Archive pour le 14 février, 2013

Inside the Sanctuary of a Church (Mikhail Villie, no date (1880s-1890s)

Inside the Sanctuary of a Church (Mikhail Villie, no date (1880s-1890s) dans immagini sacre

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Preghiera ai SS. Cirillo e Metodio – Dalla « Vita » in lingua slava di san Cirillo

http://www.consolata.org/index.php?option=com_content&view=article&id=12630:preghiera-ai-ss-cirillo-e-metodio&catid=15&Itemid=163

PREGHIERA AI SS. CIRILLO E METODIO

Scritto da Consolata.org

Dalla « Vita » in lingua slava di san Cirillo
(Cap. 18; Denkschriften der kaiserl Akademie der Wissenschaften, 19, Vienna, 1870, p. 246)

Giunta, a causa della malattia, l’ora della fine e di passare al riposo eterno, levate le mani a Dio, Cirillo pregava tra le lacrime, dicendo: « Signore, Dio mio, che hai creato tutti gli ordini angelici e gli spiriti incorporei, che hai steso i cieli e resa ferma la terra e hai formato dal nulla tutte le cose che esistono, tu che ascolti sempre coloro che fanno la tua volontà e ti temono e osservano i tuoi precetti; ascolta la mia preghiera e conserva nella fede il tuo gregge, a capo del quale mettesti me, tuo servo indegno ed inetto.
Liberali dalla malizia empia e pagana di quelli che ti bestemmiano; fa crescere di numero la tua Chiesa e raccogli tutti nell’unità.
Rendi santo, concorde nella vera fede e nella retta confessione il tuo popolo, e ispira nei cuori la parola della tua dottrina. t tuo dono infatti l’averci scelti a predicare il Vangelo del tuo Cristo, a incitare i fratelli alle buone opere ed a compiere quanto ti è gradito.
Quelli che mi hai dato, te li restituisco come tuoi; guidali ora con la tua forte destra, proteggili all’ombra delle tue ali, perché tutti lodino e glorifichino il tuo nome di Padre e Figlio e Spirito Santo. Amen ».
Avendo poi baciato tutti col bacio santo, disse: « Benedetto Dio, che non ci ha dato in pasto ai denti dei nostri invisibili avversari, ma spezzò la loro rete e ci ha salvati dalla loro voglia di mandarci i rovina ». E così, all’età di quarantadue anni, si addormentò nel Signore. 

Il papa comandò che tutti i greci che erano a Roma ed i Romani si riunissero portando ceri e cantando e che gli dedicassero onori funebri non diversi da quelli che avrebbero tríbutato al papa stesso; e così fu fatto.

O Santi Cirillo e Metodio, che con ammirevole dedizione avete portato ai popoli assetati di verità e di luce la fede: fate che la Chiesa tutta proclami sempre il Cristo crocifisso e risorto, Redentore dell’uomo!
O Santi Cirillo e Metodio, che nel vostro difficile e duro apostolato missionario siete rimasti sempre profondamente legati alla Chiesa di Costantinopoli e alla Sede Romana di Pietro: fate che le due Chiese sorelle, la Chiesa Cattolica e quella Ortodossa, superati nella carità e nella verità gli elementi di divisione, possano raggiungere la piena unione auspicata!
O Santi Cirillo e Metodio, che, con sincero spirito di fraternità, avete avvicinato i popoli diversi per portare a tutti il messaggio di amore universale predicato da Cristo: fate che i popoli del Continente Europeo, consapevoli del loro comune patrimonio cristiano, vivano nel reciproco rispetto dei giusti diritti e nella solidarietà e siano operatori di pace tra tutte le nazioni del mondo!
(Dalla preghiera del papa Giovanni Paolo II)

Intercessioni
Lieti e riconoscenti innalziamo la nostra preghiera a Cristo, luce del mondo, che ci
ha dato in san Cirillo un maestro di sapienza e in san Metodio un pastore grande e
intrepido.
Hai generato nuovi popoli alla fede mediante la carità pastorale dei santi Cirillo e
Metodio, – accresci lo slancio missionario nelle nostre Chiese. Custodisci…
Hai invocato dal Padre l’unità dei tuoi discepoli, nella vigilia della passione,
- fa’ che aderendo al tuo testamento di amore tutti i credenti formino un’unica
Chiesa. Custodisci…
Hai formati gli apostoli alla scuola della sapienza, – suscita ancora nelle nostre
Chiese pastori santi e ferventi ministri del Vangelo. Custodisci…
Hai affidato alla Chiesa la parola e il pane di vita eterna, – fa’ che a questa duplice
mensa attingiamo luce e forza nella fede. Custodisci…
Hai posto un particolare segno di speranza e di pace in Maria, regina di tutti i santi, -
per sua intercessione fa’ che i lontani si tendano la mano, i dispersi ritrovino la
strada e ritornino alla casa del Padre. Custodisci…

