Archive pour le 4 décembre, 2013

Menorah, Hanukkah

Menorah, Hanukkah dans immagini sacre Menorah_0307

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GIOVANNI DAMASCENO (4 NOVEMBRE) – BENEDETTO XVI

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2009/documents/hf_ben-xvi_aud_20090506_it.html

BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

PIAZZA SAN PIETRO

MERCOLEDÌ, 6 MAGGIO 2009

GIOVANNI DAMASCENO (4 NOVEMBRE)

Cari fratelli e sorelle,

vorrei parlare oggi di Giovanni Damasceno, un personaggio di prima grandezza nella storia della teologia bizantina, un grande dottore nella storia della Chiesa universale. Egli è soprattutto un testimone oculare del trapasso dalla cultura cristiana greca e siriaca, condivisa dalla parte orientale dell’Impero bizantino, alla cultura dell’Islàm, che si fa spazio con le sue conquiste militari nel territorio riconosciuto abitualmente come Medio o Vicino Oriente. Giovanni, nato in una ricca famiglia cristiana, giovane ancora assunse la carica – rivestita forse già dal padre – di responsabile economico del califfato. Ben presto, però, insoddisfatto della vita di corte, maturò la scelta monastica, entrando nel monastero di san Saba, vicino a Gerusalemme. Si era intorno all’anno 700. Non allontanandosi mai dal monastero, si dedicò con tutte le sue forze all’ascesi e all’attività letteraria, non disdegnando una certa attività pastorale, di cui danno testimonianza soprattutto le sue numerose Omelie. La sua memoria liturgica è celebrata il 4 Dicembre. Papa Leone XIII lo proclamò Dottore della Chiesa universale nel 1890. Di lui si ricordano in Oriente soprattutto i tre Discorsi contro coloro che calunniano le sante immagini, che furono condannati, dopo la sua morte, dal Concilio iconoclasta di Hieria (754). Questi discorsi, però, furono anche il motivo fondamentale della sua riabilitazione e canonizzazione da parte dei Padri ortodossi convocati nel II Concilio di Nicea (787), settimo ecumenico. In questi testi è possibile rintracciare i primi importanti tentativi teologici di legittimazione della venerazione delle immagini sacre, collegando queste al mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio nel seno della Vergine Maria. Giovanni Damasceno fu inoltre tra i primi a distinguere, nel culto pubblico e privato dei cristiani, fra adorazione (latreia) e venerazione (proskynesis): la prima si può rivolgere soltanto a Dio, sommamente spirituale, la seconda invece può utilizzare un’immagine per rivolgersi a colui che viene rappresentato nell’immagine stessa. Ovviamente, il Santo non può in nessun caso essere identificato con la materia di cui l’icona è composta. Questa distinzione si rivelò subito molto importante per rispondere in modo cristiano a coloro che pretendevano come universale e perenne l’osservanza del divieto severo dell’Antico Testamento sull’utilizzazione cultuale delle immagini. Questa era la grande discussione anche nel mondo islamico, che accetta questa tradizione ebraica della esclusione totale di immagini nel culto. Invece i cristiani, in questo contesto, hanno discusso del problema e trovato la giustificazione per la venerazione delle immagini. Scrive il Damasceno: “In altri tempi Dio non era mai stato rappresentato in immagine, essendo incorporeo e senza volto. Ma poiché ora Dio è stato visto nella carne ed è vissuto tra gli uomini, io rappresento ciò che è visibile in Dio. Io non venero la materia, ma il creatore della materia, che si è fatto materia per me e si è degnato abitare nella materia e operare la mia salvezza attraverso la materia. Io non cesserò perciò di venerare la materia attraverso la quale mi è giunta la salvezza. Ma non la venero assolutamente come Dio! Come potrebbe essere Dio ciò che ha ricevuto l’esistenza a partire dal non essere?…Ma io venero e rispetto anche tutto il resto della materia che mi ha procurato la salvezza, in quanto piena di energie e di grazie sante. Non è forse materia il legno della croce tre volte beata?… E l’inchiostro e il libro santissimo dei Vangeli non sono materia? L’altare salvifico che ci dispensa il pane di vita non è materia?… E, prima di ogni altra cosa, non sono materia la carne e il sangue del mio Signore? O devi sopprimere il carattere sacro di tutto questo, o devi concedere alla tradizione della Chiesa la venerazione delle immagini di Dio e quella degli amici di Dio che sono santificati dal nome che portano, e che per questa ragione sono abitati dalla grazia dello Spirito Santo. Non offendere dunque la materia: essa non è spregevole, perché niente di ciò che Dio ha fatto è spregevole” (Contra imaginum calumniatores, I, 16, ed. Kotter, pp. 89-90). Vediamo che, a causa dell’incarnazione, la materia appare come divinizzata, è vista come abitazione di Dio. Si tratta di una nuova visione del mondo e delle realtà materiali. Dio si è fatto carne e la carne è diventata realmente abitazione di Dio, la cui gloria rifulge nel volto umano di Cristo. Pertanto, le sollecitazioni del Dottore orientale sono ancora oggi di estrema attualità, considerata la grandissima dignità che la materia ha ricevuto nell’Incarnazione, potendo divenire, nella fede, segno e sacramento efficace dell’incontro dell’uomo con Dio. Giovanni Damasceno resta, quindi, un testimone privilegiato del