Archive pour le 12 septembre, 2012

Saint Jean Chrysostome

Saint Jean Chrysostome dans immagini sacre saint_john_chrysostom

http://interruptingthesilence.com/2010/01/27/st-john-chrysostom-god-desired-to-make-thee-immortal/

Publié dans:immagini sacre |on 12 septembre, 2012 |Pas de commentaires »

13 SETTEMBRE: GIOVANNI CRISOSTOMO (SCRITTI)

http://www.tanogabo.it/religione/crisostomo_scritti.htm

13 SETTEMBRE: GIOVANNI CRISOSTOMO

padre e dottore della Chiesa.

Alcuni scritti

Dignità dell’uomo nella sua creazione

« Dio disse: Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza (Gen 1,26). Anzitutto si deve qui investigare il motivo per il quale, in occasione della creazione del cielo, Dio non disse «facciamo», bensì «il cielo sia!», «la luce sia!», come, d’altronde, in ogni parte della creazione.
La parola «facciamo» appare solo qui e questa espressione suona come un consiglio, una deliberazione, una comunicazione di Dio a un’altra persona fornita della sua medesima dignità. E chi è mai colui che deve essere creato, dal momento che può rallegrarsi di un simile onore? È l’uomo, il grande e meraviglioso essere vivente che Dio considera come il più illustre di tutta la creazione, per amore del quale esiste il cielo, la terra, il mare e il resto della creazione.
È l’uomo, la cui salvezza Dio ha tanto desiderato da non risparmiare, per amore di lui, il suo Figlio unigenito. Dio, infatti, non ha smesso di compiere efficacemente la sua opera fino a quando non abbia sollevato quest’uomo e non l’abbia fatto sedere alla propria destra.
Paolo esclama:
Dio ci ha risuscitati e ci ha fatti sedere in Cristo Gesù alla destra nei cieli (Rm 8,32).
Per questo, dunque, ci fu il consiglio, la deliberazione e la comunicazione.
Non come se Dio avesse avuto bisogno di un consiglio (non sia mai!), ma per mostrarci, attraverso questo discorso, l’onore spettante a colui che stava per nascere. »

Giovanni Crisostomo, Omelie sul Genesi, 2
« Gloria a Dio in tutto: non smetterò di ripeterlo, sempre dinanzi a tutto quello che mi accade! » (Lettere a Olimpia, 4).
In queste parole troviamo condensata la testimonianza di Giovanni; anche in mezzo alle molte tribolazioni che occorre attraversare per entrare nel regno dei cieli (cf. At 14, 22), Giovanni « Boccadoro » ci insegna a cogliere la luce della risurrezione che già si sprigiona dalla croce e a portare la croce nella luce del Cristo risorto. Allora ogni discepolo può proclamare con gioia: « Gloria a Dio in tutto! ».

Solo la provvidenza può spiegare il funzionamento del mondo
Giovanni Crisostomo, Omelie sulla lettera agli Efesini, 19,3-4

