Archive pour juillet, 2013

15th Century Ethiopian Icon

15th Century Ethiopian Icon dans immagini sacre icon-620_1791896b

ttp://www.newliturgicalmovement.org/2011_01_01_archive.html#.UegjTdJM97Y

Publié dans:immagini sacre |on 18 juillet, 2013 |Pas de commentaires »

COME UN PIPISTRELLO

http://camcris.altervista.org/ipocritipip.html

COME UN PIPISTRELLO

di J.R. Gschwend, missionario in Sud Africa

Uno stregone di Natal, nell’Africa del Sud, conosciuto dallo scrittore di queste righe sentì parlare del cristianesimo quando viveva ancora nel suo villaggio. Era un pagano orgoglioso che non voleva accettare una civiltà diversa dalla sua. Un giorno sentì dell’esistenza di gente che si sarebbe chiamata « CRISTIANA ». Gli nacque il desiderio di poter appropriarsi di questo nome. Si unì ad una chiesa cristiana, si procurò dei vestiti come quelli che i cristiani indossavano, cercò d’imitarli nel miglior modo possibile. Gli s’insegnò di lasciare le sue pratiche da stregone e di buttare via la medicina magica per condurre una vita da cristiano.
Gli s’insegnò inoltre di lasciare le danze pagane. Egli in seguito vide danzare quei « CRISTIANI », a modo loro, cioè le donne insieme con gli uomini. Tale modo gli parve essere più attraente che il modo pagano, dato che in esso uomini e donne ballavano separatamente. Non trascorse molto tempo che fece suo quel modo di danzare, cadendo nel peccato più profondamente che sotto il tempo delle danze pagane. Egli notò anche che i membri della nuova chiesa fumavano delle sigarette e delle belle pipe, per cui trovando questo modo più comodo di quello pagano, piuttosto complicato, finì per fumare molto più di prima. In seguito s’ammalò. Siccome gli avevano detto che la medicina magica non sarebbe servita a niente, egli comprò le medicine dei cristiani, ma neanche queste lo aiutarono. Mentre l’indigeno si avvicinava alla morte, cominciò a riflettere seriamente e disse a se stesso: « A che cosa mi è servito, essere diventato cristiano? » Dopo aver abbandonato il ballo pagano, la « danza cristiana » mi ha indotto in peccati più profondi e mi ha esposto a tentazioni più grandi. Non fumo più nel modo complicato di prima, ma ora fumo giorno e notte e quelle bevande alcoliche dei bianchi mi ubriacano ancora più della birra preparata da me stesso. Ora mi pare che sono divenuto figlio dell’inferno due volte peggio di prima (vedi Matteo 23:15)! Ho buttato via la mia medicina magica e ora sto morendo. Nessuno dei medici moderni, né la scienza medica sono capaci di guarirmi. Non sono più un pagano ma nemmeno mi sento d’essere un vero cristiano, a che mi serve tutto questo? Sono come un « pipistrello ».

Un pipistrello è un animale simile ad un uccello ma non è un uccello. Esso è simile a un topo, ma non è neanche un topo. Esso è un qualcosa di mezzo, non è né topo né uccello. Molta gente ha paura dei pipistrelli. Essi vengono visti come un simbolo degli spiriti maligni perché svolazzano nella penombra e nell’oscurità, preferendo quest’ultima alla luce. Di solito sono pieni di parassiti.
Non è per caso che gli indigeni dell’Africa del Sud danno il nome di « pipistrello » ad un cristiano che frequenta la chiesa e poi partecipa alle feste e ai riti pagani. Non è possibile servire a Dio e a Mammona! Molti cristiani rassomigliano ai pipistrelli. Frequentano la chiesa e poi cercano la soddisfazione nelle gioie impure di questo mondo (vedi 1 Giov. 2:15). Essi sono attaccati ai divertimenti mondani, oggi appaiano come dei cristiani, domani appartengono a questo mondo peccatore. Cantano begli inni, le loro labbra si muovono in preghiera e così dal di fuori sembrano dei veri cristiani in modo che la gente dica di essi: Questi sono dei cristiani! – Ma quando si osserva il loro agire, la loro vita, le loro case e si ascolta il loro modo di esprimersi, si è spinti a dire: Sono dei pagani! È gente di penombra. Cercano di servire a due padroni, e a Dio e al principe di questo mondo, evitano la luce e preferiscono le tenebre. Simile ai fastidiosi pipistrelli carichi di vari parassiti, questi cosiddetti « Cristiani » sono carichi di peccati. Forse non si tratta dei peccati grossi e vili, ma spesso cadono nel peccato dell’incredulità, dell’orgoglio, dell’ipocrisia, delle male voglie, dell’odio, dell’invidia e sono soggetti a dei vizi segreti.

