Archive pour le 30 juillet, 2013

Our Lady of America

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Publié dans:immagini sacre |on 30 juillet, 2013 |Pas de commentaires »

GESU’ PARLA IN PARABOLE

http://www.donbosco-torino.it/ita/Kairos/Meditazioni/06-07/02-Parabole_di_Gesu-1.html

 GESU’ PARLA IN PARABOLE

Le parabole narrate da Gesù sono un contenuto particolarmente caratteristico dei Vangeli. Di per sé, il termine parabola indica la curva che un oggetto descrive quando si sposta nello spazio. In senso figurato, la parabola è una forma di discorso che vuole affermare e illustrare una verità, usando un paragone, che non è di solito un oggetto o una persona, ma un fatto, un avvenimento.
Il motivo per cui si usa la forma della parabola è solitamente quello di spiegare una verità non tanto con un ragionamento, ma con un esempio, che illumina la mente e la fantasia di chi ascolta e gli facilita la comprensione. I ragionamenti sono astratti, i racconti sono concreti; comprendendo meglio la concretezza della narrazione, si giunge ad afferrare con maggiore precisione l’insegnamento.

Gesù spiega perché usa le parabole
Possiamo pensare che Gesù abbia talvolta usato la parabola per farsi capire meglio dagli uditori, ma il vero motivo per cui Gesù usava le parabole ce lo indica egli stesso. Ne parlano Matteo (13,10-17), Marco (4,10-12) e Luca (8,9-10). Essi attribuiscono a Gesù questa spiegazione, data in occasione della prima parabola che egli narra e che si riferisce al seminatore che getta il seme in diversi terreni, ricavandone frutti più o meno copiosi. Seguiamo il testo di Matteo (da notare che tutti e tre i Sinottici pongono il motivo tra il racconto della parabola e la spiegazione che ne darà Gesù):

Si avvicinarono a Gesù i discepoli e gli dissero:
«Perché parli loro1 per mezzo di parabole?”. Rispose Gesù: “Perché a voi è dato conoscere i segreti del Regno dei Cieli, mentre a quelli non è dato. Infatti, a chi ha sarà dato e avrà in abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quel poco che pure ha. Per questo parlo loro per mezzo di parabole: essi guardano senza vedere e ascoltano senza intendere né capire”. Così si realizza per loro la profezia di Isaia che dice: “Ascolterete ma senza comprendere; guarderete ma senza vedere. Perché la mente di questo popolo si è fatta ottusa; si sono turati gli orecchi e hanno chiuso gli occhi per non dover vedere con gli occhi, udire con le orecchie, capire con la mente e ritornare a me (dice il Signore). Io li avrei guariti!”.
Beati invece voi, perché i vostri occhi vedono e le vostre orecchie intendono! Ve l’assicuro, molti profeti e molti giusti, pur desiderandolo, non hanno veduto ciò che voi vedete e non hanno udito ciò che voi udite».

Accogliere per comprendere
Gesù è venuto sulla terra per dirci tutta la verità su Dio e sul Regno di Dio. In fondo, siamo stati creati proprio per questo! Siamo stati fatti “a immagine e somiglianza di Dio” (cf Genesi 1,26), proprio per poter comprendere il perché della nostra esistenza e del nostro stesso destino, e per poter giungere, così, a partecipare alla stessa vita di Dio, vedendolo “faccia a faccia”. Ma un dono così grande, diciamo pure infinito – che spiega tutta la creazione e tutta la storia – non può essere dato se non a chi dimostra di volerlo accogliere con cuore sincero e generoso. Ecco perché Gesù – è ancora Matteo che ce lo riferisce – si esprime così rivolgendosi al Padre: “Ti benedico, Padre, Signore del cielo e della terra,perché hai nascosto queste cose (i Misteri del Regno dei Cieli) ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, è così che tu hai voluto nella tua benevolenza” (Matteo 11,25-26).
Gesù è venuto nel mondo per rivelarci i Misteri di Dio, ma molti esseri umani – nel loro orgoglio e nella loro presunzione – hanno chiuso gli occhi davanti alla verità. Per questo motivo il Signore non ha potuto accoglierli. Ancora oggi, c’è tantissima gente che si permette di giudicare Dio e di accettarlo solo e in quanto essi, povere creature, lo giudicano credibile. È questo l’immenso dramma della storia. Se la verità di Dio stenta a diffondersi, non è a motivo della infinita superiorità dei Misteri, ma per la cocciutaggine dei superbi che non accettano i paradossi di Dio, cioè quegli insegnamenti che – per la loro infinita superiorità – noi non riusciamo a comprendere, se non siamo piccoli e umili.
Di fronte a questa opposizione, che fu già presente in vari momenti della storia di Israele e che fu combattuta dai profeti, non ultimo Isaia, di cui Gesù stesso cita le parole, Gesù ha un solo modo di reagire: si rivolge ai piccoli e agli umili, e questi lo accolgono.

