Archive pour septembre, 2012

« CHE NE SAREBBE, DUNQUE, DI NOI SENZA L’AIUTO DI QUEL CHE NON ESISTE? » (Il Cortile dei gentili)

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« CHE NE SAREBBE, DUNQUE, DI NOI SENZA L’AIUTO DI QUEL CHE NON ESISTE? »

Il Cortile dei Gentili da domani nella terra del secolarismo e dei Nobel

di Natalia Martone*

ROMA, mercoledì, 12 settembre 2012 (ZENIT.org) – “Che ne sarebbe, dunque, di noi senza l’aiuto di quel che non esiste?”. Paul Valéry se lo domandava nel 1928 nella Piccola lettera sui miti. Il 13 e 14 settembre il Cortile dei Gentili, lo spazio d’incontro e dialogo tra credenti e non credenti, accolto e sviluppato dal Pontificio Consiglio della Cultura, sotto la presidenza del cardinale Ravasi, si riunirà per una nuova sessione di dialogo a Stoccolma.
L’argomento principale sarà proprio la questione tanto spinosa da essere, forse, il fulcro delle discussioni tra umanisti credenti e atei: “Il Mondo con o senza Dio”.
Il Cortile è stato accolto positivamente anche da alte personalità di confessione Luterana, a partire da Antje Jackelén, insegnante all’università Lund e vescovo di quella città. La scelta della location è un segno evidente dell’importanza di questo Cortile. La Svezia, infatti, è un paese in cui la secolarizzazione è profonda e sfiora pesantemente le radici della società stessa, costruita sul concetto d’individuo che prevale su quello di collettività. Oltre il 60% della popolazione si dichiara atea e la religione è concepita per lo più come appartenente alla sfera privata.
In Svezia la secolarizzazione è andata di pari passo con il progresso tecnico-scientifico che ha reso questa piccola nazione una potenza mondiale, tecnologicamente molto avanzata. In molti Paesi, questa evoluzione scientifica è accompagnata da un fenomeno, sempre più dilagante, che Jacques Ellul ha definito “slittamento morale”, cioè la tendenza tipica delle società tecnologiche di accettare in maniera acritica le innovazioni tecniche, anche se inizialmente rifiutate.
Questa tendenza, che matura all’incirca entro cinque o dieci anni dalla novità, è accompagnata a quella di fare della scienza un’ideologia, affidando alla tecnica il compito di creare nuovi valori. E’ un processo storico che ha radici profonde e che ha portato infine a sentire la religione come esperienza soggettiva piuttosto che come sentimento collettivo di condivisione.
Organizzare un Cortile dei Gentili a Stoccolma, peraltro insieme ad una donna brillante e di rara intelligenza come l’Ambasciatore Svedese, Ulla Gudmundsson, accreditata presso la Santa Sede, è un segnale forte della necessità di questo Paese di interrogarsi collettivamente sulle “questioni alte”. Altissima è, infatti, la decisione di dialogare sulla scelta di “Un mondo con o senza Dio” perché significa fare oggi un passo indietro, prima di guardare e andare avanti verso il domani.
In questo dialogo temporale, i luoghi di Stoccolma scelti per ospitare il Cortile dei Gentili si fanno metafora del senso più profondo. Le meravigliose stanze dell’Accademia Reale delle Scienze, che da oltre 100 anni ospita la cerimonia di consegna dei Nobel – la massima onorificenza per le persone che già si sono distinte nei diversi campi “apportando considerevoli benefici all’umanità” – si incontra con il Fryshuset, uno dei massimi centri europei d’accoglienza e recupero per i giovani in difficoltà, simbolo concreto dell’educazione e del sostegno alla generazione che, si spera, “apporterà considerevoli benefici all’umanità”.
Si prevedono due giorni di dialogo serrato co-presieduti dal Cardinale Gianfranco Ravasi, insieme a Georg Klein, professore e scrittore e Thomas Hammarberg, ex-Commissario del Consiglio d’Europa per i Diritti dell’Uomo.
Il dialogo sarà organizzato come sempre in duetti e, in relazione tema Generale “Il Mondo con o senza Dio”, si tenterà di rispondere alle seguenti domande: ”Cosa significa credere e non credere? Esiste un mondo non materiale? Cos’è un uomo? Si dice che la religione imponga i suoi valori ai non credenti. Ma la società secolare non cerca di imporre i propri? Si dice che la religione imponga i suoi valori ai non credenti. Ma la società secolare non cerca di imporre i propri? La religione rende il mondo migliore o peggiore? ».
Nei giorni seguenti, l’evento sarà interamente disponibile sui canali social del Cortile dei Gentili, Google+ e Youtube, oltre che nella sezione Cortile TV del portale. Il prossimo appuntamento del Cortile dei Gentili sarà ad Assisi il 5 e 6 ottobre. Tra gli ospiti, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
* Per maggiori informazioni visitare il sito: http://www.cortiledeigentili.com/it/
Natalia Martone, nata a Roma, è un Antropologa Culturale. Laureata in Discipline Etno-Antropologiche, è per il Cortile dei Gentili la responsabile dei contenuti web.

