Archive pour le 3 avril, 2013

GIOTTO TROIS FEMMES AU TOMBEAU DETAIL

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NOT(T)E DI PASQUA – UNA CANTATA DI BACH PER PREGARE

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NOT(T)E DI PASQUA

UNA CANTATA DI BACH PER PREGARE

È molto significativo che la musica ispirata dalla vicenda della morte e risurrezione di Gesù sia nettamente a favore della passione e a svantaggio della risurrezione. Forse è più facile « identificarsi » in un Signore crocifisso … che in un Risorto un po’ incorporeo. Basta fare un breve confronto nella produzione musicale di un compositore prolifico come Bach: di lui conosciamo che abbia composto ben quattro passioni, due delle quali celeberrime e molto eseguite anche nei concerti, la Passione secondo Matteo e la Passione secondo Giovanni. Per la risurrezione, un solo oratorio, l’Oratorio di Pasqua, un lavoro interessante, ma non certo paragonabile alla sublimità delle due Passioni citate, anche per lunghezza (40 minuti contro le due ore e mezzo di ciascuna Passione…).
Si può facilmente intuire la ragione di questo. Bach, il Kantor, è legato a una confessione, quella luterana, è pienamente imbevuto della sua teologia, che è decisamente una theologia crucis, e della sua pietà. La sua preoccupazione principale è la certezza della giustificazione, del perdono dei peccati, della salvezza che ci viene dalla sofferenza vicaria che Cristo sulla croce ha patito per noi. Il senso del peccato, della contrizione, della responsabilità degli uomini di fronte alla condanna dell’Innocente predominano infatti nell’interpretazione del testo evangelico.
 Ma, fortunatamente, Bach si è trovato a dover creare musica, settimana per settimana, in commento ai testi biblici del servizio liturgico domenicale. Ci sono così conservate diverse cantate legate alle diverse domeniche di Pasqua, che tra l’altro superano in numero quelle dedicate alla quaresima… perché in questo tempo liturgico la musica era ridotta al minimo essenziale, in accordo col suo carattere penitenziale.
Scegliamo tra le tante possibili una cantata di Bach, la BWV 67 « Halt im Gedächtnis Jesum Christ » (Ricordati di Gesù Cristo), composta per la domenica dopo Pasqua (domenica detta allora Quasimodogeniti). Le letture della domenica nella chiesa di Lipsia, dove la cantata fu presentata il 16 aprile 1724, erano tratte dalla Prima lettera di Giovanni 5,4-10 (La nostra fede è la vittoria che ha vinto il mondo) e dal Vangelo di Giovanni 20,19-31 (Gesù appare agli apostoli – l’incredulità di Tommaso).
La cantata si riallaccia al testo del vangelo indirettamente, attraverso la frase tratta dalla Seconda lettera a Timoteo (2,8), che menziona la risurrezione di Cristo (in relazione alla sofferenza dell’apostolo). La frase è ripresa nel coro iniziale (n.1): « Ricordati che Gesù Cristo è risorto dai morti ». La vittoria di Gesù sulla morte è ancora rievocata dopo nel recitativo del contralto (n.3), con un’allusione a 1 Corinzi 15,55 (che a sua volta allude a Osea 13,14):
O mio Gesù, Tu sei chiamato veleno della morte e pestilenza dell’inferno: ahimé, che ancora pericolo e orrore mi colpiscono! Tu stesso hai posto sulle nostre lingue un canto di lode, che ora noi cantiamo.
Ma la certezza della risurrezione di Cristo, affermata nel coro iniziale con la frase di san Paolo, sembra subito essere contraddetta dall’aria seguente del tenore (n.2):

Il mio Gesù è risorto:
tuttavia, cosa ancora mi spaventa?
La mia fede conosce la vittoria del Salvatore,
eppure il mio cuore sente contesa e lotta;
o mia Salvezza, appari dunque!