Padre nostro.
O Dio, ricco di misericordia, che nella missione apostolica dei santi fratelli Cirillo e
Metodio hai donato ai popoli slavi la luce del Vangelo, per la loro comune
intercessione fa’ che tutti gli uomini accolgano la tua parola e formino il tuo popolo
santo concorde nel testimoniare la vera fede. Per Cristo, nostro Signore. Amen.

Benediciamo il Signore.
R. Rendiamo grazie a Dio.

Publié dans:preghiere, Santi |on 14 février, 2013 |Pas de commentaires »

L’inizio della vita della Chiesa nel mondo slavo è legato all’opera di monaci – illuminatori del IX secolo, ss. Cirillo e Metodio. – (Il Cirillico)

http://www.natisone.it/messe/archivio/messe2001/messe141.htm

Andando alle origini… L’inizio della vita della Chiesa nel mondo slavo è legato all’opera di monaci – illuminatori del IX secolo, ss. Cirillo e Metodio. – (Il Cirillico)

   I fratelli Costantino (il nome di Cirillo, Costantino ha preso soltanto dopo l’iniziazione della vita monastica, non molto tempo prima della morte) e Metodio (nel mondo lo chiamavano originariamente Michele) erano discendenti di una conosciuta famiglia greca di Salonicco.
     Nel IX secolo in quella città vivevano molti slavi e i due fratelli, sembra, dall’infanzia conoscevano la lingua slava. Di una speciale preparazione scolastica si poteva vantare Costantino, che ha ricevuto dopo il sopranome il Filosofo. Studiava assieme al figlio dell’imperatore Michele III, e uno dei suoi maestri e protettori era un celebre teologo, patriarca di Costantinopoli, Focio.
     I due fratelli erano attirati dalla vita monastica e volevano dedicarsi allo studio nel silenzio della cella monastica. Però la Chiesa e l’impero esigevano da loro un altro tipo di servizio. Così Cirillo veniva mandato nelle missioni religioso-diplomatiche dagli arabi e khazari. Uno dei suoi viaggi al Principato Azaro, Cirillo ha compiuto con suo fratello Metodio. Come risultato, il principe Azaro ha permesso ai suoi cittadini ricevere il battesimo. I fratelli hanno battezzato personalmente 200 persone. Secondo parere di alcuni storici, i neo battezzati era anzitutto degli slavi.
     Dopo il ritorno a Constantinopoli, Cirillo ha cominciato il lavoro di creazione dell’alfabeto slavo, cosiddetta glagoliza, e ha iniziato anche la traduzione della Sacra Scrittura in un dialetto slavo usato nel sud a Salonico. Alla base delle traduzioni di Cirillo e Metodio si è creata per la prima volta la lingua slava scritta e letteraria – il cosiddetto paleoslavo.
     In quel tempo le traduzioni di testi liturgici dal latino e dal greco in altre lingue non erano più una novità: le liturgie venivano celebrate in paleo -georgiano, armeno, siriano, copto, gotico. I greci Cirillo e Metodio nei suoi progetti di illuminare il mondo slavo, che conosceva già parzialmente il cristianesimo, si basavano non sulle idee nazionalistiche, bensì su quelle della Chiesa Universale, nella quale “non c’è né Greco, ne Ebreo” e la quale chiamava a portare la buona notizia “fino alle estremità del mondo”. Con l’appoggio del governo dell’imperio, sia quello clericale sia quello laico, Cirillo e Metodio, sulla richiesta del principe di Moravia, Rostislav, sono partiti nel 863 con la missione in Moravia. Lì hanno costruito la vita ecclesiale, portavano alla fede i moravi, insegnavano l’alfabeto slavo, traducevano i testi liturgici in paleoslavo e facevano delle celebrazioni in questa lingua.
     Dopo tre anni, in compagnia di studenti moravi, preparati per l’ordinazione sacerdotale, Cirillo e Metodio sono partiti verso la patria, però si sono fermati in Pannonia (parte sud-ovest dell’Ungheria), dove hanno continuato la loro attività missionaria. Avendo ricevuto nel 867 la notizia da Costantinopoli del colpo di stato alla corte imperiale e della detronizzazione del loro protettore, patriarca Focio, i due fratelli hanno decido di andare a Roma.
     Il papa romano Adriano II ha sostenuto pienamente la loro iniziativa. Il debole di salute Cirillo non ha sopportato le difficoltà del lungo viaggo ed è morto a Roma nel 14 febbraio 869 e venne sepolto nella basilica di S. Clemente, presso il Colosseo, il martire di cui aveva portato egli stesso a Roma da Chersonea le reliquie, invece Metodio fu ordinato come arcivescovo di Pannonia e si è stabilito nella propria diocesi, sotto il principato di Kocel. Ancora in Moravia l’attività dei fratelli veniva messa in difficoltà attraverso la contrarietà del clero latino – tedesco, non contento del fatto di “slavinizzazione” della liturgia. Nel VIII secolo, uno dei grossi concili della Chiesa Occidentale ha proibito lo svolgimento delle celebrazioni in tutte le lingue, se non in latino, greco e ebraico antico. Metodio è stato accusato nella violazione dei canoni ecclesiastici ed è stato racchiuso per circa tre anni nella prigione. Il nuovo papa Giovanni VIII ha insistito per liberare Metodio e lo ha nominato arcivescovo di Moravia, però gli ha proibito di svolgere le liturgie in paleoslavo. Questa proibizione (a proposito, mai accettata da Metodio) è stata tolta formalmente soltanto nel 880.
     Dopo la morte di Metodio nel 885, i suoi discepoli in Moravia furono perseguitati, e quelli che sono sopravissuti, hanno trovato il rifugio dal principe bulgaro Boris. Precisamente in Bulgaria l’opera di Cirillo e Metodio nel mondo slavo ha trovato la sua continuazione.