Tramite il profeta Elia Dio dice: « Fino a quando zoppicherete voi dai due lati? Se l’Eterno è Dio, seguitelo, se poi lo è Baal, seguite lui » (1 Re 18:21). Voi non potete servire a due padroni . . . Voi non potete servire a Dio e a Mammona! (Matteo 6:24). Eppure tanti uomini cercano di fare proprio quello che Gesù stesso dichiara sia cosa impossibile. Non possiamo tenere nello stesso recipiente luce e tenebre, acqua e fuoco.

Proprio nel tempo della sua infermità nelle sue pene e dolori l’ex stregone negro fu visitato da un evangelista indigeno pure lui, il quale gli portò la vera luce, la luce di Gesù Cristo. Lo invitò a portare tutti i suoi peccati alla croce del Golgota, non soltanto i peccati dei pagani ma pure quelli dei cosiddetti « cristiani ». Gli disse che Gesù era venuto per salvare anche lui dai suoi peccati, e purificarlo col Suo sangue prezioso.
Il negro chiese a Dio di perdonarlo e creare in lui un cuore nuovo e un nuovo spirito ben saldo. (Salmo 51:12). Invece di cambiare l’abito esterno, che da pagano era stato « cristianizzato », egli fu liberato realmente dal suo peccato tramite la ferma fiducia nella potenza salvatrice di Gesù. Il negro trovò la grazia d’essere liberato dal tabacco, dall’alcool e da tutte le altre cose malefiche, che avevano rovinato la sua vita. Egli sperimentò la verità che se uno è in Cristo è una nuova creatura e che le vecchie cose sono passate.

Fino al giorno d’oggi in cui scrivo queste righe, questo negro è una testimonianza vivente della grazia salvatrice di Cristo. Egli vive la vita pura, felice e pacifica d’un vero cristiano e ovunque dà una testimonianza gioiosa della potenza purificatrice del sangue prezioso di Gesù Cristo. Dopo aver dato la vita a Dio, l’indigeno fu guarito miracolosamente senza consultare alcun aiuto umano. Quando testimonia della meravigliosa salvezza in Gesù, egli dice: « Prima ero un pagano, dopo divenni pipistrello e ora sono una nuova creatura in Gesù Cristo. Per la grazia di Dio, sono davvero cristiano ».

Caro lettore, in quale posizione ti trovi tu? O sei perduto o sei salvato, o sei vivente in Cristo, o sei morto nei falli e nei peccati. O tu cammini nella luce o sei seduto nelle tenebre. Forse stai cercando di servire a due padroni? Secondo il giudizio del nostro indigeno saresti un « PIPISTRELLO » e con tutta ragione saresti una creatura della notte che sta avanzando.

Perciò . . . . « Uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore » (2 Corinzi 6:17).

Publié dans:meditazioni, missioni |on 18 juillet, 2013 |Pas de commentaires »

CARD. JOSEPH RATZINGER : UN DONO PERSONALE (2002)

http://www.collevalenza.it/Riviste/2002/Riv1002/Riv1002_04.htm

CARD. JOSEPH RATZINGER  :  UN DONO PERSONALE (2002)

Pubblichiamo un estratto della presentazione che il Card. Joseph Ratzinger ha fatto della Lettera Apostolica del Santo Padre in forma di « motu proprio » MISERICORDIA DEI su alcuni aspetti della celebrazione del sacramento della penitenza

