MARIA NEL MAGISTERO DELLA CHIESA – L’ENCICLICA “REDEMPTORIS MATER”

http://www.donbosco-torino.it/ita/Maria/studi/2002-2003/9-Maria_nel_Magistero_della_Chiesa-20.html

MARIA NEL MAGISTERO DELLA CHIESA – L’ENCICLICA “REDEMPTORIS MATER”

Come tutte le encicliche di Giovanni Paolo II, la Redemptoris Mater acquista i caratteri di un vero e proprio trattato teologico. Essa è l’unica Enciclica di Papa Wojtyla interamente dedicata allo studio sulla funzione della Beata Vergine nell’economia della salvezza, e presenta un’analisi di estrema lucidità e precisione da poter essere considerata come un documento scientifico di irrinunciabile valore ed utilità. Infatti, oggi, uno studio mariologico non può assolutamente prescindere dai concetti della Redemptoris Mater. L’Enciclica, pubblicata il 25 marzo 1987 in prospettiva del giubileo del Duemila, contiene una sintesi di tutto il cammino mariologico compiuto dai documenti pontifici precedenti, aggiungendovi però molti contenuti e introspezioni nuove. In particolare, nella terza parte, offre un contributo di insostituibile validità al tema, alquanto dibattuto in quegli anni e nei successivi, della mediazione di Maria, chiarendo efficacemente e delimitando rigorosamente la sostanza e il significato di tale espressione.
Questa Enciclica, oltre che dagli “addetti ai lavori”, dovrebbe essere conservata come libro da tavolino da tutti i credenti, ma specialmente da quanti, ritenendosi maggiormente devoti alla Madonna, rischiano di applicarle quegli attributi che né la Sacra Scrittura né la riflessione teologica – che procede passo passo con l’insegnamento della Chiesa – le possono assegnare. In altre parole vale sempre la saggezza filosofica in base alla quale l’amore e la devozione sono sempre conseguenti ad una corretta conoscenza. Più si conosce, più si ama. E la conoscenza non può mai essere alimentata dal sentimento o dalla passionalità, che in una materia tanto complessa e delicata come la mariologia non possono per nessun motivo trovare spazio.
Le conseguenze di una conoscenza insufficiente o peggio assente sono di facile intuizione. Mancando un’adeguata conoscenza biblica, si prepara il terreno alle deviazioni più madornali. Basti pensare a quel capolavoro della fantasia dello Spirito che è il libro dell’Apocalisse, enigmatico e di ardua interpretazione, utilizzato più di ogni altro da organizzazioni senza scrupoli per insinuare nelle anime più pure le idee e le paure più grottesche. E il danno prodotto da tali ridicole e ancor più losche organizzazioni è immenso, perché usano la Parola di Dio per contrabbandare i loro precisi e ben coperti obiettivi.
D’altronde questa non è una novità. Già gli antichi profeti si mostravano severissimi contro quanti usavano il “nome del Signore” per i loro oscuri traffici e non si curavano del male derivante dalle loro azioni: Ezechiele 13, Amos 8,4-8, Michea 3,9-11. Ancor più facile riesce poi lo sfruttare il sentimentalismo religioso e distribuire a piene mani grazie e fortune di cui apparizioni e fenomeni stravaganti sono prolifici. Di qui l’indispensabile necessità, dunque, di una migliore e seria conoscenza, che solo si può attingere dalla frequenza ai sacramenti, dalla consuetudine attenta e guidata con la Sacra Scrittura, dall’ascolto assiduo e docile dell’insegnamento del Magistero.
La Redemptoris Mater è costituita di una introduzione e di tre parti. L’introduzione presenta la Vergine Maria nella vita della Chiesa in cammino: la Chiesa procede ricalcando l’itinerario compiuto dalla Vergine, la quale avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio fino alla croce. Il Santo Padre riprende qui le parole tanto dense ed evocatrici della costituzione Lumen gentium (documento del Vaticano II, 21-11-1964), la quale traccia una sintesi efficace della dottrina della Chiesa sulla Madre di Cristo, da essa venerata come sua Madre amatissima e come sua figura nella fede, nella speranza e nella carità. Potrebbe quindi essere esaminata l’eventualità di un giubileo in onore della nascita della Vergine. Ma non essendo possibile individuare una data sia pure approssimativa della nascita, è sufficiente e giusto venerare la Vergine come Colei che fin dalla sua immacolata concezione ha preceduto la venuta del Salvatore: infatti Maria, come insegna San Giovanni Damasceno (650-750 ca.), illustre dottore della Chiesa, è apparsa prima di Cristo sull’orizzonte della storia della salvezza.
L’introduzione si sofferma quasi esclusivamente a riflettere sull’insegnamento del Vaticano II, che in più punti ribadisce che solo nel mistero di Cristo si chiarisce pienamente il mistero della Vergine. Tutti i Concili, inoltre, hanno approfondito sempre maggiormente la presenza della Vergine nell’economia della salvezza, a cominciare dal grande Concilio di Efeso del 431, durante il quale la verità della divina maternità di Maria fu confermata solennemente: Maria è la Madre di Dio (= Theotòkos), poiché per opera dello Spirito Santo ha concepito nel suo grembo verginale e dato al mondo Gesù Cristo, il Figlio di Dio consostanziale al Padre.