La pedagogia delle parabole
Analizziamo la mente e il cuore di coloro che si fidano solo di se stessi e non accettano la verità come regola del sapere e dell’agire: essi cercano solo di emergere e di affermarsi; nel giudicare fatti e parole si lasciano guidare dalla propria presunzione e si danno ragione da se stessi. Non accettano di lasciarsi guidare da Dio.
Le parabole – attraverso il racconto di fatti facilmente riconoscibili – mettono in evidenza la logica della verità, cioè la logica di Dio sommo Bene e unico Creatore, la logica che è alla base e nel cuore di tutto il creato, e dell’agire dell’uomo retto (che accoglie Dio con tutto il suo essere).
Così, accettando gli insegnamenti offertici dalle parabole, noi arriviamo a penetrare nel Cuore di Cristo, a partecipare ai doni di Dio! Le parabole non sono un sotterfugio per nascondere le verità difficilmente accettabili! Al momento buono, Gesù parla senza parabole, con estrema chiarezza e senza timore di crearsi dei nemici (che lo condurranno fino alla morte di croce). Ma prima occorre preparare il terreno e suggerire sincere, gioiose e generose disposizioni.
Anche l’affermazione di Gesù «A chi ha sarà dato e sarà dato in abbondanza, e a chi non ha sarà tolto anche quel poco che crede di avere» deve farci riflettere: tutto il vero, il giusto, il buono, a noi è “dato”, non siamo noi a conquistarcelo con i nostri mezzi! È così bello riconoscere il “dono” di Dio… e lodarlo e benedirlo in eterno!
Con questo animo, riusciremo a entrare non solo nel cuore di ogni parabola, ma nel cuore stesso di Cristo, che nelle parabole ci dà una viva immagine della sua sapienza e del suo amore!

Don Rodolfo Reviglio

1 Gesù distingue due tipi di uditori: i suoi discepoli (gruppo più ristretto, cioè gli apostoli e altri che lo seguivano di frequente) e la folla, nella quale erano presenti e attivi gli scribi e i farisei.

« DALLA MATERNITÀ DI MARIA È DIFESA LA SALVEZZA DELL’UOMO »

http://www.zenit.org/it/articles/dalla-maternita-di-maria-e-dipesa-la-salvezza-dell-uomo

« DALLA MATERNITÀ DI MARIA È DIFESA LA SALVEZZA DELL’UOMO »

OMELIA DELL’ARCIVESCOVO CREPALDI IN OCCASIONE DELLA SOLENNITÀ DI MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

Trieste, 02 Gennaio 2013 (Zenit.org)

Pubblichiamo di seguito il testo dell’omelia che l’Arcivescovo di Trieste, mons. Giampaolo Crepaldi, ha pronunciato ieri mattina nella cattedrale di San Giusto nel corso della Celebrazione Eucaristica nella Solennità di Maria Santissima Madre di Dio.

