecumenico, nessuno sarà più accetto di S. Nicola. Infatti, se per il mondo ortodosso è il pastore esemplare, riuscirà particolarmente gradito al mondo protestante per il suo temperamento sensibile alla giustizia. Gli episodi della dote alle fanciulle povere e soprattutto l’atteggiamento energico verso le autorità (l’imperatore Costantino, il prefetto Ablavio, il governatore Eustazio), per ottenere giustizia a favore di cittadini innocenti, risponde esattamente all’impronta di impegno etico sociale che i protestanti perseguono nel Consiglio Mondiale delle Chiese.      Il particolare che la Basilica che conserva le reliquie del Santo sia una Basilica pontificia, curata cioè dai Padri Domenicani ma dipendente dalla Santa Sede, fa della memoria del Santo un elemento potenziale in grado davvero di assicurare le condizioni ambientali più favorevoli a qualsiasi dialogo ecclesiale nella carità.                           

[1] Cfr. ?????? ?? ??????? ????? … (russo) , tropario ai vespri e secondo canone, in G. Cioffari, Storia della chiesa russa di Bari, Nicolaus Studi Storici 2001, fasc. 1, rispettivamente p. 94 e 122. [2] Cfr. Hermann Goltz, Oggi vi canterò un inno antico ed un inno nuovo, Nicolaus Studi Storici, 1999, fasc. 1, pp. 111-119.

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PAPA FRANCESCO – UDIENZA GENERALE 4 DICEMBRE 2013

http://www.vatican.va/holy_father/francesco/audiences/2013/documents/papa-francesco_20131204_udienza-generale_it.html

PAPA FRANCESCO

UDIENZA GENERALE

PIAZZA SAN PIETRO

MERCOLEDÌ, 4 DICEMBRE 2013 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi ritorno ancora sull’affermazione «Credo la risurrezione della carne». Si tratta di una verità non semplice e tutt’altro che ovvia, perché, vivendo immersi in questo mondo, non è facile comprendere le realtà future. Ma il Vangelo ci illumina: la nostra risurrezione è strettamente legata alla risurrezione di Gesù; il fatto che Egli è risorto è la prova che esiste la risurrezione dei morti. Vorrei allora presentare alcuni aspetti che riguardano il rapporto tra la risurrezione di Cristo e la nostra risurrezione. Lui è risorto, e perché Lui è risorto anche noi risusciteremo. Anzitutto, la stessa Sacra Scrittura contiene un cammino verso la fede piena nella risurrezione dei morti. Questa si esprime come fede in Dio creatore di tutto l’uomo – anima e corpo -, e come fede in Dio liberatore, il Dio fedele all’alleanza con il suo popolo. Il profeta Ezechiele, in una visione, contempla i sepolcri dei deportati che vengono riaperti e le ossa aride che tornano a vivere grazie all’infusione di uno spirito vivificante. Questa visione esprime la speranza nella futura “risurrezione di Israele”, cioè nella rinascita del popolo sconfitto e umiliato (cfr Ez 37,1-14). Gesù, nel Nuovo Testamento, porta a compimento questa rivelazione, e lega la fede nella risurrezione alla sua stessa persona e dice: «Io sono la risurrezione e la vita» (Gv 11,25). Infatti, sarà Gesù Signore che risusciterà nell’ultimo giorno quanti avranno creduto in Lui. Gesù è venuto tra noi, si è fatto uomo come noi in tutto, eccetto il peccato; in questo modo ci ha presi con sé nel suo cammino di ritorno al Padre. Egli, il Verbo incarnato, morto per noi e risorto, dona ai suoi discepoli lo Spirito Santo come caparra della piena comunione nel suo Regno glorioso, che attendiamo vigilanti. Questa attesa è la fonte e la ragione della nostra speranza: una speranza che, se coltivata e custodita, – la nostra speranza, se noi la coltiviamo e la custodiamo – diventa luce per illuminare la nostra storia personale e anche la storia comunitaria. Ricordiamolo sempre: siamo discepoli di Colui che è venuto, viene ogni giorno e verrà alla fine. Se riuscissimo ad avere più presente questa realtà, saremmo meno affaticati dal quotidiano, meno prigionieri dell’effimero e più disposti a camminare con cuore misericordioso sulla via della salvezza. Un altro aspetto: che cosa significa risuscitare? La risurrezione di tutti noi avverrà nell’ultimo giorno, alla fine del mondo, ad opera della onnipotenza di Dio, il quale restituirà la vita al nostro corpo riunendolo all’anima, in forza della risurrezione di Gesù. Questa è la spiegazione fondamentale: perché Gesù è risorto noi resusciteremo; noi abbiamo la speranza nella risurrezione perché Lui ci ha aperto la porta a questa risurrezione. E questa trasformazione, questa trasfigurazione del nostro corpo viene preparata in questa vita dal rapporto con Gesù, nei Sacramenti, specialmente l’Eucaristia. Noi che in questa vita ci siamo nutriti del suo Corpo e del suo Sangue risusciteremo come Lui, con Lui e per mezzo di Lui. Come Gesù è risorto con il suo proprio corpo, ma non è ritornato ad una vita terrena, così noi risorgeremo con i nostri corpi che saranno trasfigurati in corpi gloriosi. Ma questa non è una bugia! Questo è vero. Noi crediamo che Gesù è risorto, che Gesù è vivo in questo momento. Ma voi credete che Gesù è vivo? E se Gesù è vivo, voi pensate che ci lascerà morire e non ci risusciterà? No! Lui ci aspetta, e perché Lui è risorto, la forza della sua risurrezione risusciterà tutti noi. Un ultimo elemento: già in questa vita abbiamo in noi una partecipazione alla Risurrezione di Cristo. Se è vero che Gesù ci risusciterà alla fine dei tempi, è anche vero che, per un certo aspetto, con Lui già siamo risuscitati. La vita eterna incomincia già in questo momento, incomincia durante tutta la vita, che è orientata verso quel momento della risurrezione finale. E già siamo risuscitati, infatti, mediante il Battesimo, siamo inseriti nella morte e risurrezione di Cristo e partecipiamo alla vita nuova, che è la sua vita. Pertanto, in attesa dell’ultimo giorno, abbiamo in noi stessi un seme di risurrezione, quale anticipo della risurrezione piena che riceveremo in eredità. Per questo anche il corpo di ciascuno di noi è risonanza di eternità, quindi va sempre rispettato; e soprattutto va rispettata e amata la vita di quanti soffrono, perché sentano la vicinanza del Regno di Dio, di quella condizione di vita eterna verso la quale camminiamo. Questo pensiero ci dà speranza: siamo in cammino verso la risurrezione. Vedere Gesù, incontrare Gesù: questa è la nostra gioia! Saremo tutti insieme – non qui in piazza, da un’altra parte – ma gioiosi con Gesù. Questo è il nostro destino! 

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