Archive pour le 7 février, 2013

St. Josephine Bakhita of Sudan

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VANGELO DI VENERDÌ 8 FEBBRAIO 2012 – MEMORIA DI S. GIUSEPPINA BAKHITA

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VANGELO DI VENERDÌ 8 FEBBRAIO 2012 – MEMORIA DI S. GIUSEPPINA BAKHITA

Venerdì 8 Febbraio 2013

Venerdì della IV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Santa GIUSEPPINA BAKHITA   Vergine – Memoria Facoltativa

Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Verde

VANGELO (Mc 6,14-29)
Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto.

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elìa». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!».
Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

Parola del Signore

Commento (Monaci Benedettini Silvestrini)

Nel Santo Vangelo ricordiamo la Decollazione di San Giovanni Battista. Egli è stato eletto da Dio a preparare la venuta sulla terra a Gesù come una Voce che gridava forte nel deserto, chiamando tutti a conversione: a lavarsi nel fiume Giordano per purificarsi dai loro peccati, e per farsi trovare belli puliti, e ben profumati dentro l’anima, dal Signore che viene. E San Marco ci parla dell’estrema testimonianza del Battista, quella del sangue versato per il Messia d’Israele, per il Signore Gesù. Egli venne imprigionato dal re Erode, che non dormiva in pace e tremava, sentendo parlare la gente dell’immenso potere che aveva Gesù, che ormai compiva meraviglie in mezzo al popolo e per tutta la Palestina. San Giovanni Battista venne imprigionato perché aveva richiamato Erode al suo dovere morale: “Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello!”. Si trattava di Erodìade, che per questo motivo lo odiava a morte e voleva farlo uccidere… Per questo il Santo Precursore del Signore venne imprigionato. E dopo una danza della figlia, il re perse proprio la testa e fece decapitare il Santo Profeta di Dio… La sua amante Erodìade ebbe la testa gloriosa di San Giovanni Battista su di un vassoio. Vennero i discepoli, presero il cadavere del Santo Battezzatore e lo posero in un sepolcro. E questo fatto lo ricordiamo anche il 29 agosto. Ma prima di chiudere voglio fare ancora una considerazione: cosa direbbe oggi San Giovanni Battista se egli tornasse a predicare in questo mondo moderno, pieno di scandali senza numero, di immoralità di ogni genere, di infedeltà, di divorzi, di convivenze, di aborti, di scandali?… E che fine gli farebbero fare oggi, in questi tempi di corruzione e di tenebra?… E noi che facciamo?!… Si risvegli dentro di noi lo Spirito profetico di Giovanni il Battezzatore! E per questo preghiamo: Vieni, Spirito Santo, vieni per mezzo della potente intercessione del Cuore Immacolato e Addolorato di Maria, tua Sposa amatissima!”.

Santa GIUSEPPINA BAKHITA   Vergine

Oglassa, Darfur, Sudan, 1868 – Schio, Vicenza, 8 febbraio 1947

Esiste un manoscritto, redatto in italiano e custodito nell’archivio storico della Curia generalizia delle suore Canossiane di Roma, che raccoglie l’autobiografia di santa Bakhita, canonizzata in piazza San Pietro fra danze e ritmati canti africani. In questo manoscritto sono racchiuse le brutture a cui fu sottoposta Bakhita nei suoi tragici anni di schiavitù, la sua riacquistata libertà e infine la conversione al cattolicesimo.

“La mia famiglia abitava proprio nel centro dell’Africa, in un subborgo del Darfur, detto Olgrossa, vicino al monte Agilerei… Vivevo pienamente felice…

Avevo nove anni circa, quando un mattino…andai… a passeggio nei nostri campi… Ad un tratto [sbucano] da una siepe due brutti stranieri armati… Uno… estrae un grosso coltello dalla cintura, me lo punta sul fianco e con una voce imperiosa, “Se gridi, sei morta, avanti seguici!””.

Venduta a mercanti di schiavi, iniziò per Bakhita un’esistenza di privazioni, di frustate e di passaggi di padrone in padrone. Poi venne tatuata con rito crudele e tribale: 114 tagli di coltello lungo il corpo: “Mi pareva di morire ad ogni momento… Immersa in un lago di sangue, fui portata sul giaciglio, ove per più ore non seppi nulla di me… Per più di un mese [distesa] sulla stuoia… senza una pezzuola con cui asciugare l’acqua che continuamente usciva dalle piaghe semiaperte per il sale”.

Giunse finalmente la quinta ed ultima compra-vendita della giovane schiava sudanese. La acquistò un agente consolare italiano, Callisto Legnami.  Dieci anni di orrori e umiliazioni si chiudevano. E, per la prima volta, Bakhita indossa un vestito.

