Archive pour le 25 juillet, 2013

San Giacomo il Maggiore

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Publié dans:immagini sacre |on 25 juillet, 2013 |Pas de commentaires »

CAMMINO DI SANTIAGO: STORIA E ORIGINE

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(un ricordo a coloro che sono morti ed ai feriti ed ai parenti nell’incidente ferroviario di oggi)

CAMMINO DI SANTIAGO: STORIA E ORIGINE

IL CAMMINO DI SANTIAGO NELLA STORIA E LE SUE ORIGINI

Molti credono che il Cammino di Santiago sia un sentiero che attraversa la Spagna settentrionale e, partendo dai Pirenei conduce fino alla cattedrale di Santiago de Compostela in Galizia e termina sulla Costa da Muerte, sull’Oceano Atlantico, a Finisterrae o Muxia. In realtà è molto di più. Il nome Cammino di Santiago indica non un solo percorso, bensì infinite strade e sentieri che, da ogni parte d’Europa conducono e condussero i pellegrini fino a Santiago de Compostela e alle sponde dell’Oceano. Perché nel Medioevo, come per pochi fortunati tradizionalisti moderni, il Cammino di Santiago inizia a casa propria. L’intero continente europeo è attraversato da mille anni da una rete infinita di percorsi tracciati dai pellegrini medievali che per fede o imposizione hanno camminato ad limina Sancti Jacobi, alla tomba di San Giacomo e che oggi sono riconosciuti e tutelati dall’UNESCO come itinerari storici e culturali e, quindi, Patrimonio dell’Umanità.

Origini del culto jacopeo
Il moderno percorso noto come “Camino Francés” o Cammino Francese, che conduce i pellegrini dal versante francese dei Pirenei, attraverso tutta la Spagna settentrionale fino alla cattedrale di Santiago de Compostela e poi a Finisterrae o Muxia, ricalca il viaggio narrato nel quinto libro del Codex Calixtinus, scritto, secondo la tradizione, da Aiméry Picaud nel XII secolo (la redazione del Codice in sé viene però datata attorno al 1260). Tale volume è dedicato alla gloria di San Giacomo Maggiore e al suo culto in Santiago de Compostela ed è una fonte imprescindibile per studiare le origini del Cammino di Santiago. La paternità e la committenza del Codice sono oggetto di dibattito, in quanto esso venne corredato, per anticiparne artificiosamente la data di realizzazione, da una bolla di papa Callisto II, morto nel 1124. Probabilmente, esso venne realizzato nello scriptorium della cattedrale di Santiago ed ora è conservato a Barcellona.

San Giacomo apostolo
Nel terzo libro del Codice, si narra come avvenne la traslazione del corpo di San Giacomo da Gerusalemme fino in Galizia. Ricordiamo che l’Apostolo la cui tomba è venerata e conservata nel cuore della Cattedrale di Santiago de Compostela è San Giacomo Maggiore, fratello di Giovanni e figlio di Zebedeo, nonché, secondo la versione compostellana, primo vescovo della Chiesa di Gerusalemme dopo la morte di Gesù. L’Apostolo, dopo l’Ascensione di Gesu, lasciò la Palestina per evangelizzare la penisola iberica, ma ebbe un ben misero successo, riuscendo a convertire e raccogliere attorno a sé solo una manciata di discepoli.
Dopo diverse disavventure, Giacomo tornò a Gerusalemme, dove divenne capo della comunità cristiana. A Gerusalemme incontrò la morte per decapitazione fra il 41 e il 44 d.C., per ordine di Erode Agrippa I. I pochi discepoli ispanici che l’avevano seguito a Gerusalemme, trafugarono il corpo e lo caricarono su una barca senza equipaggio che, guidata dagli angeli, li condusse alla foce del fiume Ulla, presso il capo di Finisterre in Galizia. Anche lì, però, i cristiani erano perseguitati e i discepoli dovettero difendere le spoglie del loro maestro dalle persecuzioni della Regina Lupa e da Re Duyo. Miracolosamente, la Regina Lupa si convertì alla fede cristiana e l’Apostolo trovò sepoltura nella piana in cui sorgerà secoli dopo la città di Santiago. Dopo tali avvenimenti, il luogo di sepoltura fu dimenticato.
Un alone di leggenda tinge anche la memoria degli eventi che condussero alla riscoperta del sepolcro di San Giacomo. Nel IX secolo, nella diocesi di Iria Flavia, un eremita chiamato Pelagio ebbe una visione in cui gli apparvero delle luminarie nel cuore di una selva, mentre udiva cantare gli angeli. L’eremita avvertì dell’accaduto il vescovo Teodomiro, il quale, accorso sul posto, scoprì una tomba che conservava i resti di tre individui, dei quali uno aveva il capo mozzato ed era identificato dalla scritta “Qui giace Jacobus, figlio di Zebedeo e Salomé”. Sul luogo della tomba venne costruita, per ordine di Alfonso II re delle Asturie, la prima cattedrale, dove nell’893 presero dimora i primi monaci benedettini, e attorno ad essa sorse la città di Santiago de Compostela. Al di là della tradizione, gli scavi archeologici effettuati nel XX secolo, hanno mostrato come sotto la cattedrale jacopea si trovi una necropoli cristiana, romana e germanica, databile ai secoli I-VII d.C..
La città di Santiago prese così il nome dall’Apostolo e tradizionalmente dal “Campo di stelle” della visione di Pelagio e iniziò fin dai primi secoli ad accogliere i primi pellegrini.

