IL MERAVIGLIOSO SENSO DELLA VISTA

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IL MERAVIGLIOSO SENSO DELLA VISTA

Se si osserva con attenzione il corpo umano non si può fare a meno di restare ammirati e stupefatti della perfezione dei suoi organi. Noi, in effetti, siamo un “prodigio”, un “miracolo” che cammina. Il capo, il cervello, gli occhi, l’orecchio interno ed esterno, il naso, la bocca… ma perfino le estremità, le mani, i piedi hanno un criterio di “progettazione” ed un funzionamento che lascia strabiliati per l’efficienza e la precisione con cui operano trasformando le intenzioni della nostra volontà in atti concreti. Per non parlare poi degli organi interni: intestini, cuore, fegato, milza, reni, pancreas, ghiandole endocrine e ghiandole esocrine…, i quali costituiscono un insieme di complessità enorme ed incalcolabile fondato sulla trasmissione di segnali nervosi, sull’emissione o ricezione di ormoni, di enzimi, di secrezioni che, senza neanche che ce ne accorgiamo, mantengono l’omeostasi cioè lo stato d’equilibrio del nostro organismo. All’occhio dello scienziato noi appariamo come “macchine” perfette, concepite e realizzate per interagire con l’ambiente della Terra.
L’uomo e la donna occupano veramente il vertice della Creazione perché non esiste un altro essere vivente neanche lontanamente paragonabile a loro. Il pensiero astratto, l’intelligenza, la creatività artistica, la scienza, la filosofia, la vita sociale, soprattutto la Conoscenza di Dio, la Fede e la Religione, il Libero Arbitrio lo rendono unico ed ineguagliato nel panorama così variegato della vita sul pianeta Terra.
Scendendo nei particolari, analizzando i dettagli della sua conformazione corporea si accentua e si accresce la sensazione di essere davanti ad un’“opera” magnifica che non può non provenire che dalle mani di un Creatore infinitamente sapiente e potente.
Prendiamo per esempio l’occhio e il senso della vista. Rapidissimo, mobilissimo, ultra utile, precisissimo riesce, tramite una complessa interazione nervosa con la corteccia visiva che è nel cervello, a misurare le distanze, a percepire i colori (le frequenze della luce), a posizionarci nello spazio, a riconoscere il volto e l’espressione di una persona tra le migliaia e migliaia che sono stipate nella nostra memoria, il tutto in una frazione di secondo! Come afferma il dottor Alessandro Verri, docente di Computer Science a Genova (vedi Focus n. 234, aprile 2012, pp. 22, 28): «Un computer può riconoscere una faccia, ma soltanto se gli vengono presentate fotografie della stessa persona molto simili… gli occhi e il cervello dell’uomo, lavorando in coppia, restano enormemente superiori a qualsiasi apparato meccanico o elettronico». E pensare che anche un bambino è capace di riconoscere l’identità di una persona da una caricatura, da un disegno satirico, da pochi tratti di pennello con una velocità e una facilità che destano impressione.
Che dire poi della capacità dell’occhio di trasmettere all’esterno lo stato d’animo e i sentimenti? Gli studiosi hanno osservato come se siamo impauriti o stiamo pensando intensamente ad una decisione da prendere rapidamente la pupilla si dilata. Viceversa se ascoltiamo una spiegazione complicata e abbiamo difficoltà a capirla, oppure se siamo disgustati dalla scena che osserviamo la pupilla si restringe. Pertanto questo delicatissimo organello situato all’interno dell’occhio non serve solo a “dosare” la quantità di luce che deve arrivare sulla retina per darci una corretta visione, ma “esprime” le emozioni che agitano il nostro animo: l’occhio è la finestra dell’anima. Dice bene Nostro Signore: «La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!» (Mt 6,22).
Dentro di noi la dimensione materiale, fisica, biologica non è separabile dalla dimensione spirituale che informa la parte corporea: sono interconnesse ed interagenti. Nessun altro organo più dell’occhio manifesta questa sinergia, questa fusione intima che c’è tra anima e corpo. Da un punto di vista meramente “meccanico” l’occhio si presenta come una specie di piccola “macchina fotografica” o, se volete, come una minuscola “telecamera”. O forse dovremmo dire più propriamente che l’homo tecnologicus con tutta la sua scienza non ha trovato un sistema ottico-meccanico o un modello più perfetto dell’occhio per realizzare le telecamere.