MARIA NEL MISTERO DI CRISTO
La fonte sulla quale si basa lo studio condotto nella prima parte dell’Enciclica è la Sacra Scrittura. In tre ampi paragrafi, il Papa analizza con attenzione ed amore il cammino dell’umile fanciulla di Nazaret, dimostrando come l’amore di Dio, manifestatosi nell’elezione della Vergine, è più potente di ogni esperienza del male e del peccato, di tutta quella inimicizia (termine della Lettera di Paolo agli Efesini) da cui è segnata la storia dell’umanità. Maria dunque rimane un segno di sicura speranza, una conferma cioè che nella tribolata vicenda umana non va concesso spazio alla paura e alla disperazione. Oggi, a sedici anni da questa Enciclica, dopo l’esperienza dolorosa di tanta altra violenza che ha insanguinato il mondo, al cristiano incombe il dovere di continuare, nonostante tutto, a sperare: è l’obbedienza della fede, che fa l’esperienza apparentemente sconvolgente del Calvario, e per la quale l’uomo si abbandona liberamente a Dio. L’obbedienza della fede trovò perfetta attuazione in Maria: è quanto emerge dai tre paragrafi, aventi ciascuno, come sottotitolo, un riferimento scritturistico:

1. Piena di grazia.
2. Beata colei che ha creduto.
3. Ecco tua madre.

Se mediante la fede, continua il Santo Padre, Maria è divenuta la genitrice del Figlio datole dal Padre nella potenza dello Spirito, conservando integra la sua verginità, nella stessa fede Ella ha scoperto e accolto l’altra dimensione della maternità, rivelata da Gesù durante la sua missione terrena. In altre parole Maria è l’esempio vivo e perfetto di madre terrena, che segue con attenzione e devozione senza limiti il cammino del Figlio, senza minimamente interferire nella sua, a lei del tutto incomprensibile, missione umana e divina.
La maternità del tutto nuova di Maria è frutto del nuovo amore, un amore che oltrepassa le facoltà umane e che troverà la sua espressione piena nel sacrificio del Calvario. Le parole che Gesù pronuncia dalla croce: ecco tua madre, non significano soltanto l’affidamento di lei a Giovanni, ma sono rivolte a tutti i credenti: esse significano, insegna il Papa, che la maternità della genitrice di Cristo trova una nuova continuazione nella Chiesa e mediante la Chiesa, simboleggiata da Giovanni, questa maternità viene responsabilmente vissuta e offerta ad ogni credente.
Noi, in questa inafferrabile epoca nella quale violenza e odio sembrano imperare senza misura, abbiamo una grande parola da dire: la parola del Vangelo. E riusciremo a dirla con maggiore chiarezza e fermezza se ci mettiamo alla scuola di Maria, se entriamo nel mistero della sua umiltà e della sua certezza che Dio sconfigge i potenti ed esalta gli umili. La certezza del Vangelo, ci insegna Maria, non è mai un assenso interiore ed inerte: è un progetto di vita nel mondo.
Noi siamo credenti operosi, e non inerti, se ci impegniamo a vivere senza sudditanza di fronte ai potenti, aperti verso i poveri, perché loro è il Regno di Dio, senza l’ambizione della ricchezza, ma riponendo ogni fiducia nell’amore, senza seguire la logica della forza ma scegliendo il faticoso e talora sterile cammino del dialogo.
È questo il nostro “Magnificat”, il nostro cantico di redenti, poiché con Maria abbiamo assunto il pesante e paziente compito di “splendere come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita” (Filippesi 2,15).

Franco Careglio ofm

Vous pouvez laisser une réponse.

Laisser un commentaire

PUERI CANTORES SACRE' ... |
FIER D'ÊTRE CHRETIEN EN 2010 |
Annonce des évènements à ve... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | Vie et Bible
| Free Life
| elmuslima31