culto delle icone, che giungerà ad essere uno degli aspetti più distintivi della teologia e della spiritualità orientale fino ad oggi. E’ tuttavia una forma di culto che appartiene semplicemente alla fede cristiana, alla fede in quel Dio che si è fatto carne e si è reso visibile. L’insegnamento di san Giovanni Damasceno si inserisce così nella tradizione della Chiesa universale, la cui dottrina sacramentale prevede che elementi materiali presi dalla natura possano diventare tramite di grazia in virtù dell’invocazione (epiclesis) dello Spirito Santo, accompagnata dalla confessione della vera fede. In collegamento con queste idee di fondo Giovanni Damasceno pone anche la venerazione delle reliquie dei santi, sulla base della convinzione che i santi cristiani, essendo stati resi partecipi della resurrezione di Cristo, non possono essere considerati semplicemente dei ‘morti’. Enumerando, per esempio, coloro le cui reliquie o immagini sono degne di venerazione, Giovanni precisa nel suo terzo discorso in difesa delle immagini: “Anzitutto (veneriamo) coloro fra i quali Dio si è riposato, egli solo santo che si riposa fra i santi (cfr Is 57,15), come la santa Madre di Dio e tutti i santi. Questi sono coloro che, per quanto è possibile, si sono resi simili a Dio con la loro volontà e per l’inabitazione e l’aiuto di Dio, sono detti realmente dèi (cfr Sal 82,6), non per natura, ma per contingenza, così come il ferro arroventato è detto fuoco, non per natura ma per contingenza e per partecipazione del fuoco. Dice infatti: Sarete santi, perché io sono santo (Lv 19,2)” (III, 33, col. 1352 A). Dopo una serie di riferimenti di questo tipo, il Damasceno poteva perciò serenamente dedurre: “Dio, che è buono e superiore ad ogni bontà, non si accontentò della contemplazione di se stesso, ma volle che vi fossero esseri da lui beneficati che potessero divenire partecipi della sua bontà: perciò creò dal nulla tutte le cose, visibili e invisibili, compreso l’uomo, realtà visibile e invisibile. E lo creò pensando e realizzandolo come un essere capace di pensiero (ennoema ergon) arricchito dalla parola (logo[i] sympleroumenon) e orientato verso lo spirito (pneumati teleioumenon)” (II, 2, PG 94, col. 865A). E per chiarire ulteriormente il pensiero, aggiunge: “Bisogna lasciarsi riempire di stupore (thaumazein) da tutte le opere della provvidenza (tes pronoias erga), tutte lodarle e tutte accettarle, superando la tentazione di individuare in esse aspetti che a molti sembrano ingiusti o iniqui (adika), e ammettendo invece che il progetto di Dio (pronoia) va al di là della capacità conoscitiva e comprensiva (agnoston kai akatalepton) dell’uomo, mentre al contrario soltanto Lui conosce i nostri pensieri, le nostre azioni, e perfino il nostro futuro” (II, 29, PG 94, col. 964C). Già Platone, del resto, diceva che tutta la filosofia comincia con lo stupore: anche la nostra fede comincia con lo stupore della creazione, della bellezza di Dio che si fa visibile. L’ottimismo della contemplazione naturale (physikè theoria), di questo vedere nella creazione visibile il buono, il bello, il vero, questo ottimismo cristiano non è un ottimismo ingenuo: tiene conto della ferita inferta alla natura umana da una libertà di scelta voluta da Dio e utilizzata impropriamente dall’uomo, con tutte le conseguenze di disarmonia diffusa che ne sono derivate. Da qui l’esigenza, percepita chiaramente dal teologo di Damasco, che la natura nella quale si riflette la bontà e la bellezza di Dio, ferite dalla nostra colpa, “fosse rinforzata e rinnovata” dalla discesa del Figlio di Dio nella carne, dopo che in molti modi e in diverse occasioni Dio stesso aveva cercato di dimostrare che aveva creato l’uomo perché fosse non solo nell’“essere”, ma nel “bene-essere” (cfr La fede ortodossa, II, 1, PG 94, col. 981°). Con trasporto appassionato Giovanni spiega: “Era necessario che la natura fosse rinforzata e rinnovata e, fosse indicata e insegnata concretamente la strada della virtù (didachthenai aretes hodòn), che allontana dalla corruzione e conduce alla vita eterna… Apparve così all’orizzonte della storia il grande mare dell’amore di Dio per l’uomo (philanthropias pelagos)…” E’ una bella espressione. Vediamo, da una parte, la bellezza della creazione e, dall’altra, la distruzione fatta dalla colpa umana. Ma vediamo nel Figlio di Dio, che discende per rinnovare la natura, il mare dell’amore di Dio per l’uomo. Continua Giovanni Damasceno: “Egli stesso, il Creatore e il Signore, lottò per la sua creatura trasmettendole con l’esempio il suo insegnamento… E così il Figlio di Dio, pur sussistendo nella forma di Dio, abbassò i cieli e discese… presso i suoi servi… compiendo la cosa più nuova di tutte, l’unica cosa davvero nuova sotto il sole, attraverso cui si manifestò di fatto l’infinita potenza di Dio” (III, 1. PG 94, coll. 981C-984B). Possiamo immaginare il conforto e la gioia che diffondevano nel cuore dei fedeli queste parole ricche di immagini tanto affascinanti. Le ascoltiamo anche noi, oggi, condividendo gli stessi sentimenti dei cristiani di allora: Dio vuole riposare in noi, vuole rinnovare la natura anche tramite la nostra conversione, vuol farci partecipi della sua divinità. Che il Signore ci aiuti a fare di queste parole sostanza della nostra vita.

