Archive pour le 21 février, 2013

Purim, ricordando il coraggio di Ester

Purim, ricordando il coraggio di Ester dans immagini sacre

http://reporterpercaso.com/2012/03/07/purim-la-festa-delle-sorti/

Publié dans:immagini sacre |on 21 février, 2013 |Pas de commentaires »

LA FESTA DI PURIM Parte prima, parte seconda (Febbraio 24-25 – Adar 14-15)

http://www.messiev.altervista.org/festapurim1.htm

LA FESTA DI PURIM (Febbraio 24-25 – Adar 14-15)

PARTE PRIMA

(ARGENTINO QUINTAVALLE)

La Festa di Purim è la festa che ricorda la liberazione del popolo Giudeo ai tempi di re Assuero di Persia (chiamato ’aḥšwērôš  in ebraico), secondo quanto descritto nel libro di Ester.
Perché studiare questa festa? Innanzitutto perché è nella Bibbia, e quindi è importante. Dobbiamo ricordare che le feste non sono solo giudaiche, ma bibliche, ed hanno un significato per TUTTI  i credenti di tutte le età. La questione non è, “dobbiamo continuare ad osservare la festa oggi?”, ma piuttosto, “c’è qualche lezione che possiamo apprendere da questa festa oggi”?
Il Libro di Ester, che viene letto per intero nelle sinagoghe nel giorno di questa festa, ci parla di una donna ebrea di nome Ester, le cui circostanze la mettono nella condizione di salvare il suo popolo da un malvagio complotto che mirava ad annientare l’intera popolazione giudaica dell’Impero Persiano. La storia è piena di situazioni ironiche e coincidenze straordinarie. Così evidente è la presenza di Dio nel libro di Ester, che molti trovano difficile credere che, a differenza di altri libri della Bibbia, il nome del Dio d’Israele non sia citato neanche una volta. L’intervento di Dio a favore del Suo popolo è così evidente che pervade tutto il libro anche se il Suo nome non appare.
Possiamo anche vedere un tocco d’ironia nella scelta del nome di questa festa. Sembra che il grande nemico del popolo, Haman, sia stato molto superstizioso e per questo si affidò alla sorte (Est.3:7). Gli Ebrei chiamarono questa festa Purim (che è il plurale ebraico della parola persiana Pur, che significa «sorte». L’ebraico «im» è il suffisso del plurale) o festa delle Sorti, la festa che ricorda quando Haman aveva gettato le sorti per accertare quale fosse il giorno favorevole per mettere in atto il suo decreto sanguinario (Est.9:24). Ma, ironicamente, il giorno stabilito dalla sorte per la distruzione del popolo ebraico è diventato il giorno in cui i Giudei celebrano la vittoria sui loro nemici. Questo libro è pieno di ironie. Il principio stabilito in Gen.12:3 è qui visto molto chiaramente: «benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà».
Purim è classificato come una delle feste « minori » perché non è citata nei libri di Mosè, tuttavia questa non era la valutazione dei rabbini antichi. Molti credevano che il libro di Ester fosse stato scritto per insegnare che Dio opera nascostamente dietro le scene. Più di una saggio ha paragonato Purim alla festa “maggiore” di Yom Kippur, il Giorno dell’Espiazione. Gli Hasidim (i pii) hanno considerato Purim come un classico caso di Kiddush Ha-Shem (la Santificazione del Nome) dove ogni singolo Giudeo era disposto a morire piuttosto che ad abbandonare la propria fede. La preservazione del popolo Giudeo sotto gli stenti e sotto le minacce di genocidio è un tema ricorrente nella storia. A Purim, Haman è una metafora del male, come Faraone, Antioco Epifanie e Adolf Hitler. In un discorso del 1944, Hitler disse che se i Nazisti sarebbero stati sconfitti, i Giudei avrebbero potuto celebrare “un secondo trionfante Purim”. Un’altra interpretazione rabbinica di Purim che abbiamo nel libro di Ester è la maledizione degli Amalekiti, che vedremo più avanti. Adesso diamo uno sguardo alla storia.
Questi eventi ebbero luogo in Persia durante il tempo della prima deportazione, a partire dal 519 a.C. Il re di Persia (il moderno Iran) era ’aḥšwērôš. Il suo impero aveva conquistato il decadente impero babilonese. Tra gli abitanti multi-etnici del suo regno c’erano molti ebrei che erano stati deportati. Questa comunità era sopravvissuta e si era stabilizzata, ma durante il regno di Assuero le cose improvvisamente presero una svolta pericolosa.
