Archive pour le 9 juillet, 2013

Première représentation connu du Christ avec une barbe, Catacombe de Commodile à Rome, IVem siècle.

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Publié dans:immagini sacre |on 9 juillet, 2013 |Pas de commentaires »

UN VASO ADATTO AL SERVIZIO DEL MAESTRO

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UN VASO ADATTO AL SERVIZIO DEL MAESTRO

DI CHARLES E. GREENAWAY

(credo Chiesa Evangelica)

« La parola che fu rivolta a Geremia da parte dell’Eterno, in questi termini: « Levati, scendi in casa del vasaio, e quivi ti farò udire le mie parole ». Allora io scesi in casa del vasaio, ed ecco egli stava lavorando alla ruota; e il vaso che faceva si guastò, come succede all’argilla in man del vasaio, ed egli da capo ne fece un altro vaso come a lui parve bene di farlo. E la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini: O casa d’Israele, non posso io far di voi quello che fa questo vasaio?, dice l’Eterno. Ecco, quel che l’argilla è in mano al vasaio, voi lo siete in mano mia, o casa d’Israele! » (Geremia 18:1-6).
L’uomo è stato creato dalla polvere della terra. Ho osservato il lavoro dei vasai e per me è stato motivo di grande insegnamento. L’argilla non può far nulla e non ha alcun valore.
Siamo soltanto argilla e non possiamo nulla da noi stessi. Soltanto il Vasaio può fare di noi ciò che dobbiamo essere; soltanto Gesù può salvare la tua vita per farti ciò che a Lui è maggiormente gradito. Quell’argilla deve essere estratta e trasportata nella casa del vasaio; se il vasaio vuole lavorarla, deve prima procurarsela. L’argilla è informe, non ha nulla di attraente… senza Gesù siamo privi di qualsiasi bellezza! Egli però scava; nell’argilla si possono trovare anche sassi o altri elementi che fanno parte del terreno, come radici di piante, ecc., ed è proprio per questa ragione che il vasaio la porta a casa. Vi sono tanti cristiani che non vogliono raggiungere la casa del vasaio, preferiscono restare argilla e basta: « Non scavare in me, non togliermi quelle pietre », ma Dio ha un progetto per l’argilla. Perciò la porta in casa e la prima cosa che fa la lava: noi credenti non siamo purificati finché non veniamo lavati con il sangue di Gesù. Non puoi soltanto desiderare di diventare un bel vaso, ma potrai esserlo prima di tutto perché sei stato lavato con il sangue di Gesù. Dopo averla lavata, il vasaio prende l’argilla, la solleva e la scaglia a terra ripetutamente. Così dice il Signore a Geremia: « Guarda come fa il vasaio, fammi fare lo stesso con te! » Perché il vasaio si comporta così? Perché getta l’argilla a terra? In questo modo si disperde tutta l’aria, perché se c’è dell’aria nell’argilla, ovvero nei credenti tutto ciò che non ha valore ed è nocivo, non si potrà mai trarne un vaso. Infatti, una volta posto nel forno, tutti questi vuoti d’aria esplodono e il vaso va in frantumi. Perciò, deve uscire tutto da noi, tutto ciò che appartiene al nostro « io ». Dobbiamo fare molta attenzione agli inutili vuoti d’aria.
Ricordo di aver visto un meraviglioso elefante scolpito nel granito. Un giorno ho incontrato un uomo che aveva conosciuto l’autore di quell’opera stupenda e mi ha raccontato che una volta un visitatore entrò nello studio dello scultore per ringraziarlo di aver fatto un’opera così bella. In quella occasione gli chiese: « Come è possibile ricavare una figura così perfetta da un blocco di granito? ». Lo scultore gli rispose: « Prendi lo scalpello e il martello, vieni qui, vicino a questo blocco di pietra e ti mostrerò come si scolpisce un elefante ». Il visitatore prese il martello con lo scalpello e si avvicinò al marmo e disse: « Cosa debbo fare ora? » , e lo scultore gli rispose: « Togli da quel pezzo di granito tutto quello che non sembra un elefante! ». Finche non abbandoniamo tutto quello che non assomiglia a Gesù non saremo mai un vaso adatto per l’uso del Maestro. Signore aiutaci, spezzaci, modificaci, formaci, fa tutto ciò che vuoi con ciascuno di noi, ma usaci! Vogliamo essere vasi adatti al servizio del Maestro, ma se vogliamo esserlo dobbiamo permettere al Vasaio di lavorarci.