« Si interrogano gli ingrati e gli insensati: «Non dovrebbe esser proprio della bontà di Dio concedere per tutti uguaglianza di onori?». Dimmi, o ingrato, quali sono le cose che tu affermi non esser proprie della bontà di Dio, e che cosa intendi per «uguaglianza di onori»? Uno è storpio da fanciullo, un altro diventa pazzo ed è invasato da un demonio; un altro, che giunge al limite della vecchiaia, ha trascorso tutta la vita nella povertà; un altro in gravissime malattie: sono queste le opere della provvidenza? Uno è sordo, un altro muto; uno è povero; un altro, infame e scellerato e pieno d’innumerevoli vizi, guadagna denaro e mantiene meretrici e fannulloni, possiede una casa bellissima e conduce una vita senza mai lavorare. E raccolgono molti esempi del genere, tessendo un lungo discorso contro la provvidenza di Dio.
Che dunque? Non vi è nessuna provvidenza? Che cosa rispondiamo loro? Se fossimo greci e ci dicessero che il mondo è retto da qualcuno, anche noi diremmo loro le stesse cose: Perché non c’è nessuna provvidenza? Perché mai, allora, voi avete il culto degli dèi e adorate demoni ed eroi? Infatti, se esiste una provvidenza, essa si prende cura di tutto. Se vi fossero alcuni, cristiani o anche greci, che si scoraggiassero e vacillassero, che cosa diremmo loro? Tante cose, dimmi, ti prego, sarebbero dunque sorte buone per caso? La luce del giorno, l’ordine predisposto nelle cose, il movimento circolare degli astri, l’eguale corso dei giorni e delle notti, l’ordine della natura tanto nelle piante quanto negli animali e negli uomini? Chi è mai, domando, colui che governa tutte queste cose? Se nessuno le dirige ed esse dipendono tutte da se stesse, chi ha mai fatto questa volta così grande e bella, il cielo appunto, collocato tutt’intorno alla terra e anche sopra le acque? Chi dà alle stagioni dei frutti? Chi ha posto tanta vita nei semi e nelle piante? Ciò che avviene per caso, infatti, è assolutamente disordinato; ciò che presenta ordine e armonia, invece, è stato prodotto con ingegno.
Infatti, ti chiedo, quelle cose che da noi avvengono per caso, non sono piene di grande confusione, tumulto e turbamento? E non parlo soltanto di quanto avviene per caso, ma anche di ciò che è fatto da qualcuno, ma senza criterio. Ad esempio, vi siano legna e pietre, e vi sia anche la calce; ora, un uomo inesperto nell’arte di costruire, servendosi di questi, si accinga a edificare e a compiere qualcosa: costui non manderà forse in rovina e non distruggerà ogni cosa? E ancora, si dia una nave senza nocchiero, provvista di tutto quanto una nave debba possedere, tranne il nocchiero: potrebbe forse navigare? E la terra stessa, che è tanto estesa, posta com’è al di sopra delle acque, potrebbe rimanere tanto tempo immobile, se non vi fosse qualcuno in grado di sorreggerla? E tutto ciò è forse ragionevole? Non è ridicolo pensare queste cose?…
Se volessimo esporre esaurientemente, in tutto e per tutto, fin nei dettagli, tutte quelle cose della provvidenza, non ci basterebbero tutti i secoli. Domanderò, infatti, a chi abbia chiesto ciò: queste cose avvengono grazie alla provvidenza o senza la provvidenza? Se rispondesse: «Non sono della provvidenza», gli domanderei ancora: Come dunque sono state fatte? Ma non potrebbe rispondere in alcun modo. A maggior ragione, perciò, non devi investigare con curiosità intorno alle cose umane. Perché? Poiché l’uomo è l’essere più illustre e onorevole di tutti, e tutte le cose sono state create per lui, non lui per esse.
Se dunque non conosci la sapienza e il governo della provvidenza riguardo all’uomo, in che modo potresti mai scoprire quali siano le sue ragioni? Dimmi un po’, perché mai essa ha creato l’uomo così piccolo e così distante dall’altezza del cielo al punto che dubiti di quelle cose che si mostrano dall’alto? Perché le regioni australi e boreali sono inabitabili? Dimmi, perché la notte è stata fatta più lunga d’inverno e più corta in estate? Perché tanto freddo? Perché il caldo? Perché la mortalità del corpo? E altre innumerevoli cose voglio sapere da te; se tu vorrai, non smetterò d’interrogarti perché tu possa replicarmi in tutto.
Pertanto, la caratteristica più confacente alla provvidenza è questa: che le sue ragioni rimangano per noi ineffabili. Qualcuno, infatti, non avendo compreso il nostro pensiero, avrebbe potuto ritenere che l’uomo sia la causa di tutte le cose. «Tuttavia, direbbe qualcuno, quell’uomo è povero: e la povertà è un male». Ma che cos’è il male? Che cos’è la cecità, o uomo? Vi è un solo male: peccare; e solo di questo dobbiamo preoccuparci. Invece, tralasciando di scrutare le cause dei veri mali, ricerchiamo con curiosità altre cose. Perché nessuno di noi cerca mai di scoprire il motivo profondo per il quale ha peccato? È in mio potere di peccare, oppure no? Ma che bisogno c’è di usare un grande giro di parole? Cercherò tutto in me stesso: forse che sono riuscito qualche volta a vincere la passione? Ho vinto qualche volta l’ira per pudore o per timore umano? In tal modo, accertato questo, scoprirò che è in mio potere peccare. Nessuno si preoccupa di comprendere e di approfondire queste cose; al contrario, sconsideratamente, come si legge in Giobbe, l’uomo nuota disordinatamente nelle parole (Gb 11,12). »

