Archive pour le 17 juillet, 2013

Santa Marcellina, sorella di Sant’Ambrogio

Santa Marcellina, sorella di Sant'Ambrogio dans immagini sacre

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17 LUGLIO: SANTA MARCELLINA VERGINE, 327 – 397 – SORELLA DI SANT’AMROGIO

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17 LUGLIO: SANTA MARCELLINA VERGINE, 327 – 397 – SORELLA DI SANT’AMROGIO

Marcellina nacque a Roma (o, secondo altre fonti, a Treviri) da famiglia patrizia verso il 327 e si convertì in gioventù al cristianesimo. Fu maestra di fede per i fratelli minori, Satiro e Ambrogio, soprattutto dopo la morte della madre. Il secondo sarebbe divenuto il celebre santo vescovo di Milano. Nel giorno di Natale del 353 la donna ricevette il velo verginale da Papa Liberio in San Pietro in vaticano. Nel 374, all’elezione del fratello, si trasferì con lui e Satiro a Milano. Nella città lombarda Marcellina continuò la vita comunitaria con le compagne venute da Roma. Morì nel 397, pochi mesi dopo Ambrogio, e fu sepolta nella basilica ambrosiana. Nel 1838 il milanese monsignor Luigi Biraghi fondò l’Istituto religioso femminile delle suore di santa Marcellina, impegnate per vocazione nell’educazione culturale e morale della gioventù femminile. (Avvenire)

Etimologia: Marcellino, diminutivo di Marco = nato in marzo, sacro a Marte, dal latino

Emblema: Giglio
Martirologio Romano: A Milano, santa Marcellina, vergine, sorella del vescovo sant’Ambrogio, che ricevette a Roma nella basilica di San Pietro il velo della consacrazione da papa Liberio nel giorno dell’Epifania del Signore.

Sorella maggiore di s. Satiro e di s. Ambrogio, probabilmente nacque a Treviri circa l’anno 330 quando il padre vi si trovava come alto funzionario imperiale.
S. Ambrogio attesta che la sorella Marcellina ricevette il velo verginale dalle mani del papa Liberio nella basilica di S. Pietro in Vaticano nel Natale di un anno che sembra essere il 353: nel De virginibus dà il testo de] discorso pronunciato dal papa in quella circostanza. La santa, che aveva seguito a Milano i suoi fratelli per essere loro collaboratrice, sopravvisse a s. Ambrogio (m. 397).
Morta il 17 luglio di un anno non ben precisato (sembra però ca. il 400) fu sepolta nella cripta della basilica di S. Ambrogio, presso la tomba del fratello. Un’antica Vita la dice morta ai tempi del vescovo s. Simpliciano (397-401), il quale sarebbe l’autore dell’iscrizione sepolcrale che, tuttavia, non contiene dati biografici di particolare interesse. Nel 1812 i resti mortali di Marcellina, tolti dal sepolcro nel 1722 dall’arcivescovo card. Benedetto Erba-Odescalchi e custoditi temporaneamente in sacrestia, furono solennemente traslati nell’apposita cappella eretta in suo onore nella basilica di S. Ambrogio dalla pietà dei fedeli di Milano.
Oltre al De virginibus, scritto dietro sua richiesta e a lei dedicato, ci sono rimaste tre lettere indirizzate alla sorella dal santo sul suo conflitto con Giustina, sulla invenzione dei corpi dei ss. Gervasio e Protasio e sulla questione della sinagoga di Callinico. Nel discorso funebre per la morte del fratello Satiro, inoltre, Ambrogio accenna anche al grande dolore provato, in quella circostanza, dalla sorella Marcellina. La festa di Marcellina viene celebrata il 17 luglio. In onore della santa sorella di Ambrogio, nel 1838, mons. Luigi Biraghi, direttore spirituale del Seminario maggiore di Milano e successivamente dottore della Biblioteca Ambrosiana, cor l’aiuto di suor Marina Videmari, fondava a Cernusco sul Naviglio (Milano), l’Istituto religioso femminile delle  » Marcelline », per l’educazione culturale e morale della gioventú femminile, soprattutto di condizione distinta (con l’impegno però di educare gratuitamente anche le fanciulle povere).
Nella Certosa di Pavia si trova un dipinto di Ambrogio da Fossano, detto il Bergognone (notizie 1481-1510), l’ultimo buon pittore della generazione di Vincenzo Foppa, che lavorò molto e a lungo per conto dei Certosini; in esso s. Marcellina figura in piedi con s. Satiro e i ss. Gervasio e Protasio, patroni di Milano, davanti al trono vescovile su cui siede s. Ambrogio. Il dipinto si riferisce al carattere piú noto della santa, quello cioè di educatrice dei due fratelli minori Satiro e Ambrogio.
Agli Invalides di Parigi esisteva inoltre una statua in marmo della santa, scomparsa durante la Rivoluzione francese.