“Fui davvero fortunata; perché il nuovo padrone era assai buono e prese a volermi bene tanto”. Trascorrono più di due anni. L’incalzante rivoluzione mahdista fa decidere il funzionario italiano di lasciare Khartoum e tornare in patria. Allora “osai pregarlo di condurmi in Italia con sé”. Bakhita raggiunge la sconosciuta Italia, dove il console la regalerà ad una coppia di amici di Mirano Veneto e per tre anni diventerà la bambinaia di loro figlia, Alice.

Ed ecco l’incontro con Cristo. La mamma di Alice, Maria Turina Michieli, decide di mandare figlia e bambinaia in collegio dovendo raggiungere l’Africa per un certo periodo di tempo. La giovane viene ospitata nel Catecumenato diretto dalle Suore Canossiane di Venezia (1888). “Circa nove mesi dopo, la signora Turina venne a reclamare i suoi diritti su di me. Io mi rifiutai di seguirla in Africa… Ella montò sulle furie”. Nella questione intervennero il patriarca di Venezia Domenico Agostini e il procuratore del re, il quale  “mandò a dire che, essendo io in Italia, dove non si fa mercato di schiavi, restavo… libera”.

Il 9 gennaio 1890 riceve dal Patriarca di Venezia il battesimo, la cresima e la comunione e le viene imposto il nome di Giuseppina, Margherita, Fortunata, che in arabo si traduce Bakhita.

Nel 1893 entra nel noviziato delle Canossiane. “Pronunciate i santi voti senza timori. Gesù vi vuole, Gesù vi ama. Voi amatelo e servitelo sempre così”, le dirà il cardinal Giuseppe Sarto, nuovo Patriarca e futuro Pio X. Nel 1896 pronuncia i voti e si avvia ad un cammino di santità. Cuoca, sacrestana e portinaia saranno le sue umili mansioni, descritte e testimoniate dal recente e ben riuscito video prodotto dalla Nova-T, dal titolo “Le due valigie, S. Giuseppina Bakhita”, con la regia di Paolo Damosso, la fotografia di Antonio Moirabito e la recitazione di  Franco Giacobini e Angela Goodwin. Il titolo si rifà alle parole che Bakhita disse prima di morire: “Me ne vado, adagio adagio, verso l’eternità… Me ne vado con due valigie: una, contiene i miei peccati, l’altra, ben più pesante, i meriti infiniti di Gesù Cristo”.

Donna di preghiera e di misericordia, conquistò la gente di Schio, dove rimase per ben 45 anni. La suora di “cioccolato”,  che i bambini provavano a mangiare, catturava per la sua bontà, la sua gioia, la sua fede. Già in vita la chiamano santa e alla sua morte (8 febbraio 1947),  sopraggiunta a causa di una polmonite, Schio si vestì a lutto.

Aveva detto: “Se incontrassi quei negrieri che mi hanno rapita e anche quelli che mi hanno torturata, mi inginocchierei a baciare loro le mani, perché, se non fosse accaduto ciò, non sarei ora cristiana e religiosa…”.

Autore: Cristina Siccardi

Publié dans:liturgia, Santi |on 7 février, 2013 |Pas de commentaires »