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LA SPERANZA CURA L’ANIMA (secondo mistero gaudioso del Rosario)

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LA SPERANZA CURA L’ANIMA

Padre Stefano M. Manelli spiega il Secondo mistero gaudioso del Rosario

di padre Stefano M. Manelli F.I.
ROMA, martedì, 22 maggio 2012 (ZENIT.org) – In questo mistero contempliamo il disegno di Dio che realizza le speranze dei suoi figli.
Sant’Elisabetta sperava nella maternità, voleva diventare mamma, bramava un figliuolo da offrire a Dio. E fu esaudita nella speranza.
La Madonna Santissima sperava con l’umanità intera nell’avvento del Rendentore e Salvatore. Bramava affrettarne l’arrivo per essere a suo totale servizio. E fu esaudita anch’Ella.
Chi spera nel Signore non resterà deluso. «Ho sperato in te, Signore, non sarò confuso in eterno»(Sal 30,2).
La virtù della speranza è la virtù che ci fa guardare in alto, ci fa confidare in Dio, ci fa attendere sereni l’aiuto e il conforto da Colui che ci ama e non manca di provvedere ai suoi figli.
Certo, la nostra speranza deve riguardare soprattutto i veri e i grandi beni, che sono quelli spirituali ed eterni; ma non esclude anche i beni temporali, per quanto siano secondari.
Il nostro grave difetto, invece, sta nel fatto che noi siamo ripieni quasi unicamente di speranze terrene.
Noi speriamo di avere il lavoro, di stare bene in salute, di trovare marito, di vincere il concorso, di avere una casa, ecc… Tutte cose buone, ma certamente non così importanti e necessarie come la salvezza dell’anima, l’amore di Dio e del prossimo, la fedeltà alla Chiesa, la pratica dei Sacramenti, l’esercizio delle virtù, la vita di preghiera e di penitenza, l’aspirazione al
Paradiso…
Quando san Tommaso Moro, Gran Cancelliere d’Inghilterra, fu condannato a morte per la sua fedeltà alla religione cattolica e alla Chiesa, nel giorno del suo martirio salì sul palco dei giustiziati con il volto sereno di chi si reca a una festa. Il carnefice stesso rimase così colpito che gli chiese perdono perché doveva tagliare la testa a una persona così nobile e lieta nel portamento. Ma san Tommaso lo abbracciò e gli disse: «Amico, tu mi fai il più gran piacere del mondo: tu mi apri le porte del Cielo!».
La speranza, virtù teologale, ci lega a Dio, Padre buono, ci lega al Paradiso e ci sospinge ad esso come al Regno di ogni gioia divina e della felicità eterna.
A noi capita, invece, di legarci e di sperare solo negli interessi e nelle soddisfazioni terrene, al punto che spesso facciamo servire la stessa pratica religiosa solo al conseguimento di speranze terrene: la guarigione da una malattia e la buona riuscita di un esame, ad esempio. Poi, appena ottenuta la guarigione o superato l’esame, addio preghiera e Comunione! Non è forse vero?
La speranza della Madonna, invece, ci appare sublime nella sua tensione amorosa verso Dio, invocato e bramato come Redentore dell’umanità, e Salvatore delle anime per l’eternità. La sua anima ha sperato nel Signore distaccata da se stessa e da ogni appoggio umano.
E Dio la sostiene e la conduce all’esultanza del bene sperato: «Il mio spirito esulta…» (Lc 1,47).
Il frutto della speranza, infatti, è la gioia. Nel Magnificat della Madonna c’è l’esplosione della gioia e della gratitudine di Colei che ha visto la realizzazione delle sue speranze. La Madonna esulta per l’avvento della Redenzione e della salvezza degli uomini, da Lei sperate con umile e fiduciosa attesa.
Per questo Ella è sempre pronta a riempire gli uomini di speranze in ogni situazione di travaglio. Anche l’ultima parola del grande messaggio di Fatima è una parola di immensa e gioiosa speranza: «Infine, il mio Cuore Immacolato trionferà!».
Di fronte allo scenario del mondo in sfa celo di corruzione e di violenza, di errori e di sporcizie, possiamo rivolgerci a Colei che la Chiesa chiama «Madre di misericordia, vita, dolcezza speranza nostra…», possiamo attendere con fiducia il giorno del trionfo del Cuore Immacolato di Maria.
In quel giorno, anche noi canteremo il Magnificat della gioia e della riconoscenza, se saremo stati fedeli al suo materno messaggio di preghiera e di penitenza, di consacrazione al suo Cuore Immacolato e di riparazione delle colpe nostre e altrui.
In particolare, per tutte le anime devote del suo Cuore Immacolato, la Madonna ha offerto non solo la speranza della salvezza, ma anche il privilegio di trovarsi in cielo molto vicine a Dio, perché «saranno amate da Dio come fiori da me posti ad adornare il Suo trono».
Dio voglia che noi siamo del numero di queste anime predilette!
*Per ogni approfondimento: Padre Stefano Maria Manelli, “O Rosario benedetto di Maria!” (Casa Mariana Editrice)

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12 Settembre: SS. Nome di Maria (mf)

12 Settembre: SS. Nome di Maria (mf) dans immagini sacre

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MARIA NASCE, VIENE ALLATTATA E CRESCIUTA PER ESSERE LA MADRE DEL RE DEI SECOLI

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MARIA NASCE, VIENE ALLATTATA E CRESCIUTA PER ESSERE LA MADRE DEL RE DEI SECOLI