Che l’umanità abbia bisogno di purificazione e di perdono, è del tutto evidente in questa nostra ora storica. Proprio per questo il Santo Padre ha auspicato fra le priorità della missione della Chiesa per il nuovo millennio « un rinnovato coraggio pastorale per proporre in modo suadente ed efficace la pratica del sacramento della Riconciliazione » (Novo Millennio Inenute, n. 37). A questo invito si riallaccia il nuovo Motu proprio Misericordia Dei che concretizza teologicamente, pastoralmente e giuridicamente alcuni importanti aspetti della prassi di questo Sacramento. Il Motu proprio sottolinea innanzi tutto il carattere personalistico del sacramento della Penitenza: come la colpa, malgrado tutti i nostri legami con la comunità umana, è qualcosa di totalmente personale, così anche la nostra guarigione, il perdono, deve essere totalmente personale.
Dio non ci tratta come parti di un collettivo – Egli conosce ogni singolo per nome, lo chiama personalmente e lo salva, se è caduto nella colpa.
Anche se in tutti i sacramenti il Signore si rivolge direttamente al singolo, il carattere personalistico dell’essere cristiani si manifesta in modo particolarmente chiaro nel sacramento della Penitenza. Ciò significa che sono parti costitutive del Sacramento la confessione personale e il perdono rivolto a questa persona.
L’assoluzione collettiva è una forma straordinaria e possibile solo in ben determinati casi di necessità; essa presuppone inoltre – proprio a partire dall’essenza del Sacramento – la volontà di provvedere alla confessione personale dei peccati, non appena ciò sarà possibile.
Questo carattere fortemente personalistico del sacramento della Penitenza era stato un po’ messo in ombra negli ultimi decenni a motivo di un sempre più frequente ricorso all’assoluzione collettiva, che era considerata sempre più come una forma normale del sacramento della Penitenza – un abuso, che ha contribuito alla progressiva scomparsa di questo Sacramento in alcune parti della Chiesa. Se il Papa ora riduce nuovamente i confini di questa possibilità, potrebbe insorgere l’obiezione: ma il sacramento della Penitenza ha pur subito nella storia molte trasformazioni, e perché non anche questa? Al riguardo occorre dire che la forma del Sacramento manifesta in realtà nel corso della storia notevoli variazioni, ma la componente personalistica gli era sempre essenziale.
La Chiesa ha avuto coscienza ed ha coscienza che solo Dio può perdonare i peccati (cfr. Mc 2,7). Perciò doveva imparare a discernere con attenzione, quasi con timore, quali poteri il Signore le aveva trasmesso e quali no. Dopo un lungo cammino di maturazione storica il Concilio di Trento ha esposto in una forma organica la dottrina ecclesiale sul sacramento della Penitenza. I Padri del Concilio di Trento hanno compreso le parole del Risorto ai suoi discepoli in Gv 20,22ss come le specifiche parole dell’istituzione del Sacramento: « Ricevete lo Spirito Santo! A chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi (DS 1670; 1703; 1710). A partire da Gv 20 essi hanno interpretato Mt 16,19 e 18,18 e compreso il potere delle chiavi della Chiesa come potere di remissione dei peccati. Trento si differenzia chiaramente dalla posizione riformata [protestante], secondo cui il sacramento della Penitenza significa solo una manifestazione di un perdono già concesso nella fede, che quindi non pone nulla di nuovo, ma solo annuncia, ciò che nella fede sempre già esiste.
Il carattere sacramentale-giuridico del Sacramento ha due importanti implicazioni: si tratta di un sacramento diverso dal battesimo, di un sacramento specifico, che presuppone un particolare potere sacramentale, quindi che è legato all’Ordine. Se deve esserci una valutazione giudiziale, allora è chiaro che il giudice deve conoscere la fattispecie da giudicare. Nell’aspetto giuridico è implicita la necessità della confessione personale con la comunicazione dei peccati, per i quali deve essere chiesto il perdono a Dio e alla Chiesa, perché essi hanno infranto quell’unità di amore con Dio donata nel battesimo.
A partire di qui il Concilio può dire che è necessario iure divino confessare tutti e singoli i peccati mortali (can. 7, 1707). Il dovere della confessione è istituito – così ci dice il Concilio – dal Signore stesso e costitutivo del Sacramento, non lasciato quindi alla disposizione della Chiesa.
Non è dunque nel potere della Chiesa sostituire la confessione personale con l’assoluzione generale: questo ci ricorda il Papa nel nuovo Motu proprio, che è così espressione della coscienza della Chiesa a riguardo dei limiti del suo potere – esprime il legame con la parola del Signore, che obbliga anche il Papa. Solo nella situazione di necessità, nella quale la salvezza ultima dell’uomo è in gioco, l’assoluzione può essere anticipata e la confessione rimandata ad un momento in cui per questo sarà data la possibilità: questo è il vero senso di ciò che in modo piuttosto oscuro viene reso con la parola assoluzione collettiva Qui è ora nondimeno compito della Chiesa definire quando si è in presenza di una tale situazione di necessità.
È allora questo un testo che pone nuovi pesi sulle spalle dei cristiani? È proprio il contrario: il carattere totalmente personale dell’esistenza cristiana viene difeso.
Certamente, la confessione della propria colpa può apparire spesso pesante alla persona, perché umilia il suo orgoglio e la confronta con la sua povertà. Ma è proprio di questo che abbiamo bisogno. Proprio di questo soffriamo, che ci rinchiudiamo nel nostro delirio di incolpevolezza e così ci chiudiamo anche davanti agli altri e nei confronti degli altri.
Nelle cure psicoterapeutiche si esige dalle persone di portare il peso di profonde e spesso pericolose rivelazioni circa la loro interiorità. Nel sacramento della Penitenza si depone con fiducia nella bontà misericordiosa di Dio la semplice confessione della propria colpa. È importante fare questo senza cadere nello scrupolo, nello spirito di confidenza proprio dei figli di Dio.
Così la confessione può divenire un’esperienza di liberazione, nella quale il peso del passato ci abbandona e noi possiamo sentirci ringiovaniti per merito della grazia di Dio, che ci ridona ogni volta la giovinezza del cuore.

