Archive pour le 15 octobre, 2013

Copte Ikon représentant l’Archange Michael défaisant le dragon

Copte Ikon représentant l'Archange Michael défaisant le dragon dans immagini sacre CopticAngel

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Publié dans:immagini sacre |on 15 octobre, 2013 |Pas de commentaires »

LA VERGINE NELLA MORTE E RISURREZIONE DI GESÙ

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CRONACHE APOCRIFE DI MARIA DI NAZARETH

 DI SIMONE MORENO

LA VERGINE NELLA MORTE E RISURREZIONE DI GESÙ

Tra i rari testi apocrifi che raccontano l’esperienza di Maria alla morte e risurrezione del suo figlio, occupa il primo posto la narrazione de Il Vangelo segreto di Maria, non privo di spunti teologici.
 Dei sette quadri, che compongono la narrazione apocrifa della vita della Vergine, indubbiamente il sesto (« Maria nella passione e risurrezione di Gesù ») è il più povero di riferimenti; più esattamente, l’apporto in notizie e contenuti sulla parte di vita della Madonna che riguarda i fatti della passione e morte del Signore è pressoché inesistente, mentre più consistenti sono gli accenni all’evento della risurrezione e ai giorni che seguirono, fino all’ascensione di Gesù al cielo.
Ma, del resto, i Vangeli canonici al riguardo non ci dicono molto di più.

Il dolore di Maria per la morte del figlio
Abbiamo ricordato, la scorsa volta, che, per trovare qualche riferimento alla parte avuta dalla madre di Gesù nella passione e morte del Signore, dobbiamo cercare tra le « rivelazioni apocrife » di tempi a noi più vicini: ossia a Il Vangelo segreto di Maria, di cui fu scoperto un manoscritto solo nel 1884, ma che era già noto ai primi Padri della Chiesa, nel quale sono narrati aspetti inediti della vita di Gesù e si raccolgono le esperienze più segrete della sua santa madre. Riportiamo un altro stralcio del racconto di questo libro tardo-apocrifo, dal capitolo « In piedi, accanto alla croce » (Il Vangelo segreto di Maria, pp. 187-229, San Paolo, 2001). È Maria stessa che narra all’apostolo Giovanni l’intensità drammatica con la quale ha vissuto i giorni della passione e morte di Gesù.
«Con quella sensibilità che mi proveniva dalla comunione piena con lui, avvertivo che qualsiasi cosa lo feriva, per cui gli dissi di sì [a Gesù che le dava Giovanni come figlio], lo rassicurai che da quel momento saresti stato mio figlio e che non avrei mai smesso di amarti e di prendermi cura di te, come avevo fatto con lui. Glielo dissi senza parlare, ma lui lo capì immediatamente. Emise un profondo respiro, come sollevato. Era venuto per rendervi i suoi fratelli. Aveva già ottenuto che chiamaste « Padre » suo Padre. Tuttavia, perché la fratellanza fosse completa, era necessario che condivideste anche la madre. Pertanto, come il Padre vi accettava come figli, proprio attraverso il sacrificio volontario del suo unico figlio, altrettanto doveva fare la madre. Ed era il figlio adorato a chiederglielo [...].
«Poco dopo, levò gli occhi al cielo e poi mi guardò. « Tutto è compiuto », mi disse. E, chinato il capo, affidò definitivamente il suo spirito nelle mani del Padre.
«Non so come spiegarti ciò che provai, Giovanni, perché io stessa ne rimasi stupita. Fu come se mi levassero un peso di dosso; un peso che non volevo perdere, perché quel peso era la sua vita, e senza la sua vita sicuramente non potevo continuare a vivere. Tuttavia, mi sentii completamente liberata da un carico. E, mentre voi eravate in preda allo sconforto e le mie compagne, soprattutto Maria Maddalena, cadevano a terra e gridavano torcendosi le mani per il dolore e si strappavano i capelli per la disperazione, io ero serena.
«Ero preoccupata e mi rimproveravo di non essere distrutta, disperata. Mio figlio era appena morto ed io ero triste, indubbiamente, ma non riuscivo a sentirmi in preda allo sconforto, non potevo. Per me era terribile vederlo lì appeso al legno, ridotto un cencio, sfigurato, torturato in modo indicibile, con la ferita della lancia che grondava ancora sangue e con la fronte e il volto sudici di fango e con i coaguli che, a goccioloni, cadevano dalle ferite prodotte sul capo dalla corona di spine. Ma non è che non soffrissi o non sentissi dolore; ma non potevo sprofondare nel pozzo senza fondo in cui tu e le mie compagne eravate sommersi [...].
«E così ebbi di nuovo Gesù tra le mie braccia. Era morto. Abbracciavo il suo corpo e baciavo dolcemente il suo viso, ma non riuscivo ancora a piangere. Gli chiusi come potei gli occhi, quegli occhi che avevo aperto alla vita e posai un ultimo bacio sulle palpebre e sulla fronte [...]».
Dopo che ebbero deposto Gesù nel sepolcro, Nicodemo e sua moglie accompagnarono Maria con grande premura nella loro casa.
«Avvertii tuttavia che Dio si faceva presente in me, poco a poco, dolcemente. Con amore di sposo, mi tranquillizzava. Allora ricordai che mio figlio mi aveva ripetuto che sarebbe risuscitato e, quindi, doveva essere vivo in qualche luogo a me sconosciuto e che impediva che lo sentissi vicino a me come prima; ma era vivo, in qualche modo lo era ancora, perché non sentivo che era morto. E per questo, nonostante tutto ciò che avevo visto, non ero sprofondata in quell’abisso di dolore e di disperazione in cui eravate caduti tutti voi» (pp. 219-225).