Glorificazione di Dio per la bellezza del creato
« Se Dio manifesta una cura così sollecita anche nei confronti di cose di modesto valore (l’erba e i fiori, ad esempio), come potrà dimenticare te, che sei la più eccellente delle sue creature? Perché dunque ha creato cose tanto belle? Per manifestare la sua sapienza e la grandezza della sua potenza, affinché conoscessimo in tutto la sua gloria.
Non soltanto i cieli narrano la gloria di Dio (Sal 18,2), ma anche la terra, come rileva Davide, quando cantava: Lodate il Signore, alberi da frutto e tutti i cedri (Sal 148,9). Alcune creature, infatti, rendono lode al Creatore con i loro frutti, altre con la loro grandezza, altre ancora con la loro bellezza.
Un’altra dimostrazione della grande sapienza e potestà di Dio, risiede nel fatto ch’egli orni di tanta bellezza anche gli oggetti più vili (che cosa c’è, infatti, di più vile di ciò che oggi esiste, ma domani non sarà più?). Se dunque Dio ha donato anche al fieno ciò che non gli era affatto necessario (a che cosa serve, infatti, la sua bellezza? ad alimentare il fuoco?), com’è possibile ch’egli non conceda a te ciò di cui hai bisogno? Se il Signore ha decorato generosamente la cosa più vile fra tutte, e non per una qualche utilità, ma unicamente per bellezza; molto più onorerà te, la più preziosa delle sue creature, in quelle cose che ti sono necessarie. »
Giovanni Crisostomo, Commento al Vangelo di san Matteo, 22,1

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« CHE NE SAREBBE, DUNQUE, DI NOI SENZA L’AIUTO DI QUEL CHE NON ESISTE? » (Il Cortile dei gentili)

http://www.zenit.org/article-32518?l=italian

« CHE NE SAREBBE, DUNQUE, DI NOI SENZA L’AIUTO DI QUEL CHE NON ESISTE? »