Udienza ai partecipanti al XXIII Congresso Mariologico Mariano Internazionale

CASTEL GANDOLFO, lunedì, 10 settembre 2012 (ZENIT.org) – Riportiamo il discorso rivolto sabato 8 settembre dal Santo Padre ai partecipanti al XXIII Congresso Mariologico Mariano Internazionale, che si è svolto nei giorni scorsi presso la Pontificia Università Antonianum di Roma, in occasione del 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II.
***
Cari fratelli e sorelle,
con grande gioia accolgo tutti voi qui a Castel Gandolfo, quasi a conclusione del XXIII Congresso Mariologico Mariano Internazionale. Molto opportunamente state riflettendo sul tema: «La mariologia a partire dal Concilio Vaticano II. Ricezione, bilancio e prospettive», dato che ci accingiamo a ricordare e celebrare il 50° anniversario dell’inizio della grande Assise, apertasi l’11 ottobre del 1962.
Saluto cordialmente il Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, Presidente del Congresso; il Cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e del Consiglio di Coordinamento tra Accademie Pontificie, come pure il Presidente e le Autorità Accademiche della Pontificia Accademia Mariana Internazionale, a cui va la mia gratitudine per l’organizzazione di questo importante evento. Un saluto ai Vescovi, ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, ai Presidenti e ai rappresentanti delle Società mariologiche presenti, agli studiosi di mariologia e, infine, a tutti coloro che partecipano ai lavori del Congresso.
Il Beato Giovanni XXIII volle che il Concilio Ecumenico Vaticano II si aprisse proprio l’11 ottobre, nello stesso giorno in cui, nel 431, il Concilio di Efeso aveva proclamato Maria «Theotokos», Madre di Dio (cfr AAS 54, 1962, 67-68). In tale circostanza egli iniziò il suo discorso con parole significative e programmatiche: «Gaudet Mater Ecclesia quod, singulari Divinae providentiae munere, optatissimus iam dies illuxit, quo, auspice Deipara Virgine, cuius materna dignitas hodie festo ritu recolitur, hic ad Beati Petri sepulchrum Concilium Oecumenicum Vaticanum Secundum sollemniter initium capit». [trad. it: «La Madre Chiesa si rallegra perché, per un dono speciale della divina Provvidenza, è ormai sorto il giorno tanto desiderato nel quale, auspice la Vergine Madre di Dio, di cui oggi si celebra con gioia la dignità materna, qui, presso il sepolcro di san Pietro, inizia solennemente il Concilio Ecumenico Vaticano II»].
Come sapete, il prossimo 11 ottobre, per ricordare quello straordinario avvenimento, si aprirà solennemente l’Anno della fede, che ho voluto indire con il Motu proprio Porta fidei, in cui, presentando Maria come modello esemplare di fede, invoco la Sua speciale protezione e intercessione sul cammino della Chiesa, affidando a Lei, beata perché ha creduto, questo tempo di grazia. Anche oggi, cari fratelli e sorelle, la Chiesa gioisce nella celebrazione liturgica della Natività della Beata Vergine Maria, la Tutta Santa, aurora della nostra salvezza.
Il senso di questa festa mariana ci viene ricordato da sant’Andrea di Creta, vissuto tra il VII e l’VIII secolo, in una sua famosa Omelia per la Festa della Natività di Maria, in cui l’evento viene presentato come un tassello prezioso dello straordinario mosaico che è il disegno divino di salvezza dell’umanità: «Il mistero del Dio che diventa uomo, la divinizzazione dell’uomo assunto dal Verbo, rappresentano la somma dei beni che Cristo ci ha donati, la rivelazione del piano divino e la sconfitta di ogni presuntuosa autosufficienza umana. La venuta di Dio fra gli uomini, come luce splendente e realtà divina chiara e visibile, è il dono grande e meraviglioso della salvezza che ci viene elargito. La celebrazione odierna onora la natività della Madre di Dio. Però il vero significato e il fine di questo evento è l’incarnazione del Verbo. Infatti Maria nasce, viene allattata e cresciuta per essere la Madre del Re dei secoli, di Dio» (Discorso I: PG 97, 806-807). Questa importante e antica testimonianza ci porta al cuore della tematica su cui riflettete e che il Concilio Vaticano II volle sottolineare già nel titolo del Capitolo VIII della Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen gentium: «La Beata Vergine Maria Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa». Si tratta del «nexus mysteriorum», dell’intimo collegamento tra i misteri della fede cristiana, che il Concilio ha indicato come orizzonte per comprendere i singoli elementi e le diverse affermazioni del patrimonio della fede cattolica.
Nel Concilio, a cui presi parte da giovane teologo come esperto, ebbi modo di vedere i vari modi di affrontare le tematiche circa la figura e il ruolo della Beata Vergine Maria nella storia della salvezza. Nella seconda sessione del Concilio un nutrito gruppo di Padri chiese che della Madonna si trattasse in seno alla Costituzione sulla Chiesa, mentre un altrettanto numeroso gruppo sostenne la necessità di un documento specifico che mettesse adeguatamente in luce la dignità, i privilegi e il singolare ruolo di Maria nella redenzione operata da Cristo. Con la votazione del 29 ottobre 1963 si decise di optare per la prima proposta e lo schema della Costituzione Dogmatica sulla Chiesa fu arricchito con il capitolo sulla Madre di Dio, nel quale la figura di Maria, riletta e riproposta a partire dalla Parola di Dio, dai testi della tradizione patristica e liturgica, oltre che dalla ampia riflessione teologica e spirituale, appare in tutta la sua bellezza e singolarità e strettamente inserita nei misteri fondamentali della fede cristiana. Maria, di cui è sottolineata innanzitutto la fede, è compresa nel mistero di amore e di comunione della SS. Trinità; la sua cooperazione al piano divino della salvezza e all’unica mediazione di Cristo è chiaramente affermata e posta nel giusto rilievo, facendone così un modello e un punto di riferimento per la Chiesa, che in Lei riconosce se stessa, la propria vocazione e la propria missione. La pietà popolare, da sempre rivolta a Maria, risulta infine nutrita dai riferimenti biblici e patristici. Certo, il testo conciliare non ha esaurito tutte le problematiche relative alla figura della Madre di Dio, ma costituisce l’orizzonte ermeneutico essenziale per ogni ulteriore riflessione, sia di carattere teologico, sia di carattere più prettamente spirituale e pastorale. Rappresenta, inoltre, un prezioso punto di equilibrio, sempre necessario, tra la razionalità teologica e l’affettività credente. La singolare figura della Madre di Dio deve essere colta e approfondita da prospettive diverse e complementari: mentre rimane sempre valida e necessaria la via veritatis, non si può non percorrere anche la via pulchritudinis e la via amoris per scoprire e contemplare ancor più profondamente la fede cristallina e solida di Maria, il suo amore per Dio, la sua speranza incrollabile. Per questo, nell’Esortazione apostolica Verbum Domini, ho rivolto un invito a proseguire sulla linea dettata dal Concilio (cfr. n. 27), invito che rivolgo cordialmente a voi, cari amici e studiosi. Offrite il vostro competente contributo di riflessione e di proposta pastorale, per far sì che l’imminente Anno della Fede possa rappresentare per tutti i credenti in Cristo un vero momento di grazia, in cui la fede di Maria ci preceda e ci accompagni come faro luminoso e come modello di pienezza e maturità cristiana a cui guardare con fiducia e da cui attingere entusiasmo e gioia per vivere con sempre maggiore impegno e coerenza la nostra vocazione di figli di Dio, fratelli in Cristo, membra vive del suo Corpo che è la Chiesa.
Affido tutti voi e il vostro impegno di ricerca alla materna protezione di Maria e vi imparto una particolare Benedizione Apostolica. Grazie.