Nonostante la fede, il cuore non ha ancora pace. Con ciò che segue l’incredulo Tommaso diventa sempre più chiaramente simbolo del cristiano tentato dai dubbi: benché Cristo sia « veleno della morte e pestilenza dell’inferno » (n.3), benché si sia salutata la risurrezione di Cristo con le parole di un inno pasquale di Nikolaus Herman (1480-1561) (n. 4):

È apparso il mirabile giorno
di cui nessuno può gioire a sufficienza:
Cristo, il nostro Signore, oggi trionfa,
Tutti i suoi nemici Egli conduce prigionieri,
Alleluja!

tuttavia il nemico continuerebbe ad opprimerci se non ci fosse Gesù che incessantemente combatte per noi (n.5):
Tuttavia pare che il resto dei nemici, che io trovo troppo grande e spaventevole, non mi lasci in pace. Ma se Tu mi hai conquistato la vittoria, allora combatti Tu stesso con me, col tuo figlio. Sì, sì, noi nella fede già presagiamo che Tu, o Principe della pace, adempirai in noi la tua parola e la tua opera.
Ma il culmine della cantata si trova nel n.6: Gesù si presenta ancora oggi, come una volta ai suoi discepoli, ai cristiani, per aiutarli, con il saluto ‘La pace sia con voi’ (Giovanni 20,19), che, ripetuto ben quattro volte, serve come cornice a una poesia in tre strofe:

‘La pace sia con voi!’
O noi felici! Gesù ci aiuta a combattere
e a smorzare la furia dei nemici:
inferno, Satana, arrendetevi!

‘La pace sia con voi!’
Gesù ci chiama alla pace
e rinvigorisce noi stanchi,
lo spirito e insieme il corpo.

‘La pace sia con voi!’
O Signore aiutaci e fa’ che riusciamo
a penetrare, attraverso la morte,
nel tuo regno glorioso!

‘La pace sia con voi!’

Con il corale conclusivo (n.7), tratto da un inno di Jakob Ebert (1549-1614), l’assemblea radunata, rappresentata dal coro, riconosce Cristo come colui che porta la pace:

Tu principe della pace, Signore Gesù Cristo,
vero uomo e vero Dio,
un potente soccorritore sei Tu
in vita e in morte:
Perciò noi soltanto
nel tuo nome
gridiamo al Padre tuo.

Nella sua risolutezza, nei suoi contrasti crescenti tra dubbio da una parte e certezza e fiducia dall’altra, fino al grandioso culmine ‘La pace sia con voi’, il testo è attraversato da un insolito carattere drammatico, che per il compositore diventa uno stimolo potente per la trasposizione musicale.

Vediamo i singoli movimenti un po’ più in dettaglio.
N.1. I due temi principali di questo movimento rappresentano in modo plastico i due motivi centrali « Ricordati » (in tedesco sono tre parole, cioè: « tieni nella memoria », « tieni a mente ») e della risurrezione. Il motivo del « Ricordati » è affidato a una melodia a valori più lunghi, che non a caso, come hanno notato alcuni commentatori, sembra alludere alla melodia « O Agnello di Dio innocente, / Ucciso sull’albero della croce [1] » inserita proprio nel coro d’apertura… della Passione secondo Matteo! Come a dire: il Risorto è anche colui che è stato messo in croce per i nostri peccati. Questo è quello che dobbiamo ricordare e tenere a mente.
La complessa costruzione simmetrica del brano, che sarebbe interessante analizzare, rivela una maestria senza eguali.
N.2. Non da meno è il carattere immaginoso del tema di questo movimento nella cui sola prima frase sono riconoscibili la certezza dell’affermazione (« Il mio Gesù »), la risurrezione (« è risorto »), lo spavento (« cosa mi spaventa ») e infine la domanda (rappresentata dall’innalzarsi della voce). Quasi un’immagine icastica dell’ondeggiare tra fede e incredulità, confidenza e paura di affidarsi….
Nn. 3-5. Questi tre movimenti formano un’unità. I due recitativi visti del contralto (nn. 3 e 5) incorniciano un semplice corale (n.4), che è la prima strofa di un inno pasquale di Nikolaus Herman del 1560.

N.6. Benché sia denominato « aria », si tratta in realtà di una costruzione in realtà più complessa, ossia di un movimento corale a più strofe. Le tre strofe sono inframmezzate dall’a solo del basso che canta « La pace sia con voi ».
Il movimento inizia con una introduzione strumentale degli archi, il cui carattere impetuoso rappresenta l’assalto del nemico. Calmatasi questa introduzione, inizia l’arioso del basso (« La pace sia con voi »), dal carattere parlante e rassicurante, con un accompagnamento dei fiati, in ritmo più tranquillo e puntato. Alla triplice ripetizione del « La pace sia con voi », segue il coro con la prima strofa, accompagnato dalla ripresa della tumultuosa introduzione strumentale dell’inizio. Il movimento prosegue con questa alternanza, leggermente variata, tra interventi corali e a soli del basso. Solo nell’ultimo intervento del basso (« La pace sia con voi »), gli archi (che nell’introduzione rappresentavano l’assalto del nemico) si uniscono ai legni che accompagnavano il basso. Un modo per suggerire che il nemico è vinto, è ristabilita la pace.
Tutti le risorse musicali vengono sfruttate dal compositore per evidenziare il contrasto tra l’uomo che viene tentato e Cristo che porta la pace: movimento – quiete, coro – solista, voci acute – voce bassa (che per Bach è sempre la vox Christi), archi – legni, tempo pari – tempo in tre quarti.

