Archive pour le 18 juillet, 2013

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COME UN PIPISTRELLO

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COME UN PIPISTRELLO

di J.R. Gschwend, missionario in Sud Africa

Uno stregone di Natal, nell’Africa del Sud, conosciuto dallo scrittore di queste righe sentì parlare del cristianesimo quando viveva ancora nel suo villaggio. Era un pagano orgoglioso che non voleva accettare una civiltà diversa dalla sua. Un giorno sentì dell’esistenza di gente che si sarebbe chiamata « CRISTIANA ». Gli nacque il desiderio di poter appropriarsi di questo nome. Si unì ad una chiesa cristiana, si procurò dei vestiti come quelli che i cristiani indossavano, cercò d’imitarli nel miglior modo possibile. Gli s’insegnò di lasciare le sue pratiche da stregone e di buttare via la medicina magica per condurre una vita da cristiano.
Gli s’insegnò inoltre di lasciare le danze pagane. Egli in seguito vide danzare quei « CRISTIANI », a modo loro, cioè le donne insieme con gli uomini. Tale modo gli parve essere più attraente che il modo pagano, dato che in esso uomini e donne ballavano separatamente. Non trascorse molto tempo che fece suo quel modo di danzare, cadendo nel peccato più profondamente che sotto il tempo delle danze pagane. Egli notò anche che i membri della nuova chiesa fumavano delle sigarette e delle belle pipe, per cui trovando questo modo più comodo di quello pagano, piuttosto complicato, finì per fumare molto più di prima. In seguito s’ammalò. Siccome gli avevano detto che la medicina magica non sarebbe servita a niente, egli comprò le medicine dei cristiani, ma neanche queste lo aiutarono. Mentre l’indigeno si avvicinava alla morte, cominciò a riflettere seriamente e disse a se stesso: « A che cosa mi è servito, essere diventato cristiano? » Dopo aver abbandonato il ballo pagano, la « danza cristiana » mi ha indotto in peccati più profondi e mi ha esposto a tentazioni più grandi. Non fumo più nel modo complicato di prima, ma ora fumo giorno e notte e quelle bevande alcoliche dei bianchi mi ubriacano ancora più della birra preparata da me stesso. Ora mi pare che sono divenuto figlio dell’inferno due volte peggio di prima (vedi Matteo 23:15)! Ho buttato via la mia medicina magica e ora sto morendo. Nessuno dei medici moderni, né la scienza medica sono capaci di guarirmi. Non sono più un pagano ma nemmeno mi sento d’essere un vero cristiano, a che mi serve tutto questo? Sono come un « pipistrello ».

Un pipistrello è un animale simile ad un uccello ma non è un uccello. Esso è simile a un topo, ma non è neanche un topo. Esso è un qualcosa di mezzo, non è né topo né uccello. Molta gente ha paura dei pipistrelli. Essi vengono visti come un simbolo degli spiriti maligni perché svolazzano nella penombra e nell’oscurità, preferendo quest’ultima alla luce. Di solito sono pieni di parassiti.
Non è per caso che gli indigeni dell’Africa del Sud danno il nome di « pipistrello » ad un cristiano che frequenta la chiesa e poi partecipa alle feste e ai riti pagani. Non è possibile servire a Dio e a Mammona! Molti cristiani rassomigliano ai pipistrelli. Frequentano la chiesa e poi cercano la soddisfazione nelle gioie impure di questo mondo (vedi 1 Giov. 2:15). Essi sono attaccati ai divertimenti mondani, oggi appaiano come dei cristiani, domani appartengono a questo mondo peccatore. Cantano begli inni, le loro labbra si muovono in preghiera e così dal di fuori sembrano dei veri cristiani in modo che la gente dica di essi: Questi sono dei cristiani! – Ma quando si osserva il loro agire, la loro vita, le loro case e si ascolta il loro modo di esprimersi, si è spinti a dire: Sono dei pagani! È gente di penombra. Cercano di servire a due padroni, e a Dio e al principe di questo mondo, evitano la luce e preferiscono le tenebre. Simile ai fastidiosi pipistrelli carichi di vari parassiti, questi cosiddetti « Cristiani » sono carichi di peccati. Forse non si tratta dei peccati grossi e vili, ma spesso cadono nel peccato dell’incredulità, dell’orgoglio, dell’ipocrisia, delle male voglie, dell’odio, dell’invidia e sono soggetti a dei vizi segreti.

Tramite il profeta Elia Dio dice: « Fino a quando zoppicherete voi dai due lati? Se l’Eterno è Dio, seguitelo, se poi lo è Baal, seguite lui » (1 Re 18:21). Voi non potete servire a due padroni . . . Voi non potete servire a Dio e a Mammona! (Matteo 6:24). Eppure tanti uomini cercano di fare proprio quello che Gesù stesso dichiara sia cosa impossibile. Non possiamo tenere nello stesso recipiente luce e tenebre, acqua e fuoco.