Il vaso sulla ruota
Dopo averla lavata e liberata da tutta l’aria, allora il vasaio mette l’argilla sulla ruota, che comincia a girare, perché l’argilla non può essere assolutamente lavorata se la ruota non gira. Questo è il nostro problema! Non ci piace stare sulla ruota, ci fa male. Qualche volta il vaso si frantuma e il vasaio lo mette di nuovo sulla ruota perché è determinato a farne un’opera adatta per l’uso a cui è destinata. Molti desiderano essere usati da Dio, ma non vogliono rimanere sulla ruota, non vogliono essere formati e non possono diventare ciò che Dio vuole finché non sono disposti a restare sulla ruota.. Oggi c’ è la tendenza ad andare in chiesa per cantare, per pregare, ma non per restare sulla ruota. Se non si rimane sulla ruota il canto svanirà, il desiderio di pregare verrà meno e dobbiamo fare molta attenzione che non ci rechiamo in chiesa soltanto per abitudine. Ogni volta che frequentiamo la riunione di culto e lo Spirito Santo interviene siamo sulla ruota, perché vuole renderci dei vasi migliori, perché ci ama! Non è facile restare sulla ruota, fa male, « fa girare la testa ». Quando scendiamo dalla ruota pensiamo: « Adesso finalmente tutto è passato! ». Quando si diventa più anziani si pensa di conoscere tutte le soluzioni. Ho i capelli bianchi, ho predicato per tanti anni, ho viaggiato su tutte le strade, son passato per la giungla, ho attraversato i deserti, ho scalato montagne e penso che ormai tutto sia concluso. Ma non è così! Negli ultimi due anni, mia moglie ed io, abbiamo affrontato la tempesta, la più grave della nostra vita. Siamo stati grandemente provati: non arriva mai il momento in cui si può scendere dalla ruota! Quel pochino di fede è stata affinata: non si scende mai dalla ruota del Signore perché dobbiamo essere adatti per l’uso del Maestro!

