QUAL È LA “PACE SULLA TERRA” DELL’INNO ANGELICO?

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QUAL È LA “PACE SULLA TERRA” DELL’INNO ANGELICO?

Pochissimi passi della sacra Scrittura sono stati così malintesi quanto il passo di Lc 2, 14. Si tratta dell’Inno cantato dagli Angeli durante la magnifica notte in cui avvenne la nascita nella carne del Dio Verbo senza inizio, il Signore nostro Gesù Cristo. Tale errata interpretazione da parte di molti ortodossi, non è evidentemente volontaria e intenzionale (soltanto gli eretici interpretano male volontariamente) ma è dovuta all’ignoranza del senso generale della sacra Scrittura. A causa di quest’ignoranza, ogni anno nel giorno di Natale, vengono sentite delle prediche o si leggono delle pubblicazioni di vari maestri del Vangelo della nostra Madre Chiesa, da parte di chierici e laici, in cui ci si lamenta perché le guerre non hanno ancora fine e le armi non sono state abolite mentre la pace dell’Inno Angelico non ha ancora prevalso sulla terra. Si nota che queste interpretazioni vengono persino formulate nelle Encicliche Ecclesiastiche ufficiali, nonché nelle suppliche a Dio, perché Egli consenta finalmente il prevalere della pace sulla terra, la pace di quest’Inno Angelico “il quale per circa duemila anni continua ad essere una realtà lontana, una semplice speranza, unicamente un semplice sogno, una semplice e ansiosa aspettativa”.
Invece questi benedetti ignorano che la pace dell’Inno Angelico è già una realtà ed è prevalsa sulla terra sin dall’incarnazione stessa del Signore. È sbagliato ed è frutto di malinteso interpretare questa pace come qualcosa di esteriore, come una situazione di amicizia tra gli uomini, di una persona verso l’altra, di un popolo verso l’altro, come della cessazione delle guerre e delle battaglie. L’Evangelo non ha mai promesso una tale pace. La pace dell’Evangelo è interna, è una situazione di serenità che regna nell’anima dell’uomo credente, dell’uomo che ha un legame di amicizia e comunione con Dio. Si tratta della pace tra l’uomo e Dio e non tra gli uomini. È l’abolizione del “divisorio, della barriera” che divideva terra e Cielo, uomo e Dio, è la fine della ribellione, la fine della rivoluzione della creatura verso il Creatore. È questa la pace che il Figlio di Dio ha portato venendo al mondo. E da allora ogni persona che crede in Gesù Cristo Incarnato, Crocifisso e Risorto, ha ormai per amico Dio, si trova in una comunione filiale con Lui. Non è più un ribelle, un apostata, non è più nemico di Dio; si è “riconciliato” ed è ritornato ad essere amico con Lui attraverso l’eterno Mediatore, il Signore Gesù Cristo. La situazione di ribellione e di ostilità dovuta alla disobbedienza di Adamo appartiene ormai al passato e, per l’uomo credente, risulta un semplice ricordo amaro. Dal tempo del Signore, per mezzo del Suo Sacrificio sulla Croce, l’uomo è entrato in una nuova era, in un nuovo stato, uno stato di Grazia, d’Amicizia e d’Adozione. Le promesse del Santo Vangelo si riferiscono a questa pace, non alla pace mondana esteriore. “Vi lascio la pace”, diceva il Signore agli Apostoli, “vi do la mia pace”. E per sottolineare che questa pace è di una specie diversa, aggiunge: “Io non ve la do, come il mondo la dà” (Gv 14, 27). Lo costatiamo anche in un altro punto in cui, parlando della pace esteriore, afferma di non portare tale pace. Al contrario, prevede che la fede in Lui causerà guerre tra gli uomini. Gli increduli perseguiteranno i credenti di Gesù e così le guerre non solo non diminuiranno ma aumenteranno, poiché a quelle già presenti si aggiungerà anche quella contro la nuova fede. “Non