Archive pour le 7 mars, 2013

Holy Mary, Ark of Covenant

Holy Mary, Ark of Covenant dans immagini sacre

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LA VERGINE MARIA, TABERNACOLO E ARCA DELL’ALLEANZA

http://www.coptiortodossiroma.it/liturgia/155-la-vergine-maria-tabernacolo-e-arca-dellalleanza.html

(Diocesi copta ortodossa di San Giorgio, Roma)

LA VERGINE MARIA, TABERNACOLO E ARCA DELL’ALLEANZA  

GIOVEDÌ 01 DICEMBRE 2011

Nella Chiesa copta ortodossa la Madre di Dio Maria è anche paragonata al tabernacolo eretto da Mosè e a molte delle cose che in esso erano contenute. Qui considereremo il paragone con il tabernacolo stesso, l’arca dell’alleanza, il propiziatorio e la coppa aurea della manna, quest’ultimi contenuti nell’arca.

Si legge in Esodo:
Tabernacolo:
Il Signore parlò a Mosè e disse: «[...] Essi mi faranno un santuario e io abiterò in mezzo a loro. Me lo farete in tutto e per tutto secondo il modello del tabernacolo e secondo il modello di tutti i suoi arredi, che io sto per mostrarti (Es 25,1,8,9)

ARCA DELL’ALLEANZA E PROPIZIATORIO:
«Faranno dunque un’arca di legno d’acacia [...] La rivestirai d’oro puro; la rivestirai così, sia dentro che fuori; le farai al di sopra una ghirlanda d’oro, che giri intorno [...] Farai anche un propiziatorio d’oro puro; la sua lunghezza sarà di due cubiti e mezzo e la sua larghezza di un cubito e mezzo. Farai due cherubini d’oro; li farai lavorati al martello, alle due estremità del propiziatorio; fa’ un cherubino per una delle estremità e un cherubino per l’altra; farete in modo che questi cherubini escano dal propiziatorio alle due estremità. I cherubini avranno le ali spiegate in alto, in modo da coprire il propiziatorio con le loro ali; avranno la faccia rivolta l’uno verso l’altro; le facce dei cherubini saranno rivolte verso il propiziatorio. Metterai il propiziatorio in alto, sopra l’arca; e nell’arca metterai la testimonianza che ti darò. Lì io mi incontrerò con te; dal propiziatorio, fra i due cherubini che sono sull’arca della testimonianza, ti comunicherò tutti gli ordini che avrò da darti per i figli d’Israele (Es 26,10-22)
COPPA AUREA DELLA MANNA:
Mosè disse: «Questo è quello che il Signore ha ordinato: « Riempi un omer di manna, perché sia conservato per i vostri discendenti, perché vedano il pane col quale vi ho nutriti nel deserto, quando vi ho fatti uscire dal paese d’Egitto »». E Mosè disse ad Aaronne: «Prendi un vaso, mettici dentro un omer di manna, e deponilo davanti al Signore, perché sia conservato per i vostri discendenti». Secondo l’ordine che il Signore aveva dato a Mosè, Aaronne lo depose davanti alla Testimonianza, perché fosse conservato (Es 16,31-32)
San Paolo affermò che quell’urna contenente la manna fu poi posta nel Tabernacolo, all’interno dell’arca dell’alleanza.
L’arca dell’alleanza tutta ricoperta d’oro, nella quale si trovavano un’urna d’oro contenente la manna (Eb 9,4)
ll tabernacolo eretto da Mosè, primo tempio del vero Dio, è simbolo della Vergine, in cui dimorò Cristo e per mezzo della quale « il Verbo venne ad abitare in mezzo a noi ». Così come nel tabernacolo Dio discendeva con la sua presenza (Shekinah), allo stesso modo Dio discese per lo Spirito Santo nel ventre della Vergine Maria e vi abitò.
Inoltre, per la presenza in lei del Dio incarnato, la Vergine è, come il propiziatorio, indice della dimora di Dio fra gli uomini e la coppa aurea perché contenne il vero Pane disceso dal cielo.
In realtà, il tabernacolo con l’arca, il propiziatorio e la coppa aurea erano già prefigurazione del miracolo dell’incarnazione dell’Emmanuele, del Dio con noi.