Santiago, la Reconquista e la nascita del pellegrinaggio
Nel X e XI secolo, ricordiamo che la situazione politica della penisola iberica era piuttosto burrascosa: la Spagna centrale e meridionale erano sotto l’occupazione araba e la riscoperta del sepolcro di San Giacomo divenne uno stimolo per il nascente movimento della Reconquista. Il culto dell’Apostolo si configurò come un simbolo della riappropriazione dei territori perduti e sono numerosi i miti legati alla partecipazione di San Giacomo alle battaglie fra i principi cristiani e i Mori: in particolare, ricordiamo la battaglia di Clavijo, combattuta il 23 maggio 844, alla quale Santiago avrebbe preso parte in sella a un cavallo bianco per sostenere l’esercito asturiano messo in difficoltà dai nemici. Da questo episodio discende la diffusissima rappresentazione di Santiago “Matamoros”, ossia “ammazza mori”, in cui il santo compare in sella ad un destriero bianco, con la spada sguainata nella mano destra, mentre il cavallo schiaccia un Moro disarmato, caduto a terra.

Santiago Matamoros
Il ruolo della città di Santiago nelle vicende della Reconquista assume un ulteriore peso simbolico quando, nell’anno 997, l’esercito musulmano di Al-Manzor distrusse la città e danneggiò gravemente la cattedrale, lasciando però intatta la tomba dell’Apostolo. Nel 1075 fu iniziata la nuova basilica, voluta dal vescovo Diego Pelàez con il sostegno della casa reale di Castilla y Leon. Mentre i lavori erano ancora in corso, il vescovo successivo, Diego Gelmirez, ottenne da papa Callisto II che Santiago diventasse sede arcivescovile e la dotò del prestigioso palazzo vescovile. Sotto la sua direzione, la cattedrale venne dotata dell’apparato decorativo più noto anche ai giorni nostri: il Portico de la Gloria di Mastro Matèo, completato nel 1188. Nel 1211 la nuova cattedrale venne finalmente consacrata.
Il culto jacopeo, in quanto propulsore e simbolo della Reconquista, divenne anche oggetto di grande attenzione da parte dell’ordine cluniacense, che lo sostenne mettendo a disposizione dei pellegrini e dei viandanti sulle rotte principali verso Santiago de Compostela alcuni dei più grandi e meglio organizzati rifugi e ospitali (l’Ospitale di Santa Cristina lungo il Cammino Aragonese, nella regione pirenaica è il più grande e famoso, una vera oasi nel deserto per i pellegrini che affrontavano la montagna). A partire dall’XI secolo, il Cammino di Santiago divenne un fenomeno di portata europea, grazie soprattutto al sostegno dei regni di Navarra e di Leon, in particolare re Sancho el Mayor di Navarra e Alfonso VI di Leon diedero un grande contributo alla tracciatura del tracciato di massima di quello che ancora oggi è noto come Camino Francés.