Publié dans:Papa Benedetto/ Joseph Ratzinger |on 18 juillet, 2013 |Pas de commentaires »

Santa Marcellina, sorella di Sant’Ambrogio

Santa Marcellina, sorella di Sant'Ambrogio dans immagini sacre

http://www.santiebeati.it/immagini/?mode=view&album=63250&pic=63250.JPG&dispsize=Original&start=0

Publié dans:immagini sacre |on 17 juillet, 2013 |Pas de commentaires »

17 LUGLIO: SANTA MARCELLINA VERGINE, 327 – 397 – SORELLA DI SANT’AMROGIO

http://www.santiebeati.it/dettaglio/63250

17 LUGLIO: SANTA MARCELLINA VERGINE, 327 – 397 – SORELLA DI SANT’AMROGIO

Marcellina nacque a Roma (o, secondo altre fonti, a Treviri) da famiglia patrizia verso il 327 e si convertì in gioventù al cristianesimo. Fu maestra di fede per i fratelli minori, Satiro e Ambrogio, soprattutto dopo la morte della madre. Il secondo sarebbe divenuto il celebre santo vescovo di Milano. Nel giorno di Natale del 353 la donna ricevette il velo verginale da Papa Liberio in San Pietro in vaticano. Nel 374, all’elezione del fratello, si trasferì con lui e Satiro a Milano. Nella città lombarda Marcellina continuò la vita comunitaria con le compagne venute da Roma. Morì nel 397, pochi mesi dopo Ambrogio, e fu sepolta nella basilica ambrosiana. Nel 1838 il milanese monsignor Luigi Biraghi fondò l’Istituto religioso femminile delle suore di santa Marcellina, impegnate per vocazione nell’educazione culturale e morale della gioventù femminile. (Avvenire)

Etimologia: Marcellino, diminutivo di Marco = nato in marzo, sacro a Marte, dal latino

Emblema: Giglio
Martirologio Romano: A Milano, santa Marcellina, vergine, sorella del vescovo sant’Ambrogio, che ricevette a Roma nella basilica di San Pietro il velo della consacrazione da papa Liberio nel giorno dell’Epifania del Signore.

Sorella maggiore di s. Satiro e di s. Ambrogio, probabilmente nacque a Treviri circa l’anno 330 quando il padre vi si trovava come alto funzionario imperiale.
S. Ambrogio attesta che la sorella Marcellina ricevette il velo verginale dalle mani del papa Liberio nella basilica di S. Pietro in Vaticano nel Natale di un anno che sembra essere il 353: nel De virginibus dà il testo de] discorso pronunciato dal papa in quella circostanza. La santa, che aveva seguito a Milano i suoi fratelli per essere loro collaboratrice, sopravvisse a s. Ambrogio (m. 397).
Morta il 17 luglio di un anno non ben precisato (sembra però ca. il 400) fu sepolta nella cripta della basilica di S. Ambrogio, presso la tomba del fratello. Un’antica Vita la dice morta ai tempi del vescovo s. Simpliciano (397-401), il quale sarebbe l’autore dell’iscrizione sepolcrale che, tuttavia, non contiene dati biografici di particolare interesse. Nel 1812 i resti mortali di Marcellina, tolti dal sepolcro nel 1722 dall’arcivescovo card. Benedetto Erba-Odescalchi e custoditi temporaneamente in sacrestia, furono solennemente traslati nell’apposita cappella eretta in suo onore nella basilica di S. Ambrogio dalla pietà dei fedeli di Milano.
Oltre al De virginibus, scritto dietro sua richiesta e a lei dedicato, ci sono rimaste tre lettere indirizzate alla sorella dal santo sul suo conflitto con Giustina, sulla invenzione dei corpi dei ss. Gervasio e Protasio e sulla questione della sinagoga di Callinico. Nel discorso funebre per la morte del fratello Satiro, inoltre, Ambrogio accenna anche al grande dolore provato, in quella circostanza, dalla sorella Marcellina. La festa di Marcellina viene celebrata il 17 luglio. In onore della santa sorella di Ambrogio, nel 1838, mons. Luigi Biraghi, direttore spirituale del Seminario maggiore di Milano e successivamente dottore della Biblioteca Ambrosiana, cor l’aiuto di suor Marina Videmari, fondava a Cernusco sul Naviglio (Milano), l’Istituto religioso femminile delle  » Marcelline », per l’educazione culturale e morale della gioventú femminile, soprattutto di condizione distinta (con l’impegno però di educare gratuitamente anche le fanciulle povere).
Nella Certosa di Pavia si trova un dipinto di Ambrogio da Fossano, detto il Bergognone (notizie 1481-1510), l’ultimo buon pittore della generazione di Vincenzo Foppa, che lavorò molto e a lungo per conto dei Certosini; in esso s. Marcellina figura in piedi con s. Satiro e i ss. Gervasio e Protasio, patroni di Milano, davanti al trono vescovile su cui siede s. Ambrogio. Il dipinto si riferisce al carattere piú noto della santa, quello cioè di educatrice dei due fratelli minori Satiro e Ambrogio.
Agli Invalides di Parigi esisteva inoltre una statua in marmo della santa, scomparsa durante la Rivoluzione francese.

