Archive pour le 20 septembre, 2012

San Matteo Apostolo ed Evangelista

San Matteo Apostolo ed Evangelista dans immagini sacre santino_sanmatteo

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21 Settembre : San Matteo Apostolo ed Evangelista

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21 Settembre : San Matteo Apostolo ed Evangelista

Patrono di Salerno

Dopo ciò Egli uscì e vide un pubblicano di nome Levi seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì”. (Lc 5,27)

Dalla lettura dei Sinottici sappiamo che la vocazione di Matteo avvenne a Capharnaum ed i passi paralleli di Luca e Marco testimoniano il suo secondo nome “Levi” e la paternità “Levi di Alfeo”. Aveva, dunque, due nomi come tanti Giudei che, per i loro rapporti con i Gentili, abbinavano al nome semitico un altro nome greco o latino.
Cafarnao ai tempi di Gesù, sebbene non fosse una città molto grande, godeva di un’importanza rilevante. Si trovava vicino ad una grande strada, “Via Maris”, trafficata dalle carovane provenienti dalla Siria per il trasporto delle merci tra l’Est e le coste del Mediterraneo.
l Pubblicano era colui che prendeva in appalto le imposte, pagando allo stato una certa somma in relazione al transito di ciascun prodotto che, di volta in volta, veniva tassato: la tassa veniva esigita o per proprio conto o per mezzo dei suoi subalterni. Erano quindi esattori del “publicum”, ossia delle imposte. Il porto­rium era proprio la tassa legata al trasporto di merci: ecco, dunque, Matteo a Cafarnao seduto al banco delle imposte.
L’astuzia, la cupidigia, le vessazioni che i pub­bli­ca­ni infliggevano ai trafficanti, come pure l’essere a ser­vizio dei dominatori pagani, era motivo di odio da par­te dei Giudei e perciò venivano considerati peccato­ri.
Matteo aveva senz’altro avvertito la tentazione del facile guadagno e l’attrattiva del danaro, ma dovette anche ben capire l’esempio di Gesù e il Suo insegnamento. Egli come Giudeo senz’altro conosceva la Legge, ma la predicazione di Gesù in quella cittadina risuonò in modo particolare nel suo cuore e così, quando il Signore si avvicinò al banco delle imposte e gli disse: «Seguimi!», il suo cuore prontamente rispose alla “chiamata”.

I Padri della Chiesa rilevano tre caratteristiche della santità di Matteo:
-la pronta obbedienza: corrispose con prontezza e letizia alla chiamata di Gesù;
-la sua liberalità: abbandonò tutto e diede uno splendido banchetto d’addio per i parenti ed gli amici;
-la sua umiltà: si è lasciato umiliare pubblicamente dalle aspre critiche dei farisei e dei discepoli di Gesù.
Così Matteo, da uomo avido di profitti, che traeva dalle paghe guadagnate tanto duramente dai pescatori, diventa un fervoroso seguace del Signore dopo la sua chiamata. Abbandonò il banco delle imposte ed i beni cha aveva accumulato rubandoli ad altri, saziandosi di gioie divine. Secondo la tradizione, conservata dagli storici, Matteo, dopo aver predicato agli Ebrei di Palestina, prima di allontanarsi scrisse per loro un Vangelo in lingua patria . Si è certi che la versione greca nella sostanza è identica a quella scritta in aramaico dallo stesso Apostolo. Le frasi del “Pater Noster” che recitiamo sono quelle che si leggono nel suo Vangelo, esso è per eccellenza il libro della Chiesa ed è stato chiamato Vangelo «ecclesiastico» perché, riportando le parole di Gesù, pensa continuamente alla vita della comunità e Gesù ci appare come il Maestro che vive in questa comunità.

È caratterizzato da due capitoli introduttivi che riguardano la genealogia di Gesù e la sua infanzia: Liber generationis Jesu Christi… e da cinque grandi discorsi tematici:

- il discorso della montagna,
- il discorso missionario,
- il discorso in parabole,
- il discorso ecclesiale,
- il discorso escatologico.