I due eroi principali della storia sono Ester e Mardocheo. Ester, il cui nome ebraico era Hadassah, aveva perso i suoi genitori sin dalla tenera età e suo cugino Mardocheo l’ha adottata e fatta crescere come se fosse una figlia. Mardocheo aveva un incarico a corte, che gli dava accesso al palazzo ed alla porta del re. Egli non ha mai nascosto la sua origine ebraica, né si è mai vergognato di essa, mentre ha consigliato ad Ester di non rivelare la sua nazionalità. Mardocheo fu quel giusto che si è rifiutato di inchinarsi di fronte ad Haman, perché era Giudeo e doveva rendere onore soltanto a Dio. Questo fatto ha creato le circostanze per il resto della storia.
Assuero aveva organizzato una grande festa. Infatti, la storia si apre con il re che si trova nel mezzo di un grande banchetto. Nell’ultimo giorno della festa, mentre aveva il «cuore allegro dal vino», decise di mostrare a tutti gli ospiti la sua bella moglie Vashti. La regina, che nel frattempo teneva anch’essa un banchetto nel palazzo reale, ma separatamente con le donne, si rifiutò di ubbidire al re. Questo ha comportato la sua messa al bando ed il re, su consiglio dei suoi ministri, ha deciso di indire un bando di “Miss Persia” per scegliere la nuova regina. Ha vinto Ester, che era molto bella, e così divenne la regina della Persia, ma il re non sapeva che era Giudea né che Mardocheo era il suo più stretto parente e tutore. Come già detto, Mardocheo l’aveva istruita a tenere segreta la sua origine.
In seguito, Mardocheo venne a conoscenza di un piano per assassinare il re e lo riferì alla regina Ester, vanificando così il complotto e salvando la vita del re. Il fatto venne registrato nel libro delle Cronache del regno ma ben presto dimenticato. A questo punto entra in scena l’altro personaggio importante della vicenda, Haman, promosso dal re alla più alta carica del regno.
Come Haman ha preso potere, ha subito preteso i dovuti omaggi e, secondo la buona tradizione pagana, tutti i suoi subalterni dovevano inchinarsi davanti a lui. Ma Mardocheo si rifiutava continuamente. Ora, sappiamo che Haman era un Amalekita, e questo ci dà il motivo di quello che potrebbe apparire come una reazione esagerata, da parte sua, quando venne a sapere delle origini di Mardocheo.
L’inimicizia tra i figli d’Israele ed i figli di Amalek risale ai tempi dell’Esodo. Quando Haman ha saputo che Mardocheo era un Giudeo, ha deciso di servirsi della sua influenza sul re per strappargli un decreto nel quale dichiarare “caccia aperta” ai Giudei di tutto l’impero. In questa versione iniziale della «Soluzione Finale» di Hitler, Haman convinse il re che non era suo interesse tollerare il popolo Giudeo e che quindi doveva essere distrutto: «non conviene quindi che il re lo tolleri» (Est.3:8).
Quando Mardocheo viene a sapere del piano, entra in un grande lutto. Ester, venuta a sapere della sua condizione di dolore, gli manda un servitore per scoprire la causa. Mardocheo cerca di convincerla di andare dal re per salvare la sua gente, ma Ester ha paura, perché chiunque si avvicinava al re senza invito veniva messo a morte, anche la regina, a meno che il re non decidesse di stendere il suo scettro come segno di favore. Lei manda a dire a Mardocheo che ha paura, ma a questo punto Mardocheo fece dare la seguente risposta:
«Non ti mettere in mente che tu sola scamperai fra tutti i Giudei perché sei nella casa del re. Poiché se oggi tu ti taci, soccorso e liberazione sorgeranno per i Giudei da qualche altra parte; ma tu e la casa di tuo padre perirete; e chi sa se non sei pervenuta ad esser regina appunto per un tempo come questo?» (Est.4:13,14).
La regina Ester non aveva alcuna scelta oltre che rispondere a questa richiesta. Lei ordinò che tutti i Giudei digiunassero per tre giorni, la stessa cosa avrebbe fatto lei e le sue serve. Quindi, a grande rischio della propria vita, lei si è presentata al re. Assuero, invece di essere arrabbiato, è stato molto lieto di vederla e le ha chiesto cosa voleva, «Quand’anche tu chiedessi la metà del regno, ti sarà data» (Est.5:3). Lei chiese che il re ed Haman fossero presenti  quella sera ad un convito preparato da lei stessa. Quella sera il re rinnova la sua richiesta. Lei risponde dicendo di volere che lui ed Haman venissero ad un altro convito il giorno seguente, durante il quale esprimerà il suo desiderio al re.
Haman fu piuttosto euforico per il fatto che al convito della regina ci fosse soltanto lui, oltre al re. Così, incoraggiato dall’invito, incoraggiato da sua moglie e dai suoi amici e arrabbiato dal rifiuto di Mardocheo d’inchinarsi davanti a lui, ordinò la costruzione di una forca alta cinquanta cubiti, dove aveva previsto di impiccare pubblicamente Mardocheo per “insubordinazione”.