NASCE A POMPEI L’OASI « VERGINE DEL SORRISO » – CENTRO PER IL BAMBINO E LA FAMIGLIA « GIOVANNI PAOLO II »

http://www.zenit.org/it/articles/nasce-a-pompei-l-oasi-vergine-del-sorriso

NASCE A POMPEI L’OASI « VERGINE DEL SORRISO »

SABATO L’INAUGURAZIONE DELLA PRIMA OPERA DEL CENTRO PER IL BAMBINO E LA FAMIGLIA « GIOVANNI PAOLO II »

POMPEI, 04 DICEMBRE 2013 (ZENIT.ORG) GIOVANNA ABBAGNARA

Sabato 7 dicembre, vigilia dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, verrà inaugurata a Pompei l’Oasi Vergine del Sorriso, la prima opera del nascente Centro per il Bambino e la Famiglia Giovanni Paolo II. Il 7 ottobre 2003 Giovanni Paolo II, in visita pastorale al Santuario di Pompei, concluse il suo discorso con queste parole: “Siate “operatori di pace”, sulle orme del Beato Bartolo Longo, che seppe unire la preghiera all’azione, facendo di questa Città mariana una cittadella della carità. Il nascente Centro per il bambino e la famiglia, che gentilmente mi si è voluto intitolare, raccoglie l’eredità di questa grande opera”. Oggi il sogno diventa realtà. Vengono spalancate le porte della prima casa di accoglienza grazie alla disponibilità di una coppia di sposi della Fraternità di Emmaus, Alfredo e Roberta Cretella che insieme ai cinque figli e l’ultima in arrivo tra pochi giorni, hanno scelto di lasciare la loro casa per condividere la loro quotidianità con i più piccoli. Un carisma, quello della preghiera che si intreccia con la carità, che è uno dei pilastri fondamentali di questo giovane movimento ecclesiale nato intorno agli anni ’90 per opera di un sacerdote, don Silvio Longobardi e che oggi vede la presenza di altre Oasi, oltre che in Italia, anche in Burkina Faso e in Ucraina. Un’attenzione particolare alla famiglia nata sotto l’impulso del magistero di Giovanni Paolo II che si concretizza in una attenta azione culturale e in una generosa condivisione quotidiana grazie alla disponibilità di tante famiglie. “Abbiamo lasciato la nostra casa per iniziare questa avventura di carità, spinti dal desiderio di rispondere ad un invito di Dio. L’eucarestia quotidiana e la concreta condivisione con i nostri amici della Fraternità di Emmaus sono la nostra forza” affermano trepidanti ma sereni Alfredo e Roberta e aggiungono: “quando abbiamo incontrato l’arcivescovo di Pompei, Mons. Tommaso Caputo, ci ha condotti davanti al quadro della Madonna di Pompei, da poco restaurato e lì ci ha benedetti. Da quel momento sappiamo che Maria accompagna e guida i nostri passi”. Una scelta, quella della famiglia Cretella, che pone l’accento sul protagonismo dei laici nella Chiesa, in piena continuità con il pensiero e l’opera del beato Bartolo Longo che scelse di restare laico e in prima persona consumò la sua vita nel servizio alla Chiesa attraverso la preghiera e la carità. La presenza di una piccola cappellina con Gesù Eucarestia all’interno dell’Oasi Vergine del Sorriso sottolinea maggiormente che il servizio sgorga limpido dalla preghiera e dall’ascolto. Solo in ginocchio si impara ad amare l’altro e a servirlo. Con grande gioia S.E. Mons. Caputo, che ha seguito e ha fortemente voluto l’apertura di questa prima opera, ha salutato l’evento: “Con la Casa Famiglia Oasi Vergine del Sorriso, affidata alla Fraternità di Emmaus, diamo il via al « Centro per il Bambino e la Famiglia Giovanni Paolo II », nuova realtà di accoglienza, sorta tra le antiche mura delle « Case Operaie », per proseguire il cammino tracciato dal nostro fondatore, il Beato Bartolo Longo, con il suo stesso spirito di carità e di servizio, perché Pompei risponda sempre più alla