Ad ogni modo l’occhio funziona così: la luce, che è una radiazione elettromagnetica di una frequenza compresa tra i 564 (rosso) e i 420 (blu) nanometri, entra attraverso la parte anteriore dell’occhio che è trasparente: la cornea. La cornea è già di per sé una lente convessa che serve per mettere a fuoco le immagini. Dietro di essa è situato l’iride che è un delicatissimo “diaframma” costituito da tenuissime strutture muscolari capaci di farlo contrarre e distendere cosicché si stringe o si allarga il foro in esso praticato: la pupilla. Se una luce violenta colpisce l’occhio, un sistema automatico (sic!) immediatamente fa contrarre l’iride e riduce la pupilla ad un forellino di pochi millimetri in modo che non restino danneggiate le parti interne più delicate dell’occhio. Al contrario se siamo di notte o al buio, la pupilla si dilata per far entrare quanta più luce è possibile. Segue poi il cristallino che forse è la parte più sorprendente di quest’organo. È letteralmente una lente bi-convessa come quelle degli obiettivi fotografici, ma al contrario di questi che sono di vetro indeformabile, è morbida e flessibile al punto che può variare il suo spessore e così facendo mette a fuoco sulla retina le immagini osservate. Chi fa contrarre il cristallino? Un delicatissimo sistema muscolare situato dietro la “zonula ciliare” il quale, controllato da cellule nervose, realizza con tessuto biologico quel sistema sofisticato che noi chiamiamo autofocus per cui le immagini risultano sempre a fuoco. Che meraviglia! I raggi luminosi, penetrando attraverso il corpo vitreo raggiungono la retina dove si forma l’immagine capovolta del campo visivo. Tale immagine si “raddrizza” a livello della corteccia cerebrale nel senso che noi la percepiamo diritta solo quando è capovolta: in effetti sulla retina la scena osservata è doppiamente capovolta perché il nord è al posto del sud e la sinistra è al posto della destra. Nella retina, che si può paragonare alla vecchia pellicola fotografica o al moderno sensore CCD delle videocamere, il nervo ottico sfiocca, si allarga in formazioni dette “coni” e “bastoncelli”, i primi sensibili ai colori e i secondi al movimento. Il segnale “grezzo” costituito da impulsi elettrici viaggia dentro il nervo ottico, una specie di “cavo” formato da 1,1 milioni di nervi uniti insieme, verso il cervello in una zona ben precisa di questo: la corteccia visiva. A sua volta la corteccia visiva è suddivisa in tante “aree” ognuna specializzata a “catturare” particolari caratteristiche della scena presentata: ci sono neuroni che reagiscono in presenza di righe o oggetti allungati orizzontalmente, altri per quelli verticali, altri ancora che si attivano solo se c’è un movimento oppure una faccia di una persona e così via.
A questo punto la scienza si arresta e tutto diventa un mistero. Perché tutto questo lavorio e fermento di neuroni (le cellule del cervello), di segnali, di neurotrasmettitori, di sinapsi e quant’altro “diventa” la nostra coscienza? (Non la Coscienza nel senso spirituale ma la coscienza nel senso della nostra percezione di identità, del nostro io cosciente). In altri termini che rapporto c’è tra mente e cervello? Noi non siamo costituiti di solo corpo, noi abbiamo un’anima e in un modo attualmente inesplicabile l’anima interagisce, si affaccia alla “realtà” spazio-temporale attraverso il cervello. In conclusione il cervello è una specie di interfaccia, di “terminale”, una sorta di quadro di comando dal quale e sul quale l’anima riceve e trasmette informazioni con la realtà fenomenica-fisica.
Domanda finale: l’occhio con la sua meravigliosa struttura e funzionalità, e più in generale tutto l’essere umano, può essere frutto solo delle forze cieche del caso e degli eventi naturali o piuttosto ci appare come il prodotto di un sapientissimo progetto creativo divino? Alla luce di quanto abbiamo esposto ognuno di noi può tentare di dare una risposta a questa interessante domanda. Antonio Farina (Fonte: IL SETTIMANALE DI PADRE PIO)

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