Ora, per ironia della sorte, quella notte il re non riusciva a dormire e chiamò i servitori per farsi leggere il libro delle Memorie. Gli venne rinfrescata la memoria che Mardocheo aveva smascherato un complotto contro il trono ed aveva salvato il re. Si rese conto che Mardocheo non era mai stato ringraziato adeguatamente, ed ha cercato un modo per farlo. Per una straordinaria “coincidenza”, Haman proprio allora era entrato nel palazzo per chiedere l’impiccagione di Mardocheo alla forca che aveva fatto costruire per tale scopo. Ma prima che egli potesse rendere nota la sua richiesta, il re ha iniziato a chiedergli: «che bisogna fare ad un uomo che il re voglia onorare?» (Est.6:6). Essendo un uomo “modesto” e pensando che il re si riferisse a lui, Haman rispose secondo quello che avrebbe gradito per se stesso: «Si prenda la veste reale che il re suol portare, e il cavallo che il re suol montare, e sulla cui testa è posta una corona reale; si consegni la veste e il cavallo a uno dei principi più nobili del re; si rivesta di quella veste l’uomo che il re vuole onorare, lo si faccia percorrere a cavallo le vie della città, e gli si gridi davanti a lui: – Così si fa dell’uomo che il re vuole onorare!» (Est.6:8,9). Sarebbe stato bello poter vedere la faccia di Haman quando venne a sapere che il re stava parlando di Mardocheo.
Haman tornò a casa «tutto addolorato e col capo coperto» (Est.6:12), e pieno di vergogna cominciò a raccontare a sua moglie e ai suoi amici tutto quello che gli era successo. Mentre essi stavano ancora parlando, i servi del re arrivarono per accompagnare Haman al convito della regina. Durante la serata, ancora una volta Assuero chiese ad Ester, «Qual è la tua richiesta?…fosse anche la metà del regno, l’avrai» (Est.7:2). A questo punto Ester rivela che lei ed il suo popolo erano in pericolo di vita ed il responsabile di tutto era Haman. Quando ha sentito questo, il re «tutto adirato si alzò, e dal luogo del convito andò nel giardino del palazzo» (Est.7:7). Mentre egli era uscito Haman si è gettato sullo stesso divano dove stava Ester per chiedere la sua clemenza. Quando il re è rientrato nella sala del banchetto ha trovato Haman vicino alla regina, troppo vicino alla regina, e lo ha fatto appendere sulla stessa forca che era stata preparata per Mardocheo!
Dopo l’esecuzione di Haman, il re ha affrontato il problema della distruzione del popolo Giudeo. Secondo la legge dei Medi e dei Persiani, un decreto reale non poteva essere annullato; però potevano essere fatte delle leggi aggiuntive per eludere la legge precedente. Così il re Assuero ha decretato che se i Giudei venivano attaccati, potevano difendersi con tutti i mezzi a loro disposizione. E così, il giorno scelto per la loro distruzione divenne un giorno di liberazione e di allegria per i Giudei dato che hanno respinto con successo gli attacchi dei loro nemici.
Questa è la storia della festa di Purim, così come è registrata nel rotolo di Ester. Mardocheo ha scritto questi fatti ed ha inviato lettere a tutti i Giudei di tutte le province del regno di Assuero, vicine e lontane, per far loro celebrare ogni anno i giorni quattordici e quindici del mese di Adar (febbraio/marzo) come il tempo quando i Giudei hanno ottenuto riposo dai loro nemici e come il mese in cui il loro dolore è stato trasformato in allegria e il loro lutto in festa. Egli ha scritto loro  affinché facessero di quei giorni dei giorni di conviti e di gioia, nei quali mandarsi dei doni gli uni agli altri e particolarmente ai bisognosi. Perciò quei giorni furono detti di Purim, dal termine Pur (Est.9:20:22,26).
Ora consideriamo la maledizione di Amalek di cui abbiamo accennato. Nel Libro di Ester, Haman è detto essere un Agaghita, un discendente di Agag, re di Amalek. Il primo scontro con gli Amalekiti lo troviamo in Es.17. Gli Israeliti si trovavano ancora nel deserto e gli Amalekiti commisero il triste errore di diventare la prima nazione Canaanita ad attaccarli dopo l’Esodo. Per questo atto di arroganza, gli Amalekiti sono stati puniti con il disprezzo e con la maledizione (Es.17:14-16; Deut.25:17-19).