Autore: Antonio Rimoldi

Publié dans:Santi, Santi: memorie facoltative |on 17 juillet, 2013 |Pas de commentaires »

GIOVANNI PAOLO II, LA CREAZIONE È OPERA DELLA TRINITÀ, 5 MARZO 1986

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GIOVANNI PAOLO II, LA CREAZIONE È OPERA DELLA TRINITÀ, 5 MARZO 1986

1. L’onnipotenza del Creatore. 2. Colui che dona, ama. 3. L’inizio del piano di salvezza. 4. La traccia della Trinità. 5. Per mezzo del Verbo e in vista di Cristo. 6. Il mondo creato nel Verbo-Figlio. 7. Parole del Verbo. 8. Il mondo “restituito” al Padre.

1. La riflessione sulla verità della creazione, con cui Dio chiama all’esistenza il mondo dal nulla, spinge lo sguardo della nostra fede alla contemplazione di Dio Creatore, il quale rivela nella creazione la sua onnipotenza, la sua sapienza e il suo amore. L’onnipotenza del Creatore si mostra sia nel chiamare le creature dal nulla all’esistenza, sia nel mantenerle nell’esistenza. «Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non vuoi? O conservarsi se tu non l’avessi chiamata all’esistenza?», chiede l’Autore del libro della Sapienza (Sap 11,25).
2. L’onnipotenza rivela anche l’amore di Dio che, creando, dona l’esistenza ad esseri diversi da lui e insieme differenti tra di loro. La realtà del suo dono permea tutto l’essere e l’esistere del creato. Creare significa donare (donare soprattutto l’esistenza). E colui che dona, ama. Lo afferma l’Autore del libro della Sapienza, quando esclama: «Tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato, se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure creata»; e aggiunge: «Tu risparmi tutte le cose, perché tutte son tue, Signore, amante della vita» (Sap 11,24.26).
3. L’amore di Dio è disinteressato: mira soltanto a che il bene venga all’esistenza, perduri e si sviluppi secondo la dinamica che gli è propria. Dio Creatore è colui «che tutto opera efficacemente, conforme alla sua volontà» (Ef 1,11). E tutta l’opera della creazione appartiene al piano della salvezza, il misterioso progetto «nascosto da secoli nella mente di Dio, creatore dell’universo» (Ef 3,9). Mediante l’atto della creazione del mondo, e in particolare dell’uomo, il piano della salvezza inizia a realizzarsi. La creazione è opera della Sapienza che ama, come la Sacra Scrittura ricorda a più riprese.
E chiaro quindi che la verità di fede sulla creazione si contrappone in modo radicale alle teorie della filosofia materialistica, che vedono il cosmo come risultato di una evoluzione della materia riconducibile a puro caso e necessità.
4. Sant’Agostino dice: «E necessario che noi, guardando il Creatore attraverso le opere da lui compiute, ci eleviamo alla contemplazione della Trinità, di cui la creazione in una certa e giusta proporzione porta la traccia» («De Trinitate», VI, 10,12). E verità di fede che il mondo ha il suo inizio nel Creatore, il quale è Dio Uno e Trino. Benché l’opera della creazione venga attribuita soprattutto al Padre – così infatti professiamo nei simboli della fede («Credo in Dio Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra«) – è anche verità di fede che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono l’unico e indivisibile «principio» della creazione.
5. La Sacra Scrittura conferma in diversi modi questa verità: prima di tutto per quanto riguarda il Figlio, il Verbo, la parola consostanziale al Padre. Sono già presenti nell’Antico Testamento alcuni accenni significativi, come ad esempio questo eloquente versetto del Salmo: «Dalla parola del Signore furono fatti i cieli» (Sal 33,6). E una affermazione che trova la sua piena esplicitazione nel Nuovo Testamento, come ad esempio nel Prologo di Giovanni: «In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio… Tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste… e il mondo fu fatto per mezzo di lui» (Gv 1,1-2.10). Le lettere di Paolo proclamano che ogni cosa è stata fatta «in Gesù Cristo»: vi si parla infatti di «un solo Signore Gesù Cristo, in virtù del quale esistono tutte le cose e noi esistiamo per lui» (1Cor 8,6). Nella lettera ai Colossesi leggiamo: «Egli (Cristo) è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; poiché, per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili… Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui» (Col 1,15-17).