Publié dans:Maria Vergine, Teologia- mariologia |on 11 septembre, 2012 |Pas de commentaires »

DOV’È IL SENSO DELLA VITA? « IO SONO IL SIGNORE DIO TUO »: QUESTA È LA RISPOSTA (Card. Vallini al Rinnovamento dello Spirito)

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DOV’È IL SENSO DELLA VITA? « IO SONO IL SIGNORE DIO TUO »: QUESTA È LA RISPOSTA

Il cardinale Vallini interviene alla serata inaugurale dell’iniziativa di Rinnovamento nello Spirito Santo

ROMA, lunedì, 10 settembre 2012 (ZENIT.org) – Riportiamo di seguito il discorso del cardinale Agostino Vallini, vicario generale della Diocesi di Roma, tenuto in occasione della prima serata del ciclo Dieci piazze per Dieci Comandamenti (8 settembre 2012).
***
Il grande pericolo della società contemporanea è che Dio sparisca dall’orizzonte della vita dell’uomo. Le grandi domande dell’esistenza: da dove veniamo, dove andiamo, che sarà di noi, perché si soffre, perché si muore, c’è vita dopo la morte?, non avrebbero alcuna risposta per l’uomo ad una dimensione, quella orizzontale, mentre abbiamo enorme bisogno di dare una direzione sensata alla nostra vita. La questione di Dio, che ha sempre interrogato e affascinato lo spirito umano, è centrale nella nostra vita, perché fa differenza che Dio esista o non esista: se infatti Dio è l’origine, il senso e il fine dell’uomo e dell’universo, la vita ha un preciso orientamento. Dinanzi alla questione di Dio non vi è neutralità. A ben vedere, il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell’uomo.
Certo, l’uomo non sempre arriva a conoscere Dio con facilità. È per questo che Dio stesso ci è venuto incontro, si è rivelato come Colui che è. A Mosè che chiede: ma tu chi sei? Dio risponde: Io sono colui che sono, che vuol dire “Io ci sono per te”. «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dei di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai» (Es 20,2-5).
Il Dio in cui crediamo è il Dio per noi. Dio stesso ha preso l’iniziativa di rivolgersi a noi, si è manifestato, si è fatto “parola”, “voce”: “Io sono il Signore Dio tuo”. Ed ha fatto conoscere la sua azione creatrice e liberatrice degli uomini. Il primo appello e la giusta esigenza di Dio è che l’uomo lo accolga, lo adori e in lui trovi sollievo e scopra se stesso. Si, perché la rivelazione di Dio risponde alle esigenze intellettuali più elevate e aiuta l’uomo a capire se stesso come essere creato «ad immagine e somiglianza» di Dio (Gn 1,26).
Credere in Dio come l’Essere eterno, infinito, onnipotente, buono, immutabile, vuol dire riconoscere che Dio è verità infinita, le sue parole sono parole di vita, di lui possiamo fidarci, ascoltarlo e lo possiamo amare.
L’ottimismo del sapere con il progresso delle scienze e della tecnica che penetra le profondità dell’universo, che scandaglia la struttura biologica dello stesso essere umano, non può relegare all’irrilevanza la dimensione trascendente, non rende superflua o insignificante la domanda radicale di tutte le domande dell’intelligenza umana: dov’è il senso della vita? Qual è la sua origine? “Io sono il Signore Dio tuo”: questa è la risposta.
Ancora, quel Dio che l’umanità in qualche modo ha sempre conosciuto, in modo pieno e definitivo si è fatto conoscere, ha mostrato il suo volto, ha rivelato il suo nome: si chiama Gesù Cristo, il Figlio di Dio, il Signore, Via, Verità e Vita, che è entrato nella storia e nella esperienza umana per condividerla, illuminarla, trasformarla con l’effusione dello Spirito Santo, dono della sua vita offerta sulla croce, che ha aperto all’umanità la speranza che non delude.
Così alla parola ascoltata sul monte: “Io sono il Signore Dio tuo”, che si traduceva nel solenne precetto: «Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo» (Dt 6,4), Gesù, sintesi e culmine del Dio rivelato, ci ha indicato il solido fondamento e la strada sicura su cui poggiare la vita: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente» (Mt 22,37).
Credere che Dio è Dio, significa – di conseguenza – aver trovato la sorgente della vita morale. Ignorare Dio o vivere come se Lui non esistesse, a ben vedere, vuol dire demolire ogni riferimento oggettivo anche nelle relazioni tra gli uomini. Infatti, perchè rinunciare a ciò che voglio o desidero? Perché rispettare gli altri? L’ignoranza o non la non curanza di Dio si traduce di fatto nella legittimazione di tutte le deviazioni morali.
Credere che Dio è il Signore della vita significa altresì aver trovato la roccia solida a cui aggrapparsi contro la disperazione: ricordati, che non sei mai solo! O contro la presunzione: ricordati che non sei onnipotente, al contrario sei piccolo e fragile.
Ci riferisce la Bibbia che Israele nel deserto, nonostante il giuramento di osservare l’alleanza, si traviò, si allontanò dalla via che Dio gli aveva indicato e si costruì un idolo, il vitello d’oro (Dt 9, 1-12; 32). Anche nel nostro tempo l’uomo cerca di costruirsi degli idoli: si chiamano danaro, potere, successo, droga, interesse al paranormale, all’occulto, a forme di religiosità esoterica. Oltre a rinnegare il primato di Dio, cresce l’indifferenza di Dio. Sono tutte forme che mortificano e sconfiggono la dignità della ragione umana. La finitezza umana che in tanti frangenti della vita ci lascia smarriti, postula una presenza al di là, una luce superiore, una scintilla dell’origine. “Io sono il Signore Dio tuo”. È un messaggio forte da trasmettere alle future generazioni.
L’Anno della Fede, che il Papa Benedetto XVI, ha indetto in occasione del 50° di apertura del Concilio Vaticano II, possa essere un’occasione propizia per tutti i cercatori di Dio di varcare la “porta della fede” (cfr At 14,27) che introduce alla vita di comunione con Dio e permette l’ingresso nella sua Chiesa. “Il Vangelo – ha scritto il Papa nell’Enciclica Spe salvi – non è soltanto una comunicazione di cose che si possono sapere, ma è una comunicazione che produce fatti e cambia la vita. La porta oscura del tempo, del futuro, è stata spalancata. Chi ha speranza vive diversamente: gli è stata donata una vita nuova” (n. 2).

