Archive pour le 22 février, 2013

Trasfigurazione – “O datore di luce, gloria a te!”

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SALMO 26 : IL SIGNORE E’ MIA LUCE E MIA SALVEZZA

http://www.adonaj.net/old/preghiera/salmo26.htm

 SALMO 26 

IL SIGNORE E’ MIA LUCE E MIA SALVEZZA

vv.1-6
Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita, di chi avrò terrore?
Quando mi assalgono i malvagi per straziarmi la carne,
sono essi, avversari e nemici,
a inciampare e cadere.
Se contro di me si accampa un esercito il mio cuore non teme;
se contro di me divampa la battaglia anche allora ho fiducia.
Una cosa ho chiesto al Signore questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita,
per gustare la dolcezza del Signore ed ammirare il suo santuario.
Egli mi offre un luogo di rifugio nel giorno della sventura.
Mi nasconde nel segreto della sua dimora,
mi solleva dalla rupe.
E ora alzo la testa sui nemici che mi circondano;
immolerò nella sua casa sacrifici d’esultanza,  
inni di gioia canterò al signore.

NON NASCONDERMI IL TUO VOLTO
vv.7-14

Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me! Rispondimi.
Di te ha detto il mio cuore: “Cercate il suo volto”;
il tuo volto, Signore io cerco.
Non nascondermi il tuo volto, non respingere con ira il tuo servo.
Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi, non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.
Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato,
ma il Signore mi ha raccolto.
Mostrami, Signore, la tua via, guidami sul retto cammino,
a causa dei miei nemici.
Non espormi alla brama dei miei avversari;
contro di me sono insorti falsi testimoni che spirano violenza.
Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte, si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore.

L’ARGOMENTO.
Il salmo si divide in due momenti distinti di un unico atteggiamento di profonda fiducia in Dio. Nel primo momento (Cantico di fiducia vv.1-6) il povero del Signore si rivolge a Lui da una posizione euforica di distanza dalla prova: tutto è bello, tutto è facile, tutto è sicuro per chi ha nel Signore la sua luce e la sua salvezza. Tutto è dominato dalla dolcezza del Signore, dal dono impareggiabile dell’esperienza di Dio.
Nel secondo momento (Lamentazione individuale vv.7-14) la prova ha attanagliato l’anima. Si ode un grido lacerante: “Abbi pietà di me, Signore! Rispondimi!”
E’ l’ora del buio, del deserto, in cui Dio pare nascondere il suo volto. L’ora del Getsemani. Ma il povero del Signore non desiste dalla preghiera, non rimette ogni cosa in discussione, non si lascia naufragare dallo sconforto; la preghiera si fa più tersa, fino a raggiungere il distacco della carità perfetta: “Il tuo volto, Signore, io cerco”.
La fede, nell’impatto con la realtà cocente della prova, affonda le sue radici e acquista dimensioni e certezze nuove: “Il Signore mi ha raccolto”.
E’ dall’avere creduto all’amore che scaturisce l’invito alla speranza che non delude, in un appello pieno di tenerezza che la voce dello Spirito Santo, attraverso quella della Chiesa, ci fa giungere oggi per stimolare l’impegno delle nostre risorse umane: sii forte, rinfrancati, e spera nel Signore.

COMMENTO.
La fede trionfante espressa in questi magnifici versi non è dovuta all’esuberanza giovanile o al rifiuto dell’adulto di affrontare la serietà della situazione contingente. Manifesta invece la maturità di chi è radicato in quella fede e in quella fiducia che si sono sviluppate attraverso le tribolazioni dell’esistenza. Fortificato interiormente dalla sua fede vibrante, l’orante, (come re Davide) può rialzare la testa con fiducia e speranza, pur trovandosi in mezzo ai problemi pressanti del momento.
L’esperienza ha dimostrato ad ogni orante che Dio, nostra luce, nostro presidio e nostra salvezza, non manca mai di correre in aiuto per liberarci dall’assalto dei nemici (siano essi fisici siano essi spirituali). Queste cose non giungono mai a nuocerci o a distruggerci perché, appena sferrano il loro attacco, restano abbattuti dal Signore.
La sicurezza dell’orante è così grande che, anche se si scatenassero tute le negatività contro di lui, il suo cuore resterebbe fiducioso in Dio. San Francesco, chiamato in giudizio dal padre suo, gli restituì gli abiti che indossava, affermando che, da quel momento in poi, a più giusto titolo avrebbe potuto chiamare Dio con il nome di padre.
Anche Giobbe il grande paziente, parlando di Dio, dichiara: “anche se Egli mi uccidesse, continuerei a sperare” (Gb.13,15).
L’orante rivela la fonte del suo enorme coraggio e della sua forza interiore. Essa scaturisce da un rapporto di tenero e fiducioso abbandono in Dio. Il desiderio più profondo del suo cuore è vivere in comunione perenne col Signore. Se si riesce a realizzarlo, si possiede tutto ciò che si desidera: la vicinanza e l’amicizia con Dio.
La prima arte del salmo è costruita essenzialmente con due serie d’immagini: la guerra d’attacco e il rifugio. Da una parte avanza il male, per sopprimere l’orante. Ma, anche se si vedesse assalito da più parti, l’orante non ha timore, perché Dio è per lui una difesa.
La seconda parte ci dice che l’orante prega il Signore di guidarlo su un retto cammino. Possiamo intravedere in questo salmo i grandi temi della storia d’Israele che sono trasposti sul credente stesso, il quale si pone in stato di esodo. Quanto agli avversari, mentitori, traditori, spergiuri, tentatori, idolatri ecc…non sono più paragonati ad un esercito (nemici) che si presenta di fronte, ma ad una banda armata appostata in agguato (le tentazioni).
Le due parti del salmo sono unite in modo evidente, come due tavole simmetriche di un dittico. Paradossalmente, Dio mette nello stesso tempo i suoi fedeli al riparo e al largo. Il legame che concilia questi due simboli opposti è il tempio che, agli occhi della fede, rimane luogo di rifugio dell’esodo (quante volte entrando in una chiesa ci siamo sentiti a casa!).
Noi cristiani non dobbiamo più cercare fuori di noi stessi la casa del Signore. Il nostro corpo stesso, con la chiesa, forma il tempio di Dio (1 Cor. 7,19).
Io penso che il salmo, questa stupenda preghiera-dialogo, c’insegna a mantenere il giusto equilibrio tra contemplazione e azione, tra il gustare la dolcezza di Dio e il camminare sul retto cammino.
Per terminare bisogna, da una parte, aderire a Dio con la mente e il cuore, e, dall’altra parte, collaborare all’estensione del Regno di Dio proclamato da Gesù Cristo.