crediate”, dice, “che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto, infatti, a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera”. Prima d’essere volontariamente condotto al Golgota per bere l’orribile calice della morte, consegnò agli Apostoli la pace interiore, che non è influenzata da migliaia di tristezze e persecuzioni. Malgrado tutto, essa rimase in loro proprio perché interiore: “Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo” (Gv 16, 33). Donava la pace ai Suoi Apostoli, pur sapendo che sarebbero toccate loro morti dolorose, mentre diceva chiaramente che li mandava “come pecore in mezzo ai lupi” (Mt 10, 16). Può essere mai possibile che avesse concesso loro una pace esteriore? Indubbiamente no!
Pure il divino Paolo è predicatore e apostolo di questa pace interiore verso Dio. “Giustificati dunque per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo”, scrive ai Romani (5, 1). Scrivendo agli Efesini, dice che nostro Signore Gesù Cristo è “la nostra pace”, è colui che ha “riconciliato con Dio” gli uomini attraverso la croce; è venuto, quindi, ad “annunziare pace… perché per mezzo di lui abbiamo accesso… al Padre” (Ef 2, 14-18).
In conclusione: la pace dell’Inno Angelico è la pace che l’uomo ha nei confronti di Dio, non una pace esteriore. Questa pace è, infatti, prevalsa “sulla terra”, nel momento in cui la terra si è riconciliata con il cielo attraverso l’umiliazione di nostro Signore Gesù Cristo che lo condusse fino alla Croce.
È evidentemente inutile aggiungere che l’uomo in “pace verso Dio” è pure pacifico nei confronti di coloro che lo circondano. Egli ama tutti e non odia nessuno. Solo lui è in grado di dire: “ero pacifico con quelli che odiavano la pace”[1] (Sl 119, 7). Egli ama e benefica anche i suoi stessi nemici. La pace interiore è il presupposto della pace esteriore. Invece, la pace esteriore non è soltanto irraggiungibile ma risulta impensabile senza quella interiore. La tragedia della nostra epoca consiste proprio in questo: Mentre essa ha dichiarato guerra contro Dio chiede, pure ansiosamente, la pace tra gli uomini. Mentre non ha alcuna cura per la pace interiore, cerca clamorosamente quella esteriore. Sradica l’albero e attende i frutti, demolisce la casa e cerca il conforto, si allontana dal sole e vuole la luce!…
La pace, “questa cosa e questo nome dolce”, è sempre stata “sospirata da tutti gli uomini” (Est 3, 12a). Eppure nessuna epoca ne ha avuto tanto desiderio, tanta sete, quanto la nostra. Riuscirà a raggiungerla, mentre tutte le altre epoche hanno miserabilmente fallito? Cioè, ce la farà a edificare la pace senza Dio? Abolirà gli orribili armamenti odierni? Riuscirà a rendere le guerre un lontano ricordo storico? Con l’aiuto di chi? Della scienza? Della tecnologia? Dell’umanesimo? Della filosofia? Dei sistemi politici, economici e sociali? Eppure, dal fondo di lontani secoli si sente lo sconvolgente avviso, chiaro e categorico, il cui valore e verità confermano – ahimè! – l’amarissima esperienza, di circa tremila anni attraversati: “Se siete disposti ad ubbidire, mangerete i frutti della terra. Ma se vi ostinate e vi ribellate, sarete divorati dalla spada; poiché la bocca del Signore ha parlato” (Is 1, 19-20). Se la “spada” sarà quella solita, quella tradizionale o di altro genere, di nuova costruzione, prodotta dalle industrie dell’energia nucleare, questo ha poca importanza…

“Signore, tu stabilirai la pace per noi, perché Tu compi per noi ogni nostra opera; Signore Dio nostro, edificaci…”[2] (Is 26, 12-13).

Archimandrita Epifanios Theodoropoulos

Traduzione a cura di  Tradizione Cristiana

Publié dans : Inni, LA PACE |le 7 septembre, 2013 |Pas de Commentaires »

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