L’EUCARISTIA E MARIA

http://www.stpauls.it/madre/0902md/0902md06.htm

 di SALVATORE M. PERRELLA osm

L’EUCARISTIA E MARIA  

«Lo stesso Dio Padre che donò la manna nel deserto e ci donò il Figlio, oggi dona il Pane del cielo che dà la vita».
Il Sacramento dell’Eucaristia coinvolge, come nell’evento dell’incarnazione del Verbo, l’intera Trinità Santissima, la quale, a sua volta, chiama e abilita la Chiesa ministeriale a perpetuare nei secoli il prodigio della presenza, ora sacramentale, del Figlio dell’Altissimo nato dalla Vergine.
È la Chiesa che fa l’Eucaristia, ed è l’Eucaristia che fa la Chiesa, nel senso che entrambe sono strettamente connesse: l’Eucaristia fa la Chiesa, collegandosi in un certo parallelismo con il dono dello Spirito a Pentecoste in cui la Chiesa è venuta alla luce (cf Ecclesia de Eucharistia 5); il Sacramento della Cena fa la Chiesa poiché fu istituita da Cristo nell’ultima Cena con gli Apostoli, i quali a loro volta, per volontà dello stesso Signore, costituirono l’inizio della Chiesa (cf Ecclesia de Eucharistia 21-22).
Per cui l’Eucaristia fa ed edifica la comunità dei discepoli. Reciprocamente la Chiesa fa l’Eucaristia. Dalla Chiesa di Cristo infatti viene invocato lo Spirito per trasformare i doni del pane e del vino nel Corpo e Sangue di Cristo, presenza reale del Signore, suo sacramento di vita. Così lo Spirito Santo, come rende presente il Corpo reale sacramentale di Cristo nell’azione liturgica, opera anche alla costituzione del Corpo (mistico) di Cristo che è la Chiesa.
«Cristo consegnava alla Chiesa l’attualizzazione perenne del mistero pasquale. Con esso istituiva una misteriosa contemporaneità tra quel Triduum e lo scorrere dei secoli» (cf Ecclesia de Eucharistia 5). La Chiesa di Cristo e degli Apostoli, quindi, è ufficialmente incaricata e abilitata, attraverso il ministero ordinato, a rendere presente fino alla fine del tempo il mistero eucaristico nella sua pienezza di realizzazione.
Nell’enciclica vengono più volte menzionate le Persone divine nell’intreccio delle loro relazioni reciproche e delle loro relazioni con i credenti nell’opera della salvezza; viene nominata esplicitamente la Trinità, così che appaia ben chiaro l’intimo nesso dei misteri divini. L’Eucaristia, infatti, ha nel mistero trinitario la sua origine, il suo mezzo e il suo fine, essendo l’azione eucaristica l’atto supremo del culto cristiano celebrato dalla Chiesa (cf Ecclesia de Eucharistia 8.22.30.34.36.43.50.60).
« TOPOS »
L’Eucaristia perciò è il topos, cioè il luogo, reale e peculiare della presenza agente del Dio trinitario, che rende possibile la compresenza di altri protagonisti della Chiesa celeste e della Chiesa pellegrinante. Per cui la linea della continuità storico-sacramentale ci conduce all’identità degli agenti dell’azione eucaristica. Il modo con cui ieri si compì l’evento è lo stesso con cui viene oggi celebrato il memoriale (l’hodie liturgico!): lo stesso Dio Padre che donò la manna nel deserto e ci donò il Figlio, oggi dona il Pane del cielo che dà la vita; lo stesso identico Gesù Cristo, nella persona dei suoi ministri, presiede e celebra l’Eucaristia per noi e con noi, come ieri per e con gli Apostoli; lo stesso Spirito Santo, artefice dell’incarnazione, fuoco divino che consumò in olocausto la vittima sulla croce e fu effuso a Pentecoste sui discepoli, è nel cuore della actio liturgica e della adoratio; come scese su Maria a Nazaret, oggi lo stesso Spirito discende e si posa sui celebranti; come in Maria presso la croce, così oggi nella comunità che celebra, perché diventi offerta pura e santa; come a Pentecoste sui credenti con una profusione copiosa di doni e carismi, così oggi – con una molteplicità di grazie – sui fedeli, per farne il Corpo di Cristo, inviandoli e poi sostenendoli nella missione ad gentes.
Vi è dunque una profonda consonanza tra ciò che si compì ieri in Maria e ciò che si compie oggi in noi.

FUTURO IN DIO
Come nel Magnificat di Maria, canto grato, ricco di memoria (cf Lc 1,46-55), così nell’Eucaristia di Gesù, azione salvifica per eccellenza, anche se in modo essenzialmente diverso, è presente il richiamo a un futuro che non tramonta, per cui, anche se di diversa natura, autori e portata, entrambi declinano, uno liricamente, il cantico di Maria, e uno sacramentalmente, il gesto eucaristico di Gesù, il nostro futuro in Dio; il primo rievoca, il Magnificat, con l’affetto e la gratitudine della fede il passato misericorde ed eterno di Dio; il secondo attualizza, l’Eucaristia di Gesù, la misericordia salvifica del Padre mediante il sacrificio compiuto una volta per tutte dal suo Figlio, pro nobis. Giovanni Paolo II insiste su questo diverso ma convergente richiamo escatologico; ma è ben attento a non far minimamente balenare un’indebita e improponibile simmetria tra le due così diverse realtà storico-salvifiche, per cui è l’Eucaristia il topos, l’azione, il sacramento, la liturgia, il segno, il mezzo divino-ecclesiale che realizza la nostra salvezza.
Detto questo, è legittimo anche asserire, come fa Papa Wojtyla, che nel Magnificat è «presente la tensione escatologica dell’Eucaristia… Maria canta quei « cieli nuovi » e quella « terra nuova » che nell’Eucaristia trovano la loro anticipazione e in un certo senso il loro « disegno » programmatico» (Ecclesia de Eucharistia 58).

Salvatore M. Perrella

Publié dans:liturgia, Maria Vergine |on 7 février, 2013 |Pas de commentaires »

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