Come già detto, alla festa di Purim, l’intero rotolo di Ester viene letto. Ogni volta che nella lettura viene pronunciato il nome di Haman, esso viene fischiato con forza e il suo nome viene coperto da suoni di ogni genere, in conformità con l’ingiunzione biblica, «cancellerai la memoria di Amalek». Per tutta la storia, l’idea di nascondere la memoria del nome di Amalek, di cui Haman era un discendente, ha preso molte forme. In Persia ed in  Babilonia veniva bruciata un’effige di Haman. Nel 1800 nell’Europa Orientale, i Giudei scrivevano il nome di Haman sotto le suole delle loro scarpe e quando veniva pronunciato il suo nome, essi battevano i piedi in terra cancellando la scrittura. Oggi viene fatto ogni sorta di rumore, con strumenti di vario tipo ogniqualvolta viene pronunciato il nome di Haman.
Il tema di maledire o cancellare i nomi degli uomini malvagi si trova spesso nelle Scritture. Dobbiamo ricordare che i nomi erano molto più significativi di oggi nei tempi antichi. Essi indicavano chi era una persona e non erano semplicemente uno strumento per chiamare quella persona. Un nome poteva evocare onore, rispetto, paura, pietà, disprezzo o derisione. Ad esempio, quando il nome di Giacobbe è stato cambiato in Israele, egli è stato conosciuto non più come il soppiantatore (colui che ha preso il diritto di primogenitura di suo fratello) ma come colui che ha lottato con Dio ed ha vinto (Gen.25:6; 32:28). Uno degli aspetti più importanti della vita era quello di tramandare un buon nome ai propri discendenti. Un buon nome sarebbe rimasto per tutte le generazioni. Anche dopo la morte, il suo nome avrebbe continuato a vivere nel ricordo; ma un nome disonorato sarebbe stato dimenticato o cancellato.
Considerando questo tipo di cultura, è un po’ più facile vedere la gravità della maledizione di Dio sugli Amalekiti, consegnare il loro nome e la loro memoria all’oblìo in modo che la sola citazione del nome sia sinonimo di disonore e di disgrazia. Eppure, malgrado i tentativi di Israele di dimenticarsi di questa nazione arrogante, il nome di Amalek è ritornato a perseguitarli, alcune centinaia di anni dopo lo scontro di Es.17.
Il problema con gli Amalekiti divenne grave ai tempi di Saul, primo re d’Israele. Benché egli venne accettato da Dio quando il popolo chiese un re che governasse sopra di loro, Saul aveva dei grossi difetti che sono stati la causa di gravi mali per la nazione d’Israele. Un difetto era la sua tendenza a trascurare l’ubbidienza completa verso Dio. Saul ignorò la parola di Dio che gli aveva ingiunto di distruggere tutti gli Amalekiti ed i loro beni. Essi erano i discendenti naturali e spirituali della nazione che era stata maledetta nel deserto. Saul con il suo esercito vinse la battaglia, «ma Saul e il popolo risparmiarono Agag e il meglio delle pecore, dei buoi…e tutto quello che v’era di buono» (1Sam.15:8). Il rifiuto di Saul di eseguire il giudizio di Dio su Agag non solo gli costò il trono, ma portò anche dolore ad una generazione futura d’Israele.
Non solo Haman era un Amalekita, ma nel libro di Ester ci viene detto anche che Mardocheo era della tribù di Beniamino e un discendente di Kis. Anche il re Saul era un Beniaminita e il nome di suo padre era Kis. Possiamo vedere che l’inimicizia tra Mardocheo ed Haman era il punto cruciale di una battaglia che era durata quasi mille anni! Mosè ed Amalek, Saul e Agag, ed ora Mardocheo ed Haman. È a Purim che siamo chiamati, insieme a tutto Israele, di unirci a Mardocheo per cancellare il nome di Haman, e quindi quello di Agag ed Amalek. Come quelli che seguono l’antica tradizione di scrivere il nome di Haman sulle suole delle loro scarpe, cancelliamo il nome che Dio ha maledetto ed ha giudicato. Il nome di Haman è vergognoso e dovrebbe essere cancellato, anche solo simbolicamente, poiché rappresenta il male, l’odio e la ribellione contro il Dio d’Israele.
I fatti di Purim ci ricordano la fedeltà di Dio e il trionfo della vittima sopra il malvagio oppressore. Ma noi conosciamo un Innocente che ha volontariamente preso il posto del colpevole, Gesù il cui nome significa «salvezza». Egli offre vita e pace a tutti, sia Giudei che Gentili, e che hanno fede nel suo nome. E tutti coloro che seguono Gesù, secondo il Nuovo Patto, avranno i loro nomi scritti nel libro della vita, dove non saranno mai cancellati.                                                             