Autore: Antonio Rimoldi

Publié dans:Santi, Santi: memorie facoltative |on 17 juillet, 2013 |Pas de commentaires »

GIOVANNI PAOLO II, LA CREAZIONE È OPERA DELLA TRINITÀ, 5 MARZO 1986

http://www.disf.org/Documentazione/05-1-860305-CatMer_ita.asp

GIOVANNI PAOLO II, LA CREAZIONE È OPERA DELLA TRINITÀ, 5 MARZO 1986

1. L’onnipotenza del Creatore. 2. Colui che dona, ama. 3. L’inizio del piano di salvezza. 4. La traccia della Trinità. 5. Per mezzo del Verbo e in vista di Cristo. 6. Il mondo creato nel Verbo-Figlio. 7. Parole del Verbo. 8. Il mondo “restituito” al Padre.

1. La riflessione sulla verità della creazione, con cui Dio chiama all’esistenza il mondo dal nulla, spinge lo sguardo della nostra fede alla contemplazione di Dio Creatore, il quale rivela nella creazione la sua onnipotenza, la sua sapienza e il suo amore. L’onnipotenza del Creatore si mostra sia nel chiamare le creature dal nulla all’esistenza, sia nel mantenerle nell’esistenza. «Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non vuoi? O conservarsi se tu non l’avessi chiamata all’esistenza?», chiede l’Autore del libro della Sapienza (Sap 11,25).
2. L’onnipotenza rivela anche l’amore di Dio che, creando, dona l’esistenza ad esseri diversi da lui e insieme differenti tra di loro. La realtà del suo dono permea tutto l’essere e l’esistere del creato. Creare significa donare (donare soprattutto l’esistenza). E colui che dona, ama. Lo afferma l’Autore del libro della Sapienza, quando esclama: «Tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato, se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure creata»; e aggiunge: «Tu risparmi tutte le cose, perché tutte son tue, Signore, amante della vita» (Sap 11,24.26).
3. L’amore di Dio è disinteressato: mira soltanto a che il bene venga all’esistenza, perduri e si sviluppi secondo la dinamica che gli è propria. Dio Creatore è colui «che tutto opera efficacemente, conforme alla sua volontà» (Ef 1,11). E tutta l’opera della creazione appartiene al piano della salvezza, il misterioso progetto «nascosto da secoli nella mente di Dio, creatore dell’universo» (Ef 3,9). Mediante l’atto della creazione del mondo, e in particolare dell’uomo, il piano della salvezza inizia a realizzarsi. La creazione è opera della Sapienza che ama, come la Sacra Scrittura ricorda a più riprese.
E chiaro quindi che la verità di fede sulla creazione si contrappone in modo radicale alle teorie della filosofia materialistica, che vedono il cosmo come risultato di una evoluzione della materia riconducibile a puro caso e necessità.
4. Sant’Agostino dice: «E necessario che noi, guardando il Creatore attraverso le opere da lui compiute, ci eleviamo alla contemplazione della Trinità, di cui la creazione in una certa e giusta proporzione porta la traccia» («De Trinitate», VI, 10,12). E verità di fede che il mondo ha il suo inizio nel Creatore, il quale è Dio Uno e Trino. Benché l’opera della creazione venga attribuita soprattutto al Padre – così infatti professiamo nei simboli della fede («Credo in Dio Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra«) – è anche verità di fede che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono l’unico e indivisibile «principio» della creazione.
5. La Sacra Scrittura conferma in diversi modi questa verità: prima di tutto per quanto riguarda il Figlio, il Verbo, la parola consostanziale al Padre. Sono già presenti nell’Antico Testamento alcuni accenni significativi, come ad esempio questo eloquente versetto del Salmo: «Dalla parola del Signore furono fatti i cieli» (Sal 33,6). E una affermazione che trova la sua piena esplicitazione nel Nuovo Testamento, come ad esempio nel Prologo di Giovanni: «In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio… Tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste… e il mondo fu fatto per mezzo di lui» (Gv 1,1-2.10). Le lettere di Paolo proclamano che ogni cosa è stata fatta «in Gesù Cristo»: vi si parla infatti di «un solo Signore Gesù Cristo, in virtù del quale esistono tutte le cose e noi esistiamo per lui» (1Cor 8,6). Nella lettera ai Colossesi leggiamo: «Egli (Cristo) è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; poiché, per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili… Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui» (Col 1,15-17).
L’Apostolo sottolinea la presenza operante di Cristo sia come causa della creazione («per mezzo di lui»), sia come suo fine («in vista di lui»). E un tema sul quale occorrerà tornare. Intanto notiamo che anche la lettera agli Ebrei afferma che Dio per mezzo del Figlio «ha fatto anche il mondo» e che il «Figlio… sostiene tutto con la potenza della sua parola» (1,2-3).
6. Così il Nuovo Testamento, e in particolare gli scritti di san Paolo e di san Giovanni, approfondiscono e arricchiscono il richiamo alla Sapienza e alla Parola creatrice già presente nell’Antico Testamento… «Dalla parola del Signore furono fatti i cieli» (Sal 33,6). Precisano che quel Verbo creatore non soltanto era «presso Dio», ma «era Dio», e anche proprio in quanto Figlio consostanziale al Padre, il Verbo ha creato il mondo in unione con il Padre: «e il mondo fu fatto per mezzo di lui» (Gv 1,10).
Non solo: il mondo è stato anche creato in riferimento alla persona (ipostasi) del Verbo. «Immagine del Dio invisibile» (Col 1,15), il Verbo, che è l’eterno Figlio, «irradiazione della gloria del Padre e impronta della sua sostanza» (cf. Eb 1,3) è anche colui che è stato «generato prima di ogni creatura» (Col 1,15), nel senso che tutte le cose sono state create nel Verbo-Figlio, per diventare, nel tempo, il mondo delle creature, chiamato dal nulla all’esistenza «al di fuori di Dio». In questo senso «tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di ciò che esiste» (Gv 1,3).
7. Si può dunque affermare che la rivelazione presenta, dell’universo, una struttura «logica» (da «Logos»: Verbo) e una struttura «iconica» (da «eikon»: immagine, immagine del Padre). Fin dai tempi dei Padri della Chiesa si è consolidato infatti l’insegnamento, secondo cui il creato porta in sé «le vestigia della Trinità» («vestigia Trinitatis»). Esso è opera del Padre per mezzo del Figlio nello Spirito Santo. Nella creazione si rivela la Sapienza di Dio: in essa l’accennata duplice struttura «logico-iconica» delle creature è intimamente unita alla struttura del dono, come dicono alcuni teologi moderni.
Le singole creature non sono soltanto «parole» del Verbo, con cui il Creatore si manifesta alla nostra intelligenza, ma sono anche «doni» del Dono: esse portano in sé l’impronta dello Spinto Santo, Spirito creatore.
Non è forse detto già nei primi versetti della Genesi: «In principio Dio creò il cielo e la terra (l’universo)… e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque» (Gen 1,1-2)? L’accenno, suggestivo anche se vago, all’azione dello Spirito in quel primo «principio» dell’universo, appare molto significativo per noi che lo leggiamo alla luce della piena rivelazione neotestamentaria.
8. La creazione è opera di Dio Uno e Trino. Il mondo «creato» nel Verbo-Figlio viene «restituito» insieme con il Figlio al Padre, mediante quel Dono increato consostanziale ad entrambi, che è lo Spirito Santo. In tal modo il mondo viene «creato» in quell’Amore che è lo Spirito del Padre e del Figlio. Questo universo abbracciato dall’eterno Amore, incomincia a esistere nell’istante scelto dalla Trinità come inizio del tempo.
In tal modo la creazione del mondo è opera dell’Amore; l’universo, dono creato, scaturisce dal Dono increato, dall’Amore reciproco del Padre e del Figlio, dalla santissima Trinità.