Il vaso nel forno
Quando il vaso è tolto dalla ruota, è messo poi nel forno, nella fornace, in mezzo al fuoco, e quando il vasaio li mette nel forno, i vasi non si possono toccare l’uno con l’altro, debbono restare separati. Dio non vuole che ci disintegriamo nel fuoco. Purtroppo, sovente vedo qualcuno che si frantuma perché non comprende che nel fuoco bisogna rimanere soli.
Mia madre aveva ventinove anni e rimase vedova con sei bambini durante il periodo della grande depressione americana. Non aveva nessuno che l’aiutasse, era una vedova senza speranza, praticamente sul lastrico, e per anni attese « sulle sue ginocchia », in silenziosa preghiera. Tornavamo a casa alle due del mattino, non eravamo ancora convertiti al Signore, pian piano salivamo i gradini e arrivavamo vicino alla sua stanza sperando che stesse dormendo, ma ogni volta la sentivamo pregare: « O Dio, abbi misericordia dei miei figli, falli dei vasi adatti per l’uso del Maestro! ». Andavamo a letto e ci sentivamo come Giuda Iscariota. Ma mia madre continuò a pregare per i suoi figli. Ricordo la sera che il Signore mi salvò, perfino quella sera non volevo, ma lei continuava a pregare: mia madre era rimasta sulla ruota! Non ha mai potuto disporre di un anello con brillante, non ha mai indossato un vestito di seta, se voleva accarezzarci doveva tirar fuori dall’acqua le sue mani da lavandaia; lavorava giorno e notte, ma era un vaso adatto per l’uso del Maestro! Rimase sulla ruota, da sola passò attraverso il fuoco, ma visse per vedere i suoi figli andare a piantare « la croce di Cristo » lontano nel mondo!
Rimanete sulla ruota, siate disposti a passare anche attraverso il fuoco, ma alla fine siate un vaso adatto per l’uso del Maestro! Mia madre visse fino a tardissima età, l’ho seppellita due anni fa (1988). Gli ultimi tre anni non mi riconosceva più, entravo e mi chiedeva: « Chi sei? ». « Sono Carlo ». « Carlo è morto », rispondeva. Io piangevo, per tre anni sono andato a visitarla per starle vicino e dirle soltanto: « Ti amo mamma », mi guardava per un po’ e mi diceva: « Anch’io ti amo… ma ti chi sei? ». E questo mi avviliva. Quando morì, una delle inquiline della casa dove abitava mi disse: « Signor Greenaway, sua madre era una donna eccezionale, quando si arriva ad essere anziani come lei si dicono cose incomprensibili, si fanno cose inspiegabili, ma sua madre non era così. La Bibbia era sempre lì, sul suo comodino, accanto a lei, nei momenti di lucidità, che duravano forse venti minuti, afferrava la Bibbia e cominciava a leggere e a parlare delle cose di Dio, e tutte le ricoverate anziane si accomodavano attorno a lei e dopo venti minuti si guardava intorno e si domandava cosa facesse tutta quella gente. Signor Greenaway, sono certa che almeno cinque donne sono in cielo col Signore perché sua madre le ha condotte a Cristo in quei momenti di lucidità » Dio è fedele!
Mio fratello è cresciuto in chiesa, suonava la tromba nell’orchestra. Quando scoppiò la seconda guerra mondiale fu chiamato alle armi, affrontò la guerra ma una volta finita non è mai più entrato in chiesa. Quello che cerco di dirvi è che la ruota è sempre lì, attuale com’è attuale il fuoco del forno, ma il Maestro, il sommo Vasaio dice ancora: « Cosa posso fare con te, non posso forse fare quello che il vasaio fa a questo vaso? ». Abbiamo pregato per mio fratello. Intanto si è sposato, ha avuto quattro figli che non hanno mai varcato la soglia di una chiesa. Chiamavo mia madre e le domandavo: « Che ne pensi di Melvin? », ella rispondeva: « Mio figlio tornerà al Signore ». « Come lo sai mamma? ». « Dio è fedele », era la risposta. Non ho mai smesso di credere che basta essere un vaso nelle mani di Dio! Soltanto Dio può farci il vaso che vuole che siamo.
Puoi andare a scuola, essere brillante, intraprendere una promettente carriera, ma non sarai mai un vaso ad onore finche non sarai disposto a lasciarti formare dalle Sue stesse mani. Sommo vasaio cosa vuoi fare di me? Mettimi sulla ruota, spezzami, piegami, formami, ma fa che io sia un vaso adatto per il Tuo servizio. Passarono diciassette anni e mio fratello non era ancora tornato al Signore, mia madre diceva: « Ce la farà ». Ricordo che un giorno, mentre lasciavo l’ufficio, mi dissero che c’era una telefonata per me. All’altro capo del filo una voce mi comunicò: « Tuo fratello è morto stamattina ». Piansi ma non per me, non piangevo neanche per lui, era troppo tardi, ma piangevo per mia madre, uno dei vasi di Dio che aveva creduto che quel ragazzo sarebbe tornato al Signore ed ora invece era morto. Dovevo partire per l’Europa la sera stessa, ma desideravo vedere mio fratello. Presi l’aereo e mi recai a Boston; noleggiai un’automobile e mi diressi verso la camera mortuaria; entrai, lo baciai piangendo. Poi sentii che qualcuno mi si era avvicinato, era sua moglie che mi disse: « Carlo, vieni, siediti accanto a me, voglio raccontarti qualcosa, forse ti consolerà. Non capisco nulla di queste cose, ma ieri sera quando stava per coricarsi, Melvin ha baciato i bambini poi è entrato in camera. Si è messo in ginocchio, vicino al letto, e ha cominciato a fare qualcosa che non sapevo facesse: ha alzato le mani verso il cielo iniziando a pregare mentre le lagrime scorrevano sul suo viso. La cosa strana è che tuo fratello ha cominciato a pregare in una lingua che non conoscevo ».
Quel ragazzo era tornato al « calvario », era tornato all’ »alto solaio ». Alcune ore dopo aveva preso l’automobile, l’aveva messa in moto e in un istante aveva reclinato il capo sul volante. Dio è fedele! Rimani sulla ruota! Passa pure attraverso il fuoco, lascia che Egli ti formi e ti renda un vaso che possa essere usato da Lui!