 LA FESTA DI PURIM – PARTE SECONDA

Finora ci siamo concentrati sulla base storica di questa festa, ora daremo uno sguardo agli usi ed alle tradizioni associate a Purim.
Ricordiamo che un intero libro della Bibbia, Ester, è dedicato al racconto degli eventi che hanno condotto a questa festa. L’eccezionale storia viene letta nel servizio della sinagoga alla sera di Purim e di nuovo al servizio della mattina seguente.
Dai tempi di Ester e Mardocheo, il giorno di Purim ha avuto il suo proprio posto nel calendario ebraico. Le date delle feste sono stabilite nel libro stesso. La data scelta da Haman per la distruzione dei Giudei era il 13° giorno del mese biblico di Adar. Per ricordare l’afflizione, la comunità ebraica in quel giorno fa un digiuno, dal tramonto al tramonto. Esso richiama alla memoria anche il digiuno di tre giorni fatto da Ester, Mardocheo e tutto il popolo per cercare la guida di Dio (Est.4:16). In seguito alla potente liberazione avvenuta, la celebrazione gioiosa di Purim inizia al tramonto del 14 di Adar e continua il 15 di Adar. Il secondo giorno è chiamato Shushan Purim perché i Giudei della capitale (Shushan o Susa) hanno chiesto un giorno supplementare per finire di sbarazzarsi di quelli che avevano cercato di annientarli (Est.9:18). Siccome Susa era una città fortificata, è diventata usanza, per altre città fortificate con mura, di celebrare la festa il quindicesimo giorno. Gerusalemme osserva Purim il quindicesimo giorno.
Come il libro di Ester indica, Purim deve essere un tempo di grande gioia dove fare di questi giorni «dei giorni di conviti e di gioia, nei quali gli uni manderebbero dei regali agli altri, e si farebbero dei doni ai bisognosi» (Est.9:22). Ognuna di queste componenti è stata integrata nella moderna  commemorazione di Purim.
La festa viene ricordata per mezzo di un pasto festoso (chiamato Seudah) con famiglia e amici, o alla sinagoga. Questo si svolge nel pomeriggio del primo giorno di Purim, a differenza di altre feste, quando il pasto festoso si tiene all’inizio del giorno (tramonto della sera prima, in conformità con il racconto della Genesi). Lo spirito dei festeggiamenti continua per tutto il tempo.
Come per altri giorni di festa, si prepara per l’occasione un cibo tradizionale, che ha significato simbolico. Nel caso di Purim, ci sono i biscotti hamantashen. Sono triangolari e farciti con marmellata o con qualche altra cosa dolce. Hamantashen, una  parola tedesco/yiddish, può significare le « tasche » di Haman o, come l’ebreo (Ozney Haman) dice, gli « orecchi » di Haman. Questi giorni di intrattenimento ricordano al popolo la vittoria sul terribile nemico. Si usa anche mangiare cibi « dolci e amari », che esprimono la « doppia natura” di Purim – una festa che passa dal digiuno e dal lutto (il 13° di Adar) all’allegria ed al ricordo (il 14° di Adar).
Possiamo vedere altri aspetti di “gioia” a Purim. Un’enfasi particolare viene messa sul servizio della sinagoga. Il rotolo di Ester (Megillah Ester) viene letto, o meglio, recitato, in ebraico. La lettura può essere accompagnata da una certa teatralità, chiamata Purim Shepiel. La gioia viene manifestata con molta forza. Man mano che si procede nella lettura, quando viene letto il nome di Haman, esso viene fischiato con fragore. Per cancellare il suo nome vengono usati vari strumenti che servono per emettere dei suoi assordanti! Per contrasto, ogni citazione dell’eroe Mardocheo, viene accompagnata da un applauso vigoroso.
Purim è una di quelle feste dove nella sinagoga si lascia da parte il normale decoro richiesto per altri giorni, e ci si può dare all’allegria più sfrenata. Attraverso la lettura della Megillah, dello shepiel e dell’atmosfera festosa, si prova un vero senso di allegria. La tradizione rabbinica dice che si può bere fino al punto di non riconoscere più la differenza tra Haman e Mardocheo (Megillot 7b)! Questo atteggiamento è una cosa estrema e certamente non consigliabile, ma illustra la grande allegria associata alla festa di Purim.
Com’è scritto nella Bibbia, Purim deve essere non solo un ricordo della liberazione dei Giudei, ma anche un tempo per inviare doni ai poveri della comunità (Est.9:22). Il termine ebraico mišlôaḥ mānôt è spesso tradotto  šlaḥ mānôs in Yiddish, che significa « porzioni inviate ». Queste scatole di šlaḥ mānôs contengono cibo, dolci e hamantashen. È uno dei modi in cui il popolo Giudeo viene ricordato di aiutare quelli meno fortunati. Questo particolare costume è molto antico. È menzionato in Neh.8:10, dove Esdra istruisce i Giudei a celebrare la lieta occasione della ripresa della lettura pubblica della Torah (dopo un lungo periodo di tempo in cui non s’era più fatto) inviando doni ai bisognosi.