Il Cortile dei Gentili da domani nella terra del secolarismo e dei Nobel

di Natalia Martone*

ROMA, mercoledì, 12 settembre 2012 (ZENIT.org) – “Che ne sarebbe, dunque, di noi senza l’aiuto di quel che non esiste?”. Paul Valéry se lo domandava nel 1928 nella Piccola lettera sui miti. Il 13 e 14 settembre il Cortile dei Gentili, lo spazio d’incontro e dialogo tra credenti e non credenti, accolto e sviluppato dal Pontificio Consiglio della Cultura, sotto la presidenza del cardinale Ravasi, si riunirà per una nuova sessione di dialogo a Stoccolma.
L’argomento principale sarà proprio la questione tanto spinosa da essere, forse, il fulcro delle discussioni tra umanisti credenti e atei: “Il Mondo con o senza Dio”.
Il Cortile è stato accolto positivamente anche da alte personalità di confessione Luterana, a partire da Antje Jackelén, insegnante all’università Lund e vescovo di quella città. La scelta della location è un segno evidente dell’importanza di questo Cortile. La Svezia, infatti, è un paese in cui la secolarizzazione è profonda e sfiora pesantemente le radici della società stessa, costruita sul concetto d’individuo che prevale su quello di collettività. Oltre il 60% della popolazione si dichiara atea e la religione è concepita per lo più come appartenente alla sfera privata.
In Svezia la secolarizzazione è andata di pari passo con il progresso tecnico-scientifico che ha reso questa piccola nazione una potenza mondiale, tecnologicamente molto avanzata. In molti Paesi, questa evoluzione scientifica è accompagnata da un fenomeno, sempre più dilagante, che Jacques Ellul ha definito “slittamento morale”, cioè la tendenza tipica delle società tecnologiche di accettare in maniera acritica le innovazioni tecniche, anche se inizialmente rifiutate.
Questa tendenza, che matura all’incirca entro cinque o dieci anni dalla novità, è accompagnata a quella di fare della scienza un’ideologia, affidando alla tecnica il compito di creare nuovi valori. E’ un processo storico che ha radici profonde e che ha portato infine a sentire la religione come esperienza soggettiva piuttosto che come sentimento collettivo di condivisione.
Organizzare un Cortile dei Gentili a Stoccolma, peraltro insieme ad una donna brillante e di rara intelligenza come l’Ambasciatore Svedese, Ulla Gudmundsson, accreditata presso la Santa Sede, è un segnale forte della necessità di questo Paese di interrogarsi collettivamente sulle “questioni alte”. Altissima è, infatti, la decisione di dialogare sulla scelta di “Un mondo con o senza Dio” perché significa fare oggi un passo indietro, prima di guardare e andare avanti verso il domani.
In questo dialogo temporale, i luoghi di Stoccolma scelti per ospitare il Cortile dei Gentili si fanno metafora del senso più profondo. Le meravigliose stanze dell’Accademia Reale delle Scienze, che da oltre 100 anni ospita la cerimonia di consegna dei Nobel – la massima onorificenza per le persone che già si sono distinte nei diversi campi “apportando considerevoli benefici all’umanità” – si incontra con il Fryshuset, uno dei massimi centri europei d’accoglienza e recupero per i giovani in difficoltà, simbolo concreto dell’educazione e del sostegno alla generazione che, si spera, “apporterà considerevoli benefici all’umanità”.
Si prevedono due giorni di dialogo serrato co-presieduti dal Cardinale Gianfranco Ravasi, insieme a Georg Klein, professore e scrittore e Thomas Hammarberg, ex-Commissario del Consiglio d’Europa per i Diritti dell’Uomo.
Il dialogo sarà organizzato come sempre in duetti e, in relazione tema Generale “Il Mondo con o senza Dio”, si tenterà di rispondere alle seguenti domande: ”Cosa significa credere e non credere? Esiste un mondo non materiale? Cos’è un uomo? Si dice che la religione imponga i suoi valori ai non credenti. Ma la società secolare non cerca di imporre i propri? Si dice che la religione imponga i suoi valori ai non credenti. Ma la società secolare non cerca di imporre i propri? La religione rende il mondo migliore o peggiore? ».
Nei giorni seguenti, l’evento sarà interamente disponibile sui canali social del Cortile dei Gentili, Google+ e Youtube, oltre che nella sezione Cortile TV del portale. Il prossimo appuntamento del Cortile dei Gentili sarà ad Assisi il 5 e 6 ottobre. Tra gli ospiti, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
* Per maggiori informazioni visitare il sito: http://www.cortiledeigentili.com/it/
Natalia Martone, nata a Roma, è un Antropologa Culturale. Laureata in Discipline Etno-Antropologiche, è per il Cortile dei Gentili la responsabile dei contenuti web.

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LA SPERANZA CURA L’ANIMA (secondo mistero gaudioso del Rosario)