Il Cammino di Santiago come fenomeno europeo
Il Cammino Francese divenne una vera e propria direttrice per i pellegrini di tutta Europa: esso sfruttava vie di comunicazione preesistenti, soprattutto antiche vie romane, e venne munito di infrastrutture preziose, quali ponti, ostelli, ospitali, chiese, abbazie e monasteri che prestavano soccorso e accoglienza ai viandanti. Lungo l’itinerario sorsero anche numerosissimi centri abitati, che sfruttavano e assistevano i pellegrini (il pellegrino, come oggi il turista, aveva necessità di trovare alloggio e di comprare del cibo, divenendo perciò una fonte di ricchezza in regioni spesso desolate e quasi disabitate, come le Mesetas fra le città di Burgos e di Leon).
Oltre ai monaci cluniacensi, dopo l’inizio delle Crociate e la fondazione degli ordini militari (Cavalieri del Tempio, Cavalieri di San Giovanni, Cavalieri Teutonici, …), nell’accudire i pellegrini si aggiunsero proprio questi originali ordini monastici, che avevano fra i propri scopi la protezione dei fedeli che si recavano per motivi di fede nei luoghi della Terra Santa e presso gli altri grandi santuari della Cristianità. In effetti, uno degli aspetti più problematici che doveva affrontare un uomo dell’Anno Mille che decideva di mettersi in viaggio per centinaia di chilometri attraverso l’Europa, era quello della propria sicurezza ed integrità fisica: oltre alle intemperie e alle fatiche del viaggio, nei boschi, sulle montagne e nelle lande desolate erano spesso in agguato gruppi di banditi, pronti a rapinare ed uccidere. Il ruolo dei monaci cavalieri era spesso proprio quello di proteggere i pellegrini e mantenere la sicurezza sulle strade.
Come già si è detto, però, accanto al Cammino Francese, oggetto del quinto libro del Codex Calixtinus, si sviluppò una fitta rete di strade e percorsi che attraversavano l’Europa diretti a Santiago de Compostela. Quello più frequentemente percorso dai pellegrini provenienti dall’Italia era noto come Via Tolosana, che risaliva la valle del Rodano, facendo tappa nella città di Arles, poi a Narbonne e Tolosa, per valicare infine i Pirenei al Passo di Somport, dove il pellegrino avrebbe potuto trovare rifugio nell’Ospitale di Santa Cristina.
I pellegrini che provenivano dalla Renania e dalla Borgogna, invece, attraversavano la Francia percorrendo la Via Podense, passando per i santuari di Le-Puy-en-Vélay, Moissac e Conques. La Via Lemovicense era percorsa dai pellegrini tedeschi, loreni e della Champagne, che passavano da Vezelay. Infine, il quarto itinerario francese principale era la Via Turonense, che conduceva i pellegrini della regione di Parigi della Francia centro-settentrionale da Tours a Poitiers, di qui a Bordeaux e ad Ostabat, luogo di congiunzione di tutti i Cammini francesi verso la Spagna. In linea generale, una volta giunti alle pendici dei Pirenei, i viandanti si trovavano davanti due possibilità: valicare le montagne dai Porti d’Aspe (Somport) ed entrare in Aragona, oppure attraversare i Paesi Baschi, entrando in territorio spagnolo da Roncisvalle, luogo di memorie carolinge, munito della preziosa Real Collegiata di Nostra Signora e di un grande ospitale, ancora oggi attivo.
In territorio spagnolo, il pellegrino si trovava ad attraversare – e si trova ancora oggi ad attraversare – i regni di Navarra, la Rioja, Castilla y Leon e infine la Galizia, transitando per grandi città e piccoli villaggi, dove la memoria del Cammino e il culto jacopeo era ed è impressa nelle opere d’arte e nei monumenti. Le tappe più importanti lungo il Cammino Francese sono Roncisvalle, Pamplona, Burgos, Carriòn de los Condes Leon, Astorga alle pendici del Monte Irago, oggi coronato dalla Cruz de Hierro, poi Ponferrada, Villafranca del Bierzo e Sarria.