sua vocazione: essere una cittadella dell’amore, aperta a tutti, senza discriminazioni e dove nessuno si senta escluso ». Anche il Sindaco di Pompei, Claudio D’Alessio, che ha seguito per conto della Regione i lavori di ristrutturazione del Centro, ha dichiarato: “Siamo felici di aver contribuito alla realizzazione di un’opera di accoglienza in linea con le tradizioni della nostra Città. Tradizioni dettate dai principi di solidarietà, accoglienza e carità tramandate dal fondatore della Valle di Pompei, il Beato Bartolo Longo”. L’inaugurazione verrà preceduta da una celebrazione eucarestica, presieduta dall’arcivescovo di Pompei, che si celebrerà presso la Cappella Bartolo Longo alle ore 17.30.

GIORGIO PRECA E I NUOVI MISTERI DEL ROSARIO – (I MISTERI DELLA LUCE) (2007)

http://www.ocarm.pcn.net/ita/articles/ac03-ita.htm

GIORGIO PRECA E I NUOVI MISTERI DEL ROSARIO – (I MISTERI DELLA LUCE) (2007)

(non ne sapevo niente, ho appena letto questo articolo in inglese)

John Formosa, SDC Anthony Cilia, O.Carm.

Il 16 ottobre 2002, il Santo Padre ha dato inizio al 25° anniversario del suo pontificato con la pubblicazione della Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae (RVM) con la quale ha promulgato l’ « Anno del Rosario » (da ottobre 2002 a ottobre 2003) e ha presentato alla Chiesa, oltre ai quindici misteri del rosario già esistenti, altri cinque nuovi Misteri della Luce sulla vita pubblica di Gesù. La promulgazione di questa Lettera Apostolica, e in modo particolare l’introduzione dei cinque nuovi misteri, hanno creato tra molti credenti reazioni diverse. Infatti, molti mezzi di comunicazione hanno focalizzato l’attenzione più sull’introduzione dei nuovi misteri che sull’insegnamento in generale della stessa RVM. Numerosi giornalisti hanno sottolineato che « l’idea del Santo Padre circa questi nuovi misteri potrebbe essere stata presa dagli scritti di un sacerdote maltese che lo stesso Pontefice ha beatificato nel 2001, don Giorgio Preca. » [cfr. The Guardian del 16 ottobre 2002; The Wanderer (USA), The Tablet, Catholic Herald, Catholic Times (Gran Bretagna), The Catholic Weekly (Australia) e il giornale elettronico Daily Spirit (USA).] Non ci è dato sapere da dove il Santo Padre abbia attinto per l’introduzione di questi nuovi misteri. Eppure eliminando alcune piccole diversità, i cinque nuovi misteri proposti dal Santo Padre sono quasi identici a quelli proposti da don Giorgio nel 1957! Appare anche un po’ misterioso il fatto che il Santo Padre chiami i nuovi misteri dalla vita pubblica di Gesù « Misteri della Luce », con la stessa nomenclatura proposta dal Santo! Se accettiamo l’origine di questi Misteri della Luce al santo Giorgio Preca, si pone un altro interrogativo: « Come questi misteri sono arrivati nelle mani del Santo Padre per introdurli nella Lettera Apostolica sul rosario? » Il postulatore della Causa di Canonizzazione di Giorgio Preca ha cercato d’indagare ma fino ad ora non è riuscito ad ottenere delle risposte. Sono state ipotizzate diverse possibilità e tra l’altro e la più plausibile, pare essere quella di aver attinto l’informazione su internet. Infatti alcuni siti cattolici di lingua inglese, già prima della pubblicazione della Lettera Apostolica RVM, fanno riferimento a questi Misteri della Luce, probabilmente introdotti da qualche maltese che ha bevuto dalla spiritualità del Santo. Malgrado manchino prove concrete, i misteri sulla vita pubblica di Gesù hanno trovato un posto privilegiato nell’insegnamento della Chiesa e saranno adottati e meditati da milioni di cattolici in tutto il mondo.