Feast of the Nativity of the Blessed Virgin Mary

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Publié dans:immagini sacre |on 7 septembre, 2012 |Pas de commentaires »

IL CULTO DELLA NATIVITÀ DI MARIA (8 settembre Natività di Maria)

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IL CULTO DELLA NATIVITÀ DI MARIA (8 settembre Natività di Maria)

Origini della festa

La fonte più antica ritenuta attendibile dalla Chiesa, che illustra la nascita e l’infanzia di Maria, è costituita dal “Protoevangelo” (Vangeli Apocrifi) di Giacomo risalente al II secolo d.C.
Nel testo vengono illustrati momenti salienti della sua vita: il matrimonio dei genitori Gioacchino ed Anna della tribù di Giuda della stirpe di Achar, la concezione dopo vent’anni senza prole, la nascita e la presentazione al tempio (il tutto inserito nella cornice delle vicende della città di Gerusalemme).
La sorte toccata alla casa natale di Maria non è disgiunta da quella subita dalla città di Gerusalemme, con persecuzioni, distruzione del tempio, trasformazione in luogo di culto pagano, allontanamento dei giudei, ecc.. Con l’arrivo dell’imperatore Costantino e di sua madre Elena a Gerusalemme nella prima metà del secolo IV, dopo la libertà data alla religione cristiana, si apre una nuova era ai luoghi santi: gli scavi condotti hanno permesso di rintracciare, tra le costruzioni volute dalla famiglia imperiale, i ruderi di un oratorio sul luogo che la tradizione indica quale casa natale di Maria..
Con il III Concilio di Efeso del 431 che sancì la legittimità del titolo “Madre di Dio” per Maria, si ebbe una fioritura di feste mariane nel calendario liturgico, tra le quali: la Natività, la Presentazione al Tempio, l’Annunciazione e la Dormizione.
La data della festa della Natività di Maria venne fissata in Gerusalemme nella prima metà del secolo V, ai tempi del patriarca Giovenale e dell’imperatrice Eudossia, : l’8 settembre in occasione della dedicazione della Basilica di Santa Maria, edificata sul luogo della casa natale di Maria.
Tale data venne scelta anche in relazione all’antico anno liturgico che iniziava con il mese di settembre: in tal modo veniva data una cornice “mariana” allo stesso. Infatti la Natività di Maria precede ed annuncia le feste del primo polo (Natale ed Epifania) assumendo il valore di inizio dell’anno liturgico. Segue poi il polo cristologico (Pasqua e Pentecoste) accompagnato dall’Assunzione di Maria che diviene conseguenza dell’opera di salvezza e chiusura dell’anno liturgico.
Da Gerusalemme la festa della Natività venne introdotta a Costantinopoli: il primo documento che ne attesta la presenza è un inno del diacono Romano il Melode, composto prima del 548: quale diacono saliva nell’ambone, cantava il proemio e le strofe facendo ripetere il ritornello finale a tutti i presenti: “è la Madre di Dio, nutrice della nostra vita”. Il testo è tuttora parzialmente in uso nell’ufficiatura della festa che, per la chiesa bizantina, ricalca ancora quella in uso dal IX secolo con un giorno di prefesta, quattro di dopofesta e la chiusura il 13 settembre.
La prima commemorazione mariana che si conosca a Roma è quella del mercoledì delle Quattro Tempora di Avvento, introdotta da papa Leone Magno (440-461) nella liturgia romana. Verso il 595 papa Gregorio Magno (590-604) inaugura l’”ottava di Natale” considerata la prima festa mariana della liturgia latina.
A Roma, nei secoli V e VI, era presente una numerosa colonia greca che introdusse nel mondo latino alcune feste religiose di origine orientale, tra le quali quella della Natività di Maria. Si attribuisce a Papa Sergio I (687-701), nato ad Antiochia e che fa parte del gruppo di papi di origine orientali saliti al soglio pontificio tra il VI ed il VII secolo, la solenizzazione di festività mariane nel calendario romano tra cui, per l’appunto, quelle della Natività e della Dormizione di Maria.
Da Roma la festa venne diffusa nell’Occidente e divenne molto popolare in Francia dove, nel Medioevo, era celebrata con tanta solennità religiosa da essere conosciuta come “festa angioina” e si finì di parlare di una sua origine miracolosa dovuta nientemeno che ad un intervento espresso di Maria, la quale ne avrebbe richiesto l’istituzione.
Dal XI secolo la festa acquista sempre più importanza tanto da diventare festa di precetto e da meritare un’ottava.
Nel 1243 Papa Innocenzo IV stabilì che la Natività assumesse il ruolo di festa obbligatoria per la chiesa latina, sciogliendo così un voto formulato dai cardinali elettori nel Conclave del 1241 e ostacolati dalle ingerenze di Federico II che per tre mesi li tenne prigionieri.
Nel secolo XIV la festa della Natività di Maria si meritò anche la sua vigilia, prescritta da Gregorio XI (morto nel 1378), che la volle con un suo digiuno e ne compose la Messa.
Papa Pio X (1903-1914) tolse la Natività di Maria dall’elenco delle feste di precetto e ridusse l’ottava a semplice. Pio XII (1939-1958) con la riforma liturgica, abolì l’ottava.