Nostra Signora del Monte Carmelo prega per noi

Nostra Signora del Monte Carmelo prega per noi dans immagini sacre Our+Lady+of+Mount+Carmel+-+Brugge
http://novenaprayertoourladyofmtcarmel.blogspot.it/

Publié dans:immagini sacre |on 16 juillet, 2013 |Pas de commentaires »

16 LUGLIO : COMMEMORAZIONE SOLENNE DELLA BEATA VERGINE MARIA DEL MONTE CARMELO – UFFICIO DELLE LETTURE

http://www.maranatha.it/Ore/solenfeste/0716letPage.htm

16 LUGLIO : COMMEMORAZIONE SOLENNE DELLA BEATA VERGINE MARIA DEL MONTE CARMELO

(solennità pe i carmelitani)

Prima Lettura
Dal primo libro dei Re     1 Re 18, 36-39. 41-45a

Elia pregò sul monte Carmelo e la pioggia cadde a dirotto
Al momento dell’offerta si avvicinò il profeta Elia e disse: «Signore, Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele e che io sono tuo servo e che ho fatte tutte queste cose per tuo comando. Rispondimi, Signore, rispondimi e questo popolo sappia che tu sei il Signore Dio e che converti il loro cuore!». Cadde il fuoco del Signore e consumò l’olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l’acqua del canaletto. A tal vista, tutti si prostrarono a terra ed esclamarono: «Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!».
Elia disse ad Acab: «Su, mangia e bevi perché sento un rumore di pioggia torrenziale». Acab andò a mangiare e a bere. Elia si recò alla cima del Carmelo; gettatosi a terra, pose la faccia tra le proprie ginocchia. Quindi disse al suo ragazzo: «Vieni qui, guarda verso il mare». Quegli andò, guardò e disse: «Non c’è nulla!». Elia disse: «Tornaci ancora sette volte». La settima volta riferì: «Ecco, una nuvoletta, come una mano d’uomo, sale dal mare». Elia gli disse: «Va a dire ad Acab: Attacca i cavalli al carro e scendi perché non ti sorprenda la pioggia!». Subito il cielo si oscurò per le nubi e per il vento; la pioggia cadde a dirotto.