http://www.zenit.org/article-30770?l=italian

LA SPERANZA CURA L’ANIMA

Padre Stefano M. Manelli spiega il Secondo mistero gaudioso del Rosario

di padre Stefano M. Manelli F.I.
ROMA, martedì, 22 maggio 2012 (ZENIT.org) – In questo mistero contempliamo il disegno di Dio che realizza le speranze dei suoi figli.
Sant’Elisabetta sperava nella maternità, voleva diventare mamma, bramava un figliuolo da offrire a Dio. E fu esaudita nella speranza.
La Madonna Santissima sperava con l’umanità intera nell’avvento del Rendentore e Salvatore. Bramava affrettarne l’arrivo per essere a suo totale servizio. E fu esaudita anch’Ella.
Chi spera nel Signore non resterà deluso. «Ho sperato in te, Signore, non sarò confuso in eterno»(Sal 30,2).
La virtù della speranza è la virtù che ci fa guardare in alto, ci fa confidare in Dio, ci fa attendere sereni l’aiuto e il conforto da Colui che ci ama e non manca di provvedere ai suoi figli.
Certo, la nostra speranza deve riguardare soprattutto i veri e i grandi beni, che sono quelli spirituali ed eterni; ma non esclude anche i beni temporali, per quanto siano secondari.
Il nostro grave difetto, invece, sta nel fatto che noi siamo ripieni quasi unicamente di speranze terrene.
Noi speriamo di avere il lavoro, di stare bene in salute, di trovare marito, di vincere il concorso, di avere una casa, ecc… Tutte cose buone, ma certamente non così importanti e necessarie come la salvezza dell’anima, l’amore di Dio e del prossimo, la fedeltà alla Chiesa, la pratica dei Sacramenti, l’esercizio delle virtù, la vita di preghiera e di penitenza, l’aspirazione al
Paradiso…
Quando san Tommaso Moro, Gran Cancelliere d’Inghilterra, fu condannato a morte per la sua fedeltà alla religione cattolica e alla Chiesa, nel giorno del suo martirio salì sul palco dei giustiziati con il volto sereno di chi si reca a una festa. Il carnefice stesso rimase così colpito che gli chiese perdono perché doveva tagliare la testa a una persona così nobile e lieta nel portamento. Ma san Tommaso lo abbracciò e gli disse: «Amico, tu mi fai il più gran piacere del mondo: tu mi apri le porte del Cielo!».
La speranza, virtù teologale, ci lega a Dio, Padre buono, ci lega al Paradiso e ci sospinge ad esso come al Regno di ogni gioia divina e della felicità eterna.
A noi capita, invece, di legarci e di sperare solo negli interessi e nelle soddisfazioni terrene, al punto che spesso facciamo servire la stessa pratica religiosa solo al conseguimento di speranze terrene: la guarigione da una malattia e la buona riuscita di un esame, ad esempio. Poi, appena ottenuta la guarigione o superato l’esame, addio preghiera e Comunione! Non è forse vero?
La speranza della Madonna, invece, ci appare sublime nella sua tensione amorosa verso Dio, invocato e bramato come Redentore dell’umanità, e Salvatore delle anime per l’eternità. La sua anima ha sperato nel Signore distaccata da se stessa e da ogni appoggio umano.
E Dio la sostiene e la conduce all’esultanza del bene sperato: «Il mio spirito esulta…» (Lc 1,47).
Il frutto della speranza, infatti, è la gioia. Nel Magnificat della Madonna c’è l’esplosione della gioia e della gratitudine di Colei che ha visto la realizzazione delle sue speranze. La Madonna esulta per l’avvento della Redenzione e della salvezza degli uomini, da Lei sperate con umile e fiduciosa attesa.
Per questo Ella è sempre pronta a riempire gli uomini di speranze in ogni situazione di travaglio. Anche l’ultima parola del grande messaggio di Fatima è una parola di immensa e gioiosa speranza: «Infine, il mio Cuore Immacolato trionferà!».
Di fronte allo scenario del mondo in sfa celo di corruzione e di violenza, di errori e di sporcizie, possiamo rivolgerci a Colei che la Chiesa chiama «Madre di misericordia, vita, dolcezza speranza nostra…», possiamo attendere con fiducia il giorno del trionfo del Cuore Immacolato di Maria.
In quel giorno, anche noi canteremo il Magnificat della gioia e della riconoscenza, se saremo stati fedeli al suo materno messaggio di preghiera e di penitenza, di consacrazione al suo Cuore Immacolato e di riparazione delle colpe nostre e altrui.
In particolare, per tutte le anime devote del suo Cuore Immacolato, la Madonna ha offerto non solo la speranza della salvezza, ma anche il privilegio di trovarsi in cielo molto vicine a Dio, perché «saranno amate da Dio come fiori da me posti ad adornare il Suo trono».
Dio voglia che noi siamo del numero di queste anime predilette!
*Per ogni approfondimento: Padre Stefano Maria Manelli, “O Rosario benedetto di Maria!” (Casa Mariana Editrice)

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