Il culto a Milano
Contrariamente alla conoscenza maggiormente diffusa, la prima chiesa titolata alla Natività di Maria non è il Duomo di Milano.
Il primo edificio con tale dedica risale al 1007 allorchè, ai tempi dell’arcivescovo Arnolfo, il nobile Fulcuino – figlio di Bernardo, fece costruire una chiesa titolata “Santa Maria di Fulcuino” nella zona del teatro romano (attuale piazza degli Affari). Dalla corruzione del titolo e del suo appellativo secondario è nato il nome di “santa Maria Fulcorina” che ha indicato per secoli anche un vicolo milanese. La chiesa viene anche ricordata dagli studiosi perché, in quegli anni travagliati dalla simonia (vendita di benefici ecclesiastici) e dalla presenza di clero che non osservava il celibato nonostante le prescrizioni e le sanzioni adottate nei vari canoni conciliari e sinodali, è la prima il cui atto di fondazione precisa in modo chiaro a chi dovevano essere destinati i benefici del testatore. Infatti la situazione della chiesa in generale vedeva una forte dispersione dei beni lasciati a disposizione: i testatori sino ad allora avevano solo richiesto obblighi di suffragi annuali permettendo alla comunità religiosa beneficiante di disporre dei lasciti senza disciplinare le rogazioni ai funzionanti ed ai poveri. Accadeva così che preti con prole utilizzassero tali eredità per assicurare un avvenire ai figli, rendendoli spesso successori nel benficio ecclesiatico.
Santa Maria Fulcorina era piccola e secondo le fonti abbastanza trascurata sin dalla fondazione: venne data in ufficio a “Disciplinanti Scolari” provenienti da san Quirico e da san Protaso al Castello. Il Torre la chiama “Falcorina comunemente detta Castagnola” e la indica anche quale prima sede dei Padri Minori Conventuali di san Francesco, nel 1221: “…Vogliono alcuni scrittori, che con essi loro venissevi s. Francesco, e che vi abitasse, mostrandosi per fino a’ presenti giorni (1674) un piccolo camerino, in cui egli trattenevasi”. Successivamente vennero spostati i canonici “che salmeggiavano nel tempio dei santi Nabore e Felice” e, ai tempi di san Carlo fu “Seminario di Cherici”. Con Federico Borromeo tornò ad essere collegiata, sia pure con servizio solo domenicale. Dopo un rifacimento del 1734, con le leggi giuseppine di soppressione, venne demolita tra il 1799 ed il 1809 (le fonti non concordano sulla data).
Dopo l’ufficializzazione della festività dichiarata nel 1243 da Papa Innocenzo IV, lo stesso pontefice nel 1251 – l’8 settembre – è presente a Milano e concede l’indulgenza perpetua a chiunque avesse visitato la chiesina milanese nel giorno della ricorrenza della Nascita di Maria.
Contribuì poi a rendere ancora più popolare questo culto Azzone Visconti che nel 1336 introdusse tra i cittadini il rito delle offerte da raccogliersi l’8 settembre.
E’ con la peste del 1386 – a Milano uccide prevalentemente bambini – che la cittadinanza emette il voto per porre termine al flagello, della costruzione di un grandioso tempio dedicato a Santa Maria Nascente affinchè la Madonna interceda per la salvezza dei figli.
La costruzione del futuro Duomo ha inizio (e anche qui le fonti non concordano) tra il 1386 e il 1387, per iniziativa dell’arcivescovo Antonio di Saluzzo e del duca Galeazzo Visconti che nel 1387 decide di devolvere le offerte raccolte l’8 settembre in favore dell’erigendo tempio: la data ricordata è quella del 15 agosto.
Nel Duomo, che è la terza chiesa più grande del mondo, il 19 dicembre 1810 venne collocata sulla facciata una lapida a ricordo della dedicazione a Santa Maria Nascente. Nonostante ciò non è stata centralizzata la rappresentazione di questo soggetto nell’architettura della cattedrale, che è presente in opere di contorno e in altari secondari. Infatti il fulcro è stato attribuito alla Madonna Assunta a ricordo del primo giorno dei lavori di costruzione dell’edificio sacro.