Santiago de Compostela
Dopo la creazione di percorsi protetti e ben attrezzati, un ulteriore fattore che favorì l’aumento dei pellegrini diretti a Santiago de Compostela fu l’istituzione da parte di Papa Callisto II nel 1122 dell’Anno Santo Jacobeo, che si celebra ogni anno in cui il 25 luglio, festa di San Giacomo Maggiore, cade di domenica (il più recente è stato il 2010); il pontefice successivo, Alessandro III, invece, concesse l’Indulgenza Plenaria a chi visitasse la cattedrale di Santiago de Compostela durante gli Anni Santi Jacobei. Di conseguenza, i pellegrini iniziarono a compiere il Cammino non solo spinti dal desiderio di ricevere grazie o miracoli, ma anche dalla certezza del perdono dei peccati. In seguito a questi eventi, il pellegrinaggio ad limina Sancti Jacobi riscontrò un grandissimo successo per tutto il XII e il XIII secolo, diventando una dei tre grandi pellegrinaggi della Cristianità, con Gerusalemme e Roma.

I secoli della decadenza e la riscoperta del XX secolo
Il XIV secolo, tuttavia, portò a una crisi dei pellegrinaggi in tutta Europa, a causa delle avverse condizioni sociali, politiche e religiose: la diffusione di pestilenze e la crisi economica che coinvolsero tutto il continente, mentre le guerre provocarono una crisi della stabilità politica, mettendo a rischio la sicurezza di chi si avventurava a compiere lunghi viaggi. Il 1492, invece, segnò un momento positivo per la Spagna in generale e per Compostela in particolare: la presa di Granada segna la fine vittoriosa della Reconquista mentre, nello stesso anno, venne eletto papa Alessandro VI, di origine valenciana, che concederà ai monarchi di Spagna Isabella di Castiglia e Fernando di Aragona il titolo di Re Cattolici. Essi erigeranno per i pellegrini l’imponente Hospital de los Reyes Catolicos sulla piazza della Cattedrale di Santiago, in memoria della compiuta Reconquista e della restituzione alla Cattedrale del portale e delle campane saccheggiati da Al-Manzor nel 997.
La decadenza riprese e si aggravò nel XVI secolo; la Riforma Protestante condannò i pellegrinaggi e in particolare il pellegrinaggio a Compostela, equiparata da Lutero ad un atto di idolatria. Le guerre di religione che seguirono la Riforma Luterana misero in crisi le comunicazioni civili fra gli Stati e, per aggravare la situazione, nel XVI secolo l’arcivesco Don Juan Sanclemente per mettere le reliquie dell’Apostolo al riparo dai saccheggi dei corsari guidati da Sir Francis Drake, si vide costretto a trasferirne una parte a Ourense. Nel XVIII secolo, infine, il movimento illuminista e la Rivoluzione Francese gettarono ulteriore discredito sulla pratica dei pellegrinaggi, tanto che, nel XIX secolo ci fu una riduzione quasi totale dell’afflusso dei pellegrini alla Cattedrale, anche se esso non cessò mai completamente. Le fonti ricordano le cronache della Cattedrale che il 25 luglio 1867, a celebrare la festa dell’Apostolo, nella Cattedrale erano presenti solo quaranta pellegrini.
Il processo di recupero del culto jacopeo poté iniziare soltanto in seguito agli scavi sotto l’altare maggiore, voluti a fine Ottocento dal card. Miguel de Payà y Rico, che portarono alla scoperta delle reliquie occultate nel XVI secolo: in seguito ad una indagine scientifica, nel 1884 papa Leone XIII confermò nella bolla “Deus Omnipotens” l’autenticità dei resti di San Giacomo. Nel corso del XX secolo, la tradizione del pellegrinaggio a Compostela ritrovò lentamente vigore, anche grazie all’impegno del card. Quiroga Palacios, che lottò per ridonare lustro alla peregrinazione, e al lavoro del famoso curato di O Cebreiro, don Elias Valina, che dedicò al Cammino diversi studi storici e spirituali e inventò le prime frecce gialle, che aiutarono i pellegrini a risalire i crinali nebbiosi che dal Bierzo conducono al Cebreiro.
Un momento chiave nella ripresa del pellegrinaggio a Santiago de Compostela fu sicuramente la visita di papa Giovanni Paolo II nel 1982 proprio nella capitale della Galizia, seguita nel 1989 dalla Giornata Mondiale della Gioventù. Nel 1987 il Consiglio d’Europa proclamò il Cammino Francese “Primo Itinerario Culturale d’Europa”, mentre esso diventò Patrimonio Culturale dell’Umanità nel 1993. Con l’Anno Santo Jacobeo del 2004 l’afflusso di pellegrini, in crescita costante dal 1985 (quando furono 2491 i pellegrini giunti a piedi a Compostela), raggiunse i 179.994 e negli anni successivi si è mantenuto sempre attorno alle 100.000 unità.