Seconda Lettura
Dai «Discorsi» di Paolo VI, papa
(Discorsi del 10-5-1967 e 22-6-1967; AAS 59 [1967], pp.514-515. 779)

Te beata, che hai creduto
La beata Vergine Maria fu certamente illuminata interiormente da un carisma di luce straordinaria, quale la sua innocenza e la sua missione le dovevano assicurare. Traspare dal Vangelo la limpidezza conoscitiva e l’intuizione profetica delle cose divine che inondavano la privilegiata sua anima.
E tuttavia la Madonna ebbe la fede, la quale suppone non l’evidenza diretta della conoscenza, ma l’accettazione della verità per motivo della parola rivelatrice di Dio. «Anche la beata Vergine avanzò nella peregrinazione della fede», dice il Concilio Vaticano II È il Vangelo che indica il meritorio cammino, quando ricorda lo stupendo elogio di Elisabetta, elogio rivelatore della psicologia e della virtù di Maria: «Te beata, che hai creduto!».
E potremmo trovare la conferma di questa primaria virtù della Madonna nelle pagine in cui il Vangelo registra ciò che Ella era, ciò ch’Ella disse, ciò ch’Ella fece, così da sentirci obbligati a sedere alla scuola del suo esempio, e a trovare negli atteggiamenti, che definiscono l’incomparabile figura di Maria davanti al mistero di Cristo, che in Lei si realizza, le forme tipiche per gli spiriti che vogliono essere religiosi, secondo il piano divino della nostra salvezza.
Sono forme di ascoltazione, di esplorazione, di accettazione, di sacrificio; e più ancora di meditazione, di attesa e di interrogazione, di possesso interiore, di sicurezza calma e sovrana nel giudizio e nell’azione, di pienezza infine di preghiera e di comunione, proprie, sì, di quell’anima unica piena di grazia e avvolta dallo Spirito Santo, ma forme altresì di fede e, perché a noi vicine, da noi non solo ammirabili, ma imitabili.
La vostra via è quella stretta, austera e ardua d’una vita ascetica, così impegnata alla specifica ricerca della sublime arte dell’orazione e dell’intensità della conversazione spirituale, da qualificarvi davvero cercatori dell’unica pienezza, dell’unica pace, dell’unico amore nell’unione dell’anima a Dio.
La Madonna santissima vi conforti nella vostra vocazione carmelitana; Ella vi conservi il gusto delle cose spirituali; Ella vi ottenga i carismi delle sante e ardue ascensioni verso la conoscenza del mondo divino e verso le ineffabili esperienze delle sue notti oscure e delle sue luminose giornate; Ella vi dia l’anelito alla santità e alla testimonianza escatologica del regno dei cieli; Ella vi renda esemplari e fraterni nella Chiesa di Dio; Ella infine vi introduca un giorno a quel possesso di Cristo e della sua gloria a cui tutta la vostra vita vuoi essere fin d’ora consacrata.

MARIA È PER NOI IL CIELO CHE PORTA DIO

http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/commenti/2010/263q01b1.html