Proprio nel tempo della sua infermità nelle sue pene e dolori l’ex stregone negro fu visitato da un evangelista indigeno pure lui, il quale gli portò la vera luce, la luce di Gesù Cristo. Lo invitò a portare tutti i suoi peccati alla croce del Golgota, non soltanto i peccati dei pagani ma pure quelli dei cosiddetti « cristiani ». Gli disse che Gesù era venuto per salvare anche lui dai suoi peccati, e purificarlo col Suo sangue prezioso.
Il negro chiese a Dio di perdonarlo e creare in lui un cuore nuovo e un nuovo spirito ben saldo. (Salmo 51:12). Invece di cambiare l’abito esterno, che da pagano era stato « cristianizzato », egli fu liberato realmente dal suo peccato tramite la ferma fiducia nella potenza salvatrice di Gesù. Il negro trovò la grazia d’essere liberato dal tabacco, dall’alcool e da tutte le altre cose malefiche, che avevano rovinato la sua vita. Egli sperimentò la verità che se uno è in Cristo è una nuova creatura e che le vecchie cose sono passate.

Fino al giorno d’oggi in cui scrivo queste righe, questo negro è una testimonianza vivente della grazia salvatrice di Cristo. Egli vive la vita pura, felice e pacifica d’un vero cristiano e ovunque dà una testimonianza gioiosa della potenza purificatrice del sangue prezioso di Gesù Cristo. Dopo aver dato la vita a Dio, l’indigeno fu guarito miracolosamente senza consultare alcun aiuto umano. Quando testimonia della meravigliosa salvezza in Gesù, egli dice: « Prima ero un pagano, dopo divenni pipistrello e ora sono una nuova creatura in Gesù Cristo. Per la grazia di Dio, sono davvero cristiano ».

Caro lettore, in quale posizione ti trovi tu? O sei perduto o sei salvato, o sei vivente in Cristo, o sei morto nei falli e nei peccati. O tu cammini nella luce o sei seduto nelle tenebre. Forse stai cercando di servire a due padroni? Secondo il giudizio del nostro indigeno saresti un « PIPISTRELLO » e con tutta ragione saresti una creatura della notte che sta avanzando.

Perciò . . . . « Uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore » (2 Corinzi 6:17).

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CARD. JOSEPH RATZINGER : UN DONO PERSONALE (2002)

http://www.collevalenza.it/Riviste/2002/Riv1002/Riv1002_04.htm

CARD. JOSEPH RATZINGER  :  UN DONO PERSONALE (2002)

Pubblichiamo un estratto della presentazione che il Card. Joseph Ratzinger ha fatto della Lettera Apostolica del Santo Padre in forma di « motu proprio » MISERICORDIA DEI su alcuni aspetti della celebrazione del sacramento della penitenza