Nell’alfabeto cirillico le lettere sono trenta.
 Un luogo comune è l’affermazione che l’alfabeto cirillico fosse stato creato da Cirillo e Metodio. Il cirillico (« kiriliza ») non è l’alfabeto originale che fu introdotto dai SS. Cirillo e Metodio.
Nel 863 Constantino il Filosofo (detto Cirillo) e suo fratello Metodio crearono un alfabeto destinato ad essere usato dagli slavi, esso venne chiamato glagolitico (« glagolitza ») e fu diffuso fino alla fine dell’undicesimo secolo. L’alfabeto « glagolitico » non aveva niente a che fare con gli alfabeti già esistenti, era singolare e piuttosto complicato. Dal 863 in poi, per due secoli e mezzo (dalla metà del IX s. alla fine del XI s.) tutti i manoscritti della letteratura bulgara antica furono scritti in « glagolitico ».
Contemporaneamente all’alfabeto « glagolitico », sin dalla seconda metà del IX secolo, si sviluppò anche un alfabeto di grafia più semplice che rimase nella storia con il nome « kirilitza »; una gran parte degli studiosi suppone che la « kirilitza » fosse stata creata da uno degli allievi di Cirillo e Metodio, San Clemente d’Ocrida (Sveti Kliment Ohridski). 
Questo alfabeto fu chiamato dal popolo « kirilitza » in onore di S. Cirillo e diede l’origine al cirillico moderno. Esso infatti è molto più semplice della « glagolitza » e una parte delle sue lettere deriva dall’alfabeto greco. A poco a poco, a partire dal X secolo, la « kirilitza » cominciò a sostituire la « glagolitza ». La maggior parte delle iscrizioni che risalgono a quell’epoca sono in « kirilitza », con essa si scriveva più facilmente su pietra e metallo.