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25 LUGLIO: SAN GIACOMO IL MAGGIORE

http://www.sangiacomolevanto.org/sanilmaggiore.htm

SAN GIACOMO IL MAGGIORE

APOSTOLO E MARTIRE

25 LUGLIO – FESTA

ETIMOLOGIA: Giacomo è un nome di origine ebraica e significa « Dio ti protegga ». Esistono circa 50 santi e beati con questo nome, ma il più popolare è San Giacomo Apostolo detto Maggiore. La sua festa si celebra il 25 luglio. Giacomo esiste anche in versione femminile – Giacoma, inoltre in forme derivanti: Giacobbe, Jacopo, Iacopo, (soprattutto in Toscana) , Jakob (tedesco, polacco), James (inglese), Jacques (francese) Iago (spagnolo).
PATRONATI: San Giacomo è patrono e protettore di numerose città e paesi, fra altri : Pisa, Pesaro, Pistoia, Averara, e di Bellino (Cn), Compostela, Spagna, Portogallo, Quatemala
E’ considerato Patrono di pellegrini, viandanti e questuanti, farmacisti, droghieri, cappellai e calzettai; va invocato contro i reumatismi e per il bel tempo.
EMBLEMA: Il suo attributo principale è il bastone e la zucca, attributi secondari possono essere: otre e la borsa da pellegrino, vestito e cappello da pellegrino, conchiglia.