Cristo risorto appare anzitutto alla madre
Segue quindi il racconto della Vergine che testimonia la prima apparizione di Gesù risorto a lei, prima ancora che alla Maddalena e ai suoi discepoli.
«Pregando e piangendo, in ginocchio accanto al letto, mi riaddormentai. Ricordo soltanto che, come trentaquattro anni prima [nell’annunciazione], avvertii improvvisamente che c’era qualcuno nella stanza e mi svegliai di soprassalto. Era notte fonda e, tuttavia, avevo la sensazione che una luce straordinaria brillasse intorno a me, anche se tutto continuava ad essere al buio. Allora lo vidi. Non ebbi bisogno di chiedere chi fosse. Non ebbi il minimo dubbio. Era lì ed era lui, in attesa che mi destassi, vegliando il mio sonno. « Figlio! », gridai; e mi buttai tra le sue braccia. « Madre! – mi disse, mentre passava la mano sui miei capelli in disordine – sta’ tranquilla. È finito tutto. Sono di nuovo qui, con te ». Allora mi baciò. Ti assicuro, Giovanni, che era lui, che erano le sue braccia, i suoi baci, la sua voce, il suo sguardo.
« »Abbiamo vinto, madre. Finalmente il Maligno è stato sconfitto. Finalmente la morte è stata eliminata. La vittoria è nostra ed è definitiva. Tu pure vi hai partecipato [...], accanto alla croce, piena di fede e di speranza. Questo sarà il tuo compito eterno: essere madre di tutti, educatrice di tutti, consolatrice di tutti, mediatrice di tutti ». « Di tutti, figlio? » ricordo che gli domandai un po’ stupita. « Sì, di tutti, – mi rispose – perché non sono venuto a salvare quelli che erano già salvi, ma coloro che erano perduti. Di tutti, compresi i miei peggiori nemici, di coloro che mi hanno ucciso. Sei madre di tutti, anche di coloro che non mi conoscono e di coloro che mi disprezzano. Sono morto per tutti, tutti amo e redimo. E tu non puoi escludere dal tuo cuore coloro che io accetto [...]« .
«Restammo ancora insieme per molto tempo, seduti tutti e due sul letto, abbracciandoci e con le mani nelle mani. Quando già cominciava ad albeggiare, si congedò da me. « Vado da Maddalena e dalle altre » – mi disse –. E mi diede un lungo e definitivo abbraccio e un ultimo bacio. Poi se ne andò come era venuto, senza far rumore, senza essere notato» (pp. 227-229).
Nel capitolo successivo, intitolato: « L’ora dei miei figli », il racconto di Maria a Giovanni si sviluppa sullo schema della narrazione dei Vangeli canonici (Mt 28; Mc 16; Lc 24; Gv 20-21), mettendo in evidenza – a differenza dei Vangeli che lo ignorano – il fatto che la madre di Gesù fosse sempre presente alle apparizioni di Cristo ai suoi discepoli.