Tratto da: Scebna e l’uso delle chiavi. Sermoni di Charles E. Greenaway. Adi-Media, Roma 1994

LE DONNE NEL VANGELO DI MARCO

http://www.donbosco-torino.it/ita/Kairos/Meditazioni/2000-2001/Ges%F9%20e%20le%20donne.html

LE DONNE NEL VANGELO DI MARCO

Marco attribuisce un discreto spazio alle donne nel corso del suo Vangelo. Si può dire che quasi tutte costituiscano dei modelli positivi, se si escludono le figure di Erodiade e della figlia, nemiche mortali di Giovanni Battista e causa diretta della sua morte (6,17-29). Non si può dire invece che sia un personaggio del tutto negativo la serva del sommo sacerdote che riconosce e smaschera Pietro, mentre egli cerca di mimetizzarsi nel cortile durante il processo di Gesù nel sinedrio (14,66-69): con il suo spirito di osservazione e la sua insistente denuncia, costringe Pietro a prendere coscienza della sua debolezza umana e, arrivato all’estremo del rinnegamento, a pentirsi.
È significativo che la prima, esemplare, giornata di Gesù, che si svolge a Cafarnao, contempli, accanto all’esorcismo su un uomo ossesso incontrato in una sinagoga, la guarigione di una donna, la suocera di Simone, affetta da una febbre perniciosa e costretta a letto. Il racconto non si limita a descrivere il gesto potente di Gesù che le restituisce la vita, prendendola per mano e facendola alzare, ma presenta la donna guarita nell’atto di “servire” Gesù e i suoi primi discepoli (1,31): il termine non allude semplicemente ad un compito domestico, ma acquista una risonanza ben più profonda alla luce dell’insegnamento successivo di Gesù, il quale mostrerà che proprio il “servire” è lo scopo della sua missione e lo stile di comportamento adatto ai suoi seguaci (10,42-45).
Questa donna si comporta dunque da discepola ideale: liberata dal male, come tutti quelli che incontrano Gesù, si mette senza indugio e umilmente al suo servizio, adempiendo la volontà di Gesù, con la quale si trova, senza saperlo, subito in sintonia. In questo, la suocera di Pietro segna l’inizio di una sequela femminile che, come Marco dirà esplicitamente soltanto alla fine, incomincia appunto in Galilea per merito di un gruppo di donne che già a partire di là “lo seguivano e lo servivano” (15,41), anche se non si può pensare che lei abbia seguito Gesù nei suoi spostamenti.
Una delle caratteristiche delle figure femminili positive, quasi tutte anonime, presentate da Marco è soprattutto quella di essere esemplari nell’agire. In due casi Gesù approva espressamente il loro fare bene e ne trae motivo di insegnamento per altri. È il caso della vedova povera che, pur versando nella cassa del tempio appena due monetine, viene anteposta ai tanti ricchi che davano molto, ma traendolo dal loro superfluo, mentre lei, come dice Gesù ai discepoli, “aveva dato tutto quello che aveva, tutti i suoi mezzi di sussistenza” (12,44).
È il caso della donna di Betania che, durante un banchetto, entra misteriosamente e versa sul capo di Gesù un intero vasetto di profumo costosissimo: di fronte alle critiche di alcuni benpensanti presenti, scandalizzati dallo spreco e rammaricati del fatto che tutto quel denaro non fosse stato speso per i poveri, Gesù la difende con energia affermando che ella “aveva compiuto nei suoi confronti una buona azione”, “aveva fatto quanto poteva”, e preannuncia che, sempre e dovunque sia predicato il vangelo, “ciò che essa ha fatto sarà raccontato in memoria di lei” (14,3-9).