Esempio musiale
http://www.sanpaolo.org/pj-online/RUBRICHE/solo-pan/Tematico/Bach/bach%20Layer-3.wav

 Esempio musicale (file WMA)
N.7. La cantata si chiude con una semplice melodia corale sulle parole dell’inno di Jakob Ebert (1601).

Vincenzo Vitale

[1] Il testo completo dell’inno, scritto da Nicola Decius come parafrasi dell’Agnus Dei e ben noto agli ascoltatori del tempo di Bach come melodia di corale: « O Agnello di Dio innocente / Ucciso sull’albero della croce / sempre trovato paziente / sebbene deriso da tutti. / Hai preso su di te le nostre colpe / altrimenti avremmo dovuto disperare. / Gesù, abbi pietà di noi ».

PAPA FRANCESCO – UDIENZA GENERALE (3 aprile 2013)

http://www.vatican.va/holy_father/francesco/audiences/2013/documents/papa-francesco_20130403_udienza-generale_it.html

PAPA FRANCESCO

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro

Mercoledì, 3 aprile 2013

Cari fratelli e sorelle,

buongiorno,

oggi riprendiamo le Catechesi dell’Anno della fede. Nel Credo ripetiamo questa espressione: «Il terzo giorno è risuscitato secondo le Scritture». E’ proprio l’evento che stiamo celebrando: la Risurrezione di Gesù, centro del messaggio cristiano, risuonato fin dagli inizi e trasmesso perché giunga fino a noi. San Paolo scrive ai cristiani di Corinto: «A voi… ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto; cioè che Cristo morì per i nostri peccati, secondo le Scritture, e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici» (1Cor 15,3-5). Questa breve confessione di fede annuncia proprio il Mistero Pasquale, con le prime apparizioni del Risorto a Pietro e ai Dodici: la Morte e la Risurrezione di Gesù sono proprio il cuore della nostra speranza. Senza questa fede nella morte e nella risurrezione di Gesù la nostra speranza sarà debole, ma non sarà neppure speranza, e proprio la morte e la risurrezione di Gesù sono il cuore della nostra speranza. L’Apostolo afferma: «Se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati» (v. 17). Purtroppo, spesso si è cercato di oscurare la fede nella Risurrezione di Gesù, e anche fra gli stessi credenti si sono insinuati dubbi. Un po’ quella fede “all’acqua di rose”, come diciamo noi; non è la fede forte. E questo per superficialità, a volte per indifferenza, occupati da mille cose che si ritengono più importanti della fede, oppure per una visione solo orizzontale della vita. Ma è proprio la Risurrezione che ci apre alla speranza più grande, perché apre la nostra vita e la vita del mondo al futuro eterno di Dio, alla felicità piena, alla certezza che il male, il peccato, la morte possono essere vinti. E questo porta a vivere con più fiducia le realtà quotidiane, affrontarle con coraggio e con impegno. La Risurrezione di Cristo illumina con una luce nuova queste realtà quotidiane. La Risurrezione di Cristo è la nostra forza!
Ma come ci è stata trasmessa la verità di fede della Risurrezione di Cristo? Ci sono due tipi di testimonianze nel Nuovo Testamento: alcune sono nella forma di professione di fede, cioè di formule sintetiche che indicano il centro della fede; altre invece sono nella forma di racconto dell’evento della Risurrezione e dei fatti legati ad esso. La prima: la forma della professione di fede, ad esempio, è quella che abbiamo appena ascoltato, oppure quella della Lettera ai Romani in cui san Paolo scrive: «Se con la tua bocca proclamerai: “Gesù è il Signore!”, e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo» (10,9). Fin dai primi passi della Chiesa è ben salda e chiara la fede nel Mistero di Morte e Risurrezione di Gesù. Oggi, però, vorrei soffermarmi sulla seconda, sulle testimonianze nella forma di racconto, che troviamo nei Vangeli. Anzitutto notiamo che le prime testimoni di questo evento furono le donne. All’alba, esse si recano al sepolcro per ungere il corpo di Gesù, e trovano il primo segno: la tomba vuota (cfr Mc 16,1). Segue poi l’incontro con un Messaggero di Dio che annuncia: Gesù di Nazaret, il Crocifisso, non è qui, è risorto (cfr vv. 