I primi dati biografici sull’Apostolo Giacomo, detto anche il Maggiore,per distinguerlo dall’apostolo omonimo Giacomo di Alfeo, provengono fondamentalmente dai Vangeli. Sappiamo che era figlio di Zebedeo, pescatore in Betsaida, e di Salomé, nonché fratello di Giovanni l’Evangelista. Si suole pensare che la famiglia di Zebedeo fosse imparentata con la Sacra Famiglia, a giudicare dalla familiarità con cui Salomé chiedeva a Gesù incarichi privilegiati per i suoi due figli.
Circa il luogo di nascita, sono molti gli autori che lo collocano nella località di Jaffa, vicino a Nazareth, sulle rive del lago Genesareth. Il suo mestiere era la pesca, attività a cui partecipavano anche i fratelli Simone (San Pietro) e Andrea. In questo gruppo di pescatori Gesù elesse i suoi primi quattro discepoli: Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni.
San Luca racconta (Lc.9,51) che andando verso Gerusalemme, mentre passava per un villaggio della Samaria, gli abitanti non vollero dar loro riparo e Giacomo con suo fratello desiderarono « che venisse fuoco dal cielo e che li consumasse ».
In un’altra occasione chiesero a Gesù di essere i primi, al di sopra di Pietro(Mt.20,23). Tutto ciò pare indicare in loro un temperamento ed un carattere forte e deciso. Per questo Gesù dette loro il nome di « Boanerghes », cioè figli del tuono (MC III, 17) nome che ne rispecchia l’indole ardente, schietta ed aperta. La sua veemenza e perseveranza nella predicazione sono testimoniate nel Codice Calixtino (XII secolo), libro fondamentale della tradizione giacobea, che lo qualifica come « santo di mirabile forza, benedetto nel suo modo di vivere, stupefacente per le sue virtù, di grande ingegno, di brillante eloquenza ».
Negli avvenimenti chiave viene scelto come testimone speciale. È uno degli eletti che assiste nel Tabor alla Trasfigurazione; accompagna Cristo nell’orto di Getsemani; è testimone della resurrezione della figlia di Jairo. Queste circostanze indicano senza dubbio l’affetto che nutriva Cristo per questo Apostolo.
Dopo la crocefissione di Cristo, Giacomo il Maggiore, totalmente identificato con la dottrina del suo maestro, si convertì nel principale predicatore nella comunità di Gerusalemme, riscuotendo grande ammirazione per il fervore e la sincerità delle sue parole.
In quell’epoca si svolgeva un intenso commercio di minerali come lo stagno, l’oro, il ferro ed il rame dalla Galizia alle coste della Palestina. Nei viaggi di ritorno venivano portati oggetti ornamentali, lastre di marmo, spezie ed altri prodotti comperati ad Alessandria ed in altri porti ancora più orientali, di grande importanza commerciale.
Si pensa che l’Apostolo abbia realizzato il viaggio dalla Palestina alla Spagna in una di queste navi, sbarcando nelle coste dell’Andalusia, terra in cui cominciò la sua predicazione. Proseguì la sua missione evangelizzatrice a Coimbra e a Braga, passando, secondo la tradizione, attraverso Iria Flavia nel Finis Terrae ispanico, dove proseguì la predicazione.
Nel Breviario degli Apostoli (fine del VI secolo) viene attribuita per la prima volta a San Giacomo l’evangelizzazione della « Hispania » e delle regioni occidentali, si sottolinea il suo ruolo di strumento straordinario per la diffusione della tradizione apostolica, così come si parla della sua sepoltura in Arca Marmárica. Successivamente, già nella seconda metà del VII secolo, un erudito monaco inglese chiamato il Venerabile Beda, cita di nuovo questo avvenimento nella sua opera, ed indica con sorprendente esattezza il luogo della Galizia dove si troverebbe il corpo dell’Apostolo.
La tradizione popolare indica la presenza del corpo di San Giacomo nelle cime prossime alla valle di Padrón, ove esisteva il culto delle acque. Ambrosio de Morales nel XVI secolo, nella sua opera il Viaggio Santo dice: » Salendo sulla montagna, a metà del fianco, c’è una chiesa dove dicono che l’Apostolo pregasse e dicesse messa, e sotto l’altare maggiore si protende sin fuori della chiesa una sorgente ricca d’acqua , la più fredda e delicata che abbia provato in Galizia ». Questo luogo esiste attualmente ed ha ricevuto il nome affettuoso di « O Santiaguiño do Monte ». Uno degli autori dei sermoni raccolti nel Codice Calixtino, riferendosi alla predicazione di San Giacomo in Galizia, dice che  » colui che vanno a venerare le genti, Giacomo, figlio di Zebedeo, la terra della Galizia invia al cielo stellato ».