I Misteri della Luce del Santo Preca Nel 1957 la società istituita da don Giorgio ha compiuto 50 anni dalla sua fondazione. Don Giorgio non ha voluto celebrazioni esterne ma ha desiderato solo che quest’anno fosse per tutti i soci un anno di avvicinamento più intimo a Dio. A tale scopo ha pubblicato il libro Kollokwji ma’ Alla (Colloqui con Dio) – ovvero, 60 discorsi che mettono in risalto il suo grande amore per il Creatore. Oltre a questi colloqui, durante lo stesso anno, don Giorgio ha proposto l’idea di aggiungere altri cinque misteri del rosario circa la vita pubblica di Gesù. Allora questi misteri erano per l’uso privato dei membri della sua società, come aveva fatto anche per i Colloqui. Alcuni dei suoi seguaci, vissuti al tempo del fondatore, raccontano che don Giorgio ha presentato i Misteri della Luce per la prima volta durante uno dei loro incontri del mercoledì. Non ha comunicato come questi misteri siano nati, se presi da qualche libro o su sua ispirazione. Solitamente, quando proponeva qualche cosa nuova ai suoi seguaci diceva: « Ecco cosa ho trovato oggi per voi …. » Ma in quella occasione non ha pronunciato questa frase, e sembra che l’idea dei Misteri della Luce è stata originata proprio da lui. Gli stessi testimoni affermano che quella sera, dopo aver spiegato l’importanza della meditazione su tutta la vita di Gesù, e che al rosario, in qualche modo mancava questo aspetto, ha parlato di quanto li abbia trovati piacevoli e quanto si sia sentito felice nel meditare questi « nuovi » misteri dalla vita pubblica di colui che ha dichiarato: « Io sono la luce del mondo » (Gv 8, 12). I Misteri della Luce proposti da don Giorgio sono apparsi per la prima volta in pubblico in un articolo intitolato Id-Devozzjoni ta’ Dun Gorg lejn ir-Ruzarju (La devozione di don Giorgio per il rosario) pubblicato nella rivista Dun Gorg, N. 5, luglio-dicembre 1973. La divulgazione dei misteri continuò nel 1987 quando Vincent Caruana (1912-1998), membro della società, ha pubblicato un libretto intitolato Gesù Kristu – Alla – Bniedem – Feddej (Gesù Cristo – Dio – Uomo – Redentore), con il sottotitolo Episodji mill-Evangelju f’ghamla ta’ Ruzarju fuq idea originali ta’ Dun Gorg Preca (Episodi dal Vangelo nella forma di un rosario sull’idea originale di don Giorgio, Ed., P.E.G. Ltd., Marsa, Malta). Nella sua introduzione Caruana presenta i Misteri della Luce affermando che « sono stati pubblicati e divulgati per la prima volta dal Servo di Dio don Giorgio Preca ». Con queste due pubblicazioni i Misteri della Luce hanno superato i limiti dell’uso privato per i membri della società, e divulgati tra molti fedeli sia a Malta che in altre parti del mondo. Altri, ispirati dall’insegnamento di don Giorgio, hanno perfino introdotto questi misteri nei propri siti web dedicati al rosario.

I Misteri della Luce secondo don Giorgio e il Santo Padre

Secondo don Giorgio: 1. Gesù, dopo essere battezzato al Giordano, fu trasferito nel deserto. 2. Gesù che si rivela vero Dio con la parola e i miracoli. 3. Gesù che insegna le Beatitudini sulla montagna. 4. Gesù che si trasfigura sulla montagna. 5. Gesù che fa l’ultima cena con gli Apostoli.