Nella Salmodia copta, sia quella annuale che quella del tempo di Avvento, la Vergine Maria è costantemente paragonata al tabernacolo costruito da Mosè. Ecco alcuni brani tratti dalla Salmodia annuale nella quale si descrive mirabilmente questa miracolosa prefigurazione.
TABERNACOLO E L’ARCA:
1. Tu [Maria] sei il tabernacolo che costruì con grande onore Mosè (Psali Adam alla Vergine sulla Theotokia della domenica).
2. Chi può dire la nobiltà del tabernacolo che fece Mosè sul monte Sinai? Lo fece gloriosamente, secondo la parole del Signore, secondo le parole del Signore, e secondo tutti i modelli che gli erano stati mostrati. In esso resero il culto Aronne ed i suoi figli, come simbolo alle cose alte, e all’ombra delle cose celesti. Essi vi rappresentarono te, o Vergine Maria, arca veritiera in cui entrò Dio (Theotokia della domenica, 2° brano).
3. Tutti insieme i figli di Israele portano dei doni al tabernacolo del Signore: l’oro e l’argento e le pietre preziose, il lino filato e la porpora. Fu fatta un’arca con del legno che non può essere intaccato dai tarli, fu rivestita di oro internamente ed esternamente. Ed anche tu, o Vergine, sei rivestita internamente ed esternamente della gloria della Divinità. Hai infatti condotto un popolo numeroso a Dio, tuo Figlio, per mezzo della tua purezza. Per questo ti esaltiamo degnamente con inni profetici: hanno, infatti parlato di te con opere venerabili, o città santa del gran Re. Ti chiediamo e ti preghiamo affinché ci ottenga la misericordia per mezzo delle tue intercessioni presso colui che ama l’umanità (Theotokia della domenica, 2° brano).
4. Giustamente sei chiamata, o Santa Maria, il secondo tabernacolo dei santi, quello in cui si trovano la verga di Aronne, ed il santo fiore dell’incenso. Sei rivestita internamente ed esternamente di purezza, tabernacolo puro, albergo dei giusti. Le legioni eccelse, ed i cori dei giusti rendono gloria alle tue beatitudini (Theotokia della domenica, 7° brano).
5. È un vero tabernacolo la Vergine Maria, nel cui centro si trovano le testimonianze fedeli: l’arca immacolata ricoperta d’oro da ogni lato, ed il propizitorio cherubico, la coppa d’oro, in cui vi è la manna, ecco che il Verbo del Padre venne e si incarnò in te (Theotokia della domenica, 13° brano).
6. Ave, o piena di grazia, Vergine immacolata, arca manufatta, scrigno di giustizia (Secondo Lobsh del Sabato).
7. Il vanto e lo splendore e la gloria e la lode convengono alla Madre di Dio, l’arca pura (Dossologia per la Vergine).
Propiziatorio e Coppa aurea della manna:
8. Ti conviene invero essere chiamata la coppa aurea, in cui è racchiusa la manna; quella fu posta nel tabernacolo, in testimonianza ai figli d’lsraele, a causa dei benefici che fece loro il Signore Iddio nel deserto del Sinai. Tu pure o Maria portasti nel tuo seno la manna razionale proveniente dal Padre; lo generasti senza macchia, ci diede il suo Corpo ed il suo Sangue, e ci ha vivificati in eterno (Theotokia della domenica, 4° brano).
9. Due Cherubini d’oro che sono immagini coprono di continuo il propiziatorio con le loro ali. Adombrando il luogo santo dei santi nel secondo tabernacolo. Anche te o Maria, adombrano migliaia di migliaia, e miriadi di miriadi. E lodano il loro Creatore che si trova nel tuo seno, colui che si fece simile a noi, senza peccato e senza cambiamento (Theotokia della domenica, 3° brano).

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LA LIBERTÀ DEI FIGLI DI DIO – Daniel Rops *

http://www.atma-o-jibon.org/italiano6/letture_patristiche_o.htm#«QUANDO VERRÒ E VEDRÒ IL VOLTO DI DIO?»