5-6). Le donne sono spinte dall’amore e sanno accogliere questo annuncio con fede: credono, e subito lo trasmettono, non lo tengono per sé, lo trasmettono. La gioia di sapere che Gesù è vivo, la speranza che riempie il cuore, non si possono contenere. Questo dovrebbe avvenire anche nella nostra vita. Sentiamo la gioia di essere cristiani! Noi crediamo in un Risorto che ha vinto il male e la morte! Abbiamo il coraggio di “uscire” per portare questa gioia e questa luce in tutti i luoghi della nostra vita! La Risurrezione di Cristo è la nostra più grande certezza; è il tesoro più prezioso! Come non condividere con gli altri questo tesoro, questa certezza? Non è soltanto per noi, è per trasmetterla, per darla agli altri, condividerla con gli altri. E’ proprio la nostra testimonianza.
Un altro elemento. Nelle professioni di fede del Nuovo Testamento, come testimoni della Risurrezione vengono ricordati solamente uomini, gli Apostoli, ma non le donne. Questo perché, secondo la Legge giudaica di quel tempo, le donne e i bambini non potevano rendere una testimonianza affidabile, credibile. Nei Vangeli, invece, le donne hanno un ruolo primario, fondamentale. Qui possiamo cogliere un elemento a favore della storicità della Risurrezione: se fosse un fatto inventato, nel contesto di quel tempo non sarebbe stato legato alla testimonianza delle donne. Gli evangelisti invece narrano semplicemente ciò che è avvenuto: sono le donne le prime testimoni. Questo dice che Dio non sceglie secondo i criteri umani: i primi testimoni della nascita di Gesù sono i pastori, gente semplice e umile; le prime testimoni della Risurrezione sono le donne. E questo è bello. E questo è un po’ la missione delle donne: delle mamme, delle donne! Dare testimonianza ai figli, ai nipotini, che Gesù è vivo, è il vivente, è risorto. Mamme e donne, avanti con questa testimonianza! Per Dio conta il cuore, quanto siamo aperti a Lui, se siamo come i bambini che si fidano. Ma questo ci fa riflettere anche su come le donne, nella Chiesa e nel cammino di fede, abbiano avuto e abbiano anche oggi un ruolo particolare nell’aprire le porte al Signore, nel seguirlo e nel comunicare il suo Volto, perché lo sguardo di fede ha sempre bisogno dello sguardo semplice e profondo dell’amore. Gli Apostoli e i discepoli fanno più fatica a credere. Le donne no. Pietro corre al sepolcro, ma si ferma alla tomba vuota; Tommaso deve toccare con le sue mani le ferite del corpo di Gesù. Anche nel nostro cammino di fede è importante sapere e sentire che Dio ci ama, non aver paura di amarlo: la fede si professa con la bocca e con il cuore, con la parola e con l’amore.
Dopo le apparizioni alle donne, ne seguono altre: Gesù si rende presente in modo nuovo: è il Crocifisso, ma il suo corpo è glorioso; non è tornato alla vita terrena, bensì in una condizione nuova. All’inizio non lo riconoscono, e solo attraverso le sue parole e i suoi gesti gli occhi si aprono: l’incontro con il Risorto trasforma, dà una nuova forza alla fede, un fondamento incrollabile. Anche per noi ci sono tanti segni in cui il Risorto si fa riconoscere: la Sacra Scrittura, l’Eucaristia, gli altri Sacramenti, la carità, quei gesti di amore che portano un raggio del Risorto. Lasciamoci illuminare dalla Risurrezione di Cristo, lasciamoci trasformare dalla sua forza, perché anche attraverso di noi nel mondo i segni di morte lascino il posto ai segni di vita. Ho visto che ci sono tanti giovani nella piazza. Eccoli! A voi dico: portate avanti questa certezza: il Signore è vivo e cammina a fianco a noi nella vita. Questa è la vostra missione! Portate avanti questa speranza. Siate ancorati a questa speranza: questa àncora che è nel cielo; tenete forte la corda, siate ancorati e portate avanti la speranza. Voi, testimoni di Gesù, portate avanti la testimonianza che Gesù è vivo e questo ci darà speranza, darà speranza a questo mondo un po’ invecchiato per le guerre, per il male, per il peccato. Avanti giovani!

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