Alcuni rabbini fatto notare un aspetto messianico in questo giorno santo. Essendo un giorno di liberazione e di riposo dai problemi, Purim è stato collegato al più grande giorno di riposo ai tempi del Messia. Così riporta un commento:
Il Patriarca Giacobbe ha desiderato fortemente l’istituzione che ogni giorno della settimana sia come il Sabato dei tempi messianici – totalmente pieno della santità del Sabato – ma non ebbe successo, perché era prematuro. Ma riuscì, tuttavia, ai suoi discendenti di assaporare qualcosa di questo Sabato messianico anche durante i giorni della settimana, e fu a Chanukah ed a Purim (Sefas Emes su Chanukah).
Infatti, Purim è un grande promemoria del piano di Dio e come quel piano sarà realizzato attraverso il Messia!
Il giorno di Purim non viene citato direttamente nel Nuovo Testamento, ma le lezioni di questa festa lo pervadono. La lezione principale è quella legata alla fedeltà di Dio verso il Suo popolo del patto. In Gen.12:3 leggiamo della promessa fatta ad Abrahamo: «e benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra». La lezione semplice ma profonda di Purim è che Dio sarà fedele alle Sue promesse. Ogni volta che il Suo popolo è minacciato di distruzione, Dio interverrà. Come Paolo ha detto, «i doni e la vocazione di Dio sono senza pentimento» (Rom.11:29). Forse, se vogliamo riassumere con un parola questo concetto, essa è “protezione”. Inoltre, il messaggio di Purim non deve essere limitato all’antica storia d’Israele. Ogni credente in Gesù ha motivo per fare festa. La protezione di Dio verso il popolo Giudeo dovrebbe dare a tutti i credenti un senso di speranza e sicurezza. Dio mantiene fede al Suo patto, ed è fedele per ogni generazione.
Un’altra importante lezione di questo giorno è la responsabilità che ha l’uomo di compiere la volontà di Dio. Nel libro di Ester non c’è alcun riferimento a Dio; eppure possiamo scorgerlo manovrare gli eventi da dietro le scene. Ma viene anche sottolineato che le persone hanno la responsabilità di agire secondo la volontà di Dio. Quando il malvagio complotto di Haman divenne noto ai Giudei, ci fu una chiamata alla preghiera e al digiuno. Poi ci fu una chiamata all’azione, come Mardocheo ha fatto notare ad Ester:
«Poiché se oggi tu ti taci, soccorso e liberazione sorgeranno per i Giudei da qualche altra parte; ma tu e la casa di tuo padre perirete; e chi sa se non sei pervenuta ad esser regina appunto per un tempo come questo?» (Est.4:14).
Purim dovrebbe essere un sollecito per tutti i credenti. Dio vuole operai disponibili a servire nel Suo regno. Chi sa se non siamo stati messi dove siamo per un tempo come questo? Che possiamo essere tutti degli ambasciatori fedeli del Messia e che portano il messaggio di redenzione a quelli che stanno intorno a noi.
Purim è una delle feste più espressive del calendario biblico. Il decoro normale della sinagoga viene temporaneamente messo da parte per lasciar spazio all’allegra e rumorosa commemorazione. In gran parte delle tradizioni giudaiche possiamo vederci un’espressione messianica. Ad esempio, anche se non ordinato dalle Scritture, il “digiuno di Ester” del 13 di Adar, certamente ci parla dello spirito di preghiera che è anche insegnato nel Nuovo Patto. I credenti potrebbero scegliere questo giorno per intercedere per Israele (vedi Rom.10:1).
Alla fine del digiuno, il primo giorno di Purim inizia con il servizio in sinagoga e con la lettura della Megillah. Tutti i partecipanti sono incoraggiati ad indossare un costume (biblico o no) per rendere più folcloristici i rumori che verranno fatti. Molti si vestono da Ester e Mardocheo, altri più sfrontati da Haman. È anche una buona occasione per non avere inibizioni, perciò ci si può vestire da chiunque, dal presidente degli Stati Uniti a Topolino! Purim diventa una festa in costume santificata da un messaggio importante.
I credenti in Gesù possono apprezzare il significato di questa usanza, che altro non è che gioia nella giustizia e nella protezione di Dio. Significa celebrare Dio che opera dietro le scene, Dio che è fedele alle Sue promesse, Dio che libera e protegge.