http://www.natisone.it/messe/archivio/foto2005/040125bizantino10.jpg

L’alfabeto glagolitico L’alfabeto cirillico
L’introduzione della « kirilitza » non sottovalutò in nessun modo la grande opera di Cirillo e Metodio: anzi, senza la loro « glagolitza » non sarebbe esistito l’alfabeto cirillico. Durante il Medioevo il popolo bulgaro visse con l’idea che Cirillo e Metodio avessero creato l’alfabeto cirillico. Cirillo, Metodio e i loro discepoli Clemente (Kliment), Naum, Anghelarij, Gorazd, tradussero in lingua bulgara antica tutti i testi sacri e le agiografie. Infine, grazie a Cirillo e Metodio fu per la prima volta possibile nella storia della Chiesa l’introduzione della messa in una lingua diversa dal latino, ebreo e greco (le « tre lingue sacre »).
Un secolo dopo la creazione dell’alfabeto cirillico e dell’introduzione di esso in Bulgaria, alla fine del X secolo, missionari bulgari portarono in Russia libri bulgari e vi diffusero l’alfabeto cirillico. La Russia infatti introdusse l’alfabeto cirillico e si convertì al cristianesimo ortodosso un secolo dopo la Bulgaria, alla fine del X secolo.

IL PAPA AUSPICA LA VITTORIA DEL « VERO CONCILIO » SU QUELLO « VIRTUALE » – BENEDETTO XVI SI CONGEDA DAL CLERO DELLA DIOCESI DI ROMA

http://www.zenit.org/it/articles/il-papa-auspica-la-vittoria-del-vero-concilio-su-quello-virtuale

IL PAPA AUSPICA LA VITTORIA DEL « VERO CONCILIO » SU QUELLO « VIRTUALE »