Maria ricorda di non essere stata invece presente al momento dell’ascensione del Signore; ricostruendo peraltro il momento dolcissimo del suo incontro con il figlio, prima che se ne andasse per sempre da questo mondo: «La sera prima della sua partenza [per ascendere al cielo], me ne stavo tranquilla nella casa [di Lazzaro], da sola, come cercavo sempre di fare, per raccogliermi in preghiera e godere della comunicazione spirituale con lui che ora non si interrompeva mai, quando notai che la sua vicinanza si intensificava e, aprendo gli occhi, lo vidi di nuovo accanto a me. Sorrideva, ma seppi subito che doveva darmi una triste notizia: « È arrivata l’ora di andare, madre, – mi disse –; ma non essere triste, torneremo a vederci presto. Vorrei portarti con me subito, ma hai una missione da compiere e per ora sei necessaria qui in terra »» (p. 235.
A ragione, alla voce « Apocrifi » del Nuovo Dizionario di Mariologia, Elio Peretto può scrivere che per i Vangeli apocrifi «non priva d’interesse teologico è l’alba del giorno della risurrezione». E spiega: «I Vangeli canonici non parlano di apparizioni di Gesù alla madre. Per visione oculare o per comunicazione orale sanno che Gesù è risorto Maria Maddalena, le altre donne recatesi al sepolcro, alcuni apostoli e poi alla sera tutto il gruppo dei discepoli. La Vergine non è ricordata tra questi privilegiati.
«Parlano invece dell’apparizione di Gesù alla madre il Vangelo di Bartolomeo e quello di Gamaliele in contesti dove cristologia ed ecclesiologia si intersecano e, nonostante le puntualizzazioni dei testi canonici (cf Gv 20, 1-18), a Maria è riconosciuto un ruolo superiore a quello di Pietro e della Maddalena. È lei la prima persona alla quale Gesù si manifesta dopo la risurrezione, e riceve l’invito di comunicare agli apostoli il prodigio (cf Vangelo di Bartolomeo, 8; Vangelo di Gamaliele VI, 17).
Inoltre, «con sorprendente chiarezza, da alcuni passaggi del Transito romano (ma come riflesso di At 1, 14) Maria è designata madre degli apostoli e della Chiesa nascente, là dove Giovanni la proclama sorella divenuta madre dei Dodici, madre dei salvati (cf capp. 16.18). La risposta della Madonna a tale apprezzamento ha il suo punto discriminante nella dichiarazione: « Ecco che si sono raccolti (gli Apostoli) ed io mi trovo in mezzo a loro come vite fruttifera, come quando ero con te e tu, [=Gesù], eri quale vite in mezzo ai tuoi angeli » (cap. 29)».
Tale testo, «piuttosto tardivo, delinea con sufficiente precisione il ruolo di Maria in seno alla Chiesa nascente e la coscienza che ha di continuare l’opera del Figlio in veste di madre dei credenti. Tratto caratteristico del Vangelo di Bartolomeo è il rapporto confidenziale che si stabilisce, dopo un primo momento di esitazione, tra Maria e il gruppo dei discepoli» (Nuovo dizionario di mariologia, San Paolo 1986, p. 120s.).