Il ritorno in Terra Santa, si svolse lungo la via romana di Lugo, attraverso la Penisola, passando per Astorga e Zaragoza, ove, sconfortato, Giacomo riceve la consolazione ed il conforto della Vergine, che gli appare (secondo la tradizione il 2 gennaio del 40), secondo la tradizione, sulle rive del fiume Ebro, in cima ad una colonna romana di quarzo, e gli chiede di costruire una chiesa in quel luogo. Questo avvenimento servì per spiegare la fondazione della Chiesa di Nuestra Señora del Pilar a Zaragoza, oggi basilica ed importante santuario mariano del cattolicesimo spagnolo. Da questa terra, attraverso l’Ebro, San Giacomo probabilmente si diresse a Valencia, per imbarcarsi poi in un porto della provincia di Murcia o in Andalusia e far ritorno in Palestina tra il 42 ed il 44 d.C..
Oramai in Palestina, Giacomo, assieme al gruppo dei « Dodici », entra a far parte delle colonne portanti della Chiesa Primitiva di Gerusalemme, ricoprendo un ruolo di grande importanza all’interno della comunità cristiana della Città Santa. In un clima di grande inquietudine religiosa, dove di giorno in giorno aumentava il desiderio di sradicare l’incipiente cristianesimo, sappiamo che fu proibito agli apostoli di predicare. Giacomo tuttavia, disprezzando tale divieto, annunciava il suo messaggio evangelizzatore a tutto il popolo, entrando nelle sinagoghe e discutendo la parola dei profeti. La sua gran capacità comunicativa, la sua dialettica e la sua attraente personalità, fecero di lui uno degli apostoli più seguiti nella sua missione evangelizzatrice.
Erode Agrippa I, re della Giudea, per placare le proteste delle autorità religiose, per compiacere i giudei ed assestare un duro colpo alla comunità cristiana, lo sceglie in quanto figura assai rappresentativa e lo condanna a morte per decapitazione. In questo modo diventa il PRIMO MARTIRE DEL COLLEGIO APOSTOLICO. Questa del martirio di San Giacomo il Maggiore è l’ultima notizia tratta dal Nuovo Testamento.
Secondo la tradizione, lo scriba Josias, incaricato di condurre Giacomo al supplizio, è testimone del miracolo della guarigione di un paralitico che invoca il santo. Josias, turbato e pentito, si converte al cristianesimo e supplica il perdono dell’Apostolo: questi chiede come ultima grazia un recipiente pieno d’acqua e lo battezza. Ambedue verranno decapitati nell’anno 44.
Dice la leggenda che due dei discepoli di San Giacomo, Attanasio e Teodoro, raccolsero il suo corpo e la testa e li trasportarono in nave da Gerusalemme fino in Galizia. Dopo sette giorni di navigazione giunsero sulle coste della Galizia, ad Iria Flavia, vicino l’attuale paese di nome Padrón.
Nel racconto della sepoltura dei resti di San Giacomo, impregnato di leggenda, appare Lupa, una dama pagana ricca ed influente, che viveva allora nel castello Lupario o castello di Francos, a poca distanza dall’attuale Santiago. I discepoli, alla ricerca di un terreno dove seppellire il loro maestro, chiesero alla nobildonna il permesso di inumarlo nel suo feudo. Lupa li rimette alla decisione al governatore romano Filotro, che risiedeva a Dugium, vicino Finisterra. Ben lungi dall’intendere le loro ragioni, il governatore romano ordina la loro incarcerazione.
Secondo la tradizione, i discepoli furono liberati miracolosamente da un angelo e si dettero alla fuga inseguiti dai soldati romani. Giunti al ponte di Ons o Ponte Pías, sul fiume Tambre, ed attraversatolo, questo crollò provvidenzialmente permettendogli di fuggire.
La regina Lupa, simulando un cambio di atteggiamento, li portò al Monte Iliciano, oggi noto col nome di Pico Sacro, e gli offrì dei buoi selvaggi che vivevano in libertà ed un carro per trasportare i resti dell’Apostolo da Padrón fino a Santiago. I discepoli si avvicinarono agli animali che, dinnanzi agli occhi esterrefatti di Lupa, si lasciarono porre di buon grado il giogo. La regina dopo quest’esperienza decide di abbandonare le sue credenze per convertirsi al cristianesimo.
Narra la leggenda che i buoi cominciarono il loro cammino senza ricevere nessuna guida, ad un certo punto si fermarono per la sete ed iniziarono a scavare con i loro zoccoli il terreno, facendone zampillare poco dopo dell’acqua. Si trattava dell’attuale sorgente del Franco, vicino al Collegio Fonseca, luogo dove posteriormente sarà edificata, in ricordo, la piccola cappella dell’Apostolo, nell’attuale « rua del Franco ». I buoi proseguirono il loro cammino e giunsero in un terreno di proprietà di Lupa, che lo donò per la costruzione del monumento funerario. In quel medesimo luogo, secoli dopo fu costruita la cattedrale, centro spirituale che presiede la città di Santiago.

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