LE DOMENICHE DELLE ANNUNCIAZIONI NELLA TRADIZIONE SIRO-OCCIDENTALE

MARIA È PER NOI  IL CIELO CHE PORTA DIO

di Manuel Nin

Iniziato con le due domeniche della Dedicazione della Chiesa otto settimane prima del Natale, l’anno liturgico siro-occidentale continua con le sei delle Annunciazioni, aperte da quelle a Zaccaria e a Maria (prima e seconda). Protagoniste della prima domenica sono le promesse fatte da Dio, che troveranno adempimento lungo le narrazioni evangeliche delle domeniche successive, per mettere in luce anche il progresso del cristiano nella conoscenza del mistero divino:  « Lode a te, Cristo Dio nostro. Tu hai manifestato chiaramente alla tua Chiesa santa il mistero della tua economia e la realtà della tua venuta che ci riempie di gioia. Essa ci ha liberati dalla schiavitù del peccato e per la tua misericordia ci ha fatti figli tuoi. Quando arrivò il tempo della tua vera manifestazione, hai mandato Gabriele, il primo degli angeli, al sacerdote Zaccaria per dargli la buona novella della nascita di Giovanni, il tuo precursore ».
Il testo mette in risalto l’annuncio e la manifestazione dell’economia salvifica alla Chiesa, di cui le due domeniche precedenti hanno celebrato la consacrazione al Signore. Nel vespro si canta in modo alternato, quasi un dialogo tra l’annuncio dato in questa domenica e chi lo riceve:  « O buona novella annunciata dal capo degli angeli sul vero precursore. O sacerdote giusto che l’hai accolta all’interno del Santo dei Santi. O buona novella che porti la gioia a colei che era sterile e aveva perso ogni speranza di dare alla luce. O sacerdote scelto che hai ricevuto l’annuncio della nascita del battezzatore del tuo Signore. O buona novella che hai tessuto una corona di bellezza per la tua Chiesa santa. O sacerdote amato da Dio la cui preghiera è stata esaudita. O buona novella che per mezzo della nascita di questo bambino hai annunciato la fine dell’antica alleanza e l’inizio di quella nuova ».
La seconda domenica è quella dell’Annunciazione a Maria, che celebra la realtà dell’Incarnazione del Verbo di Dio:  « Lode al Messia, Figlio eterno, senza principio. Dalla sua volontà, per la nostra salvezza, venne ad abitare nel grembo della Vergine, per la voce del capo degli angeli, per volontà di suo Padre e per opera dello Spirito Santo. Senza cambiamento, incarnato dalla Vergine e dallo Spirito Santo, è apparso come uomo nel mondo, facendo della terra un secondo cielo. Noi ti lodiamo, o Dio eccelso che abiti in una luce inaccessibile; in questo giorno noi diciamo a Maria, madre del nostro Signore:  noi ti salutiamo, piena di grazia, il Signore è con te; noi ti salutiamo, piena di grazia, madre del creatore del mondo intero; noi ti salutiamo vello benedetto che hai accolto il Verbo di Dio come la rugiada; noi ti salutiamo, collina sacra da dove si è staccata la roccia senza intervento umano; noi ti salutiamo, dolce colomba, poiché il tuo creatore è cresciuto nel tuo seno, come un bambino; noi ti salutiamo, luce di coloro che siedono nelle tenebre e nell’ombra della morte; noi ti salutiamo, bella tra le donne, piena dei favori divini ».
Efrem, in un’omelia sulla natività di Cristo descrive a lungo il mistero dell’annunciazione e del concepimento del Verbo eterno di Dio nel grembo di Maria attraverso immagini belle e contrastanti:  « È una fonte di grande stupore scrutare come Dio è sceso e si è reso abitante di un ventre, come questo essere si sia rivestito del corpo di un uomo ». Con un richiamo alla teofania nel roveto ardente:  « Come un ventre di carne ha potuto portare un fuoco che brucia? Come una fiamma ha abitato un ventre umido senza bruciarlo? ».
Il roveto che non si consuma è paragonato da sant’Efrem alla verginità intatta di Maria:  « Come il roveto sull’Oreb che portava Dio nella sua fiamma, così Maria porta Cristo nella sua verginità ». Le annunciazioni di queste due domeniche sono cantate dallo stesso autore:  « Una vergine è incinta di Dio, e una sterile è incinta di un vergine, il figlio della sterilità sussulta di fronte alla gravidanza della verginità ».
L’annuncio di Gabriele è l’inizio della redenzione e della nuova creazione per il genere umano:  « Maria diviene per noi il cielo che porta Dio, in lei la divinità altissima è discesa e ha dimorato; in lei si è fatto piccolo per rendere noi grandi, in lei si è intessuto in vestito che sarà per la nostra salvezza ».
L’incarnazione e la nascita del Verbo di Dio è contemplata dalla tradizione siro-occidentale come umiliazione di Dio stesso per la salvezza dell’uomo creato a sua immagine, cantata da Efrem stesso che lo canta con immagini vive e toccanti:  « Chi ha mai visto che l’argilla serva di copertura al vasaio? Chi ha mai visto il fuoco avvolgere se stesso in fasce? Così Dio ha abbassato se stesso per amore di Adamo, ha umiliato se stesso per amore del suo servo ».

(L’Osservatore Romano 14 novembre 2010)

Publié dans:Liturgia: Avvento, Maria Vergine |on 16 juillet, 2013 |Pas de commentaires »

San Bonaventura da Bagnoregio

San Bonaventura da Bagnoregio dans immagini sacre 0714bonaventure1

http://www.introibo.fr/14-07-St-Bonaventure-eveque

Publié dans:immagini sacre |on 15 juillet, 2013 |Pas de commentaires »
123456...8

PUERI CANTORES SACRE' ... |
FIER D'ÊTRE CHRETIEN EN 2010 |
Annonce des évènements à ve... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | Vie et Bible
| Free Life
| elmuslima31