Che l’umanità abbia bisogno di purificazione e di perdono, è del tutto evidente in questa nostra ora storica. Proprio per questo il Santo Padre ha auspicato fra le priorità della missione della Chiesa per il nuovo millennio « un rinnovato coraggio pastorale per proporre in modo suadente ed efficace la pratica del sacramento della Riconciliazione » (Novo Millennio Inenute, n. 37). A questo invito si riallaccia il nuovo Motu proprio Misericordia Dei che concretizza teologicamente, pastoralmente e giuridicamente alcuni importanti aspetti della prassi di questo Sacramento. Il Motu proprio sottolinea innanzi tutto il carattere personalistico del sacramento della Penitenza: come la colpa, malgrado tutti i nostri legami con la comunità umana, è qualcosa di totalmente personale, così anche la nostra guarigione, il perdono, deve essere totalmente personale.
Dio non ci tratta come parti di un collettivo – Egli conosce ogni singolo per nome, lo chiama personalmente e lo salva, se è caduto nella colpa.
Anche se in tutti i sacramenti il Signore si rivolge direttamente al singolo, il carattere personalistico dell’essere cristiani si manifesta in modo particolarmente chiaro nel sacramento della Penitenza. Ciò significa che sono parti costitutive del Sacramento la confessione personale e il perdono rivolto a questa persona.
L’assoluzione collettiva è una forma straordinaria e possibile solo in ben determinati casi di necessità; essa presuppone inoltre – proprio a partire dall’essenza del Sacramento – la volontà di provvedere alla confessione personale dei peccati, non appena ciò sarà possibile.
Questo carattere fortemente personalistico del sacramento della Penitenza era stato un po’ messo in ombra negli ultimi decenni a motivo di un sempre più frequente ricorso all’assoluzione collettiva, che era considerata sempre più come una forma normale del sacramento della Penitenza – un abuso, che ha contribuito alla progressiva scomparsa di questo Sacramento in alcune parti della Chiesa. Se il Papa ora riduce nuovamente i confini di questa possibilità, potrebbe insorgere l’obiezione: ma il sacramento della Penitenza ha pur subito nella storia molte trasformazioni, e perché non anche questa? Al riguardo occorre dire che la forma del Sacramento manifesta in realtà nel corso della storia notevoli variazioni, ma la componente personalistica gli era sempre essenziale.
La Chiesa ha avuto coscienza ed ha coscienza che solo Dio può perdonare i peccati (cfr. Mc 2,7). Perciò doveva imparare a discernere con attenzione, quasi con timore, quali poteri il Signore le aveva trasmesso e quali no. Dopo un lungo cammino di maturazione storica il Concilio di Trento ha esposto in una forma organica la dottrina ecclesiale sul sacramento della Penitenza. I Padri del Concilio di Trento hanno compreso le parole del Risorto ai suoi discepoli in Gv 20,22ss come le specifiche parole dell’istituzione del Sacramento: « Ricevete lo Spirito Santo! A chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi (DS 1670; 1703; 1710). A partire da Gv 20 essi hanno interpretato Mt 16,19 e 18,18 e compreso il potere delle chiavi della Chiesa come potere di remissione dei peccati. Trento si differenzia chiaramente dalla posizione riformata [protestante], secondo cui il sacramento della Penitenza significa solo una manifestazione di un perdono già concesso nella fede, che quindi non pone nulla di nuovo, ma solo annuncia, ciò che nella fede sempre già esiste.
Il carattere sacramentale-giuridico del Sacramento ha due importanti implicazioni: si tratta di un sacramento diverso dal battesimo, di un sacramento specifico, che presuppone un particolare potere sacramentale, quindi che è legato all’Ordine. Se deve esserci una valutazione giudiziale, allora è chiaro che il giudice deve conoscere la fattispecie da giudicare. Nell’aspetto giuridico è implicita la necessità della confessione personale con la comunicazione dei peccati, per i quali deve essere chiesto il perdono a Dio e alla Chiesa, perché essi hanno infranto quell’unità di amore con Dio donata nel battesimo.
A partire di qui il Concilio può dire che è necessario iure divino confessare tutti e singoli i peccati mortali (can. 7, 1707). Il dovere della confessione è istituito – così ci dice il Concilio – dal Signore stesso e costitutivo del Sacramento, non lasciato quindi alla disposizione della Chiesa.
Non è dunque nel potere della Chiesa sostituire la confessione personale con l’assoluzione generale: questo ci ricorda il Papa nel nuovo Motu proprio, che è così espressione della coscienza della Chiesa a riguardo dei limiti del suo potere – esprime il legame con la parola del Signore, che obbliga anche il Papa. Solo nella situazione di necessità, nella quale la salvezza ultima dell’uomo è in gioco, l’assoluzione può essere anticipata e la confessione rimandata ad un momento in cui per questo sarà data la possibilità: questo è il vero senso di ciò che in modo piuttosto oscuro viene reso con la parola assoluzione collettiva Qui è ora nondimeno compito della Chiesa definire quando si è in presenza di una tale situazione di necessità.
È allora questo un testo che pone nuovi pesi sulle spalle dei cristiani? È proprio il contrario: il carattere totalmente personale dell’esistenza cristiana viene difeso.
Certamente, la confessione della propria colpa può apparire spesso pesante alla persona, perché umilia il suo orgoglio e la confronta con la sua povertà. Ma è proprio di questo che abbiamo bisogno. Proprio di questo soffriamo, che ci rinchiudiamo nel nostro delirio di incolpevolezza e così ci chiudiamo anche davanti agli altri e nei confronti degli altri.
Nelle cure psicoterapeutiche si esige dalle persone di portare il peso di profonde e spesso pericolose rivelazioni circa la loro interiorità. Nel sacramento della Penitenza si depone con fiducia nella bontà misericordiosa di Dio la semplice confessione della propria colpa. È importante fare questo senza cadere nello scrupolo, nello spirito di confidenza proprio dei figli di Dio.
Così la confessione può divenire un’esperienza di liberazione, nella quale il peso del passato ci abbandona e noi possiamo sentirci ringiovaniti per merito della grazia di Dio, che ci ridona ogni volta la giovinezza del cuore.

Publié dans:Papa Benedetto/ Joseph Ratzinger |on 18 juillet, 2013 |Pas de commentaires »

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