CON UNA « CHIACCHIERATA » SUL VATICANO II, BENEDETTO XVI SI CONGEDA DAL CLERO DELLA DIOCESI DI ROMA

CITTA’ DEL VATICANO, 14 FEBBRAIO 2013 (ZENIT.ORG). LUCA MARCOLIVIO

Per l’ultima volta Benedetto XVI, in qualità di Vescovo di Roma, ha incontrato il clero della sua diocesi. I parroci romani sono stati ricevuti stamattina dal Papa in Aula Paolo VI, accompagnati dal cardinale vicario, Agostino Vallini, e dai vescovi ausiliari.
Il Santo Padre è stato accolto sulle note del Tu es Petrus di Pierluigi da Palestrina, il più appassionato inno mai scritto in onore del Romano Pontefice.
“Grazie per il vostro affetto, il vostro amore per la Chiesa e per il Papa”: sono state queste le prime parole rivolte da Benedetto XVI ai sacerdoti della Diocesi di Roma, il cui ultimo incontro è stato definito dal Papa un “dono della provvidenza”.
Il clero romano, ha proseguito il Papa, è “un clero realmente cattolico, universale” e ciò “risponde all’essenza della Chiesa di Roma in sé”. La capitale della cristianità, ha affermato il Papa, è chiamata ad essere una città dalla “robusta fede”, in grado di produrre numerose vocazioni.
“Anche se mi ritiro adesso, in preghiera sono sempre vicino a tutti voi e sono sicuro che anche tutti voi sarete vicini a me, anche se per il mondo rimango nascosto”, ha detto il Pontefice prima di introdurre il proprio discorso sul Concilio Vaticano II, vissuto dal giovane sacerdote e teologo Joseph Ratzinger. Un discorso a braccio, ha precisato il Santo Padre, quasi una “piccola chiacchierata” sull’evento conciliare.
Benedetto XVI ha ricordato che la sua convocazione come perito conciliare avvenne per iniziativa del cardinale di Colonia, Josef Frings, il quale, prima ancora dell’apertura del Concilio, aveva invitato il giovane Ratzinger a seguirlo a Genova, per assisterlo in un ciclo di conferenze organizzato dal cardinale Siri.
L’esperienza conciliare, accompagnata in tutta la Chiesa da una “aspettativa incredibile”, fu vissuta da Joseph Ratzinger “con gioia” e “con entusiasmo”. Il mondo cattolico sperava seriamente in una “nuova Pentecoste”: sebbene la Chiesa dei primi anni ’60 fosse “ancora abbastanza robusta” e con una “prassi domenicale ancora buona”, le vocazioni già iniziavano a ridursi e si aveva la sensazione di una Chiesa che “non andava avanti”, che doveva rinnovarsi.
Il Santo Padre ha ricordato gli incontri tra le personalità ecclesiastiche del tempo, i confronti e gli approcci con “grandi figure come padre de Lubac, Danielou, Congar”. Si trattò, ha sottolineato, di “un’esperienza della universalità della Chiesa e della realtà concreta della Chiesa, che non semplicemente riceve imperativi dall’alto, ma insieme cresce e va avanti, sempre sotto la guida – naturalmente – del Successore di Pietro”.
Dal momento che “mai era stato realizzato un Concilio di queste dimensioni”, gli episcopati mondiali si mostravano più che mai motivati a portare avanti ciascuno le proprie riforme, il particolare la cosiddetta “Alleanza Renana” dei vescovi francesi, tedeschi, belgi e olandesi.
Tra i principali obiettivi e temi di discussione figuravano la “riforma della liturgia”, la “ecclesiologia”, la “Parola di Dio”, la “Rivelazione” e l’“ecumenismo”.
La questione liturgica risiedeva soprattutto nella divaricazione allora esistente tra i sacerdoti che celebravano secondo il Messale Romano e i fedeli laici che “pregavano nella Messa con i loro libri di preghiera”. Si cercava, dunque, una sintesi che mettesse in atto “un dialogo tra sacerdote e popolo”, in modo che la liturgia dell’altare e la liturgia del popolo divenissero “un’unica liturgia, una partecipazione attiva”.
La preminenza della liturgia nelle discussioni conciliari fu un fatto “molto positivo”, quasi un “atto di Provvidenza”, ha affermato Benedetto XVI, poiché in questo modo “appare il primato di Dio”.
Altra idea essenziale sviluppata dal Concilio fu “il mistero pasquale come centro dell’essere cristiano”, espresso “nel tempo pasquale e nella domenica che è sempre il giorno della Resurrezione”. È un “peccato”, quindi, ha proseguito il Santo Padre, che “oggi si sia trasformata la domenica in fine settimana, mentre è il primo giorno, è l’inizio”.
Venendo al tema specifico della liturgia, Benedetto XVI ha sottolineato che la “partecipazione attiva” in una lingua parlata quotidianamente e la “intelligibilità” non devono scadere nella “banalità”, poiché la liturgia deve aiutare il cristiano ad entrare “sempre più nella profondità del mistero” e a comprenderlo.
Non basta, quindi, che la Parola di Dio, per essere compresa da qualcuno, sia “nella propria lingua”: è necessaria una “formazione permanente del cuore e della mente” che renda la partecipazione liturgica una vera trasposizione del fedele nella “comunione della Chiesa” e nella “comunione con Cristo”.
Sul piano ecclesiologico fu importante la riscoperta del concetto di “corpo mistico di Cristo”, ovvero la Chiesa intesa non come “organizzazione” istituzionale ma come una “realtà vitale, che entra nella mia anima, così che io stesso, proprio con la mia anima credente, sono elemento costruttivo della Chiesa come tale”.
Sul tema della successione apostolica di Pietro, e sul controverso argomento della “collegialità”, Benedetto XVI ha spiegato che “solo un vescovo, quello di Roma, è successore di un determinato apostolo, di Pietro”, mentre tutti gli altri, “diventano successori degli apostoli entrando nel corpo che continua il corpo degli apostoli”. Il “collegio”, pertanto, è “la continuazione del corpo dei Dodici”.
Il Santo Padre ha poi concluso con l’auspicio che, con l’aiuto dello Spirito Santo, “questo Concilio vinca”. Un augurio non scontato, dal momento in cui, come ha sottolineato Benedetto XVI, da cinquant’anni sussiste la dialettica tra il “Concilio reale” e il “Concilio virtuale”, tra il “Concilio dei padri” e il “Concilio dei media”.
Il mondo, infatti, “ha percepito quello dei media, e non quello dei padri”. Il vero Concilio fu infatti un “Concilio della fede” che cercò di “comprendere i segni di Dio e di rispondere alle sfide”, mentre il Concilio ‘parallelo’, quello dei giornalisti si prestò alla “banalizzazione” dell’evento, riducendo il Concilio a una “lotta politica” e “di potere” tra i diversi poteri della Chiesa.

Tale fenomeno “ha creato tante calamità, problemi, miserie. Seminari chiusi, conventi chiusi, liturgia banalizzata”. Tuttavia, sebbene finora “il Concilio virtuale è stato più forte del Concilio reale”, quest’ultimo è sempre stato presente e “sempre più si realizza come vero rinnovamento della Chiesa”.

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