Amen!Alleluia!Amen! 

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II DOMENICA DI QUARESIMA – LETTURE ED OMELIA

http://www.perfettaletizia.it/archivio/anno-C/II_quaresima.htm

II DOMENICA DI QUARESIMA – LETTURE ED OMELIA

I LETTURA (GN 15,5-12.17-18)
DAL LIBRO DELLA GENESI                                                    

In quei giorni, Dio condusse fuori Abram e gli disse: « Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle » e soggiunse: « Tale sarà la tua discendenza ». Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.
E gli disse: « Io sono il Signore, che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti in possesso questa terra ». Rispose: « Signore Dio, come potrò sapere che ne avrò il possesso? ». Gli disse: « Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un ariete di tre anni, una tortora e un colombo ».
Andò a prendere tutti questi animali, li divise in due e collocò ogni metà di fronte all’altra; non divise però gli uccelli. Gli uccelli rapaci calarono su quei cadaveri, ma Abram li scacciò.
Mentre il sole stava per tramontare, un torpore cadde su Abram, ed ecco terrore e grande oscurità lo assalirono.
Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un braciere fumante e una fiaccola ardente passare in mezzo agli animali divisi. In quel giorno il Signore concluse quest’alleanza con Abram:
« Alla tua discendenza
io do questa terra,
dal fiume d’Egitto
al grande fiume, il fiume Eufrate ».

Salmo (26)                                               
 Rit. Il Signore è mia luce e mia salvezza.
Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura? Rit.

Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me, rispondimi!
Il mio cuore ripete il tuo invito:
«Cercate il mio volto!».
Il tuo volto, Signore, io cerco. Rit.

Non nascondermi il tuo volto,
non respingere con ira il tuo servo.
Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,
non abbandonarmi, Dio della mia salvezza. Rit.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore. Rit.

II LETTURA (FIL 3,17-4,1)
DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI FILIPPESI

Fratelli, fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l’esempio che avete in noi. Perché molti – ve l’ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto – si comportano da nemici della croce di Cristo. La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio. Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra.
La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose.
Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete in questo modo saldi nel Signore, carissimi!

Rit. Lode e onore a te, Signore Gesù!
Dalla nube luminosa, si udì la voce del Padre:
“Questi è il mio Figlio l’amato: ascoltatelo”.
Rit. Lode e onore a te, Signore Gesù!

VANGELO (LC 9,28-36)
DAL VANGELO SECONDO LUCA

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: « Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa ». Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: « Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo! ».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