Anche queste donne si dimostrano simili a Gesù stesso: il “dare tutto quello che aveva” della vedova povera evoca il “dare la propria vita” di Gesù (10, 45) e quel “compiere una buona azione” della donna di Betania ricorda l’esclamazione della folla a commento della guarigione miracolosa del sordomuto: “ha fatto bene ogni cosa” (7,37).
Si potrebbe notare che le donne non sono in genere presentate intente a parlare, diversamente dai discepoli maschi. Ma non c’è, dietro a questo, il pregiudizio, pur così comune nel mondo antico, che impone alla donna virtuosa il silenzio e la riservatezza. Ci sono in effetti anche donne che parlano, e anche il loro parlare viene lodato.
La donna che soffriva da dodici anni di emorragie croniche e che furtivamente, toccando il mantello a Gesù, gli strappa il miracolo della guarigione, spinta dalla domanda di lui che vuole sapere chi lo abbia toccato, si fa avanti e risponde francamente. Il suo comportamento viene lodato da Gesù, perché essa è “consapevole” di ciò che le è capitato – cosa di cui non tutti i personaggi del Vangelo, neppure i discepoli, si dimostrano sempre capaci –, si getta ai piedi di lui in atto di adorazione e dice “tutta la verità” (5,33): cosa non da poco, se si pensa che nel Vangelo la “verità” è attribuita in genere soltanto a Gesù (12,14.32).
Soltanto una donna si caratterizza per una battuta riportata direttamente, e ne riceve un grande elogio: è la sirofenicia, una pagana, l’unica persona che riesce, appunto con le sue parole, a indurre Gesù a recedere dallo strano rifiuto di compiere un miracolo a favore della figlioletta. Gesù aveva detto: “Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini”; lei pronta ribatte: “Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano delle briciole dei figli”, provocando un ammirato consenso: “Per questa parola va’, il demonio è uscito da tua figlia” (7,27-29).
Può apparire ambiguo l’episodio finale relativo alle donne che, dopo essere state presenti, uniche rappresentanti dei discepoli, alla morte e alla sepoltura, vanno alla tomba per ungere con aromi il cadavere di Gesù, ma, dopo aver ascoltato l’angelo che annuncia la risurrezione e comanda di portare ai discepoli la promessa del ritorno di Gesù in Galilea alla loro guida, fuggono piene di paura, senza dire niente a nessuno (16,1-8). Sembrano venir meno al compito, così importante, loro affidato; eppure, è presupposto che il messaggio in qualche modo sia stato trasmesso. In questa forma sconcertante forse l’evangelista vuole soprattutto sottolineare una sorta di impotenza, propria di ogni essere umano, anche del migliore, a capire ed accettare il mistero della passione e risurrezione.

 Prof. Clementina Mazzucco

Publié dans:BIBBIA, Bibbia - Nuovo Testamento |on 9 juillet, 2013 |Pas de commentaires »

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