Simone Moreno

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ECOLOGIA: UNA DEFINIZIONE IN TRE PUNTI

http://www.zenit.org/it/articles/ecologia-una-definizione-in-tre-punti

ECOLOGIA: UNA DEFINIZIONE IN TRE PUNTI

Per il Glossario di Bioetica, è lo «studio della casa» o cura dell’ambiente in cui viviamo, che può essere basata sulla paura per la sopravvivenza. Esiste anche l’ecologia della gravidanza

Roma, 15 Ottobre 2013 (Zenit.org) Carlo Bellieni

Ecologia: Significa «studio della casa», dunque cura dell’ambiente in cui viviamo. Si può avere un’ecologia basata sulla paura per la sopravvivenza e un’ecologia basata sulla valorizzazione di ogni particolare della creazione. L’ecologia della gravidanza è la cura ambientale dovuta al feto nella sua prima casa, l’utero.

Realismo
Possiamo distinguere una macroecologia e una microecologia. La prima riguarda l’ambiente-terra o l’ambiente-città; la seconda riguarda l’ambiente più ristretto della casa o –nel caso del bambino non ancora nato – del corpo materno. Esiste un’ecologia negativa, che pensa di preservare l’ambiente «perché le scorte terminano», e si basa unicamente sulla paura; e un’ecologia positiva che pensa di preservare l’ambiente «perché tutto ha un’utilità in sé» e non va sciupato, sfruttato insensatamente o trattato senza rispetto.

La ragione
Perché l’ecologia interessa la bioetica? Perché la bioetica si interessa della vita e un attacco alla sostenibilità della vita è un attacco in sé immorale, basti pensare al fenomeno inquinamento come gesto di violenza verso l’intera natura e verso la singola persona. Dato che la bioetica si interessa spesso di diritto alla vita e diritto alla salute, bisogna ricordare come influisce sulla fertilità tutta la serie di inquinanti che ci circonda.  A questi attacchi, la morale corrente risponde non con la prevenzione –armonia e salute – ma con la medicina per curare le conseguenze spesso con scarsi risultati e a caro prezzo; e con l’abbandono dell’individuo che si ritrova a “scegliere” tra una vita dura e le scelte mediche di cui sopra. L’ecologia dice invece che si deve prevenire, e la migliore prevenzione è affidarsi all’armonia e alla salute della natura.
Cos’è l’ecologia prenatale? È in primis l’ armonia dell’ambiente uterino che deve essere rispettato evitando le manipolazioni sui primi stadi della vita, che possono determinare alterazioni a livello epigenetico, cioè del modo in cui si esprimono i geni del DNA. L’ambiente in cui avviene il concepimento è un ambiente delicato e fragile e ogni ingresso esterno può essere rischioso. Ecologia prenatale significa anche preservare la donna dal contatto con inquinanti che ne possono mettere a rischio la fertilità, quali solventi, plastiche, insetticidi, metalli pesanti, lavori stressanti, usuranti e faticosi. In terzo luogo, significa preservare il feto da sostanze che la madre può in buona fede assumere ma che possono danneggiarlo gravemente, quali alcol, droghe, tabacco.

Il sentimento
Abbiamo la responsabilità di curare ciò che ci circonda, perché ne riconosciamo il senso e la bellezza magari nascosta o oltraggiata. Per questo non si può accettare un ingresso falloso nel mondo naturale, con un eccesso di tecnologia che in fondo non sa che danni può provocare. Il mondo prenatale poi è stato la nostra prima casa e guardare in questo modo lo sviluppo della vita ha un maggior valore educativo e un maggior impatto a difesa della vita, di tanti discorsi che mostrano il negativo e cercano di sradicarlo.

Publié dans:ECOLOGIA |on 15 octobre, 2013 |Pas de commentaires »

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