L’Evangelista non vuole tracciare una biografia completa di Gesù, ma i l suo scopo è quello di dimostrare che Gesù è il Messia promesso nel Vecchio Testamento e preannunciato dai Profeti, che è il Figlio di Dio, fondatore della Chiesa e del Regno dei Cieli, perfezionatore dell’antica Legge. Ecco che per ottenere questo intento dispone i fatti e i discorsi in ordine si stematico, anche se non sempre in ordine cronologico. Il Vangelo di Matteo, quindi, rinviene la sua caratteristica in questo «lieto annuncio».
Dalla tradizione storica risulta che Matteo predicò agli Ebrei di Palestina, poi si recò presso altre genti; quali esse siano è incerto, si pensa all’Etiopia, al Ponto, alla Persia, alla Macedonia, all’Irlanda. Si racconta che l’Etiopia fu evangelizzata dall’Apostolo Matteo e si fa risalire a lui la conversione del re Egipo e di tutta la sua famiglia. Il racconto si sofferma particolarmente sulla figlia del re, Ifigenia, la quale dopo il Battesimo si consacrò al Signore e fu messa da Matteo a capo di duecento vergini. Dopo la morte del re, il fratello Itarco, usurpò il trono e per ragioni di stato voleva in sposa sua nipote Ifigenia. La sua resistenza fu tale che Itarco cercò in Matteo il suo ambasciatore presso la giovane, ma egli ben lungi dal prestarsi ai desideri del re, in un solenne discorso dimostrò l’orrore di una tale intenzione e mentre celebrava il S. Sacrificio pronunciò parole che suscitarono in Itarco una collera tale che ordinò la morte di Matteo. Ifigenia distribuì i suoi beni al clero e chiese che fosse costruita una grande chiesa in onore dell’Apostolo.
Il Martirologio Romano pone al 21 Settembre la morte di San Matteo; si legge che evangelizzò l’Etiopia e vi subì il martirio. Nello stesso giorno si commemora Santa Ifigenia, vergine. Al 6 Maggio lo stesso Martirologio pone la traslazione del corpo di Matteo dall’Etiopia a Salerno passando per Paestum. Nel 954 Salerno già custodiva il corpo di San Matteo, ma per le tristi condizioni dell’epoca, fu tenuto accuratamente nascosto, cosicché cadde nell’oblio. Verso il 1080 fu ritrovato e posto nel tempio costruito appunto a tale scopo e consacrato da San Gregorio VII. La lettera che questo Pontefice il 18 Settembre 1080 scrisse ad Alfano I, allora arcivescovo di Salerno, per felicitarsi con lui per il ritrovamento del corpo di San Matteo, è un documento storico ineccepibile. A Salerno, nell’affrescata cripta dell’artistica Cattedrale, Matteo riposa, egli è stato sempre ed è tuttora oggetto di viva venerazione.

Publié dans:SANTI APOSTOLI |on 20 septembre, 2012 |Pas de commentaires »

IL PROFETA GIONA E LA SALVEZZA PER TUTTI – Gianfranco Ravasi

http://www.collevalenza.it/Riviste/2007/Riv1007/Riv1007_04.htm

«SAPEVO CHE TU SEI UN DIO PIETOSO E MISERICORDIOSO» (Gn 4,2).