Publié dans:Ebraismo : feste |on 21 février, 2013 |Pas de commentaires »

«È Cristo che tiè er timone»: poesia di un parroco romano

http://www.zenit.org/it/articles/e-cristo-che-tie-er-timone-poesia-di-un-parroco-romano

«È Cristo che tiè er timone»: poesia di un parroco romano

Padre Lucio Zappatore, carmelitano della Capitale, saluta il Papa dimissionario con dei versi in romanesco

Roma, 21 Febbraio 2013 (Zenit.org).

Salutare il Papa in romanesco, nel dialetto della città di cui è stato – ed è, fino al 28 febbraio – vescovo. Padre Lucio Maria Zappatore, settant’anni nel prossimo agosto, carmelitano, dal 2000 alla guida dela comunità parrocchiale di Santa Maria Regina Mundi a Torre Spaccata, ma soprattutto un poeta nela lingua di Trilussa, ha dedicato una poesia al Santo Padre. Un saluto affettuoso da un sacerdote romano, che ben interpreta i sentimenti anche degli altri presbiteri.

Il titolo: «Ar Papa uscente Benedetto XVI». Di seguito la poesia composta da padre Zappatore:

So’ rimasto de stucco, che sconforto,
ner sentì ch’ha deciso de mollà.

A Roma, er Papa, o è vivo o è morto
Nun ce so’ vie de mezzo da ‘nventà.

«Morto un Papa se ne fa ‘n’antro»: è duro,
ma mo nun vale più: come faremo?

«Ogni morte de Papa» …t’assicuro
che qui sta vivo: come la mettemo?

Ma er core poi me dice de fidasse,
che ‘sto Papa, lui sa quello che fa:

prima ch’er tempo suo lo buggerasse,
s’è aritirato solo e in umirtà.

E la fede me dice da che esisto,
che la barca de Pietro nun vacilla,

ché, Papa dopo Papa, è sempre Cristo,
che tiè er timone e la fa annà tranquilla!

PUERI CANTORES SACRE' ... |
FIER D'ÊTRE CHRETIEN EN 2010 |
Annonce des évènements à ve... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | Vie et Bible
| Free Life
| elmuslima31