Il culto di santa Maria Bambina
Intorno ai secoli X-XI nelle celebrazioni religiose venne introdotto l’utilizzo di statue lignee volute dalla gerarchia ecclesiastica per rendere più visibile il fulcro devozionale ai fedeli.
Le statue lignee che conobbero maggiore diffusione furono quelle di Gesù Bambino che riprendevano la rappresentazione della Natività di Cristo realizzata a Greccio nel 1223 da san Francesco. Tra tali statue la più famosa è quella della chiesa di santa Maria in Aracoeli di Roma, dove la quattrocentesca statua è sempre stata al centro di un forte culto per le doti taumaturgiche attribuitele nel proteggere dalle malattie infettive nella gravidanza e durante il parto.
Nel corso dei secoli la presenza di queste statue si diffonde anche in ambito domestico e monastico e si utilizzeranno materiali diversi come lo stucco e la cera, invece del marmo e del legno.
A partire dalla metà del Cinquecento i monasteri femminili diventano centri di produzione di questi simulacri grazie all’abilità ed alla pazienza delle monache ed è ai Padri Francescani che si deve principalmente la diffusione di questi Gesù Bambini.
Il cardinal Federico Borromeo (1564-1631), nella sua opera “De pictura sacra” immaginava la raffigurazione della Natività di Maria rappresentata da una bambina avvolta in fasce e adagiata in mezzo ad una grande luce attorniata da angeli maggiori e minori.
Ed è ad una Francescana che si deve il modello del simulacro più famoso di Maria Bambina che riprende l’immagine del cardinal Borromeo. Suor Isabella Chiara Fornari, superiora delle Francescane di Todi e dal cui convento venivano diffuse figure di Maria e di Gesù “quando erano pargoletti e di grandezza naturale” modellò il volto in cera tra il 1720 ed il 1730: rimase alla memoria che ella “riuscisse in questo lavoro con tale perfezione da sembrare che superasse la medesima arte”.
Il simulacro lavorato dalla Fornari fu portato a Milano da mons. Alberico Simonetta che nel 1738 faceva ritorno nella sua città natale dopo essere stato governatore di Camerino e, dal 1735, vescovo di Como. Alla sua morte, l’anno successivo, le Cappuccine del monastero di Santa Maria degli Angeli, alle quali il Simonetta aveva già donato una copia del simulacro, ottennero anche l’originale essendo dedite all’educazione della gioventù ed all’insegnamento della dottrina cristiana. In breve tempo esse si fecero apostole della devozione al mistero della Natività di Maria. Ne è testimonianza un libriccino, pubblicato nel 1757, sul cui frontespizio si legge che era “proposto ai veri devoti di Maria dalle madri Cappuccine presso le quali si conservava e venerava la celebre santa Bambina”; questa veniva rappresentata nella pagina accanto stretta nelle fasce ma in posizione eretta con una corona di dodici stelle. La pubblicazione contiene “un esercizio spirituale da farsi nel giorno otto di ogni mese in onore della natività ed infanzia di Maria Vergine, la novena per l’apparecchio alla di lei festa e la pratica di alcune devozioni e mortificazioni per ciascun mese”.
Dalla prefazione del libriccino si può conoscere che “la santa Madonnina era celebre nella città, si correva in folla a venerare nel suo devoto simulacro la santa Infanzia della gran Vergine Madre, riportandone singolarissime grazie”. Tale devozione venne bruscamente interrotta nel 1782 quando, in seguito alla legge di soppressione dei monasteri emanata dall’imperatore Giuseppe II, le trentatrè religiose di santa Maria degli Angeli dovettero cercare asilo nei pochi conventi risparmiati. Il simulacro venne portato tra le Agostiniane del convento di san Filippo in via Nuova (attuale san Barnaba) la cui chiesa era dedicata alla presentazione di Maria Bambina al tempio. Alla nuova soppressione delle congregazioni, decretata da Napoleone nel 1810, seguì un altro trasferimento del simulacro nel monastero delle Canonichesse Lateranensi ed infine pervenne, tramite don Luigi Bosisio parroco della chiesa di san Marco, nel 1842 a suor Teresa Bosio superiora delle suore di carità di via santa Sofia che operavano all’ospedale Ciceri.
L’ondata di liberalismo anticlericale, accentuato nel contesto politico italiano postunitario, vedeva una progressiva restrizione del culto di Maria Bambina che divenne privato e circoscritto alla cerchia delle suore.
Il 1884 segnò una svolta nel culto: il 9 settembre la postulante Giulia Macario di Lovere, gravemente malata, guarì miracolosamente dopo aver toccato il simulacro e divenne religiosa con il nome di suor Maria Bambina. Nei mesi successivi guarirono in modo prodigioso anche suor Crocifissa Mismetti e suor Giuseppa Woinovich ridestando una devozione già cara ai milanesi, anche se non mancò il riaccendersi delle tensioni, molte vive anche a Milano, tra cattolici e liberali.
Le suore di carità, custodi del simulacro, da quei tempi iniziarono ad essere chiamate Suore di Maria Bambina e diffusero la devozione in altri luoghi in cui operavano: Venezia, Thiene, Rovigo , Rovereto, Calcio, Bergamo, Sovere, Soresina, per arrivare nel 1984 all’erezione di una comunità a Nazareth.
Divenne tradizione beneaugurante donare una copia del simulacro di Maria Bambina ai novelli sposi, tradizione rimasta in uso da noi sino alla metà degli anni Cinquanta e che ancora si pratica diffusamente nel Sud America dove le suore sono presenti in terre di missione.

Abramo Morandi & Cristina Volontè

Publié dans:feste di Maria, Maria Vergine |on 7 septembre, 2012 |Pas de commentaires »

Omelia : Commento su Is 35,4

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/16040.html

Omelia : Commento su Is 35,4

Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
Dite agli smarriti di cuore: ?Coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi?.

Come vivere questa Parola?
Il secondo Isaia celebra qui l?esodo degli Ebrei da Babilonia. Morivano lungo il deserto e rischiavano lo scoraggiamento! Ma la Parola di Dio li sostiene. Il profeta li assicura che il Signore, proprio Lui farà vendetta di tutto quello che, nella prigionia e nell?inospitale deserto, hanno dovuto soffrire .
La ?ricompensa divina? è diversa da ogni ricompensa umana sempre così limitata, in genere inferiore alle attese del cuore. Ma l?assicurazione più confortante è questa: ?Egli viene a salvarci?. Questa promessa è stata scritta tanti secoli prima di Cristo ma proprio con la sua venuta si è pienamente avverata.
?Coraggio, non temete!? dice Isaia e i testi biblici ripetono queste parole fino a 366 volte! Una volta per ogni giorno di ogni tuo anno di vita. Perfino dell?anno bisestile! E ciò che esorcizza la nostra paura è proprio sapere che Uno, vero uomo e vero Dio, è venuto a salvarci.
?Dio ha talmente amato il mondo da mandare il suo figlio unigenito perché chiunque crede in Lui sia salvato? ( Gv 3,16).
Ecco; la chiave che apre la porta della salvezza è nelle tue, nelle mie, nelle nostre mani.
L?ineffabile amore di Dio va oltre le nostre misure di comprensione. Non è proprio per questo che prendiamo coraggio e fiducia?

Mi soffermo per una pausa che mi permetta di prendere coscienza di questa chiave che è la mia libera volontà di aprire a tutto il flusso di salvezza che il Signore vuole veicolare in me.

Signore, fidarmi di te pienamente e con gioia, vincere ogni paura mi è possibile se tu aumenti la mia fede e ravvivi in me l?amore. Grazie!