L’Apostolo sottolinea la presenza operante di Cristo sia come causa della creazione («per mezzo di lui»), sia come suo fine («in vista di lui»). E un tema sul quale occorrerà tornare. Intanto notiamo che anche la lettera agli Ebrei afferma che Dio per mezzo del Figlio «ha fatto anche il mondo» e che il «Figlio… sostiene tutto con la potenza della sua parola» (1,2-3).
6. Così il Nuovo Testamento, e in particolare gli scritti di san Paolo e di san Giovanni, approfondiscono e arricchiscono il richiamo alla Sapienza e alla Parola creatrice già presente nell’Antico Testamento… «Dalla parola del Signore furono fatti i cieli» (Sal 33,6). Precisano che quel Verbo creatore non soltanto era «presso Dio», ma «era Dio», e anche proprio in quanto Figlio consostanziale al Padre, il Verbo ha creato il mondo in unione con il Padre: «e il mondo fu fatto per mezzo di lui» (Gv 1,10).
Non solo: il mondo è stato anche creato in riferimento alla persona (ipostasi) del Verbo. «Immagine del Dio invisibile» (Col 1,15), il Verbo, che è l’eterno Figlio, «irradiazione della gloria del Padre e impronta della sua sostanza» (cf. Eb 1,3) è anche colui che è stato «generato prima di ogni creatura» (Col 1,15), nel senso che tutte le cose sono state create nel Verbo-Figlio, per diventare, nel tempo, il mondo delle creature, chiamato dal nulla all’esistenza «al di fuori di Dio». In questo senso «tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di ciò che esiste» (Gv 1,3).
7. Si può dunque affermare che la rivelazione presenta, dell’universo, una struttura «logica» (da «Logos»: Verbo) e una struttura «iconica» (da «eikon»: immagine, immagine del Padre). Fin dai tempi dei Padri della Chiesa si è consolidato infatti l’insegnamento, secondo cui il creato porta in sé «le vestigia della Trinità» («vestigia Trinitatis»). Esso è opera del Padre per mezzo del Figlio nello Spirito Santo. Nella creazione si rivela la Sapienza di Dio: in essa l’accennata duplice struttura «logico-iconica» delle creature è intimamente unita alla struttura del dono, come dicono alcuni teologi moderni.
Le singole creature non sono soltanto «parole» del Verbo, con cui il Creatore si manifesta alla nostra intelligenza, ma sono anche «doni» del Dono: esse portano in sé l’impronta dello Spinto Santo, Spirito creatore.
Non è forse detto già nei primi versetti della Genesi: «In principio Dio creò il cielo e la terra (l’universo)… e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque» (Gen 1,1-2)? L’accenno, suggestivo anche se vago, all’azione dello Spirito in quel primo «principio» dell’universo, appare molto significativo per noi che lo leggiamo alla luce della piena rivelazione neotestamentaria.
8. La creazione è opera di Dio Uno e Trino. Il mondo «creato» nel Verbo-Figlio viene «restituito» insieme con il Figlio al Padre, mediante quel Dono increato consostanziale ad entrambi, che è lo Spirito Santo. In tal modo il mondo viene «creato» in quell’Amore che è lo Spirito del Padre e del Figlio. Questo universo abbracciato dall’eterno Amore, incomincia a esistere nell’istante scelto dalla Trinità come inizio del tempo.
In tal modo la creazione del mondo è opera dell’Amore; l’universo, dono creato, scaturisce dal Dono increato, dall’Amore reciproco del Padre e del Figlio, dalla santissima Trinità.

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