***
Carissimi fratelli e sorelle,
In questa giornata di festa, la Chiesa ci invita ad onorare la Vergine Maria con il titolo di Madre di Dio. « Dio mandò il suo Figlio, nato da donna » (Gal 4,4): senza Maria non avremmo avuto Gesù. Egli ci viene offerto, donato, non solo dal Padre, ma anche dalla Vergine. A questo riguardo, San Bernardo di Chiaravalle scrisse una straordinaria meditazione: « Hai udito, Vergine, che concepirai e partorirai un figlio; hai udito che questo avverrà non per opera di un uomo, ma per opera dello Spirito Santo. L’angelo aspetta la risposta; deve fare ritorno a Dio che l’ha inviato…
Tutto il mondo è in attesa, prostrato alle tue ginocchia: dalla tua bocca dipende la consolazione dei miseri, la redenzione dei prigionieri, la liberazione dei condannati, la salvezza di tutti i figli di Adamo, di tutto il genere umano… O Vergine, dà presto la risposta… Apri, Vergine beata, il cuore alla fede, le labbra all’assenso, il grembo al Creatore. Ecco che colui al quale è volto il desiderio di tutte le genti batte fuori alla porta.
Non sia, che mentre tu sei titubante, egli passi oltre e tu debba, dolente, ricominciare a cercare colui che ami. Levati su, corri, apri! Levati con la fede, corri con la devozione, apri con il tuo assenso. “Eccomi”, dice, “sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1, 38) ». Dalla maternità di Maria è dipesa la salvezza dell’uomo. La libera accettazione di quella maternità è stata la porta della salvezza. Liberamente Dio ha chiesto, si potrebbe dire, il permesso a Maria per entrare nel mondo e, da quel momento, si è anche manifestata in pienezza la suprema dignità della donna.
Carissimi, la generazione di Gesù è stata la ragion d’essere di tutta la vita di Maria. In questo modo, Essa ci indica il motivo profondo del vivere: nessuno vive per se stesso, né muore per se stesso, ma abbiamo la vita per offrirla nell’amore. E non c’è amore più grande che far amare questo Bambino che è l’origine e la salvezza di tutto e di tutti. Contemplando la divina maternità di Maria, la Chiesa riscopre che anche oggi Gesù deve essere generato nel mondo.
La maternità di Maria continua nella maternità della Chiesa, chiamata a generare figli che siano ad immagine e somiglianza del Figlio di Maria, Gesù Cristo nostro Signore. Molti presumono di poter trovare Cristo da soli, al di fuori del compito generativo e materno della Chiesa. Si tratta di una illusione erronea, perché solo la Chiesa possiede i beni necessari e indispensabili, come la Parola e i sacramenti, per generarci alla vita cristiana e per farci Figli di Dio.
Il brano del Vangelo che è stato proclamato oggi ci avverte appunto che la fede non nasce dalla ricerca dell’uomo, bensì dallo stupore di un evento: « Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori ». Nel Natale e nella festa della maternità di Maria, tutti siamo invitati allo stupore, alla meraviglia, per qualcosa che “occhio non aveva visto, né orecchio aveva mai udito”.
Carissimi fratelli e sorelle, la Chiesa ama e venera Maria, perché sa che porla al centro dell’attenzione è la via maestra per giungere al Gesù reale, vero uomo e vero Dio. Questa santa verità è particolarmente significativa in questa Giornata dedicata dalla Chiesa alla Pace. Per l’occasione il Santo Padre Benedetto XVI ha reso pubblico un suo Messaggio dove, tra l’altro, mette in risalto il senso profondo dell’Incarnazione di Gesù e il compito generativo e materno della Chiesa.
Scrive il Papa: « Dio stesso, mediante l’incarnazione del Figlio e la redenzione da Lui operata, è entrato nella storia facendo sorgere una nuova creazione e una nuova alleanza tra Dio e l’uomo (cfr Ger 31,31-34), dandoci la possibilità di avere un cuore nuovo e uno spirito nuovo (cfr Ez 36,26). Proprio per questo, la Chiesa è convinta che vi sia l’urgenza di un nuovo annuncio di Gesù Cristo, primo e principale fattore dello sviluppo integrale dei popoli e anche della pace. Gesù, infatti, è la nostra pace, la nostra giustizia, la nostra riconciliazione (cfr Ef 2,14; 2 Cor 5,18). L’operatore di pace, secondo la beatitudine di Gesù, è colui che ricerca il bene dell’altro, il bene pieno dell’anima e del corpo, oggi e domani » (n. 3).
Ringraziamo Maria, porta della redenzione dell’umanità, nuova Eva, madre della nuova creazione in Gesù Cristo. Ringraziamo Dio Padre che, nella pienezza del tempo, mandò suo Figlio, nato da donna, « perché ricevessimo l’adozione a figli » (Gal 4,5). Davvero il bambino di Betlemme è divenuto benedizione di Dio per tutti gli uomini. Ci sostenga Maria, la Madre di Dio, a porre dinanzi al Figlio suo Gesù gli eventi che accadranno nell’anno appena iniziato, implorandola a rendere pronta la Santa Madre Chiesa di Trieste a generare in ogni circostanza il Cristo, Salvatore del mondo e Principe della Pace.

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