Le parole di un grande teologo
Il tuo Figlio unigenito è venuto incontro a tutti gli esseri umani, agli abbandonati, e tutti lo siamo. Egli per tutti è nato in una stalla ed è morto in croce per tutti. Signore, destaci tutti e fa’ che siamo svegli per riconoscerlo e testimoniarlo.
Karl Barth

Omelia XXIII domenica del T.O. : Missione è ascolto di Dio e opzione per i poveri

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/16053.html

Omelia XXIII domenica del T.O.

padre Romeo Ballan

Missione è ascolto di Dio e opzione per i poveri

Riflessioni
Il brano evangelico inizia con un tocco di apertura a regioni e popoli lontani. Le indicazioni geografiche del Vangelo di Marco inquadrano il miracolo della guarigione del sordomuto in zone periferiche, lontane dai centri abituali del popolo ebraico. Tiro, Sidone, mare di Galilea, Decàpoli… (v. 31) corrispondono oggi al sud del Libano e alla regione settentrionale di Israele. Fanno parte degli attuali scenari di conflitti bellici che insanguinano vaste regioni del Medio Oriente. Per quelle strade, che erano zone di ?pagani? e di commercianti, passò un giorno Gesù, suscitando lo stupore di tutti: ?Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!? (v. 37). Il miracolo della guarigione del sordomuto può avere anche un?applicazione emblematica alla situazione attuale del conflitto medio-orientale e di ogni altro conflitto: le soluzioni nascono ascoltandosi e dialogando.

Il messaggio della Parola di Dio in questa domenica è globale, va in profondità: è un invito ad ascoltare Dio e ascoltare il povero per amore di Dio, fino ad annunciargli che Dio fa bene ogni cosa (v. 37) e opera il bene per tutti, indistintamente. Il verbo ascoltare abbonda nell?Antico Testamento (più di 1100 volte), riferito in primo luogo a Dio che ascolta sempre il grido del povero; e riferito spesso all?uomo: ?Ascolta, Israele…? (Dt 6,4). Perciò la sordità è considerata, nella Bibbia, una patologia grave, perché evoca il rifiuto della Parola di Dio. Quando Dio interviene per salvare il suo popolo, gli apre simbolicamente gli occhi, gli orecchi, la bocca… (I lettura), perché possa vedere, ascoltare, parlare, saltare: entrare, cioè, in contatto con Dio e con i fratelli. In questo modo, assicura il profeta, l?acqua vitale scorrerà anche nella steppa e nel deserto (v. 6-7).

?Il primo servizio che dobbiamo rendere ai fratelli è quello dell?ascolto. Chi non sa ascoltare il proprio fratello, presto non saprà neppure ascoltare Dio, sarà sempre lui a parlare, anche con il Signore? (Dietrich Bonh-ffer). Chi ha fatto veramente l?esperienza di ascoltare Dio, sa ascoltare anche il fratello e farsi suo accompagnatore per condurlo a Dio, come nel caso del sordomuto, che qualcuno condusse presso Gesù pregandolo di imporgli la mano (v. 32). Accompagnare, condurre altri è il gesto missionario per eccellenza, un gesto che corrisponde ai genitori, ai padrini, agli educatori nella fede…, nella consapevolezza, però, che solo Dio può pronunciare con efficacia l?effatà (apriti: v. 34), che tocca il cuore delle persone e le fa giungere alla fede.

Gli effetti del miracolo di Gesù sono descritti come apertura degli orecchi, come scioglimento della lingua, come correttezza nel parlare, come stupore e proclamazione missionaria del fatto avvenuto (v. 35-37). Il card. Carlo M. Martini, nella sua lettera pastorale ?Effatà, Apriti? (Milano 1990) commentava: ?Tale capacità di esprimersi diviene contagiosa e comunicativa? La barriera della comunicazione è caduta, la parola si espande come l?acqua che ha rotto le barriere di una diga. Lo stupore e la gioia si diffondono per le valli e le cittadine?. Nel mondo attuale, che insegue ad ogni costo la comunicazione rapida, on-line, resta la sfida di umanizzare la comunicazione, aprirne i canali a tutti i livelli e con ogni persona, con un?attenzione speciale ai più deboli e ai più lontani.

Fra le persone da ascoltare -che sono poi tutte le persone, senza esclusione di alcuna!- Dio ci insegna che ci sono i ?preferiti?, cioè i poveri. Egli dà coraggio ai più deboli, cura i malati e i derelitti (I lettura). Da parte sua, San Giacomo (II lettura) dichiara perversi (v. 4) i giudizi di quanti discriminano le persone in base alla condizione socio-economica e afferma un principio generale di condotta: ?Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo, che sono ricchi nella fede ed eredi del Regno?? (v. 5). Questa scelta dei poveri, per quanto non possa escludere nessuno, non è un?opzione facoltativa o alternativa, ma un criterio di azione: è lo stile di Dio, e quindi diventa un?imposizione per l?attività pastorale e missionaria della Chiesa, come afferma con forza Giovanni Paolo II. (*) Soltanto così l?annuncio missionario diventa credibile e universale.

Parola del Papa
(*) ?Nessuno può essere escluso dal nostro amore, dal momento che «con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo a ogni uomo» (GS 22). Ma stando alle inequivocabili parole del Vangelo, nella persona dei poveri c’è una Sua presenza speciale, che impone alla Chiesa un’opzione preferenziale per loro. Attraverso tale opzione, si testimonia lo stile dell’amore di Dio, la sua provvidenza, la sua misericordia, e in qualche modo si seminano ancora nella storia quei semi del Regno di Dio che Gesù stesso pose nella sua vita terrena venendo incontro a quanti ricorrevano a lui per tutte le necessità spirituali e materiali?.
Giovanni Paolo II
Lettera apostolica Novo Millennio Ineunte (6.1.2001) n. 49

Maria Vergine

Maria Vergine dans immagini sacre sergine_vierge_enfant

https://sites.google.com/site/leboncombat/marie

Publié dans:immagini sacre |on 6 septembre, 2012 |Pas de commentaires »
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