IL PROFETA GIONA E LA SALVEZZA PER TUTTI

Gianfranco Ravasi

Il libro di Giona è uno dei libri più brevi della Bibbia ma forse nessun altro libro dell’AT ha saputo, con mezzi così semplici, mettere in luce con forza e grazia l’aspetto misericordioso di Dio1. Il suo insegnamento segna uno dei vertici dell’AT. Rompendo con un’interpretazione stretta della profezia, afferma che le minacce, anche le più categoriche, sono l’espressione di una volontà misericordiosa di Dio, il quale non attende che la manifestazione del pentimento per accordare il suo perdono. Se l’oracolo di Giona non si realizza, è perché realmente i decreti di distruzione sono sempre condizionali. Ciò che Dio vuole è la conversione: Dio può cambiare i cuori.
L’autore del Libro confessa che YHWH è un Dio d’amore, pietoso, la cui misericordia si estende al di là dei confini di Israele, anche ai pagani, abbraccia tutte le creature, senza distinzione di razza. Per cui qui viene rimproverata una mentalità integralista, l’elezione non è un privilegio ma una scelta gratuita di Dio.
Dio sarà indulgente verso il profeta ribelle, ma, soprattutto, la sua misericordia si estende anche alla nemica più evidente di Israele, la città di Ninive. Si è molto vicini al NT: Dio non è solo il Dio dei giudei, è anche il Dio dei pagani, poiché non c’è che un solo Dio. In Mt. 12,41 e Lc. 11, 29-32, il Cristo Gesù citerà a esempio la conversione dei niniviti e Mt 12.40 vedrà in Giona chiuso nel ventre del mostro la figura della permanenza del Cristo nella tomba.
La predicazione di Giona è molto semplice e sintetica, afferma una sola cosa: il male ha i giorni contati; la nostra violenza, la nostra falsità, il nostro egoismo, portano solo alla morte, sono destinati a finire. Da queste semplici parole, i cittadini di Ninive credono in Dio; capiscono di aver sbagliato e si impegnano concretamente ad abbandonare i comportamenti non graditi al Signore, affidandosi completamente a Dio, alla sua provvidenza, alla sua misericordia.
Dio è capace di perdonare, ama le sue creature a un punto tale che si dispiace di aver minacciato loro qualche male! È la conversione continua di Dio, che ci segue sempre sulla nostra strada, ed è sempre pronto a perdonarci e ad amarci di un amore sempre più grande
Dio è capace di perdonare, ama le sue creature a un punto tale che si dispiace di aver minacciato loro qualche male! È la conversione continua di Dio, che ci segue sempre sulla nostra strada, ed è sempre pronto a perdonarci e ad amarci di un amore sempre più grande, fino a mandare in mezzo a noi Gesù, il suo Figlio, a morire per noi sulla croce.
La giustizia di Giona è molto diversa da quella di Dio. Il profeta vorrebbe un Dio giustiziere, che castiga le colpe degli abitanti di Ninive; non accetta e non comprende la misericordia di Dio, dimenticando che anch’egli vive di quella stessa misericordia. Quante volte anche noi vorremmo che Dio castigasse duramente chi ha sbagliato, e non ci accorgiamo delle infinite volte in cui Dio ha perdonato a noi per primi!
Dio è dispiaciuto del fatto che il suo Profeta non ha capito nulla della sua missione, non lo abbandona, per lui non è come uno strumento che, una volta usato, può essere gettato via; continua a cercarlo, a prendersi cura di lui; vuole educarlo, e con l’episodio del ricino e del verme cerca di fargli comprendere il vero valore delle cose.
Il messaggio è che Dio vuole la salvezza di tutti. Tutti sono salvi per opera di Dio: i marinai, i Niniviti, Giona stesso, il profeta, l’ebreo, il figlio prediletto messo alla pari con i pagani. E tutti sono salvi grazie anche alla loro collaborazione all’opera di Dio: la preghiera dei marinai, il pentimento di Giona, la penitenza dei Niniviti. Tutto quello che capita a Giona avviene perché alla fine Ninive sia salva.
Nel capitolo quarto, che è un dialogo sulla misericordia Giona esprime a Dio le sue riserve sul modo con cui ha deciso di trattare Ninive, se ne dispiace, si ribella a questa sua decisione, non è da Dio ritornare sui suoi pensieri, disapprova questa compassione di Dio per una città potente nel male e dice che « preferisce morire che vivere ». Ma Dio risponde a Giona giustificando il suo atteggiamento e scusando Ninive perché « non sanno quello che è bene e quello che è male ». È una delle situazioni più frequenti dentro la vita dell’umanità, questo dialogo profondo è il dialogo che inconsapevolmente noi facciamo tutti i giorni. Giona non capisce perché Dio si comporta così, addirittura con i nemici di Israele. Praticamente qui Dio abolisce ogni distinzione tra il popolo eletto, il popolo santo e i pagani. Potremmo addirittura chiederci come qualcuno ha fatto, se questo libro sia stato scritto per convincere una città come Ninive a convertirsi oppure per convincere un profeta come Giona a convertirsi: chi deve cambiare veramente? Nonostante quell’esperienza terribile di tre giorni in mare, dopo la conversione della città di Ninive, non è ancora convinto e si mette lì fuori della città per vedere come sarebbe andata a finire. Naturalmente lui voleva che la città fosse distrutta, e fa l’ultimo tentativo per far recedere Dio dal suo disegno di salvezza. Dio va contro il suo profeta per salvare una città, non gli importa che il suo profeta faccia o no una bella figura, gli importa che la gente sia salva. A Dio non importa che i credenti abbiano ragione, a Dio importa che tutti gli uomini riconoscano che sono figli suoi: e questa è la tragedia dei credenti. Giona vuole insegnare a Dio, spesso lo facciamo anche noi, noi saremmo più capaci di Lui a mettere a posto le cose.
Dio o ci perdona tutti o non perdona nessuno. Allora cominciamo ad essere consapevoli che siamo tutti in cammino verso una verità più grande
Ci sono due modi di condurre il mondo, la storia: con la misericordia di Dio o con la giustizia umana. Dio conduce il mondo con la misericordia, Giona vorrebbe la giustizia, che ha in mente lui. La missione aveva talmente insuperbito Giona che non capiva più un Dio che voleva perdonare: non è umano perdonare, non è secondo la logica umana. Dio scusa l’uomo: « Non sanno quello che è bene e quello che è male ». Gesù sulla croce dirà: « Non sanno quello che fanno ». Si può quasi dire che Dio non sopporta di essere offeso dall’uomo, lo vuole scusare: « Ha agito senza pensare a ciò che faceva ». E qui siamo ancora nell’Antico Testamento.
Se non capiremo fino in fondo questo modo di agire di Dio, addosseremo a Lui cose tremende che non gli appartengono: spesso noi non abbiamo annunciato un Dio di questo genere, misericordioso, paziente, mite; l’amore di Dio si manifesta solamente nel perdono universale: Dio o ci perdona tutti o non perdona nessuno. Allora cominciamo ad essere consapevoli che siamo tutti in cammino verso una verità più grande, se accetto questo cambia completamente il mio rapporto con chi mi sta accanto, forse perché anche lui mi porta un annuncio di una verità più grande di quella che già io posseggo. Giona (Israele) non aveva capito questa realtà profonda di questa universalità ed è quello che anche noi facciamo fatica a capire: siamo alla ricerca più di una giustizia che di una misericordia, e qualche volta la misericordia più difficile è quella da usare con noi stessi: non ci perdoniamo e non abbiamo misericordia con gli altri perché non l’abbiamo con noi stessi. Forse anche la nostra vita cambierebbe, ci convertiremmo a questo modo di agire di Dio e Signore, per diventare più fratelli tra di noi, donando più luce, più sale alla nostra terra.

1 Cf RAVASI GIANFRANCO, Rubrica « Approfondimenti sulla Bibbia ».

Publié dans:BIBBIA, Bibbia - Antico Testamento |on 20 septembre, 2012 |Pas de commentaires »

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