LA LIBERTÀ DEI FIGLI DI DIO

Daniel Rops *

Nato a Epinal in Francia nel 1901, Henri Petiot, detto Daniel Rops, è morto il 27 luglio 1965. Storico e scrittore di valore è stato ammesso tra gli accademici di Francia nel 1955. Lavoratore infaticabile, ha saputo far fruttificare i suoi doni eccezionali, specialmente nella poderosa opera in otto volumi «Storia della Chiesa di Cristo». Abbiamo qui un vivace ritratto del fondatore dell’Oratorio san Filippo Neri.

In tutta la storia della Chiesa non vi è certamente nessun santo che come san Filippo Neri abbia dato una testimonianza tanto valida della libertà dei figli di Dio. Egli fondò l’Oratorio, uno degli istituti più singolari – almeno agli inizi – esistenti in seno alla Chiesa. Per le vie di Roma incontriamo, verso il 1590, questo brav’uomo dall’aspetto strano, calvo, con la barba incolta,la corporatura alta e dinoccolata, che si agita gesticolando e parla e ride con tutti. Nulla di artificioso in lui: questo è il meno che si possa dire. Gli piace moltissimo lanciare una battuta, fare qualche scherzo bonario e giungere fino a mettere in ridicolo se stesso: sa lui il perché. Si direbbe che ha deciso di non farsi prendere sul serio: ma è proprio questa umiltà che tocca le anime, questa delicata disinvoltura… la sua «continua ilarità di spirito» è comunicativa, e il suo umorismo, da cui non volle mai staccarsi, si situa al punto di incontro della tenerezza con l’ironia, del consiglio morale con lo scherzo, là dove esplode, nella gioia, la libertà del cristiano.
Ma, nello stesso tempo, questo personaggio così curioso, così sconcertante per molti aspetti, quest’uomo d’una meravigliosa purezza d’animo, è un grande mistico che il cielo ricolma di grazie visibili e di carismi. Come si racconta, il Cristo stesso l’ha segnato con il suo sigillo, in un misterioso colloquio di cui Filippo non parla mai, ma che certamente è stato determinante nella sua vita; si dice che in quell’istante il suo cuore si è rivelato troppo piccolo per contenere l’immensità del suo amore soprannaturale; perciò si è gonfiato tanto che le costole si sono sollevate per fargli posto. Quando Filippo prega si direbbe che non appartenga più alla terra, che stia per volare al cielo verso cui tende le sue mani scarne e diafane. E’ evidente che al capezzale dei malati – uno dei posti che egli predilige – Dio si serve di lui per guarigioni miracolose… I penitenti che si inginocchiano al suo confessionale, come più tardi quelli del curato d’Ars, non hanno bisogno di manifestare le proprie colpe: il santo legge nel loro cuore meglio di quanto lo facciano loro stessi. E se uno volesse chiedergli: «Padre da che cosa vede che ho commesso questa colpa?», si sentirebbe rispondere, in uno scoppio di risa: «Dal colore del tuo pelo!».
Questo era il Filippo che Firenze aveva visto nascere nel 1515 da una povera famiglia di bottegai e che a 17 anni, invece di andare a imparare i segreti del mestiere presso uno degli zii, si era improvvisamente messo al servizio di Cristo. Per anni, vivendo di espedienti, dormendo nelle chiese o sotto i portici, portando il suo pane nel cappuccio del mantello, era stato uno di quegli apostoli laici, uno di quei bizzarri testimoni della Parola, che oggi sembrano una cosa inconcepibile e che allora,invece, erano piuttosto numerosi. In tutti i quartieri, fossero anche i più malfamati, egli predicando all’aperto ad ascoltatori ben disposti, otteneva conversioni sorprendenti. Lo si vedeva spesso nelle catacombe, in preghiera davanti alla tomba di qualche martire; si recava regolarmente in pellegrinaggio alle «sette chiese», le più celebri e sante basiliche della città. La confraternita della Carità, che riuniva membri appartenenti a tutte le classi sociali, non aveva servitore più devoto, più dedito al prossimo, di quell’uomo eccentrico che aveva sempre Dio sulle labbra… Più tardi accettò di diventare sacerdote, anche se – come pare – non aveva compiuto studi di teologia molto regolari. Ma lo Spirito di Dio, per soffiare, non ha assoluto bisogno né della teologia, né dei teologi: ed era appunto questo Spirito che parlava per bocca sua.

* L’Eglise de la Renaissance et de la Réforme catholique, Fayard, Parigi 1955, pp. 160-162.

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