OMELIA
E’ proprio curioso quel forno fumante e quella fiaccola accesa che passano tra gli animali divisi da Abramo, su ordine di Dio. La divisione degli animali era un rito di alleanza tra due contraenti, che si mettevano tra gli animali divisi invocando su di sé un esito uguale qualora l’alleanza venisse da loro spezzata; questo lo sappiamo bene (Ger 34,18), ma il resto, appunto, va indagato. Cosa significa quel forno fumante che passa tra gli animali divisi? Sicuramente, stando all’archeologia, un piccolo forno per il pane, e si tratta così di un segno di abbondanza. Dio si impegna a proteggere, a nutrire il popolo immenso che discenderà da Abramo. La fiaccola ardente? E’ il segno che Dio sarà luce ai passi del suo popolo. Abramo – si noti – non è tra gli animali: l’alleanza è un fatto unilaterale di Dio. E’ un’alleanza offerta da Dio, che l’uomo è chiamato ad accogliere. Alleanza di pace, di amore. Gli animali divisi indicano la serietà dell’impegno. L’uomo davanti a Dio è degno della sorte di quegli animali, ma Dio è misericordioso e dona vita e luce. Come si vede il rito compiuto da Abramo, su ordine di Dio, non coincide precisamente con il rito di alleanza tra due uomini.
Quello che ci colpisce di questa narrazione, oltre la misericordia di Dio, è la costanza di Abramo nello scacciare gli uccelli rapaci. Abramo arriva fino alla sera, al tramontare del sole. A questo punto Abramo avverte un torpore, una svogliatezza nell’attendere. E’ il momento della tentazione. A questo torpore segue in Abramo un oscuro terrore. E’ l’oscuro terrore di chi avverte che è sull’orlo di cedere. Di chi si sente oppresso dal pensiero di essersi ingannato. E’ il terrore oscuro di chi sente la sua fede in pericolo; il terrore oscuro di considerare le difficoltà del mantenimento di un popolo numeroso. E’ notte; e la notte suggerisce il riposo, la fine della giornata; ma Abramo lotta contro il sonno, come prima lottava contro gli uccelli del cielo. E proprio quando la fede di Abramo è allo spasimo, Dio si rende presente, con i segni di un forno e di una fiaccola.
Quella fiaccola che illumina la notte è facile leggerla come immagine di Cristo, Luce del mondo. E quel forno per il pane è ancora facile rapportarlo a Cristo, che nel suo amore per noi (il fuoco del forno) si è fatto nostro cibo: Pane disceso dal cielo che ci sostiene nel cammino, come già la manna nel deserto.
Il Vangelo ci presenta Cristo che su di un alto monte si trasfigura: è la Luce del mondo. Mosè ed Elia compaiono a fianco di lui, riverenti.
I discepoli sono oppressi dal sonno, ma tuttavia rimangono svegli; la meraviglia, la bellezza, la beatitudine li sottraggono al sonno. Ma ai discepoli sfugge la portata del discorso centrato sull’andare a Gerusalemme di Gesù, per la sua dipartita da questo mondo. Pietro ha in mente ben altro; chiede a Gesù di poter fare tre capanne, “una per te, una per Mosè e una per Elia”. Per Pietro è giunto il compimento di tutto. Sono giunti i cieli e terra nuovi. Ma le cose non stanno così, come le pensa Pietro. Una nube avvolge tutto e una voce dice: “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!”. Un invito a non ascoltare se stessi, ma lui. Chi ascolta se stesso e non il Cristo si comporta da “nemico della croce di Cristo”, come dice san Paolo (Fil 3,18). E quanti oggi sono nemici della croce di Cristo! Sono quelli che leggendo il Vangelo non ascoltano il Vangelo, ma il loro quieto vivere, oscurando così la forza rinnovatrice del Vangelo. Sono quelli che hanno occhi che vedono, ma cuore che non vuol vedere; e così leggendo il Vangelo ascoltano se stessi e vogliono trovare l’avallo alla loro mediocrità, la giustificazione della loro avversione alla croce. E’ la storia della formazione delle eresie; attribuire a Dio i nostri errori e quindi essere obbedienti a Dio datore non della verità, ma dei nostri errori. Orribile a dir poco! Eppure, fratelli e sorelle, accade spesso.
Ma noi vogliamo ascoltare Gesù, il suo Vangelo. Vogliamo seguirlo prendendo la croce, testimoniando con la nostra vita la fecondità della sua croce in noi. Noi dobbiamo cercare il sacrificio, il che vuol dire che di fronte a due cose da intraprendere bisogna scegliere quella che ci costa di più in lotta all’amor proprio, per un maggiore amore al prossimo. Non parlo di penitenze corporee, che non vanno escluse, ma parlo di lotta all’amor proprio; le penitenze corporee le facciamo più volentieri che le rinunce del cuore.
Abramo accolse l’alleanza di Dio nel segno di un sacrificio: gli animali divisi. Noi accogliamo la nuova ed eterna alleanza stabilita nel sangue di Cristo, morto sulla croce. Chi vuole un’alleanza con Dio fuori del sacrificio di Cristo, al quale è invitato a partecipare, è un illuso frequentatore del peccato.
Ma diciamo col salmista queste parole, noi che non siamo nemici della croce di Cristo: “Il mio cuore ripete il tuo invito: <Cercate il mio volto>. Il tuo volto, Signore, io cerco”. Cerchiamo il volto del Signore nel Vangelo, vivendo il Vangelo. Quel volto ci apparirà, ci illuminerà, e ci impegneremo a rendere non il 10% o il 40%, ma il 100%. Chi coglie, nella fede, nella speranza e nella carità, il volto di Cristo non può che essere rapito da lui, che “trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso”. Ma coloro che sono nemici della croce di Cristo, e che accarezzano perciò il vizio, non avranno il corpo trasfigurato in conformità al corpo glorioso di Cristo, ma il loro corpo sarà marcato in eterno da una risurrezione di condanna e di infamia. San Paolo ben ci avverte (Gal 6,8): “Chi semina nella sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione; chi semina nello Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna”. Amen. Ave Maria. Vieni, Signore Gesù.

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