Secondo il Santo Padre: 1. Gesù battezzato al Giordano da Giovanni. 2. Gesù che si rivela con il primo segno alle nozze di Cana. 3. Gesù che predica il regno di Dio e la conversione. 4. Gesù che si trasfigura sul monte Tabor. 5. Gesù che istituisce l’Eucaristia.

Quando le due versioni vengono confrontate, risulta una grande somiglianza tra i Misteri della Luce proposti da don Giorgio nel 1957 e quelli dal Santo Padre. E’ vero che ci sono alcune leggere differenze, ma queste non sono così grandi come potrebbero apparire. * Nel primo mistero don Giorgio, oltre al Battesimo di Gesù al Giordano aggiunge la sua ritirata nel deserto, dove si è preparato per quaranta giorni prima di dare inizio alla sua missione. Chi conosce bene il Santo può capire perché ha aggiunto questo dalla vita di Gesù. Inizialmente lui ha scritto questi misteri per i suoi seguaci, cioè, per mostrargli la necessità di una buona preparazione nella loro missione della proclamazione della Parola. * Nel secondo mistero, don Giorgio propone la meditazione su come Gesù si riveli Dio con la parola e i miracoli. Il Santo Padre propone un solo miracolo, quello avvenuto alle nozze di Cana, che nelle parole dell’evangelista San Giovanni (2,11) aveva proprio quello scopo. * Nel terzo mistero, don Giorgio propone Gesù nell’insegnamento delle Beatitudini, chiamate « la Carta Costituzionale » della Chiesa che doveva istituire Gesù. Non possiamo negare che con la predicazione delle beatitudini Gesù ha anche annunziato il Regno di Dio e ha invitato tutti gli uomini alla conversione di vita. * Nel quarto e quinto mistero abbiamo gli stessi episodi dalla vita di Gesù proposti da don Giorgio e dal Santo Padre. Per quanto riguarda quando meditarli, don Giorgio e il Santo Padre suggeriscono di inserirli tra i Misteri della Gioia e quelli del Dolore. La differenza tra le due proposte è solo nel giorno. Il Santo propone il lunedì (al posto dei Misteri della Gioia, e questi in cambio vengono meditati la domenica), mentre il Santo Padre ha proposto il giovedì, che in realtà è un giorno più adatto perché associato all’istituzione dell’Eucaristia. E’ anche giusto che i Misteri della Gioia, che toccano gli eventi principali dalla vita di Maria, vengano meditati di sabato, giorno dedicato alla Vergine Santa. Oltre ai Misteri della Luce, nella RVM ci sono dei concetti che sono simili a quelli predicati da don Giorgio. * Per esempio il Santo Padre fa riferimento all’importanza di una breve pausa di silenzio dopo l’enunciazione del mistero per la contemplazione e meditazione (cfr. 31). Questa idea don Giorgio non soltanto la praticava ma anche la raccomandava ai suoi ascoltatori. * Il Santo Preca amava chiamare il rosario « scuola di insegnamento » in modo particolare per la meditazione dei misteri. E’ interessante notare che il Santo Padre, nella sua Lettera Apostolica RVM, fa riferimento al rosario come « scuola di Maria » (cfr. 1, 3, 15, 34). * La Lettera Apostolica RVM (cfr. 35) propone, dopo il Gloria Patri, l’introduzione di una preghiera come conclusione di ogni mistero. A questo scopo don Giorgio ha scritto varie preghiere alla Vergine Maria e alle virtù relative ai misteri da recitare prima del Pater Noster.

Conclusione Durante la sua vita il santo Preca si è impegnato molto per la divulgazione del santo rosario. Come un vero devoto della Vergine Maria ha praticato con fervore questa preghiera mariana dal cuore cristologico, l’ha raccomandata volentieri ai suoi ascoltatori, e ha anche scritto varie volte sulla sua importanza e efficacia. Le somiglianze che si riscontrano nell’insegnamento del Santo Padre nella Lettera Apostolica RVM e quello di don Giorgio, mostrano la profonda spiritualità di questo santo carmelitano, una spiritualità che ha superato i limiti geografici della sua terra nativa ed è passata alla Chiesa universale!

Publié dans:preghiera (sulla), preghiere, ROSARIO (IL) |on 4 décembre, 2013 |Pas de commentaires »

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